Possidenti non possidenti

di David Lopardo

Data di pubblicazione su web 29/01/2025

L’ispettore generale

A distanza di quasi un secolo dalla storica regia di Mejerchol’d è Leo Muscato a portare in scena L’ispettore generale, magistrale satira composta da Nikolaj Gogol’ (1836) con l’intento di mettere a nudo la bassezza morale e l’ipocrisia che caratterizzavano l’alta società (ovvero chi la società era chiamato a dirigerla e guidarla) della Russia zarista; tema, questo, che in quegli anni dovette appassionare molto Gogol’, se si pensa anche a un testo coevo come Le memorie di un pazzo (1835).

Lo spettacolo (prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, TSV - Teatro Nazionale) affronta il testo d’origine seguendo una linea tendenzialmente filologica, ma con una certa vena di “economicità”: se da un lato il tempo e il luogo della vicenda vengono mantenuti senza variazioni – scelta apprezzabile, così da evitare attualizzazioni forzate –, dall’altro Muscato condensa i cinque atti gogoliani in un’unica, ininterrotta sequenza di scene e taglia alcuni personaggi di contorno (come afferma nelle Note di regia).


Un momento dello spettacolo visto alla Pergola 
© Tommaso Le Pera

Questo doppio binario di rispetto ed essenzialità non concerne soltanto il lavoro di organizzazione dello scheletro drammatico riguardante coordinate d’azione e dramatis personae, bensì abbraccia ogni aspetto dell’allestimento. La scenografia è organizzata intorno a due soli elementi, con un semicerchio di case di ghiaccio – in realtà costruzioni in metallo e plastica ben decorate, ça va sans dire – che circonda quello che è il punto focale e il cuore pulsante della scena: una struttura realizzata unendo varie porte di legno che, ruotando su se stessa e così mutando agli occhi dello spettatore, evoca i diversi ambienti (dall’osteria in cui risiede il finto ispettore Chlestakov alla casa del Podestà) in cui si muovono i personaggi. Un ruolo importante è assegnato alle luci, capaci – grazie a giochi cromatici – di disegnare le atmosfere glaciali della steppa russa e donare varietà all’apparato scenico. Anche i costumi richiamano con fedeltà e senza astrazioni o eccessi i tipici indumenti della Russia del diciottesimo secolo, ricoprendo gli interpreti di colbacchi e spesse pellicce.


Un momento dello spettacolo visto alla Pergola 
© Tommaso Le Pera

Per quanto riguarda il comparto attorico, la compagnia di tredici interpreti è ben amalgamata e dotata d’intesa, riuscendo a mostrarsi al pubblico come una coralità (incarnando quindi l’essenza di una comunità di un piccolo paese quale è quello del mondo gogoliano) e non soltanto come un insieme di singoli. Nonostante le naturali differenze nella quantità di battute, il “peso scenico” dei vari personaggi risulta bilanciato: ognuno di essi riesce a ritagliarsi il proprio spazio quale fondamentale tassello del caustico ritratto del “male umano” realizzato da Gogol’, facendo sì che anche le figure di Chlestakov (Daniele Marmi) e del Podestà (Rocco Papaleo) – sulla carta figure principali – non vengano percepite come dominanti. Così anche un nome “ingombrante” come quello di Papaleo non schiaccia gli altri né assume i connotati dell’unico protagonista in gioco.


Un momento dello spettacolo visto alla Pergola 
© Tommaso Le Pera

Regia e recitazione sono improntati alla comicità, all’inevitabile riso di fronte ai “malfunzionamenti” (dall’alito particolarmente pungente della dottoressa al vizio dell’alcool dell’ufficiale postale, dalla fame atavica del servo Osip al mutismo di fronte ai personaggi d’alto rango del dirigente scolastico) di cui questi «possidenti non possidenti» (per citare una battuta di Dobčinskij e Bobčinskij) sono caricati, mettendo così in evidenza la loro natura in realtà fragile e tutt’altro che di “potenti”. Episodi come la “processionale” visita dei notabili a Chlestakov – con i primi disposti a tutto pur di entrare nelle grazie del presunto ispettore – scatenano le risate della sala, così come i già citati Dobčinskij e Bobčinskij, dotati di una comicità diretta, fisica anche, con la coppia che sembra riecheggiare quella dei servi tipica della Commedia dell’Arte.

In conclusione, L’ispettore generale diretto da Muscato risulta uno spettacolo ben eseguito, che sceglie di muoversi con rispetto ed educazione nei confronti dell’opera di Gogol’. Il tono leggero, farsesco, di cui si illumina viene apprezzato dal pubblico, come dimostra una tournée arrivata ormai a più di novanta repliche.



L’ispettore generale

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo visto alla Pergola 
©Tommaso Le Pera


Cast & credits

Titolo 
L’ispettore generale
Anno 
2024
Durata 
100 minuti, senza intervallo
Data rappresentazione 
17 novembre 2024
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro della Pergola
Prima rappresentazione 
26 ottobre 2023
Adattamento 
Leo Muscato
Autori testo d'origine 
Nikolaj Gogol
Regia 
Leo Muscato
Interpreti 
Rocco Papaleo (Podestà)
Elena Aimone (Dottoressa, vedova, cameriera)
Giulio Baraldi (Osip)
Letizia Bravi (Figlia)
Marco Brinzi (Ufficiale postale)
Michele Cipriani (Bobčinskij)
Salvatore Cutrì (Attendente, mercante)
Marta Dalla Via (Moglie)
Marco Gobetti (Giudice)
Daniele Marmi (Chlestakov)
Mauro Parrinello (Sovrintendente opere pie)
Michele Schiano Di Cola (Dobčinskij)
Marco Vergani (Direttore scolastico)
Produzione 
Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale e TSV - Teatro Nazionale
Scenografia 
Andrea Belli
Costumi 
Margherita Baldoni
Luci 
Alessandro Verazzi
Musiche 
Musiche originali Andrea Chenna