Nevrotica crudeltà
Nell’età dell’individualismo diffuso, in cui si tende a non rispettare le regole sociali e a non accettare le limitazioni personali, ben s’inserisce l’allestimento de I parenti terribili (Les Parents terribles), il graffiante testo teatrale che Jean Cocteau scrisse e rappresentò nel 1938 e che Filippo Dini mette in scena nella preziosa traduzione di Monica Capuani, una produzione del Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale, del Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, della Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini e del Teatro Stabile di Bolzano. Si ricorda che la prima italiana ha avuto luogo il 30 gennaio 1945 al Teatro Eliseo di Roma, con la regia e le scene di Luchino Visconti.
Stavolta il progetto muove da un forte approfondimento psicologico dei rapporti familiari, sviluppandoli nel gioco di una drammaticità crudele e ridicola, piegata ai modi del grottesco, nel tentativo di risolvere la frattura tra psicosi e delirio. Senza escludere la dimensione del divertimento paradossale, espressa nel testo da una battuta incisiva – «Non so se sia una tragedia o una farsa; in ogni modo è un capolavoro» –, la regia insiste piuttosto sulla contemporaneità dei comportamenti, sulla credibilità dei personaggi e, soprattutto, sul rapporto edipico madre-figlio.

Filippo Dini affronta tale aspetto dopo aver portato in scena le crisi del modello donna-moglie, con Casa di bambola di Henrik Ibsen, e di quello donna-figlia con Agosto a Osage County di Tracy Letts. Inoltre, il tema di una convivenza abitativa forzata si riflette sul carattere di ogni soggetto ben oltre l’esasperazione del proprio esplicito egoismo, volto a calpestare il rimorso e gli impulsi sentimentali.
La vicenda si sviluppa per due parti nello spazio di una casa “carrozzone”, che mostra una camera con il letto disfatto e chiusa entro pareti labirintiche: in questo luogo Yvonne combatte gli incubi patologici, quelli che all’inizio la regia avvolge entro un vortice di apparizioni fantasmatiche, richiamando sottovoce il dilemma dell’antico Edipo. Costei è la mamma che ha rinnegato ogni slancio verso i congiunti, arroccandosi nell’amore travolgente per il figlio Michel, considerato un’esclusiva proprietà; la sua vita è senza speranza e l’angoscia per non averlo sentito rientrare dopo una lunga notte le determina una pericolosa crisi insulinica.

La sorella Léonie, una donna enigmatica e sicura di sé, ha amato il cognato, prima di accettare che sposasse la sorella; non per questo ha rinunciato a riaverlo. Georges, marito freddo e padre apatico, vive in segreto una relazione sessuale con una ragazza. Il giovane Michiel appare un essere infantile, che si lascia risucchiare dal morboso abbraccio materno; costretto a indossare degli occhiali-maschera, non perde la propria ingenuità neppure dopo l’improvvisa infatuazione per la bella Madeleine, tanto da non scoprire mai che costei è la donna mantenuta dal padre.
Nella seconda parte la scena si sposta nell’appartamento-alcova dove i due innamorati attendono con slancio l’arrivo degli altri, ignari dei loro nefasti propositi. Infatti, ciascuno è aggrappato alla sua nevrotica convinzione: Léonie conosce e manipola la verità, Georges intende umiliare colei che ha tradito la sua rinata passionalità, Yvonne vuole riavere il completo controllo su colui che ha generato.
La trama si sviluppa magistralmente tra i contrastanti registri del dramma borghese, della commedia degli equivoci e della pochade. Emerge l’amaro sviluppo di una teatralità che oscilla tra il disordine e l’ordine, senza la possibilità di trovare una sintesi esplicita, neppure dopo che gli inconfessati disegni dei protagonisti s’inabissano nella raggelante tragedia della morte. Quando svanisce l’esclusivo possesso del figlio, Yvonne s’avvelena nella totale indifferenza dei parenti terribili; e quando la donna delle pulizie suona alla porta, zia Léo annuncia candidamente che ormai non c’è più nulla da ripulire.

La messinscena valorizza l’apporto creativo di ogni interprete, a partire dalla gradazione dei toni verbali, ora striduli, ora gridati, ora contraffatti; così è interessante l’inserimento di reminiscenze musicali e di allusioni psicanalitiche. Sono bravi a sostenere i propri ruoli Mariangela Granelli, la travagliata Yvonne; Milvia Marigliano, l’ironica zia Léonie; Filippo Dini, Georges genitore maschilista; Giulia Briata, l’incerta amorale Madeleine; e Cosimo Grilli, il vacuo Michel. Da ricordare, inoltre, le scene appropriate di Maria Spazzi, i costumi studiati di Katarina Vukcevic, le luci espressive di Pasquale Mari, le musiche ideali di Massimo Cordovani. Gli spettatori hanno premiato lo spettacolo con lunghi applausi.
I parenti terribili

Cast & credits
| Titolo
I parenti terribili |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
7 febbraio 2025 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Carlo Goldoni |
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| Titolo originale
Les Parents terribles |
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| Autori
Jean Cocteau |
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| Traduzione
Monica Capuani |
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| Regia
Filippo Dini |
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| Interpreti
Mariangela Granelli (Yvonne) Milvia Marigliano (Léonie) Filippo Dini (Georges) Giulia Brigata (Madeleine) Cosimo Grilli (Michel) |
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| Produzione
Teatro Stabile del Veneto; Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino; Teatro Nazionale, Fondazione Teatro di Napoli; Teatro Bellini, Teatro Stabile di Bolzano |
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| Scenografia
Maria Spazzi |
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| Costumi
Katarina Vukcevic |
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| Luci
Pasquale Mari |
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| Musiche
Massimo Cordovani |
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| Note
Assistente alla regia Alma Poli; assistente scene Chiara Modolo; assistente volontario Gennaro Madonna |