La belle danse

Roméo et Juliette su musica di Prokof’ev risale al 1996 e può essere considerato uno dei balletti più iconici di Maillot. Il tema centrale è lo sbocciare dell’amore tra due quindicenni. L’autore afferma «di essersi ispirato a Romeo e Giulietta di Zeffirelli» che, in effetti, è la prima trasposizione cinematografica della omonima tragedia di Shakespeare in cui gli attori hanno la stessa età degli amanti di Verona. Maillot, però, pur non discostandosi dalla tragedia shakespeariana, la riscrive come un lungo flashback attraverso gli occhi e la mente di Frate Lorenzo, lacerato dal dolore e dal senso di colpa. Il Frate, onnipresente, volendo fare del bene e aiutare Romeo e Giulietta a sposarsi, alla fine li ha portati alla morte. Il coreografo glissa sul feroce antagonismo familiare e sociale tra Capuleti e Montecchi, elimina le figure paterne, gioca sulla rivalità giovanile tra bande e sceglie la scenografia minimalista di Ernest Pignon-Ernest fatta di pareti semicilindriche bianche. Questi pannelli, spostandosi e intersecandosi, ricreano gli ambienti dell’azione mentre una pedana, in leggera salita, richiama la famosa scena del balcone. Le luci di Dominique Drillot ovattano l’atmosfera e i costumi di Jérôme Kaplan, morbidi e fruscianti, dai toni scuri per i Montecchi a quelli chiari per i Capuleti.

Ma tutto è già scritto e una compagnia di marionette prefigura, teatro nel teatro, la sorte di Mercuzio, ucciso da Tebaldo, e la vendetta di Romeo. Ignari di quanto la sorte abbia già deciso, Romeo e Giulietta trovano in Frate Lorenzo un alleato che li sposa e il volteggiare di un ampio nastro di möbius, simbolo di un amore perenne, avvolge il neoclassico pas de deux reso dai protagonisti con un’intensità e un trasporto senza pari. La rissa ha luogo e una scia di morte costringe Romeo alla fuga e Giulietta al suo ingrato destino maritale. Tutto congiura contro di loro e struggente e disperato è il lungo passo a due della camera da letto, un talamo protetto da ampi tendaggi, in cui la ballerina non balla più sulle punte ma a piedi nudi e il linguaggio contemporaneo si fa viscerale, materico e ritorna con Madonna Capuleti quando piange la morte di Tebaldo. Lo stratagemma di Frate Lorenzo porta alla catastrofe. Romeo, ignaro, accorre dall’amata e si uccide, lei, risvegliatasi e resasi conto dell’accaduto, fa lo stesso e un lungo nastro rosso, simbolo del sangue inutilmente versato, li annoda per l’eternità.
Les Ballets de Monte-Carlo sono una compagnia dotata di una tecnica smagliante e di una notevole sensibilità interpretativa che appaiono evidenti negli eleganti ensembles della festa, nei gruppi di strada pieni di animosità goliardica e nelle singole prese di ruolo. Ben tratteggiato è il rapporto cameratesco tra Romeo di Jérôme Tisserand, Benvolio di Lukas Simonetto e Mercuzio di Michaël Grünecher, come pure l’antagonismo rappresentato da Tebaldo di Simone Tribuna e da Paride di Alessio Scognamiglio. Marianna Barabas è una Madonna Capuleti imponente e carismatica, Lydia Wellington una nutrice solerte e amorevole. Jean Bennot è un Frate Lorenzo sconvolto e straziato, Katrin Schrader, Giulietta, e Tisserand rappresentano al meglio quell’incontro di anime adolescenti ricercato da Maillot.Anche nella mise en scène di LAC, da Il lago dei cigni su musica di Čajkovskij interpolata dalla partitura originale di Bertrand Maillot (2011), possiamo riscontare i tratti peculiari di «un ballet theatre movie». Definizione coniata dallo stesso Maillot per riferirsi al suo modus creandi in cui il balletto trae inspirazione dal teatro e dal cinema per rinnovare un classico e farne qualcosa di personale e diverso dalle tante reinterpretazioni novecentesche del Lago dei cigni. Per questa riscrittura Maillot firma la drammaturgia insieme a Jean Rouaud, si appoggia alle mutevoli scenografie di Ernest Pignon-Ernest e si avvale degli immaginari costumi di Philippe Guillotel e delle luci cangianti di Samuel Thery.
Gli anni passano e si entra nel vivo con la festa a palazzo dove dei colonnati creano una scena neoclassica e accolgono il re e la regina, il principe, il suo confidente e gli inviati. Ossessionato dal ricordo di quell’amore innocente e perduto, il principe non prova interesse per le ragazze che si pavoneggiano davanti a lui e ignora le insistenze della regina madre che lo vuole maritato. Una lady in un bellissimo abito plissé dorato affascina il re con una grazia principesca opposta alla malagrazia stregonesca di sua maestà la Notte, che arriva scortata da due arcangeli delle tenebre e accompagnata da un cigno nero: la bambina dai capelli scuri diventata grande. Il ballo riprende, si formano le coppie e il principe danza con il fascinoso cigno nero (Odile) e il padre con sua maestà la Notte, provocando l’ira della regina che reagisce male all’affronto del marito e alla decisione del figlio di lasciare il ricevimento. Nella foresta segnata fa imponenti cascate di metallo scuro il Principe incontra il cigno bianco (Odette) ostacolato da sua maestà la Notte e dai suoi arcangeli. Con il buio l’uccello si trasforma in donna e il giovane riconosce in lei la bambina bionda. Un pas de deux neoclassico li ritrova uniti nella promessa di un amore eterno e puro.
Il tempo della felicità è breve e le chimere ricordano alla donna la sua condizione di essere uccello di giorno e donna di notte: un sortilegio a cui lei si arrende, ma non il principe che, con la forza del suo amore, è sicuro di liberarla dal maleficio. Ora il Principe è pronto a presentare la sua sposa, il cigno bianco, durante i festeggiamenti, ma sua maestà la Notte ha ordito un piano atroce: ha trasformato sua figlia (il cigno nero) in cigno bianco cosicché il giovane non la riconosce. Inaspettatamente appare il vero cigno bianco che scopre il tradimento e fugge. Il principe, capito l’inganno, la insegue mentre la regina si accanisce sul cigno nero e sua maestà la Notte piange la morte della figlia. Il lieto fine non c’è: il principe non riesce a salvare la candida donna uccello e un telo funereo calato dall’altro e mosso dagli arcangeli li fa sparire entrambi nel mondo delle tenebre, lasciando un profondo senso di inquietudine e di smarrimento.Questo LAC è un balletto drammatico, potente, a tratti angosciante in cui la musica di Čajkovskij accentua la potenza del male, il distorto amore materno e soprattutto la mancanza di umanità. Un’assenza visibile nell’anti-antropomorfismo dei costumi dei cigni bianchi e neri caratterizzati da un piumaggio animalesco con guanti piumati, piume in testa, sulle braccia e sul dietro dei pagliaccetti, che impedisce qualsiasi contatto umano e sottolinea l’animalità. Abiti di scena assai diversi da quelli luminosi e variopinti della festa a corte.

Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni

Cast & credits - Roméo et Juliette
| Titolo
Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni |
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| Sotto titolo
Roméo et Juliette |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
12 gennaio 2025 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Prima rappresentazione
23 dicembre 1996 (Roméo et Juliette) |
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| Titolo originale
Roméo et Juliette |
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| Interpreti
Jérôme Tisserand (Romeo) Katrin Schrader (Giulietta) Lukas Simonetto (Benvolio) Michael Grünecher (Mercuzio) Simone Tribuna (Tebaldo) Alessio Scognamiglio (Paride) Lydia Wellington (Nutrice) Jean Bennot (Frate Lorenzo) Katrin Schrader (Vanitosa) |
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| Scenografia
Ernest Pignon-Ernest |
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| Costumi
Jérôme Kaplan |
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| Coreografia
Jean Christophe Maillot |
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| Corpo di ballo
Les Ballets de Monte-Carlo |
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| Fotografia
Alice Blangero |
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| Luci
Dominique Drillot |
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| Musiche
Sergej Prokof'ev |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Direzione d'orchestra
Garrett Keast |
Cast & credits - LAC da Il lago dei cigni
| Titolo
Roméo et Juliette e LAC da Il lago dei cigni |
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| Sotto titolo
LAC da Il lago dei cigni |
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| Anno
2025 |
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| Data rappresentazione
12 gennaio 2025 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Prima rappresentazione
27 dicembre 2011 |
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| Interpreti
Alvaro Prieto (Re) Laura Tisserand (Regina) Marianna Barabas (Sua maestà la Notte) Daniele Del Vecchio (Confidente) Lennart Radtke (Arcangelo delle tenebre) Koen Havenith (Arcangelo delle tenebre) Elena Marzano (Falsa indifferente) Arissa Bruley (Libertina) Ashley Krauhaus (Libertina) Ekaterina Mamrenko (Libertina) Portia Adams (Divoratrice) Jaeyong An (Principe) Juliette Klein (Cigno bianco) Ashley Krauhaus (Cigno nero) |
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| Costumi
Philippe Guillotel |
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| Coreografia
Jean Christophe Maillot |
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| Corpo di ballo
Les Ballets de Monte-Carlo |
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| Fotografia
Alice Blangero |
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| Luci
Jean-Christophe Maillot e Samuel Thery |
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| Musiche
Peter Tchaikovsky; Musica originale addizionale Bertrand Maillot |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Direzione d'orchestra
Garrett Keast |