La sacerdotessa amante e madre
Finalmente Norma torna nel programma operistico del Maggio Musicale Fiorentino, a distanza di ben quarantasette anni dall’ultima produzione, realizzata da Riccardo Muti e con Renata Scotto nel 1978. Vincenzo Bellini compare raramente nel cartellone fiorentino: basti pensare che l’ultima sua opera rappresentata è stata La sonnambula nel 2017. Si spera che questo allestimento ben riuscito di Norma possa aprire la strada a una maggiore presenza del compositore catanese sulle scene fiorentine – ma anche italiane. E che Norma! L’opera ha registrato il sold-out in tutte le recite, a eccezione della sfortunata serata del 14 marzo, annullata per l’allerta meteo. Grazie alla disponibilità delle maestranze, la recita è stata felicemente recuperata il martedì successivo, sebbene con qualche defezione da parte del pubblico, che a regime avrebbe fatto registrare un ulteriore tutto esaurito.
Come in altre celebri rappresentazioni, il connubio lavorativo e artistico tra il direttore e il soprano si è rivelato il cuore pulsante della produzione: Michele Spotti e Jessica Pratt formano il duo più brillante di questo allestimento fiorentino. Il soprano, al debutto nel ruolo di Norma, non ha minimamente deluso le aspettative, regalando un’interpretazione intensa e raffinata.

L’allestimento, con la regia di Andrea De Rosa, alterna elementi più “classicheggianti” con suggestioni decisamente più contemporanee. A partire dai costumi, realizzati da Gianluca Sbicca: gli abiti dei druidi mantengono un’impronta più tradizionale – sebbene con una punta di fantasy – mentre le vesti romane si ispirano alla Seconda guerra mondiale, con divise, cappotti lunghi e passamontagna, creando un contrasto visivo e narrativo molto forte.

La dicotomia si osserva anche nelle scenografie, curate da Daniele Spanò: l’ambientazione si muove in un interspazio senza tempo, dove due mondi – quello dei Druidi e quello dei Romani – si scontrano. Lo spazio è gestito magistralmente, in particolare nel primo atto: al centro della scena troviamo un bacino d’acqua – destinato a diventare la pira mortuaria dei due protagonisti – circondato da tribune che focalizzano l’attenzione sul luogo di purificazione. Il disco lunare, specchiandosi sulle increspature dell’acqua, amplifica il senso di drammaticità e introspezione. La presenza delle postazioni di vedetta sullo sfondo, con annessi riflettori per controllare il territorio nemico, crea un effetto alienante.

De Rosa sfrutta immediatamente i nuovi ponti mobili, che consentono di avere ben due piani scenici e alternare due diversi ambienti: sotto il palco si trova la casa-bunker della sacerdotessa e dei suoi figli, che richiamano l’atmosfera di un campo di detenzione, con i letti di metallo e le forti luci a neon, a cura di Pasquale Mari. Nel bunker “tripartito”, spoglio e angusto, si consuma il dramma amoroso e materno di Norma, ma anche la disperazione dei figli alla fine della rappresentazione, con la straziante scena dei due bambini da soli in casa, abbandonati da tutti, che scrivono sui muri la parola “mamma”. Attraverso il felice uso del ponte mobile, il regista ha voluto mostrare quel lato della genitorialità di Norma che talvolta viene messo in secondo piano, preferendogli il triangolo amoroso. Tuttavia le scelte registiche risultano un po’ ardite: il pugnale per uccidere i figli viene sostituito da una siringa, mentre in Il sacro ferro impugna compare una pistola: elementi che lasciano qualche perplessità per la mancanza di coerenza con il libretto.
Jessica Pratt conquista immediatamente il pubblico: la sua interpretazione di Casta Diva è intima ed emozionante, arricchita da dinamiche sicure e da un controllo espressivo minuzioso, in particolar modo nei pianissimi. Non è un’aria potente, ma intima, dolce e introspettiva. L’aria del primo atto è solo un assaggio del lavoro minuzioso che ha realizzato Pratt: la sua Norma si distingue in entrambi gli atti per una potenza vocale impeccabile, in particolare nel registro acuto, e per un’attenzione quasi maniacale alle sfumature e alle dinamiche. Passionale e tenera allo stesso tempo, soprattutto nelle scene con i figli e nel confronto con Oroveso, interpretato con autorevolezza e precisione da Riccardo Zanellato.

