La belle danse

di Gabriella Gori

Data di pubblicazione su web 28/01/2025

Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni

Les Ballets de Monte-Carlo di Jean-Christophe Maillot arrivano per la prima volta al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni ed è un trionfo. Un successo per lo storico teatro cittadino che, dopo questo exploit monegasco e l’atteso Caravaggio a maggio con Roberto Bolle, conferma il crescente interesse per l’arte tersicorea nella programmazione della fondazione lirico sinfonica. Un ente che vanta un illustre passato ballettistico con il corpo di ballo del Maggio Musicale, nato nel 1967, rinominato MaggioDanza nel 1988 e attivo fino al 2014. Una presenza lunga e gloriosa della quale negli annali restano gli spettacoli memorabili e le direzioni artistiche di altissimo livello.


Un momento del balletto Roméo et Juliette 
© Alice Blangero


Questa entrée fiorentina de Les Ballet de Monte-Carlo, l’eccellente organico diretto da Maillot dal 1993 per volontà di S.A.R. la principessa Carolina di Hannover e acclamato in tutto il mondo, è all’insegna di due grandi titoli e consente di vedere il modo con cui il coreografo francese si avvicina ai classici. Una ripresa che – per usare le sue parole – «deve ancorarsi alla realtà e al sentire comune per creare qualcosa di nuovo che guarda ai sentimenti che sono sempre gli stessi ed eterni». Quindi l’amore in Roméo et Juliette e il conflitto tra bene e male nel LAC che portano alla ridefinizione drammaturgica del ruolo di Frate Lorenzo nella prima mise en danse e di Sua Maestà la Notte nella seconda. Queste due versioni, nate per Les Ballets de Monte-Carlo e a Firenze accompagnate dall’Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, ben guidata da Garrett Keast, fanno parte del nutrito corpus coreografico di Maillot che comprende balletti narrativi e creazioni astratte. Produzioni che, oltre a consolidare la fama internazionale della compagnia del Principato di Monaco, vengono messi in scena da corpi di ballo del calibro dello Stuttgart Ballet, dell’American Ballet Theatre, del Bolshoi e hanno ricevuto premi. Basti ricordare che La Belle ha vinto il Nijinsky Award nel 2001, il Faust ha ottenuto il Prix Benois de la Danse nel 2008 e La bisbetica domata ha conseguito il Premio Le tre Maschere d’Oro nel 2015.

Roméo et Juliette su musica di Prokof’ev risale al 1996 e può essere considerato uno dei balletti più iconici di Maillot. Il tema centrale è lo sbocciare dell’amore tra due quindicenni. L’autore afferma «di essersi ispirato a Romeo e Giulietta di Zeffirelli» che, in effetti, è la prima trasposizione cinematografica della omonima tragedia di Shakespeare in cui gli attori hanno la stessa età degli amanti di Verona. Maillot, però, pur non discostandosi dalla tragedia shakespeariana, la riscrive come un lungo flashback attraverso gli occhi e la mente di Frate Lorenzo, lacerato dal dolore e dal senso di colpa. Il Frate, onnipresente, volendo fare del bene e aiutare Romeo e Giulietta a sposarsi, alla fine li ha portati alla morte. Il coreografo glissa sul feroce antagonismo familiare e sociale tra Capuleti e Montecchi, elimina le figure paterne, gioca sulla rivalità giovanile tra bande e sceglie la scenografia minimalista di Ernest Pignon-Ernest fatta di pareti semicilindriche bianche. Questi pannelli, spostandosi e intersecandosi, ricreano gli ambienti dell’azione mentre una pedana, in leggera salita, richiama la famosa scena del balcone. Le luci di Dominique Drillot ovattano l’atmosfera e i costumi di Jérôme Kaplan, morbidi e fruscianti, dai toni scuri per i Montecchi a quelli chiari per i Capuleti.


Un momento del balletto Roméo et Juliette 
© Alice Blangero


Fin dall’inizio esplode la goliardia nella disputa tra Mercuzio, Benvolio e Tebaldo a cui Romeo non partecipa, distratto dal pensiero di Rosalina. In casa Capuleti, Madonna Capuleti comunica a Giulietta la proposta di matrimonio del conte Paride che la ragazza rifiuta, confortata dalla nutrice. Si arriva così alla festa e sulle note di Prokof’ev la celebre “Danza dei Cavalieri” diventa una neoclassica danza di coppie che consente a Romeo, Mercuzio e Benvolio di introdursi mascherati. Il primo incontro tra Romeo e Giulietta è delicatissimo con lo sfiorarsi delle mani e delle labbra e tocca l’apice nella scena della pedana, in cui l’assolo di Romeo e la “risposta” di Giulietta danno vita a un raffinato duetto accademico.

