Kratz/Preljocaj/De Bana
Ma questa serata del 28 febbraio 2025, oltre a far vibrare le corde più intime di tutti i presenti, segna anche il congedo del direttore del corpo di ballo, Manuel Legris – in carica dal dicembre 2020 – che lascia la direzione in concomitanza con la fine del mandato del sovrintendente Dominique Mayer. Un cambio al vertice che vede subentrargli Frédéric Olivieri, il direttore della Scuola di Ballo dell’Accademia della Scala, che resta alla guida della prestigiosa scuola ma riprende la direzione del ballo per le prossime due stagioni – e forse di più – dopo esserne stato a capo dal 2002 al 2007 e dal 2016 al 2020.
Il trittico in cartellone propone tre segni coreografici diversi e altrettante differenti mise en oeuvre con le riprese di Solitude Sometimes di Philippe Kratz, di Annonciation di Angelin Preljocaj e la prima assoluta di Carmen di Patrick De Bana. Si comincia con l’applaudito ritorno di Solitude Sometimes commissionato a Kratz da Legris e andato in scena al Piermarini nel febbraio 2023 nel polittico Dawson/Duato/Kratz/Kylián. Una mise en danse che viene dopo Trio, un estratto da SENTieri ideato da Kratz nel 2014 per Aterballetto e riproposto dal corpo di ballo nel 2021 nella Serata Contemporanea.
Nato nel 1985 in Germania, Kratz è stato uno splendido danzatore di Aterballetto per poi virare nel 2010 verso la coreografia sotto lo sguardo attento di Cristina Bozzolini, all’epoca direttrice della formazione emiliana. In pochi anni è arrivato a maturare un linguaggio e uno stile personali di matrice classico-contemporanea, a collezionare successi con le creazioni per Aterballetto, a vincere il Premio Danza&Danza nel 2019 e a diventare a luglio 2024 direttore del Nuovo Balletto di Toscana. Una compagnia per la quale ha firmato nel 2023 Red Shoes e con cui, dulcis in fundo, ha vinto il bando nazionale per una nuova coreografia della Biennale Danza di Venezia 2025 con il progetto Sisifo felice/Smiling Sisyphus insieme a Pablo Girolami, che debutterà al Festival lagunare il 31 di luglio. Un coreografo ancora giovane ma già sulla rampa di lancio della coreografia d’autore di cui si è accorto anche il corpo di ballo dell’Opera di Roma che agli inizi di marzo ha messo in scena il suo S nel Trittico Contemporaneo presentato nel Nuovo Centro Congressi La Nuvola all’EUR.
Fonte di ispirazione di Solitude Sometimes è il Libro dell'Amduat, un documento funerario dell’antico Egitto incentrato sul percorso nell’aldilà di Ra, il dio Sole, e della sua rinascita. Un viaggio perenne in cui l’inarrestabile ciclicità della vita e della morte assume un carattere spirituale e rivela un’insospettabile resilienza accompagnata, in questo caso, dalla musica elettronica di Thom Yorke e dei Radiohead e riflessa nella scenografia di Carlo Cerri e Kratz. Uno spazio oscuro dove si stagliano glaciali stalattiti e in cui le luci chiare e dorate di Cerri avvolgono ma anche tagliano la scena e i corpi che danzano.

