Recitar-cantando, il mito non muore
L’ultima avvincente,
stimolante operazione dell’artista partenopeo Arturo Cirillo conferma la sensibile frequentazione della
drammaturgia classica da attore e da regista, a confronto con le esigenze
espressive d’una visione critica sempre molto attuale. Il suo spettacolo offre
fruibilità immediata, assieme a un notevole potenziale d’approfondimento
estetico e concettuale. Idee e sentimenti si chiariscono nel progetto e nella
messa in scena, che per l’autore saranno «danza disperata, ma vitalissima,
sempre sull’orlo del precipizio […] sfida al destino (o come direbbe Amleto, al
presentimento), mi è apparsa in tutta la sua bellezza e forza. […] In fondo
questa è anche la storia di chi non vuole, o non può, fare a meno di giocare,
recitare, sedurre, senza fine, fino a morirne» (Nota di regia). Quasi eco del
“teatro-delle-idee” secondo Antoine Vitez. Musica e poesia drammatica
sono convocate in una partitura testuale e scenica abili e incisive,
nell’adattamento desunto dalle opere di Molière e di Da Ponte e Mozart:
testo nuovo, sintesi di capolavori inimitabili, fecondi però nelle perenni
implicazioni simboliche.
La struttura compatta
del dispositivo di Dario Gessati, in stile di dimora palladiana, mostra
statue, balaustra e scalinata praticabili e moduli architettonici mobili. Il
proscenio è sempre aperto ad interpreti dai rapporti intensi e decisi, a scambi
integrati fra linguaggi verbali e corporei. La recitazione attinge agli
stereotipi della tradizione consolidata per rimetterli spesso in discussione,
attraversandoli senza troppo compiacersi in emozioni. Il sovrapporsi di figure
d’ambiti diversi, operistici e prosasticamente drammatici suscita pose
burattinesche abnormi, da guignol, risibili nel proporsi grottescamente
ammonitrici. L’esuberante vitalismo dell’attore-protagonista si scontra allora
con l’asciutta efficacia dei modelli rievocati dalla classicità in grado di
arginarlo. Il dualismo delle fonti ispiratrici porta a concentrare l’attenzione
sulle differenze fra i personaggi, sottolineate dalla beltà stilizzata dei
costumi d’epoca di Gianluca Falaschi e dalla lingua vivente, pure
nobilitata, che reagisce al gesto fra il popolare e
l’aristocratico.

Questo Giovanni
libertino si dimostra esempio di capocomico, guida e grand’attore, quale Arturo
Cirillo è di natura, fino a raddoppiare la valenza dell’eroe mitico, tanto
nel personaggio, quanto nell’interprete che lo recita. Riorganizzato, il
soggetto prevede tutti gli snodi essenziali della vicenda nota, vulgata e
variabile nel tempo. Le vittime femminili canoniche restano Anna ed Elvira, con
accanto la contadinella Zerlina, ora senza la rivale che le contende il villico
sposo Pierrot (in Molière), qui il Masetto di Da Ponte. Ancor presente e vivo
(nel libretto) il Commendatore (Rosario Giglio), padre di Anna (Irene
Ciani), subito trafitto dal burlador perverso. Francesco
Petruzzelli è Don Ottavio, il fidanzato offeso che giura vendetta, pure
restando imbelle. Elvira, moglie o amante che sia, abbandonata e disonorata, ha
la figura fiera, aristocratica e sconsolata di Giulia Trippetta.
L’assistere all’illustrazione della lista delle prede dell’amabile donnaiolo la
fa disperare nella redenzione invocata invano. Ma subito l’avventuriero
insaziabile cede al richiamo degli sposini festanti, che non si dilungano in
giocose ingenuità e reagiscono diretti alle intenzioni del subdolo
profittatore.
Presta così prova
brillante Irene Ciani (nel ruolo di Zerlina), vaga e ondeggiante alla
dichiarazione dello sfacciato pretendente; mossa da un’adolescenza, ingenua
forse, certo interessata. Avviene allora un rito danzato, dalle sfumature amare
e turbate, per il falso incanto che diffonde, finché l’intervento di Elvira e
Anna in sequenza non riesce a dissolverlo. Molti i passaggi in cui si gode del
recitativo ritmicamente accordato degli attori. Anche il dialogo provocatorio
fra l’assassino e il Commendatore-statua assume un rilievo forte e inquietante,
in pochi movimenti fatidici e raggelanti, grazie alle luci (di Paolo Manti)
morbide o taglienti, suggestive.

