Dipingere e sognare tra i fantasmi del passato
Benché non sia frequente in repertorio, la drammaturgia dell’autore norvegese Jon Fosse merita di essere approfondita e meglio valutata, dopo una stagione d’approccio dovuta alla curiosità creativa di Valerio Binasco, attore e regista. Appena seguente all’allestimento dello stesso artista di La ragazza sul divano (2024), s’incontra ora la proposta di un’opera per musica, Nora - Too Late, creata nel 2014. L’idea dell’adattamento del libretto a copione spetta a Thea Dellavalle, che lo realizza con una compagnia ad hoc. Scrittura sintetica e musicalità costituiscono la nuova versione che offre motivi d’apprezzamento e discussione, aventi a sfondo il modello ibseniano, oltre alle suggestioni poeticamente fantasmatiche di Peer Gynt. Se il pretesto alla scrittura commissionata viene a Fosse da Una casa di bambola, l’autore delimita l’intervento della propria visione sull’opera celeberrima. Il suo testo garantisce appena l’avventura immaginaria d’una donna che, come una Nora più attuale, vive una difficile esperienza matrimoniale, sente di doverla cambiare e abbandona la famiglia per seguire la propria vocazione artistica. Decisione che comporta di sperimentare, dal punto di vista dell’ex moglie, sola e invecchiata, un passato riattualizzato in un presente onirico, frammentato e sfigurato, tanto negli interlocutori quanto nelle proprie dimensioni mutate.
Sarà l’evento scenico a confermare o meno le forme e le ragioni dell’opera originale. L’autore intervistato riflette sulle proprie posizioni: «Un’opera teatrale dev’essere molto concentrata, ma un libretto anche di più: per scriverlo ci vuole una semplicità che deve avere anche profondità» («Il Venerdì di Repubblica», 7 marzo 2025). Quell’esigenza si ritrova specialmente nell’indubbio esercizio di stile concettualmente ambizioso, un’imbricata vicenda relazionale e visiva fra personaggi moltiplicati, nella quale è faticoso riconoscere caratteri, funzioni e ruoli in gioco. 
Un momento dello spettacolo,
nella foto Anna Bonaiuto, Giuseppe Sartori e Irene Petris
@FedericoPitto
L’autore ribadiva che il teatro è un atto di ascolto, non di visione. La sua Nora, però, oltre ad ascoltare, osserva, mentre è immersa nella ridda visionaria dei fantasmi riemersi da un passato tormentoso. Un bilancio già scontato, il suo, fallimentare, malgrado l’autoassoluzione: «Ho fatto bene quello che dovevo» e lo ripete: «Meglio che potevo». Constatazione che in La ragazza sul divano corrisponde a «Tutto quello che è stato è ancora qui. Senza essere qui» e rivela, in mancanze, assenze esacerbanti, il bisogno dei valori e del senso perduti. Nel dramma di Fosse, l’aspirazione artistica di Nora s’apre a un destino che nella svolta decisiva non conquista né la libertà che l’appaga, né una vocazione adempiuta. Segno del pessimismo, non tragico, minimalista forse dell’autore, in cerca d’equilibrio fra bene e male, odio e amore, fra ideali e loro riscontro fattuale. Alle domande vitali poste al momento del bilancio, la donna non sa rispondere; come del resto “troppo tardi” designa la scadenza alla quale è arduo decidere e valutare riuscita o scacco dell’esistenza intera, raffrontata a quella delle persone conosciute.
Il significato della vicenda riscontrabile sulla scena è meglio accessibile grazie a una specie di “cubismo” rappresentativo applicato ai personaggi, colti da diverse angolazioni. Nora (Anna Bonaiuto) infatti può vedersi e giudicarsi in altre donne, sue corrispettive nei rapporti con il partner. Questi, l’unico marito e padre dei suoi figli (Giuseppe Sartori), può convivere con il proprio “doppio”, laterale e latitante, sua ombra onnipresente (Emanuele Righi). L’uomo sarà, dunque, capofamiglia, funzionario d’affari in società e marito-amante a casa, alimentando al contempo la parte istintiva rinunciataria, pigra e assonnata. Lo scorrimento onirico, d’eco simbolista, trova ritmo in sequenze ora di danza, ora di pantomima. Sempre scarse le parole, ripetute in accenti asciutti, di emotività attutita, come ripetitivi sono i gesti dei sentimenti e dei rapporti quotidiani, nella monotonia di scelte ed errori penosamente uguali.

