Uno Schiaccianoci liberty alla ricerca della felicità
Torna al Teatro Costanzi Lo Schiaccianoci del coreografo canadese Paul Chalmer e inaugura con successo la stagione di danza 2024-2025 del Teatro dell’Opera di Roma con la messinscena natalizia dell’amato titolo su musica di Čajkovskij.
Creato per il Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato lo scorso anno, sempre in occasione delle festività dicembrine, questo balletto è – a detta dello stesso Chalmer – «una sintesi delle due precedenti versioni» da lui realizzate per il Balletto di Lipsia in Germania nel 2007 e per l’Opera Nova Bydgoszcz in Polonia nel 2015, mentre «la coreografia si ispira alle tradizionali e iconiche produzioni» che lui ha «danzato e ammirato ormai da più di cinquanta anni».
Chalmer, classe 1962, è stato un ballerino dalle doti straordinarie e più volte ha ballato Lo Schiaccianoci cimentandosi anche nel repertorio neoclassico, moderno e contemporaneo. Danzatore del National Ballet of Canada, è diventato Primo Ballerino dello Stuttgart Ballet di Cranko e de Les Ballets de Monte Carlo per poi esibirsi, fra gli altri, nell’English National Ballet, nel Birmingham Royal Ballet, nel Corpo di Ballo dell’Opera di Roma e della Scala di Milano, fino a succedere a Uwe Scholz nella direzione del Leipziger Ballet dal 2005 al 2010. Una scelta direttiva anticipata e seguita da quella coreografica che lo vede firmare per compagnie internazionali numerosi lavori tra cui La fille du Danube, Il Talismano (Premio Massine 1997), Il lago dei cigni - L’enigma Čajkovskij, Cenerentola, Romeo e Giulietta, Il ritratto di Dorian Gray, e avere con l’organico capitolino un rapporto speciale e duraturo nel tempo. Sue sono le creazioni “romane” di Lungo viaggio nel 2000, de La bella addormentata nel 2002, de La Gitana nel 2005, de La Vestale nel 2006, di Sogno di una notte di mezz’estate nel 2008, di Chopin racconta Chopin nel 2010, de La Sylphide nel 2019 e de Lo Schiaccianoci nel 2023.

Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma
In particolare con la realizzazione dello Schiaccianoci, dopo Il lago dei cigni e La bella addormentata, il coreografo completa la trilogia čajkovskijana nella quale riversa tutta la sua esperienza di autore rispettoso della tradizione ballettistica ottocentesca ma anche desideroso di rinnovarla.
Per il suo balletto Chalmer guarda allo Schiaccianoci di Marius Petipa e Lev Ivanov del 1892 e, modernamente, lo restituisce come una favola che invita «a non abbandonare la curiosità e l’immaginazione della fanciullezza». Quello stato di grazia di pascoliana memoria che, anche da adulti, può riservare emozioni e, al di là di pregiudizi morali e convenzioni sociali, aiutarci nella ricerca della felicità.
Una ricerca che Chalmer traslittera nella storia di Clara e del suo Principe Schiaccianoci in una riedizione sostanzialmente filologica da cui sono espunti, sulla scia di Petipa, i tratti più inquietanti del racconto Lo Schiaccianoci e il Re dei topi di E.T.A. Hoffmann del 1816, già attenuati dalla rivisitazione di Alexandre Dumas padre del 1845, e in cui la storia si dipana attraverso gli occhi di Clara nel delicato passaggio dall’infanzia alla adolescenza. Una lettura introspettiva che tiene conto di quella presente nello Schiaccianoci di Nureyev ma poi focalizza l’attenzione su – come dice Chalmer – «l’amore a prima vista». Ovvero il subitaneo innamoramento di Clara per lo schiaccianoci fatato, donatole dallo zio e padrino Drosselmeye, che prenderà le sembianze di un bellissimo Principe. Grazie a questo incantesimo, la fanciulla incontrerà l’amore e scoprirà il valore salvifico dell’immaginazione e della curiosità, indispensabili per affrontare la vita adulta.
