Teatro delle Regioni e Centro Internazionale di Drammaturgia di Fiesole
Era il ‘95, trenta anni fa, quando iniziò a San Casciano il Festival
Teatro delle Regioni. Organizzato insieme alla compagnia dell’Arca Azzurra, il
Festival era dedicato ogni anno a una regione italiana, ospitando le migliori
tendenze teatrali di ricerca sulla lingua e sui dialetti. Tutto era nato
qualche anno prima al Centro Internazionale di Drammaturgia di Fiesole,
organismo promosso da Siro Ferrone, tra i primi studiosi italiani ad
aver intuito che la drammaturgia era la forza ma anche l’anello debole della
produzione teatrale del paese e bisognava promuovere le opere e i talenti dei
nuovi autori. Al Centro, ispirato ad analoghi organismi europei, era stato
presentato nell’89 il Dopo Eduardo Nuova Drammaturgia a Napoli, area a
cui Ferrone era particolarmente attento e, su impulso di questo primo incontro,
nacquero una serie di iniziative che poi portarono alla rassegna di San
Casciano.
Il Centro si avvaleva di un illustre comitato composto da artisti, scrittori, critici e del partenariato con importanti istituti culturali, un sodalizio che garantiva prestigio e progetti compresa la pubblicazione di testi come fu per L’isola di Sancho di Manlio Santanelli nell’83 e Regina madre nell’85. Il Centro collaborò anche alla produzione di spettacoli, convegni e seminari sulla drammaturgia contemporanea. È importante ricordare questo lavoro dell’area fiorentina che all’epoca cercava di colmare un consolidato pregiudizio sugli autori italiani contemporanei i quali, nonostante le illustri ascendenze, sono stati sempre considerati una creatura minore, un investimento a rischio sul piano del mercato e del gradimento del pubblico, al contrario di quanto avviene in Europa dove la scrittura teatrale gode di appositi organismi e di autori di alta considerazione. Quegli anni inoltre arrivavano dopo le ardite sperimentazioni degli anni ‘60 e ‘70 ad opera di registi innovatori; con l’uscita di nuovi testi teatrali, in area napoletana ma non solo, alcuni segnalati dai Premi Idi e Riccione, l’attenzione si spostò di nuovo sull’opera scritta e sulla drammaturgia di testi. Si aggiunse l’avvio di un teatro di narrazione, con autori/attori come Marco Paolini, Davide Enia, Laura Curino, Ascanio Celestini e altri, che recuperavano storie italiane dimenticate, antiche lingue minori, epopee di una memoria italiana in gran parte negata.

Arca Azzurra
Una azione necessaria se si considera il panorama odierno e che oggi il
dibattito sulla drammaturgia si è come assopito, se non del tutto estinto, come
si è fermato il fardello degli interrogativi sul fare teatro e perché, se si
escludono alcuni pochi sussulti che arrivano da nuove proposte. A San Casciano
con il gruppo di Ugo Chiti si provò a intrecciare l’aspetto sperimentale
della ricerca sulle lingue teatrali con la politica produttiva indagando, oltre
che sulle relazioni estetiche, sulle questioni irrisolte della produzione, per
un rinnovamento anche del mercato e del pubblico. A sostenere il percorso
furono chiamati inoltre personalità illustri della cultura italiana, Mario
Luzi, Claudio Magris, Roberto De Simone, vertici delle
istituzioni teatrali, come ETI e IDI, registi quali Carlo Cecchi, Mario
Martone, Armando Pugliese, Maurizio Scaparro, organizzatori
come Giorgio Guazzotti, Mauro Carbonoli, Fulvio Fo. Erano
anni in cui si era accompagnati da una critica attenta, di robusta
autorevolezza.
L’Associazione nazionale dei Critici raccoglieva in quel periodo, tra
gli altri, Guido De Monticelli, Ghigo de Chiara, Paolo Emilio
Poesio, Aggeo Savioli, Tommaso Chiaretti alle cui prose i
giornali italiani dedicavano spazio e attenzione; l’ETI era ancora una importante
istituzione che gestiva alcuni tra i più eminenti teatri del paese, il Duse, la
Pergola, il Quirino, il Valle; era inoltre molto attivo l’Istituto del Dramma
Italiano, capitanato da De Chiara. Proprio dopo la chiusura dell’IDI nacque in
seno al Festival il Comitato di San Casciano che raggruppava trenta autori che
si fecero promotori di alcune proposte specifiche di riforma, mentre erano in
carica al Ministero prima Veltroni, poi Melandri. Gli anni di San
Casciano erano il culmine di un decennio che era partito da Napoli negli anni ‘80
dove gli autori napoletani avevano suscitato un intenso dibattito intorno alla
nascita di una drammaturgia contemporanea; una stagione che aveva ridato nuovo
orgoglio alla figura dell’autore relegato nelle angustie del “rischio” e della
novità italiana.