Ma tutto è già scritto e una compagnia di marionette prefigura, teatro nel teatro, la sorte di Mercuzio, ucciso da Tebaldo, e la vendetta di Romeo. Ignari di quanto la sorte abbia già deciso, Romeo e Giulietta trovano in Frate Lorenzo un alleato che li sposa e il volteggiare di un ampio nastro di möbius, simbolo di un amore perenne, avvolge il neoclassico pas de deux reso dai protagonisti con un’intensità e un trasporto senza pari. La rissa ha luogo e una scia di morte costringe Romeo alla fuga e Giulietta al suo ingrato destino maritale. Tutto congiura contro di loro e struggente e disperato è il lungo passo a due della camera da letto, un talamo protetto da ampi tendaggi, in cui la ballerina non balla più sulle punte ma a piedi nudi e il linguaggio contemporaneo si fa viscerale, materico e ritorna con Madonna Capuleti quando piange la morte di Tebaldo. Lo stratagemma di Frate Lorenzo porta alla catastrofe. Romeo, ignaro, accorre dall’amata e si uccide, lei, risvegliatasi e resasi conto dell’accaduto, fa lo stesso e un lungo nastro rosso, simbolo del sangue inutilmente versato, li annoda per l’eternità.

Les Ballets de Monte-Carlo sono una compagnia dotata di una tecnica smagliante e di una notevole sensibilità interpretativa che appaiono evidenti negli eleganti ensembles della festa, nei gruppi di strada pieni di animosità goliardica e nelle singole prese di ruolo. Ben tratteggiato è il rapporto cameratesco tra Romeo di Jérôme Tisserand, Benvolio di Lukas Simonetto e Mercuzio di Michaël Grünecher, come pure l’antagonismo rappresentato da Tebaldo di Simone Tribuna e da Paride di Alessio Scognamiglio. Marianna Barabas è una Madonna Capuleti imponente e carismatica, Lydia Wellington una nutrice solerte e amorevole. Jean Bennot è un Frate Lorenzo sconvolto e straziato, Katrin Schrader, Giulietta, e Tisserand rappresentano al meglio quell’incontro di anime adolescenti ricercato da Maillot.

Anche nella mise en scène di LAC, da Il lago dei cigni su musica di Čajkovskij interpolata dalla partitura originale di Bertrand Maillot (2011), possiamo riscontare i tratti peculiari di «un ballet theatre movie». Definizione coniata dallo stesso Maillot per riferirsi al suo modus creandi in cui il balletto trae inspirazione dal teatro e dal cinema per rinnovare un classico e farne qualcosa di personale e diverso dalle tante reinterpretazioni novecentesche del Lago dei cigni. Per questa riscrittura Maillot firma la drammaturgia insieme a Jean Rouaud, si appoggia alle mutevoli scenografie di Ernest Pignon-Ernest e si avvale degli immaginari costumi di Philippe Guillotel e delle luci cangianti di Samuel Thery.


Un momento del balletto LAC da Il lago dei cigni 
© Alice Blangero


Il prologo cinematografico “alla Cocteau” ci immerge in un’atmosfera sinistra dove un principino partecipa a un picnic insieme ai regali genitori e gioca con una bambina bionda. All’improvviso irrompe una dark lady, una sorta di Gloria Swanson in Viale del Tramonto con tanto di manteau nero, copricapo a fascia e occhiali scuri, che porta con sé una figlioletta bruna e rapisce l’amichetta dai capelli chiari. Questo antefatto in bianco e nero evidenzia subito il ruolo di sua maestà la Notte, simbolo del male, e denuncia la malvagità umana che tradisce l’innocenza, simbolo del bene. 

Gli anni passano e si entra nel vivo con la festa a palazzo dove dei colonnati creano una scena neoclassica e accolgono il re e la regina, il principe, il suo confidente e gli inviati. Ossessionato dal ricordo di quell’amore innocente e perduto, il principe non prova interesse per le ragazze che si pavoneggiano davanti a lui e ignora le insistenze della regina madre che lo vuole maritato. Una lady in un bellissimo abito plissé dorato affascina il re con una grazia principesca opposta alla malagrazia stregonesca di sua maestà la Notte, che arriva scortata da due arcangeli delle tenebre e accompagnata da un cigno nero: la bambina dai capelli scuri diventata grande. Il ballo riprende, si formano le coppie e il principe danza con il fascinoso cigno nero (Odile) e il padre con sua maestà la Notte, provocando l’ira della regina che reagisce male all’affronto del marito e alla decisione del figlio di lasciare il ricevimento. Nella foresta segnata fa imponenti cascate di metallo scuro il Principe incontra il cigno bianco (Odette) ostacolato da sua maestà la Notte e dai suoi arcangeli. Con il buio l’uccello si trasforma in donna e il giovane riconosce in lei la bambina bionda. Un pas de deux neoclassico li ritrova uniti nella promessa di un amore eterno e puro. 

Il tempo della felicità è breve e le chimere ricordano alla donna la sua condizione di essere uccello di giorno e donna di notte: un sortilegio a cui lei si arrende, ma non il principe che, con la forza del suo amore, è sicuro di liberarla dal maleficio. Ora il Principe è pronto a presentare la sua sposa, il cigno bianco, durante i festeggiamenti, ma sua maestà la Notte ha ordito un piano atroce: ha trasformato sua figlia (il cigno nero) in cigno bianco cosicché il giovane non la riconosce. Inaspettatamente appare il vero cigno bianco che scopre il tradimento e fugge. Il principe, capito l’inganno, la insegue mentre la regina si accanisce sul cigno nero e sua maestà la Notte piange la morte della figlia. Il lieto fine non c’è: il principe non riesce a salvare la candida donna uccello e un telo funereo calato dall’altro e mosso dagli arcangeli li fa sparire entrambi nel mondo delle tenebre, lasciando un profondo senso di inquietudine e di smarrimento.