Un momento della coreografia Solitude Sometimes
© Brescia e Amisano - Teatro alla Scala
La coreografia è caratterizzata da un movimento che va da sinistra a destra con la postura del corpo prevalentemente eretta, come nell’iconografia egiziana, e alterna frontalità e lateralità nelle pose di testa, spalle, gambe, braccia e nelle camminate scivolate en arrière. La partitura procede tra prese, lifts, off balance che a loro volta generano dinamici soli, duetti, insiemi, ed è impreziosita dai costumi d’oro di Francesco Casarotto e incastonata nelle video proiezioni di Cerri e di OOOPSTUDIO.
Solitude Sometimes si riconferma un pezzo originale e rispetto alla prima mise en scéne il corpo di ballo mostra visibilmente di aver introiettato al meglio lo sperimentalismo contemporaneo di Kratz. Perfetti sono i quattordici interpreti: Nicoletta Manni, Camilla Cerulli, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone, Linda Giubelli, Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello, Domenico Di Cristo, Christian Fagetti, Navrin Turnbull, Andrea Crescenzi, Andrea Risso, Gioacchino Starace, Rinaldo Venuti, davvero a loro agio in questo inno alla solitudine resiliente.
E parlando di originalità si tocca l’apice con Annonciation di Angelin Preljocaj, un duetto al femminile del 1995 e pietra angolare del repertorio del coreografo franco-albanese, corifeo indiscusso della cosiddetta Nouvelle Danse degli anni Ottanta. Creato per l’Opera di Losanna nel 1995, vincitore del Bessy Award 1997 e interpretato dal Ballet Preljocaj, questo passo a due contemporaneo è dal 2002 patrimonio del corpo di ballo scaligero insieme ad altri tre capisaldi di Preljocaj: La Stravaganza allestito nel 2005, Le Parc rappresentato nel 2007 e Winterreise presentato nel 2019.
Preljocaj in Annonciation va à rebours, ossia controcorrente nella mise en danse del mistero dell’incarnazione e nella presa di distanza dalla danza degli anni Novanta, poco incline a temi sacri, mentre il film di Jean-Luc Godard Je vous vous salue Marie del 1985 costituisce uno spunto nel riportare il misticismo dell’evento miracoloso alla semplice normalità. Una normalità che traspare dai semplici costumi di Nathalie Sanson.
In Annonciation tutto avviene in modo naturale a cominciare dall’atteggiamento di Maria, una ragazza seduta su un muretto che si trastulla, e dal controcanto delle voci di strada che ci riportano alla quotidianità. All’improvviso, nella scena sgombra voluta da Preljocaj, arriva l’Angelo che “desta” Maria dai suoi sogni dando inizio a un passo a due che con le note stridenti del Crystal Music di Stéphane Roy, con la potente musica del Magnificat di Antonio Vivaldi e con il gioco di luci e ombre di Jacques Châtelet, diventa sempre più viscerale, fisico e dirompente.

Un momento della coreografia Annonciation
© Brescia e Amisano - Teatro alla Scala
Continuo è il fluire di grovigli, di corpo a corpo, di carezze, di ampi jetés à la seconde fino al bacio dell’Angelo che suggella l’avvenuto concepimento e alla testa adagiata sul grembo di Maria in un richiamo alla pittura medievale. Alla fine, dissoltasi la presenza dell’Angelo, Maria è inondata da un fascio di luce che, provenendo dalla sua sinistra, geograficamente richiama l’Oriente e diventa simbolo del sole nascente e di Cristo.
Annonciation è un lavoro profondo, espressione di un contemporaneo puro e di tradizione. Impeccabili sono la prima ballerina Virna Toppi, che dà vita a un Nunzio divino carismatico, e Benedetta Montefiore del corpo di ballo, che con grande sensibilità rende l’inconsapevole ingenuità di Maria.
In chiusura di serata arriva l’inedita Carmen di Patrick De Bana su libretto di Josè Andrade che ci catapulta nel folklore spagnolo per farci rivivere la storia della fascinosa sigaraia di Siviglia, i suoi amori con Don Josè e il Torero e la sua tragica fine.
Artista tedesco formatosi alla scuola dell’Hamburg Ballet diretta da John Neumeier, De Bana è diventato primo ballerino nel Bèjart Ballet Lausanne e poi della Compañìa Nacional de Danza diretta da Nacho Duato. Una carriera che lo ha visto danzare con i più grandi nomi della scena internazionale e come coreografo creare per lo Shanghai Ballet, il Wiener Staatsballet, il Bolshoi, il corpo di ballo dell’Opera di Roma e della Scala.
In particolare, per il balletto scaligero De Bana ha firmato due splendidi assoli: The Labyrinth of Solitude nel 2021 con Mattia Semperboni, ripreso nel 2022 e 2023, e In your black eyes con Roberto Bolle nel 2024. Ora torna al Piermarini con una rivisitazione coreografica molto attesa ma anche molto insidiosa. Illustri sono i precedenti in danza dell’opera di Bizet con gli omonimi balletti di Roland Petit del 1949, di Alberto Alonso del 1967 e di Matz Ek del 1992. E proprio la Carmen di Ek – dice De Bana – lo ha convinto a «toccare Carmen» insieme alla Carmen di Rafael Aguilar di stile flamenco, a quella di Antonio Gades del 1984 e alla resa cinematografica di Carlos Saura del 1983. La scelta musicale cade sulla partitura di Rodion Ščedrin, marito di Maya Pltisetskaya che interpretò al Bolshoi la versione di Alonso sulla musica di Bizet riadattata dal compositore russo, ma il coreografo la contamina con brani di flamenco eseguiti da due musicisti gitani: il cantante El Pele e il chitarrista Vicente Amigo, e con le voci femminili di Montse Cortès e Juana la del Pipa. Una contaminazione caliente che trascina lo spettatore con la melodia del canto hondo.

