Rito, nostalgia, rivoluzione
È Processo ad Abramo ad aprire la stagione di danza al teatro Cantiere Florida, dando il la a una serie di proposte che affrontano tematiche estremamente attuali attraverso linguaggi compositi, in una fusione alchemica tra teatro e danza. Lo spettacolo di Archètipo, Diesis Teatrango e Versiliadanza, in prima nazionale sul palcoscenico fiorentino, tratta lo iato tra l’abitudine – diffusa – di associare religione e carità, quando nella prima, se si pensa all’episodio di Abramo, scorgiamo invece la crudeltà e i rischi della cieca devozione. Angela Torriani Evangelisti, nei panni di Sara, è in scena con Piero Cherici, Andrea Dionisi e Riccardo Massai, rispettivamente nei ruoli di Abramo, Isacco e Dio.
Dal punto di vista prettamente estetico, Processo ad Abramo sembra ammiccare alle numerose natività della pittura cinquecentesca: la loro composizione prospettica, la morbidezza delle forme e la luce soffusa dei colori caldi. La scenografia minimale rievoca invece ambienti domestici umili, antichi, perfettamente riconoscibili culturalmente e geograficamente; gli equipaggiamenti del teatro, le quinte, il fondale spoglio di mattoni rappresentano gli elementi della casa insieme a pochissimi oggetti: qualche sgabello, un focolare. Al centro del palco salta all’occhio una sedia che dondola attaccata alle americane a vista dello spazio scenico, utilizzata in senso drammaturgico. Tanti sono gli aspetti di meta-teatralità: il microfono, le luci, il racconto della storia affidato a quelli che in certi momenti hanno l’aspetto del performer più che del personaggio: mentre Sara declama alcuni passi delle scritture Dio la corregge, come il regista dirige l’attrice. Si suggeriscono così, tra le righe, molte riflessioni che sembrano avere lo scopo di attualizzare i contenuti biblici, rendendoli ancor più universali. Se in Processo ad Abramo l’uso della voce è centrale, i momenti di danza e di musica risultano emotivamente molto coinvolgenti.

Il 23 novembre è la volta di Valentina Sechi e Felicita Brusoni con Red Carpet, un’altra produzione in prima nazionale firmata Versiliadanza ma concepita in Svezia. In un’atmosfera rituale che ben si sposa con la messinscena precedente, Sechi prosegue la propria ricerca sulla femminilità, ampliando e approfondendo temi già scandagliati in suoi precedenti lavori come Intersezioni - Dibattito DeGenere (2021). In alcuni oggetti di scena come il megafono o il pesante elemento scenografico di stoffa, nelle tematiche e nell’uso del gesto e della voce che a momenti fa pensare all’atto di manifestare viene da ripensare a Elle Sofe Sara e al suo Vàstàdus eana - The answer is land, un dialogo tra rito, costume, voce e danza in scena a Fabbrica Europa nel 2023. Anche in Red Carpet, complice la presenza di Brusoni, sono presenti sonorità arcaiche, suoni sordi, abbinati allo sperimentalismo sul corpo di Sechi. Quest’ultima dimostra sempre più una maturità non solo performativa ma anche autoriale, in uno spettacolo forse più minimale dei suoi precedenti ma che allo stesso tempo riesce maggiormente a colpire nel segno.

Dopo Tirana My Rhythm - Searching for Europa della Compagnia Menhir (24 novembre) e La sognatrice di Paola Corsi (14 dicembre), l’11 gennaio 2025 va in scena Ma l'amore mio non muore/Epilogue di Wooshing Machine, altro sposalizio tra danza e teatro che vede l’incontro tra Alessandro Bernardeschi, Carlotta Sagna e Mauro Paccagnella e che ha come esito uno spettacolo che riecheggia, nella poetica, nei suoni, nell’ironia, nell’improvvisazione, nella tragicommedia, nel proliferare dei fiori che coprono il pavimento della scena, Pina Bausch e spettacoli come Nelken. Tra ricordo, nostalgia e nuove modalità di espressione si racconta il mutare di forma di una carriera artistica, dagli esordi alla maturità.

Conclude questa stagione – dopo In-natura-le (Teatro come differenza, 26 gennaio) e Elaysia/Gea culpa anteprima (Aurelie Mounier/Aura Calarco, 15 febbraio) – Time to rock che, ideato da Claudia Nuzzacci e Angela Torriani Evangelisti, omaggia una giovinezza mai svanita raccontata in musica ed esalta così, perfettamente in linea con le proposte precedenti, la libertà e il senso della rivoluzione.

Una scena di Processo ad Abramo