Recitar-cantando, il mito non muore

di Gianni Poli

Data di pubblicazione su web 21/01/2025

Don Giovanni


L’ultima avvincente, stimolante operazione dell’artista partenopeo Arturo Cirillo conferma la sensibile frequentazione della drammaturgia classica da attore e da regista, a confronto con le esigenze espressive d’una visione critica sempre molto attuale. Il suo spettacolo offre fruibilità immediata, assieme a un notevole potenziale d’approfondimento estetico e concettuale. Idee e sentimenti si chiariscono nel progetto e nella messa in scena, che per l’autore saranno «danza disperata, ma vitalissima, sempre sull’orlo del precipizio […] sfida al destino (o come direbbe Amleto, al presentimento), mi è apparsa in tutta la sua bellezza e forza. […] In fondo questa è anche la storia di chi non vuole, o non può, fare a meno di giocare, recitare, sedurre, senza fine, fino a morirne» (Nota di regia). Quasi eco del “teatro-delle-idee” secondo Antoine Vitez. Musica e poesia drammatica sono convocate in una partitura testuale e scenica abili e incisive, nell’adattamento desunto dalle opere di Molière e di Da Ponte e Mozart: testo nuovo, sintesi di capolavori inimitabili, fecondi però nelle perenni implicazioni simboliche.

La struttura compatta del dispositivo di Dario Gessati, in stile di dimora palladiana, mostra statue, balaustra e scalinata praticabili e moduli architettonici mobili. Il proscenio è sempre aperto ad interpreti dai rapporti intensi e decisi, a scambi integrati fra linguaggi verbali e corporei. La recitazione attinge agli stereotipi della tradizione consolidata per rimetterli spesso in discussione, attraversandoli senza troppo compiacersi in emozioni. Il sovrapporsi di figure d’ambiti diversi, operistici e prosasticamente drammatici suscita pose burattinesche abnormi, da guignol, risibili nel proporsi grottescamente ammonitrici. L’esuberante vitalismo dell’attore-protagonista si scontra allora con l’asciutta efficacia dei modelli rievocati dalla classicità in grado di arginarlo. Il dualismo delle fonti ispiratrici porta a concentrare l’attenzione sulle differenze fra i personaggi, sottolineate dalla beltà stilizzata dei costumi d’epoca di Gianluca Falaschi e dalla lingua vivente, pure nobilitata, che reagisce al gesto fra il popolare e l’aristocratico. 


Una scena dello spettacolo
© Tommaso Le Pera


Questo Giovanni libertino si dimostra esempio di capocomico, guida e grand’attore, quale Arturo Cirillo è di natura, fino a raddoppiare la valenza dell’eroe mitico, tanto nel personaggio, quanto nell’interprete che lo recita. Riorganizzato, il soggetto prevede tutti gli snodi essenziali della vicenda nota, vulgata e variabile nel tempo. Le vittime femminili canoniche restano Anna ed Elvira, con accanto la contadinella Zerlina, ora senza la rivale che le contende il villico sposo Pierrot (in Molière), qui il Masetto di Da Ponte. Ancor presente e vivo (nel libretto) il Commendatore (Rosario Giglio), padre di Anna (Irene Ciani), subito trafitto dal burlador perverso. Francesco Petruzzelli è Don Ottavio, il fidanzato offeso che giura vendetta, pure restando imbelle. Elvira, moglie o amante che sia, abbandonata e disonorata, ha la figura fiera, aristocratica e sconsolata di Giulia Trippetta. L’assistere all’illustrazione della lista delle prede dell’amabile donnaiolo la fa disperare nella redenzione invocata invano. Ma subito l’avventuriero insaziabile cede al richiamo degli sposini festanti, che non si dilungano in giocose ingenuità e reagiscono diretti alle intenzioni del subdolo profittatore.

