Il paradosso della gallina
Nel corso degli anni Emma Dante ha sviluppato una ricerca artistica contrassegnata dall’interferenza dei linguaggi espressivi, dal teatro al cinema, dal movimento danzato al segno musicale, dalla rivalutazione della memoria popolare alle letture fiabesche; non solo, conta anche il confronto costante con le differenti aree della cultura dialettale, al di là della Sicilia, soprattutto con il contesto napoletano. Inoltre, l’approdo alla raccolta narrativa de Lo cunto de li cunti (il Pentamerone) di Giambattista Basile stabilizza una fase creativa intensa, che interseca una molteplicità d’attenzioni e di sguardi critici sul mondo contemporaneo. Lo si comprende con la trilogia immaginifica, ispirata a Basile, che va da La Scortecata a Pupo di zucchero e si completa con Re Chicchinella, messinscena sostenuta da un’ampia collaborazione produttiva, oltre alla propria Compagnia Sud Costa Occidentale, dal Piccolo Teatro al Teatro di Napoli e allo Stabile del Veneto, dai Teatri di Lyon e di Montpellier.
La trascrizione compiuta da Emma Dante isola nel racconto vari spunti narrativi che esaltano anzitutto la veste magico-grottesca; anzi, l’adattamento sposta l’attenzione dalla vicenda dell’animale che produce uova d’oro – in Basile è un’oca, qui è la gallina “Odette” – alla dimensione assoluta della mente di un sovrano che sperimenta quanto sia vano il potere dinanzi alla morsa della sofferenza fisica e morale.

Un momento dello spettacolo
Quando «Carlo III d’Angiò, re di Sicilia e di Napoli, principe di Giugliano, conte d’Orleans, visconte d’Avignon e di Forcalquier, principe di Portici Bellavista, re d’Albania, principe di Valenzia e re titolare di Costantinopoli», spinto da un’impellenza scende da cavallo per evacuare i suoi bisogni, pulendosi con le piume di un bipede stordito raccolto da terra, finisce per incorporare l’essenza di un incantesimo paradossale che ben presto degenera nella malattia. Da questo momento in poi la sua vita sprofonda nel ventre oscuro della solitudine e dello sconforto, fino a rifiutare gli abiti regali e la corona lucente per rotolare al suolo nudo e dolente, sconfitto nel desiderio di liberare il suo intestino dalla nefasta intrusione. Il disagio gli rende fastidiose le attenzioni della moglie, che fa pesare di continuo la sua nobiltà, quelle della figlia, tanto amorevole quanto capricciosa, la presenza dei cerusici alla Molière e dei servi zotici; e soprattutto odia le piroette delle dame che volteggiano in cerchio divorando cibi e bevande a sue spese. Invero costoro sono in attesa che dal suo corpo fuoriesca un altro uovo dorato.
La drammaturgia sottolinea con decisione il nesso tra re e gallina, oramai fusi in una sola entità, accentuando piuttosto le ridicole acrobazie dei cortigiani, le loro sedute gastronomiche che si rivelano uno sputacchiarsi a vicenda senza parlarsi e le buffe coreografie dei balli. Come negli altri due spettacoli i temi centrali riguardano la centralità del cibo, unica occasione di contatto tra individui che parlano ma non ascoltano, la dannazione della vecchiaia, che ne La Scortecata conduce alla frenesia di farsi strappare via la pelle rinsecchita, la contiguità dei vivi con i fantasmi dei defunti, come in Pupo di zucchero, e, ancor più, la fragilità del potere.

Un momento dello spettacolo
In Re Chicchinella la regia controlla con maestria le stazioni di un processo contraddistinto dall’inesorabile transito verso la fine dell’esistenza. Mentre i quadri iniziali sollecitano la risata con il sapore della comicità dell’Arte, accentuato dall’uso di mascheramenti, dalle battute in napoletano o in francese e dalle movenze ridicole dei partecipanti che sconfinano nella nudità, la scelta da parte del re dell’estremo digiuno per annullare sé stesso e cancellare l’insopportabile dolore fa scivolare la pièce verso il territorio della tragicità.
Nella mirabile scena finale si compone un suggestivo trionfo della morte, mentre dalla tomba reale emerge una vera gallina che sparge intorno a sé tanti doni aurei. Fa da pista sonora alle traversie di Carlo-Chicchinella un’attenta scelta di musiche che trascorre dal canto barocco attraverso l’aria “Lascia ch’io pianga” di Handel alla Passacaglia di Franco Battiato.
Sono bravissimi gli attori che seguono con particolare abilità il rigoroso disegno registico, eccellendo tanto nelle parti singole quanto nel gioco d’insieme. Straordinario Carmine Maringola, che governa un ruolo complesso e stravagante mentre sveste letteralmente il sovrano dall’idea di ricchezza e di gloria per precipitarlo nella massima disperazione. Applausi prolungati e convinti.
Re Chicchinella

Un momento dello spettacolo visto al Teatro Carlo Goldoni di Venezia
Cast & credits
| Titolo
Re Chicchinella |
|
| Anno
2024 |
|
| Data rappresentazione
6 dicembre 2024 |
|
| Città rappresentazione
Venezia |
|
| Luogo rappresentazione
Teatro "Carlo Goldoni" |
|
| Titolo testo d'origine
Libero adattamento da "Lo Cunto de li Cunti" |
|
| Autori
Emma Dante |
|
| Autori testo d'origine
Giambattista Basile |
|
| Regia
Emma Dante |
|
| Interpreti
Carmine Maringola (Re) Annamaria Palomba (Regina) Angelica Bifano (Principessa) Davide Mazzella (Paggio) Simone Mazzella (Paggio) Stephanie Taillandier (Dama d'onore) Viola Carinci (Dama di corte, infermiera) Davide Celona (Dama di corte) Roberto Galbo (Dama di corte) Enrico Lodovisi (Dama di corte) Yannick Lomboto (Dama di corte) Samuel Salamnone (Dama di corte, dottore) Marta Zollet (Dama di corte, infermiera) Odette Lodovisi (Gallina) |
|
| Produzione
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Carnezzeria, Célestins Théâtre de Lyon, Châteauvallon-Libe |
|
| Scenografia
Emma Dante |
|
| Costumi
Emma Dante |
|
| Luci
Cristian Zucaro |
|
| Note
Coordinamento e distribuzione: Aldo Miguel Grompone, Roma Organizzazione: Daniela Gusmano |