Questo il messaggio de Lo Schiaccianoci di Paul Chalmer che poggia su una solida drammaturgia e su una altrettanto solida logica coreografica, e volutamente conserva il meraviglioso fiabesco. Quella magia che – come ebbe a dire George Balanchine – rende Lo Schiaccianoci «uno dei più bei doni della danza, non soltanto per i bambini, ma per chiunque ami l’elemento magico del teatro» anche la di fuori del Natale.
Chalmer, sulla scia del pensiero balanchiniano, mantiene questo magismo ma, allo stesso tempo, contestualizza la storia con precisi riferimenti alla fine dell’Ottocento: sceglie l’ambientazione liberty delle sontuose e imponenti scene di Andrea Miglio, che ci accolgono nella dimora alto borghese degli Stahlbaum, la famiglia di Clara, e opta per la presenza della macchina fotografica. Quel marchingegno che viene messo al centro della scena per una foto di gruppo natalizia. «Un marchio di fabbrica» – spiega Chalmer – già usato nel Lago e Nel ritratto di Dorian Gray per fermare il flusso della vita e fissare su pellicola ciò che, pirandellianamente, non può essere arrestato.

Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma
Anche l’utilizzo di una mongolfiera che trasporta Clara e il Principe nel regno della Fata Confetto conferma la volontà del coreografo di ancorare la sua versione di Schiaccianoci alla realtà non solo passata ma anche presente con gli inserti video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno. Un taglio visivo e immaginifico ricercato perfino nei cangianti costumi di Gianluca Falaschi e nelle variopinte luci di Valerio Tiberi ed esaltato dall’ottima resa del Corpo di Ballo e dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Andrea Quinn.
Tutto in questo balletto scorre tra realtà e magia a cominciare dal prologo in cui, tra le bancarelle e gli schiamazzi dei bambini, appare l’eccentrico e maturo Drosselmeyer. Un mago, una fabbricante di bambole e un prestigiatore che dona dolci ai piccoli e poi si dedica a rifinire uno schiaccianoci a forma di soldatino da regalare a Clara.
Il primo atto vede l’allegria della festa natalizia in casa Stahlbaum con le danze degli adulti, le scorribande degli amici di Clara e del fratello Fritz e l’apparizione delle bambole meccaniche portate da Drosselmeye: Arlecchino, Colombina, il Soldato con le Vivandiere che affascinano tutti, compresi i nonni di Clara, intenti a lanciarsi nei balli in una divertente azione pantomimica. E la pantomima continua quando Fritz riceve un cavallo di legno dallo zio e “balza in sella” ma attratto dallo Schiaccianoci lo afferra e lo rompe per ripicca. Il padrino lo ripara e lo rende alla fanciulla, felice di coccolarlo. Lo scoccare delle dieci dell’orologio a pendolo pone fine ai festeggiamenti, gli invitati se ne vanno e i piccoli Stahlbaum vanno a letto. Clara però, zitta zitta, torna nel salone per cercare sotto l’albero il suo giocattolo preferito e con l’arrivo della mezzanotte il magico e sognante universo infantile prende il sopravvento. Un’orda di topi l’accerchia, l’albero cresce a dismisura, lo Schiaccianoci prende vita e alla testa dei soldatini di Fritz e delle bambole meccaniche ingaggia una battaglia contro il Re dei topi e il suo malvagio seguito. Nello scontro il Re sembra avere la meglio ma Clara gli lancia contro la scarpina e l’intrepido Schiaccianoci, una volta sopraffatto il nemico, si trasforma in un bellissimo Principe. A quel punto i due protagonisti salgono su una slitta e attraversano una foresta incantata dove impalpabili fiocchi di neve sono mossi dal vento.
Una mongolfiera calata dall’alto accoglie Clara e il Principe e li conduce nel regno dei dolciumi della Fata Confetto dando inizio al magismo del secondo atto. La Fata, dopo aver ascoltato il racconto dello scontro con il Re dei topi e ammirato il coraggio di Clara, offre nella sua dimora principesca un banchetto in onore dei due ospiti che “gustano” le prelibatezze dolciarie rappresentate dai divertissements della danza spagnola (cioccolato), della danza araba (caffè), della danza cinese (tè), della danza russa (canditi) e della danza dei Mirlitoni, a cui fanno seguito il valzer dei fiori e l’esibizione della Fata Confetto e del suo Cavaliere. All’improvviso Clara si sveglia, il sogno è finito ma non i sentimenti dettati dall’amore, dall’immaginazione e dalla curiosità che, grazie a Drosselmeyer, l’accompagneranno nella ricerca della felicità.