Presta così prova brillante Irene Ciani (nel ruolo di Zerlina), vaga e ondeggiante alla dichiarazione dello sfacciato pretendente; mossa da un’adolescenza, ingenua forse, certo interessata. Avviene allora un rito danzato, dalle sfumature amare e turbate, per il falso incanto che diffonde, finché l’intervento di Elvira e Anna in sequenza non riesce a dissolverlo. Molti i passaggi in cui si gode del recitativo ritmicamente accordato degli attori. Anche il dialogo provocatorio fra l’assassino e il Commendatore-statua assume un rilievo forte e inquietante, in pochi movimenti fatidici e raggelanti, grazie alle luci (di Paolo Manti) morbide o taglienti, suggestive.



Una scena dello spettacolo
© Tommaso Le Pera


L’insolito, coerente finale riduce la tragicità esaltata del precipitare all’Inferno dell’ostinato peccatore a epilogo d’una banale, comune esistenza. Tutt’altro che fiammeggiante, un tramonto triste e inglorioso, laconico annientamento. Spetta invece a Sganarello (Giacomo Vigentini, guitto agile e raziocinante) riattivare il rammarico fondamentale, «Chi mi paga!», battuta da Molière autocensurata. Motto di cinica attualità, che riconduce il moralismo sentenzioso a inevitabile accusa di complicità con il padrone scomodo. Sfoggia gran rilievo, e lo mantiene, la coppia Cirillo e Vigentini, impegnata in perpetua schermaglia provocatoria, in versatile, magistrale emulazione di effetti comici e riflessivi.

A completare l’interpretazione del “dramma giocoso”, convincente anche in forma di “opera seria e buffa”, Petruzzelli recita il Povero (o Frate), nella manifestazione d’intensa e aspra contraddizione alla richiesta di bestemmiare, momento tipico dell’eversiva passione moliéresque. Il Don Luigi di Rosario Giglio, padre esacerbato e pateticamente sconfitto dalla ripulsa al pentimento dell’amatissimo e reprobo figlio. Cammeo comico, nella ripetizione indovinata della gag “a spalla” del Signor Quaresima (ancora il Giglio), creditore frastornato e beffato dal Giovanni debitore, mirabolante millantatore, bugiardo poderoso, lirico miserabile.

Riconosciuta, inoltre – da un pubblico conquistato e partecipe alle varie malizie interpretative – l’osservanza dell’equilibrio musicale rispetto all’andamento prosastico della storia e il superamento del rischio di confondere le funzioni originali. Così il recitativo al limite del canto, che trova amalgama e senso nell’arrangiamento e nell’orchestrazione, grazie alle esecuzioni registrate di un complesso cameristico (Il quintetto Orchestra Topica) d’insigne formazione e trasparente prestazione armonica. La rappresentazione “all’antica” di questa compagnia di odierni attori è molto applaudita con gratitudine e salutata per il piacere di pensare e di sorridere assieme.  


Don Giovanni

Cast & Credits




Una scena dello spettacolo visto al Teatro Ivo Chiesa di Genova il 14 gennaio 2025
© Tommaso Le Pera

Cast & credits

Titolo 
Don Giovanni
Origine 
Italia
Anno 
2024
Durata 
1 h e 35
Data rappresentazione 
14 gennaio 2025
Città rappresentazione 
Genova
Luogo rappresentazione 
Teatro Ivo Chiesa
Prima rappresentazione 
14 gennaio 2025
Titolo originale 
Dom Juan, Don Giovanni
Adattamento 
Arturo Cirillo
Regia 
Arturo Cirillo
Interpreti 
Arturo Cirillo (Don Giovanni)
Giacomo Vigentini (Sganarello)
Giulia Trippetta (Donna Elvira)
Irene Ciani (Donna Anna, Zerlina)
Francesco Petruzzelli (Don Ottavio, Masetto, Ragotino, Povero)
Rosario Giglio (Don Luigi, Commendatore, Signor Quaresima)
Produzione 
Produzione Marche Teatro, Teatro di Napoli, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro
Scenografia 
Dario Gessati
Costumi 
Gianluca Falaschi
Luci 
Paolo Manti
Musiche 
Mario Autore