Un momento della coreografia Carmen
© Brescia e Amisano - Teatro alla Scala
Imponenti e geometriche sono le scenografie di Ricardo Sànchez Cuerda, variopinti e ricchi i costumi di Stephanie Bäuerle, ispirati alle atmosfere del baile iberico e della corrida, e caldo è il riverbero delle luci di Ivan Vinogradov. De Bana segue il racconto di Prosper Mérimée ma si concentra sulla figura di Don José per mettere a fuoco il furor amoris che lo attanaglia e lo porterà uccidere Carmen, che resta uno spirito libero. Una gitana dal fascino magnetico che ama ed è riamata dal militare e dal Torero e irretisce a tal punto Don José da fargli dimenticare l’amore puro e salvifico di Michaela. Dall’inizio alla fine nel balletto incombono due figure simboliche, quasi totemiche, che sono il Toro e la Morte che “commentano” a distanza le azioni del protagonista e le anticipano nella loro ineluttabile tragicità insieme alle incursioni di bailaoras e ai bailaores che frequentano taverne e postriboli. Ma tutto in questa Carmen è eccessivo e non senza clichés nella rappresentazione della cultura gitana. La coreografia si sviluppa tra variazioni solistiche, passi a due, danze di gruppo e il linguaggio contemporaneo di stampo accademico “si piega” alla musica “colta’” di Ščedrin e a quella folklorica dei cantanti, musicisti e strumentisti andalusi.
L’étoile Roberto Bolle è un Don José muy hermoso e l’étoile Nicoletta Manni una Carmen muy preciosa ma, pur nell’ineccepibile bravura, non sempre riescono a dare spessore ai loro personaggi forse proprio per il rutilante incalzare di suoni, colori, situazioni, che connotano la versione di De Bana. Maria Celeste Losa è una Michaela dolce e straziata; convincenti sono il Torero di Marco Agostino, il Toro di Andrea Crescenzi, la Morte di Edoardo Capolaretti, la Manuela di Caterina Bianchi, rivale di Carmen. Il corpo di ballo si conferma un’eccellente compagine, pronta a seguire le nuove direttive artistiche di Frédéric Olivieri.
Alla fine, applausi scroscianti decretano il successo di questa serata che, al di là della danza, ha “restituito” Antonella Luongo alla sua “casa madre”, ovvero il Teatro alla Scala di Milano.
Kratz/Preljocaj/De Bana

Un momento della coreografia Solitude Sometimes
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala

Un momento della coreografia Annonciation
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala

Un momento della coreografia Carmen
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala
Cast & credits - Solitudes Sometimes
| Titolo
Kratz/Preljocaj/De Bana |
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| Sotto titolo
Solitudes Sometimes |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
28 febbraio 2025 |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala Milano |
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| Prima rappresentazione
3 febbraio 2025 |
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| Scenografia
Carlo Cerri e Philippe Kratz |
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| Costumi
Francesco Casarotto |
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| Coreografia
Philippe Kratz |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo della Scala |
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| Luci
Carlo Cerri |
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| Musiche
Thom Yorke e Radiohead |
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| Note
Video designer: Carlo Cerri e OOOPSTUDIO |
Cast & credits - Annonciation
| Titolo
Kratz/Preljocaj/De Bana |
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| Sotto titolo
Annonciation |
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| Data rappresentazione
28 febbraio 2025 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
Opéra di Losanna, 1995 |
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| Interpreti
Virna Toppi Benedetta Montefiore |
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| Scenografia
Angelin Preljocaj |
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| Costumi
Nathalie Sanson |
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| Coreografia
Angelin Preljocaj |
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| Corpo di ballo
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala |
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| Luci
Jacques Châtelet |
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| Musiche
Stéphane Roy, Antonio Vivaldi |
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| Note
Video designer: Carlo Cerri e OOOPSTUDIO |
Cast & credits - Carmen
| Titolo
Kratz/Preljocaj/De Bana |
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| Sotto titolo
Carmen |
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| Data rappresentazione
28 febbraio 2025 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
Teatro alla Scala 28 febbraio 2025 |
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| Libretto
José Andrade |
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| Interpreti
Nicoletta Manni (Carmen) Roberto Bolle (Don José) |
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| Scenografia
Ricardo Sánchez Cuerda |
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| Costumi
Stephanie Bäuerle |
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| Coreografia
Patrick De Bana |
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| Luci
Ivan Vinogradov |
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| Musiche
Rodion Ščedrin, El Pele & Vicente Amigo, Montse Cortés con Juana la del Pipa |
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| Note
Video designer: Carlo Cerri e OOOPSTUDIO |