Un momento dello spettacolo,
nella foto Anna Bonaiuto, Giuseppe Sartori, Roberta Ricciardi, Emanuele Righi
@FedericoPitto
Gli alter ego della Nora primigenia sono tre addirittura. La Donna-di-mezza-età (Irene Petris, agile, nevroticamente attiva), fissata nel ruolo di moglie che nella convivenza è responsabile dei figli e vittima dell’impossibilità di scelta; le costa il pianto dei bambini, rappresentati dai palloni che rotolano pesanti nella stanza. Dopo la partenza, la sostituisce la Ragazza (Roberta Ricciardi, sicura della sua giovinezza), presso un uomo rimasto incapace di rinnovarsi, persino nelle avare richieste d’amore, o nella violenza impulsiva. In variante ulteriore, appare una figura biancovestita, aureolata e raggiante (come Madonna o fata, non nominata nella distribuzione), che sotto l’immenso guardinfante, può accogliere lo sdoppiamento maschile bisognoso di protezione e conforto.
Il palco intero è spazio scenico, uno stanzone, laboratorio d’arte, con tele dipinte o da colorare, ma veramente squallido e provvisorio, ricovero di vite incompiute. Un letto con piumone, plafoniere al neon, qualche lampada mobile da studio, armadi a parete e qualche porta. Too Late è il segnale luminoso che avverte lo scoccare del “tempo scaduto”, che condiziona i protagonisti. Un apparecchio radio trasmette il dramma ibseniano, commentato dallo storico e critico Silvio D’Amico, riallacciandolo a un’epoca reale. I costumi dalle belle fogge attuali alludono al ceto dei personaggi. Nelle donne, l’Ottocento ricco ed elegante dell’autentica Nora e l’attualità semplificata del quotidiano nei “doppi”. La sottoveste della sposa e l’aggiornamento della Ragazza in minigonna. Negli uomini, un intimo, costante déshabillé aggrava lo stato d’imbarazzo, segno d’indigenza caratteriale. La musica sonorizza cangianti situazioni con un tessuto di pizzicati d’archi e stridori, misto a sibilanti e percussivi rumori, contrappunti d’emozione che le luci smorzano o ravvivano.

Un momento dello spettacolo,
nella foto Anna Bonaiuto, Irene Petris
@FedericoPitto
Too Late

@FedericoPitto
Cast & credits
| Titolo
Too Late |
|
| Durata
1h 10 min |
|
| Data rappresentazione
12 marzo 2025 |
|
| Città rappresentazione
Genova |
|
| Luogo rappresentazione
Teatro Gustavo Modena |
|
| Prima rappresentazione
12 marzo 2025 |
|
| Titolo originale
Too Late |
|
| Autori
Jon Fosse |
|
| Traduzione
Thea Dellavalle |
|
| Regia
Thea Dellavalle |
|
| Interpreti
Anna Bonaiuto (Donna anziana/Nora) Irene Petris (Donna di meza età) Roberta Ricciardi (Ragazza) Emanuele Righi (Fylgie/Ombra) Giuseppe Sartori (Uomo) |
|
| Produzione
Teatro Nazionale di Genova – TPE Teatro Piemonte Europa |
|
| Scenografia
Francesco Esposito |
|
| Costumi
Marta Balduinotti |
|
| Suono
Franco Visioli |
|
| Luci
Aldo Mantovani |