Per colpa d’un cappello e d’un cavallo

di Gianni Poli

Data di pubblicazione su web 13/01/2025

Un cappello di paglia di Firenze

Nel dopoguerra impegnativo e speranzoso tanti artisti attingevano al soggetto ideale per nuove creazioni dai temi del neorealismo. Il musicista Nino Rota trovava invece nel meccanismo preciso ed esilarante di un vaudeville famoso lo spunto alla sua opera lirica, intesa come divertimento intelligente e sfida all’avanguardia, mediante sentimenti e poetiche d’epoca lontana. Un recupero e un balzo nel futuro, in una forma che avrebbe rivelato – con perplessità immancabili all’epoca – originalità, sensibilità e grande maestria compositiva. 

Sulla scena del Teatro Carlo Felice, la ripresa d’un allestimento del 2007 costituisce una prestazione del tutto rinnovata, per funzionalità di ritmi e di trovate gradevoli ed efficaci. Damiano Michieletto, grazie a complicità ben scelte, riorganizza il congegno scenico e l’andamento drammaturgico che gli autori – figlio e madre, per il libretto – avevano creato nel 1945 con grazia e passione. La prima del 1955 consacrava la novità godibile per struttura e materia musicale quale opera buffa contemporanea, la cui «premessa tradizionale è l’opera del Settecento e dell’Ottocento che Rota rilegge e reinterpreta con uno sguardo nuovo e luminoso. […] La caratterizzazione quasi stereotipata dei personaggi viene sfruttata dal compositore per un affresco gioioso e ironico della storia dell’opera» (L. Gelpi, Programma di sala).


Un momento dello spettacolo
© Teatro Carlo Felice

La scenografia di Paolo Fantin usa la piattaforma rotante per far progredire l’azione così dinamicamente fedele all’originale di Eugène Labiche e Marc-Michel, Un chapeau de paille d’Italie (1851). Nel dispositivo girevole (adottato anche dall’allestimento della Scala a settembre) le numerose porte sono varchi per gli inseguimenti, occultamenti e fughe di personaggi trascinati in moto perpetuo ossessivo, consono al ritornello «Tutta Parigi noi giriam! Lieti e felici siam!» (atto I - sc. IX). L’idea guida della “folle giornata” mozartiana, segue un’estetica nella quale «non c’è nessun realismo, non c’è epoca o spazio definito» (Note di regia, p. 91).

Altra cifra visuale della rappresentazione è la luminosità che rincorre lo scioglimento faticosamente rinviato, cui fa eccezione il temporale, occasione corrusca di fervide varianti tonali. Lo spazio s’accorda alle geometrie semplici e nette delle scene. Nei costumi di Silvia Aymonino fogge e colori risaltano nella moderna nitida fantasia dei protagonisti e delle comparse. Dal bianco della sposina Elena al rosaviola della Baronessa, da Madame Anaide alla Modista, il femminile ha la sua sublimazione pittorica variegata che si fa motore energico della commedia d’equivoci e intrighi in un carosello rutilante e chiassoso. La coralità è sostanziale nel corteo degli invitati, nel plotone militare, nel popolo del quartiere che, nelle varianti di registro sempre piene, s’esprime sotto la direzione di Claudio Marino Moretti in versatile continuità.


Un momento dello spettacolo
© Teatro Carlo Felice

La “recita” imbandita da Michieletto è rappresentazione davvero incalzante e comicamente aggressiva, alla quale contribuiscono gli interpreti con ironia, parodia misurata, verve d’improvvisazione. Ancora è rilevante la cura d’ogni personaggio nella coerenza di canto e gesto. Eccellente anche il sostegno orchestrale, puntuale in ogni intervento canoro. La bacchetta di Giampaolo Bisanti, lucida o commossa nelle ouvertures e negli intermezzi (atti II e IV), è molto attenta alle voci, spiegate o soffuse, dialoganti o accordate, secondo “numeri” e “arie” fedeli a una convenzione giocata abilmente lungo l’intera partitura. Le prestazioni d’alto valore personale sono così misurabili fra esperienza e freschezza d’approccio interpretativo. Nelle nozze annunciate e rocambolescamente rinviate si rivela una coppia pateticamente confusa, eppure nell’ingenuità vivace.



Un momento dello spettacolo
© Teatro Carlo Felice

Il tenore Marco Ciaponi è il grande itinerante Fadinard, affannato e stralunato, in cerca del cappello irreperibile. Voce nobile, corposa, affettuosa, ingaggia tenzone equivocabile con la Baronessa nel chiederle il cappello (atto II, sc. 4). Poi, in bell’unisono, l’accenno di “aria” (scena ultima) che lo unisce felice alla partner. Le ritrosie timorose di Elena in Benedetta Torre (soprano) vengono distillate con parsimonia per scoccare anche le opportune malizie. Papà Nonancourt di Nicola Olivieri (basso) effonde pessimismo nel ripetuto «Tutto a monte!», pronto a virarlo in «Tutto a posto!», conciliante e fieramente benevolo. Beaupertuis (Paolo Bordogna, baritono) si dedica al pediluvio come a un balsamo contro il sospetto tradimento che lo tormenta e s’esprime ponendo in gara la mimica con il fraseggio. Un numero esuberante si confeziona la Baronessa di Sonia Ganassi (contralto) sedotta dal cercatore esasperato, scambiato per il violinista Minardi (Federico Mazzucco) emerso dalla platea. Giulia Bolcato (soprano) dispera fino all’ultimo di potersi dimostrare innocente, in mancanza della “paglia” divorata dal cavallo. Finché può cantar vittoria, grazie a un oggetto uguale ritrovato fra i doni della sposa. Conclude dunque con evidenza cinematografica l’avvolgente fluire orchestrale di Coro e Voci, «Finita è l’avventura… Andiamo a riposar!», nell’armonia del belcanto riattualizzato. 


Un cappello di paglia di Firenze

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo visto al Teatro Carlo Felice 
© Teatro Carlo Felice




Cast & credits

Titolo 
Un cappello di paglia di Firenze
Origine 
Italia
Anno 
2024
Durata 
2 ore e 15 con intervallo
Data rappresentazione 
15 dicembre 2024
Città rappresentazione 
Genova
Luogo rappresentazione 
Teatro Carlo Felice
Prima rappresentazione 
13 dicembre 2024
Libretto 
Nino Rota e Ernesta Rinaldi
Regia 
Damiano Michieletto
Interpreti 
Marco Ciamponi (Fadinard)
Nicola Ulivieri (Nonancourt)
Paolo Bordogna (Beaupertuis, Emilio)
Didier Pieri (Zio Vezinet)
Gianluca Moro (Felice)
Blagoj Nacoski (Achille di Rosalba, Guardia)
Franco Rios Castro (Caporale delle guardie)
Benedetta Torre (Elena)
Giulia Bolcato (Anaide)
Marika Colasanto (Modista)
Sonia Ganassi (Baronessa di Champigny)
Federico Mazzucco (Minardi)
Produzione 
Teatro Carlo Felice, Genova. Collaborazione con Opéra Royal de Wallonie-Liège
Scenografia 
Paolo Fantin
Costumi 
Silvia Aymonimo
Luci 
Luciano Novelli
Orchestra 
Orchestra del Carlo Felice
Direzione d'orchestra 
Giampaolo Bisanti
Coro 
Coro del Carlo Felice
Maestro del coro 
Claudio Marino Moretti