Mert Süngü (Pollione), pur mostrando qualche difficoltà nella tenuta delle note acute e nella resa generale del suo personaggio, acquista sicurezza nel corso della recita, come nel duetto con Adalgisa, ruolo affidato a Maria Laura Iacobellis. Quest’ultima offre un’interpretazione particolarmente convincente sia dal punto di vista attoriale che vocale, con un timbro scuro e caldo, capace di sostenere bene anche le tessiture più acute. Nei duetti con Pratt non sfigura minimamente, realizzando un’ottima prova. Buona anche la resa degli altri personaggi: Elizabeta Shuvalova è una Clotilde efficace, così come Hou Yazhou nei panni di Flavio. Il coro, diretto da Lorenzo Fratini, trova il suo apice in Guerra guerra! Le galliche selve, dove la concentrazione di massa fisica e vocale crea un impatto scenico e sonoro di grande forza. Si percepisce talvolta qualche imprecisione negli attacchi, probabilmente dovuta alla distanza tra i coristi.
La prova di Michele Spotti risulta ben riuscita: guida l’orchestra con grande attenzione e sensibilità, offrendo un’interpretazione curata e avvincente. Il pubblico ha accolto con entusiasmo questa Norma fiorentina, tributando una lunga ovazione a Pratt, che con questa interpretazione si conferma una sacerdotessa straordinaria: potente, espressiva e passionale.
Norma

Cast & credits
| Titolo
Norma |
|
| Anno
2025 |
|
| Durata
2 ore e 30 circa |
|
| Data rappresentazione
18 marzo 2025 |
|
| Città rappresentazione
Firenze |
|
| Luogo rappresentazione
Teatro del Maggio musicale fiorentino |
|
| Prima rappresentazione
9 marzo 2025 |
|
| Libretto
Felice Romani |
|
| Regia
Andrea De Rosa |
|
| Interpreti
Jessica Pratt (Norma) Maria Laura Iacobellis (Adalgisa) Mert Süngü (Pollione) Riccardo Zanellato (Oroveso) Elizaveta Shuvalova (Clotilde) Yaozhou Hou (Flavio) |
|
| Scenografia
Daniele Spanò |
|
| Costumi
Gianluca Sbicca |
|
| Movimenti scenici
Gloria Dorliguzzo |
|
| Luci
Pasquale Mari |
|
| Musiche
Vincenzo Bellini |
|
| Orchestra
Orchestra del Maggio musicale fiorentino |
|
| Direzione d'orchestra
Michele Spotti |
|
| Coro
Coro del Maggio musicale fiorentino |
|
| Maestro del coro
Lorenzo Fratini |
Trama
L'Opera è ambientata in Gallia, durante la dominazione dell'impero romano. La sacerdotessa Norma, figlia del capo dei Druidi Oroveso, è stata l'amante segreta di Pollione, il proconsole romano. Dalla relazione clandestina sono nati due figli, allevati all'insaputa di tutti dalla fedele Clotilde.
ATTO I
Il Proconsole Pollione, confessa al suo fidato amico Flavio, di essersi
invaghito di Adalgisa, una giovane novizia del Tempio d'Irminsul. Gli confida
anche di voler lasciare Norma.
Adalgisa si sente colpevole per aver mancato al suo giuramento di castità;
chiede quindi un colloquio con la sacerdotessa Norma.
Norma, riconoscendo nella giovane Adalgisa il proprio peccato, la libera dai
voti. Infine Norma le chiede chi sia il suo amato; Adalgisa le indica Pollione,
che sta sopraggiungendo proprio in quel momento. Norma, in preda alla collera,
svela tutto a Adalgisa, la quale respinge Pollione.
ATTO II
Umiliata e tradita, Norma è decisa a uccidere i suoi figli; cede però all'amore
materno e decide di suicidarsi. Fa convocare Adalgisa e le chiede di allevare i
suoi figli, sposarsi con Pollione e trasferirsi a Roma. Adalgisa rifiuta la
richiesta e decide di rimettere le cose a posto: farà in modo che Pollione
ritorni da Norma.
I Druidi, guidati da Oroveso, meditano da lungo tempo di rivoltarsi contro
Roma; Norma era sempre stata contraria a questa ipotesi, ma quando viene a
sapere che il colloquio di Adalgisa con Pollione non ha dato i risultati
sperati, dichiara guerra a Roma.
La guerra ha bisogno di una vittima sacrificale da immolare a Dio; Norma, già
sapendo chi sacrificare, si accinge a pronunciarne il nome, quando arriva la
notizia che un'intruso romano è stato catturato. Si tratta di Pollione, venuto
a rapire e portare in salvo la sua amata Adalgisa.
Norma trattiene la collera e chiede di rimanere sola con il prigioniero.
Rimasta sola con Pollione, gli propone la libertà (e la vita) a patto che lasci
Adalgisa. Quando il proconsole rifiuta l'offerta, Norma richiama tutti a
raccolta per proferire il nome della vittima sacrificale: si tratta di una
sacerdotessa che ha rotto i suoi voti e tradito la Patria. Poco prima di
pronunciare il nome, si rende conto che i peccati che attribuisce a Adalgisa
sono anche i suoi. Decide quindi di sacrificarsi e pronuncia il proprio nome.
Pollione alfine, capisce la grandezza del gesto compiuto da Norma e decide di
morire con lei. Norma confida in segreto al padre Oroveso di essere madre di
due figli; gli chiede quindi di prendersi cura di loro e di fuggire a Roma,
lontano dalla guerra, insieme a Clotilde.
L'opera si conclude con Norma che sale sul rogo insieme a Pollione.