Un ricordo di Luciano Alberti
L’11 gennaio scorso, a novantatré anni da poco compiuti, Luciano Alberti si è spento a Firenze, la sua città. Arduo è riassumere in poche righe il portato di una vita tanto lunga e tanto intensamente spesa al servizio della musica e dello spettacolo. Come studioso e critico musicale militante, innanzi tutto. Si era laureato in Lettere, nel 1956, discutendo con Fausto Torrefranca una tesi sui rapporti tra musica e messinscena. Per questo ampio terreno di ricerca, nel quale confluiscono pittura teatrale, scenografia, mise en scène e regia operistica, nutrì una passione costante e profonda, che lo avrebbe portato a indagarne i più vari risvolti, dall’antico regime fino alla contemporaneità, e che – come vedremo a breve – egli avrebbe coltivato operando anche come organizzatore e creatore.
Dotato di vasta e profonda cultura umanistica e di vivace curiosità intellettuale, per un decennio circa fu critico musicale del «Giornale del mattino». Fu quindi docente di Storia della musica presso l’Università degli Studi di Siena e, dalla prima ora (1978) e per diversi anni a seguire, membro del Comitato scientifico del Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni di Empoli: piace ricordare, nell’ambito delle iniziative scientifiche promosse da quella istituzione, i contributi incentrati sullo stesso Busoni e su Luigi Dallapiccola librettista di sé stesso. Proprio a quest’ultimo Alberti avrebbe dedicato le sue ultime fatiche di ricercatore, riversando nel corposo volume La giovinezza sommersa di un compositore: Luigi Dallapiccola, uscito nel 2013, i frutti dello spoglio paziente e sistematico dei carteggi conservati presso l’Archivio Contemporaneo “A. Bonsanti” del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze.
È però nella peculiare capacità di connettere gli studi con il concreto agire nel campo dell’organizzazione e della produzione musicale che va individuata la cifra distintiva dell’operato di Alberti. Per due volte fu Direttore artistico del Maggio Musicale Fiorentino: dal gennaio 1966 ai primi mesi del 1968 (quando si dimise, in disaccordo con l’operato dell’allora sovrintendente Remigio Paone) e poi ancora dal 1978 al 1984. Di questo secondo mandato — concluso trionfalmente dal ritorno di Zeffirelli alla regia di una sontuosa Traviata diretta da Karlos Kleiber, con Cecilia Gasdia nella parte della protagonista (dicembre 1984) — restano memorabili diverse produzioni operistiche che per la prima volta videro coinvolti registi di teatro e cinema del calibro di Liliana Cavani (Wozzeck, dir. Bruno Bartoletti, maggio 1979), Antoine Vitez (Le nozze di Figaro, dir. Riccardo Muti, settembre 1979), Miklós Jancsó (Otello di Verdi, dir. Riccardo Muti, maggio 1980), Ken Russell (The Rake’s Progress, dir. Riccardo Chailly, maggio 1982), nonché il trio composto da Ermanno Olmi, Franco Piavoli e Mario Monicelli per il trittico pucciniano (giugno 1983). Coraggiose, inoltre, sul versante concertistico, alcune incursioni nella contemporaneità tra cui, ad esempio, il ciclo Con Luigi Nono, inserito all’interno del XLVI Maggio Musicale Fiorentino.
Anche della senese Accademia Musicale Chigiana Luciano Alberti fu Direttore artistico per ben due volte, precisamente dal 1969 al 1977 e dal 1987 al 1996. Durante questi due lunghi mandati ha saputo imprimere all’istituzione un notevole slancio, attraendo in qualità di docenti, in modo stabile oppure per singole lezioni o conferenze, nomi di rilievo assoluto nel panorama internazionale: scorrendo l’elenco limitatamente all’ambito della composizione, si rinvengono i nomi di Donatoni, Morricone, Bucchi, Feldman, Dallapiccola, Ligeti, Bussotti, Rota. Quanto alla programmazione concertistica, questa si è caratterizzata per la ricerca costante di equilibrio tra l’omaggio alla tradizione e l’interesse per il nuovo: si pensi, a quest’ultimo proposito, al progetto “Nuova Musica per l’Europa”, grazie al quale diversi compositori, presto assurti a protagonisti del panorama musicale contemporaneo (Gérard Grisey, York Höller, Hugues Dufourt, Louis de Pablo tra gli altri), hanno avuto modo di mettersi in luce.
A questi incarichi prestigiosi andranno sommati quelli, non meno rilevanti ma di durata inferiore, di direttore della Scuola della Scala di Milano, del Festival Puccini di Torre del Lago, del Carlo Felice di Genova (resta negli annali la pionieristica tournée di Pavarotti in Cina, nel 1986, con l’orchestra e il coro di quel Teatro) e delle celebrazioni donizettiane di Bergamo, nel 1997-1998.
A Luciano Alberti, però, lo spettacolo piaceva realizzarlo anche personalmente. Lo dimostrano gli iterati cimenti con la regia, a partire dal lontano 1963, allorché per la Settimana musicale senese firmò l’allestimento della rossiniana Adina e delle Convenienze e le inconvenienze teatrali di Donizetti. L’anno successivo, sempre al Teatro dei Rinnovati, fu la volta della Parisina d’Este. L’interesse per Donizetti tornerà a manifestarsi a distanza di molti anni, nella fortunata regia, più volte ripresa, dell’Elisir d’amore per il Teatro Comunale di Firenze, con le scene di Raffaele Del Savio tratte dai bozzetti originali di Sanquirico (settembre-ottobre 1984). E andrà menzionata ancora la rappresentazione dell’Oedipus rex di Stravinskij in piazza Jacopo della Quercia a Siena, con le scene e i costumi di Arnaldo Pomodoro, che per l’occasione realizzò delle gigantesche porte girevoli a incorniciare la facciata del Duomo (agosto 1988).
Il ritratto non sarebbe completo, ammesso che alla completezza sia lecito ambire, senza il ricordo di aspetti più riposti ma, nell’economia della sua figura, sicuramente degni di rilievo. Mi riferisco alla passione per la recitazione e per la pubblica lettura, anche questa coltivata fin dalla giovane età. Agli inizi degli anni Cinquanta aveva infatti fatto parte della Compagnia dell’Alberello (che raccoglieva giovani promesse, come Alfredo Bianchini, Paolo Poli, Franco Zeffirelli, Ferruccio Soleri, Beppe Menegatti, Ilaria Occhini) e avrebbe in seguito interpretato piccole parti in pièces registrate per la radio negli studi della sede RAI di Firenze.
Già, la RAI… Alberti vi collaborò intensamente, curando tra l’altro alcuni apprezzati cicli radiofonici (penso a Musica e immagini, tra il 1969 e il 1970, o a I protagonisti, nel 1971) e, con Vittoria Ottolenghi, l’importante serie televisiva in sette puntate dedicata a L’opera ieri e oggi, trasmessa nella primavera 1969.
Mi sia consentita, a conclusione, un’unica nota personale. Fu proprio negli studi della sede RAI di Firenze che ebbi l’occasione di imbattermi per la prima volta in Luciano Alberti. Appena adolescente, da poco trasferita a Firenze con la famiglia, fruivo degli inviti ai concerti da camera che in quella sede si registravano (me li procurava mio padre, che lavorava in amministrazione). Dalle presentazioni dei concerti affidate a Luciano Alberti rimasi affascinata. Devo un po’ anche a lui se ho intrapreso questo ancora invidiabile mestiere.