Questo LAC è un balletto drammatico, potente, a tratti angosciante in cui la musica di Čajkovskij accentua la potenza del male, il distorto amore materno e soprattutto la mancanza di umanità. Un’assenza visibile nell’anti-antropomorfismo dei costumi dei cigni bianchi e neri caratterizzati da un piumaggio animalesco con guanti piumati, piume in testa, sulle braccia e sul dietro dei pagliaccetti, che impedisce qualsiasi contatto umano e sottolinea l’animalità. Abiti di scena assai diversi da quelli luminosi e variopinti della festa a corte.


Un momento del balletto LAC da Il lago dei cigni 
© Alice Blangero


La coreografia mossa e articolata riflette ancora una volta il linguaggio e lo stile di Maillot che – come ebbe modo di dirgli a suo tempo Nureyev – afferiscono a una «visione postclassica», ovvero una visione in cui la danza classica si confronta con la danza contemporanea e beneficia delle infinite sfumature che nascono da questa sinergia. Una sinergia espressiva rintracciabile nelle danze cortigiane, che appaiono più classicheggianti nei legati e nei gesti e palese in quelle della foresta che risultano più contemporanee nei passaggi e nelle figure.

Les Ballets de Monte-Carlo non deludono neppure in LAC e ottimi sono gli interpreti: Alvaro Prieto il re, Laura Tisserand la regina, Marianna Barbas sua maestà la Notte, Daniele del Vecchio il confidente, Lennart Radtke e Koen Havenith gli arcangeli delle tenebre, Katrin Schrader la vanitosa, Elena Marzano la falsa indifferente, Arissa Bruley, Ashley Krauhaus e Ekaterina Mamrenko le libertine, Portia Adams la divoratrice, ai quali si aggiungono il perfetto Jaeyong An nei panni del principe e le stupende Juliette Klein e Ashley Krauhaus, rispettivamente il cigno bianco e il cigno nero. Ma la bravura non manca neppure nei gruppi degli invitati, dei cacciatori, degli amici, delle chimere e di questa compagnia restano impressi la coesione, il valore e la belle danse di cui fa sfoggio.


Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni

Cast & Credits



Les Ballets de Monte-Carlo di Jean Christophe Maillot 
© Alice Blangero

Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Cast & credits - Roméo et Juliette

Titolo 
Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni
Sotto titolo 
Roméo et Juliette
Anno 
2025
Data rappresentazione 
12 gennaio 2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Prima rappresentazione 
23 dicembre 1996 (Roméo et Juliette)
Titolo originale 
Roméo et Juliette
Interpreti 
Jérôme Tisserand (Romeo)
Katrin Schrader (Giulietta)
Lukas Simonetto (Benvolio)
Michael Grünecher (Mercuzio)
Simone Tribuna (Tebaldo)
Alessio Scognamiglio (Paride)
Lydia Wellington (Nutrice)
Jean Bennot (Frate Lorenzo)
Katrin Schrader (Vanitosa)
Scenografia 
Ernest Pignon-Ernest
Costumi 
Jérôme Kaplan
Coreografia 
Jean Christophe Maillot
Corpo di ballo 
Les Ballets de Monte-Carlo
Fotografia 
Alice Blangero
Luci 
Dominique Drillot
Musiche 
Sergej Prokof'ev
Orchestra 
Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Direzione d'orchestra 
Garrett Keast

Cast & credits - LAC da Il lago dei cigni

Titolo 
Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni
Sotto titolo 
LAC da Il lago dei cigni
Anno 
2025
Data rappresentazione 
12 gennaio 2025
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Prima rappresentazione 
27 dicembre 2011
Interpreti 
Alvaro Prieto (Re)
Laura Tisserand (Regina)
Marianna Barabas (Sua maestà la Notte)
Daniele Del Vecchio (Confidente)
Lennart Radtke (Arcangelo delle tenebre)
Koen Havenith (Arcangelo delle tenebre)
Elena Marzano (Falsa indifferente)
Arissa Bruley (Libertina)
Ashley Krauhaus (Libertina)
Ekaterina Mamrenko (Libertina)
Portia Adams (Divoratrice)
Jaeyong An (Principe)
Juliette Klein (Cigno bianco)
Ashley Krauhaus (Cigno nero)
Costumi 
Philippe Guillotel
Coreografia 
Jean Christophe Maillot
Corpo di ballo 
Les Ballets de Monte-Carlo
Fotografia 
Alice Blangero
Luci 
Jean-Christophe Maillot e Samuel Thery
Musiche 
Peter Tchaikovsky; Musica originale addizionale Bertrand Maillot
Orchestra 
Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Direzione d'orchestra 
Garrett Keast