L’insolito, coerente
finale riduce la tragicità esaltata del precipitare all’Inferno dell’ostinato
peccatore a epilogo d’una banale, comune esistenza. Tutt’altro che
fiammeggiante, un tramonto triste e inglorioso, laconico annientamento. Spetta
invece a Sganarello (Giacomo Vigentini, guitto agile e raziocinante)
riattivare il rammarico fondamentale, «Chi mi paga!», battuta da Molière
autocensurata. Motto di cinica attualità, che riconduce il moralismo
sentenzioso a inevitabile accusa di complicità con il padrone scomodo. Sfoggia
gran rilievo, e lo mantiene, la coppia Cirillo e Vigentini, impegnata in
perpetua schermaglia provocatoria, in versatile, magistrale emulazione di
effetti comici e riflessivi.
A completare l’interpretazione del “dramma giocoso”, convincente anche in forma di “opera seria e buffa”, Petruzzelli recita il Povero (o Frate), nella manifestazione d’intensa e aspra contraddizione alla richiesta di bestemmiare, momento tipico dell’eversiva passione moliéresque. Il Don Luigi di Rosario Giglio, padre esacerbato e pateticamente sconfitto dalla ripulsa al pentimento dell’amatissimo e reprobo figlio. Cammeo comico, nella ripetizione indovinata della gag “a spalla” del Signor Quaresima (ancora il Giglio), creditore frastornato e beffato dal Giovanni debitore, mirabolante millantatore, bugiardo poderoso, lirico miserabile.
Riconosciuta, inoltre – da un pubblico conquistato e partecipe alle varie malizie interpretative – l’osservanza dell’equilibrio musicale rispetto all’andamento prosastico della storia e il superamento del rischio di confondere le funzioni originali. Così il recitativo al limite del canto, che trova amalgama e senso nell’arrangiamento e nell’orchestrazione, grazie alle esecuzioni registrate di un complesso cameristico (Il quintetto Orchestra Topica) d’insigne formazione e trasparente prestazione armonica. La rappresentazione “all’antica” di questa compagnia di odierni attori è molto applaudita con gratitudine e salutata per il piacere di pensare e di sorridere assieme.
Don Giovanni

Cast & credits
| Titolo
Don Giovanni |
|
| Origine
Italia |
|
| Anno
2024 |
|
| Durata
1 h e 35 |
|
| Data rappresentazione
14 gennaio 2025 |
|
| Città rappresentazione
Genova |
|
| Luogo rappresentazione
Teatro Ivo Chiesa |
|
| Prima rappresentazione
14 gennaio 2025 |
|
| Titolo originale
Dom Juan, Don Giovanni |
|
| Adattamento
Arturo Cirillo |
|
| Regia
Arturo Cirillo |
|
| Interpreti
Arturo Cirillo (Don Giovanni) Giacomo Vigentini (Sganarello) Giulia Trippetta (Donna Elvira) Irene Ciani (Donna Anna, Zerlina) Francesco Petruzzelli (Don Ottavio, Masetto, Ragotino, Povero) Rosario Giglio (Don Luigi, Commendatore, Signor Quaresima) |
|
| Produzione
Produzione Marche Teatro, Teatro di Napoli, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro |
|
| Scenografia
Dario Gessati |
|
| Costumi
Gianluca Falaschi |
|
| Luci
Paolo Manti |
|
| Musiche
Mario Autore |