La Solista Flavia Stocchi è una Clara dolce che si abbandona ai volteggi guidata dal Principe Schiaccianoci, il bravo e sicuro Primo ballerino Alessio Rezza. I due appaiono eleganti nei neoclassici pas de deux. Simone Agrò è un Fritz convincente e, dal canto suo, il Solista Giacomo Castellana dà vita a un energico Drosselmeyer.
La Prima ballerina Federica Maine è una Fata Confetto deliziosa, il Solista Mattia Tortora è un Cavaliere generoso e il loro Grand pas de deux è un omaggio alla più alta scuola accademica: lei sfodera difficili pirouettes, ardui equilibri, temibili fouettes; lui si esibisce nelle batterie, nei salti, nei manèges e insieme brillano nella spettacolare presa del flying fish o poisson – fatto di spalle al pubblico – e in quella in arabesque.
Questo tributo alla danse d’école lo ritroviamo anche nella danza dei Mirlitoni, più fedele all’originale ottocentesco rispetto alle altre danze dei divertissements, rivisitate con tocco moderno da Chalmer. In questi “intermezzi” danzati non passano inosservati Eugenia Brezzi, Francesca Loi e il Solista Walter Maimone nella danza spagnola; la Prima ballerina Marianna Suriano e Domanico Gibaldo nella danza araba; Erika Guadenzi e Alessandro Vinci nella danza cinese; la Solista Marta Marigliani insieme a Giovanna Pisani, Federica Azzone, Teresa Strisciulli, Chiara Teodori nella danza dei Mirlitoni; Simone Agrò e Massimiliano Rizzo nella danza russa o Trepak. Veri e propri automi sono l’Arlecchino di Alessandro Vinci, la Colombina di Giovanna Pisani, il Soldato di Massimiliano Rizzo, mentre malvagio al punto giusto è il Re dei Topi di Alex Gattola.
Il Corpo di Ballo, forgiato con maestria da Eleonora Abbagnato, non delude nel Valzer dei fiocchi di neve che Chalmer conserva nel tradizionale disegno geometrico sull’esempio di Nureyev e di Baryshnikov, ma vira verso il neoclassicismo nella scelta dei passi e dei legati. Anche la resa del Valzer dei fiori è notevole e stupisce il modo in cui il coreografo, con grazia balanchiniana, rielabora i morbidi pas de valse e i reiterai arabesques. Ben eseguite sono le scene d’insieme della festa e ben preparati sono gli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma e il Coro delle Voci Bianche che accompagna il Valzer dei fiocchi di neve.
Alla fine gli applausi sommergono gli interpreti de Lo Schiaccianoci liberty di Paul Chalmer. Un balletto immaginifico alla ricerca della felicità.
Lo Schiaccianoci

© Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma
Un momento dello spettacolo
Cast & credits
| Titolo
Lo Schiaccianoci |
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| Sotto titolo
Uno Schiaccianoci liberty alla ricerca della felicità |
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| Anno
2024 |
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| Data rappresentazione
21 dicembre 2024 |
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| Città rappresentazione
Roma |
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| Luogo rappresentazione
Teatro dell'Opera di Roma |
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| Costumi
Gianluca Falaschi |
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| Coreografia
Paul Chalmer |
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| Corpo di ballo
Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma |
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| Luci
Valerio Tiberi |
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| Musiche
Pëtr Il'IČ Čajkovskij |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro all'Opera di Roma |
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| Direzione d'orchestra
Andrea Quinn |
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| Coro
Coro delle voci bianche del Teatro dell'Opera di Roma |
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| Note
scene: Andrea Miglio Video: Igor Renzetti e Lorenzo Bruno Con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell'Opera di Roma |