Renato Sarti, I ME CIAMAVA PER NOME (44.787 - Risiera di San Sabba)
Con la prima edizione al Teatro di Rifredi nel 1990 in collaborazione con il Centro fiesolano e l’IDI, grazie all’impulso di Siro Ferrone, si presentarono gli autori e le loro letture o messe in scena aperte da incontri dai titoli emblematici, quali Una lingua per il teatro italiano con la partecipazione di Luzi, Ugo Gregoretti, Ugo Ronfani, Claudio Vicentini, Paolo Emilio Poesio; a questi seguivano le letture curate dagli stessi autori: Enzo Moscato, Renato Sarti, Giuseppe Manfridi, Luigi Spagnol, Manlio Santanelli; nonché spettacoli come Occhi gettati di Moscato prodotto dai Teatri Uniti e Il pozzo dei pazzi di Franco Scaldati prodotto dal Teatro dell’Elfo e la regia di Elio De Capitani. Altro incontro fu su Poeti di compagnia e Teatro pubblico con la partecipazione di alcuni dei maggiori rappresentanti delle istituzioni teatrali italiane tra cui Bruno D’Alessandro che allora dirigeva l’ETI e Furio Bordon che dirigeva lo Stabile di Trieste.
Da questa prima esperienza al Rifredi ci si spostò a San Casciano già
sede teatrale dell’Arca Azzurra per il Teatro delle Regioni che aveva come sua mission
la particolare attenzione alle drammaturgie di area regionale. Con un piccolo
budget autogestito, ogni anno venivano presentati dei “micro eventi” esclusivi,
testi di autori contemporanei in varie forme: dalla lettura, alla mise en
espace, al laboratorio, allo spettacolo compiuto. Nei quattro anni di
attività sono stati presentati testi di Claudio Magris, Ugo Chiti, Annibale
Ruccello, Manlio Santanelli, Ruggero Cappuccio, Enzo Moscato, Renato
Sarti, Francesco Silvestri, Pia Fontana, Giorgio Pressburger,
Duccio Camerini, Lucilla Lupaioli, Pier Paolo Palladino, Giordano
Raggi, Eduardo Erba, Alessandro Rossi, Giuseppe Manfridi, Antonio
Tarantino, Silvio Fiore, Enrico Luttman.

Pier Paolo Pasolini, I Turcs Tal Friul
Nella edizione dedicata al Friuli Venezia Giulia venne ospitato il
bellissimo spettacolo I Turcs Tal Friul di Pasolini con la regia
di De Capitani e le musiche di Giovanna Marini; vennero inoltre avviate
sinergie con il Teatro Argot di Roma, il Mittelfest, il Teatro Settimo di
Torino, la Cooperativa Dioniso di Palermo, Ravennateatro, il Teatro di Sassari,
l’Elfo di Milano, il Teatro di Fiume, il Teatro Sloveno. Tra le
letture/produzioni: Le voci di Claudio Magris; Il grido di Pia
Fontana, La risiera di Renato Sarti con trame legate a tematiche
sofferte e acute, le deportazioni, la salute mentale, nella città dove si avviò
la riforma Basaglia. Per le letture venivano invitati attori importanti come Isa
Danieli per uno studio su Piéce noir di Moscato e si lanciavano
esperimenti creativi per indagare nei rapporti tra aree ed etnie, con gruppi
fortemente legati alla memoria dei luoghi, come il piemontese Teatro dell’Angolo,
il Teatro delle Briciole, la Contrada di Trieste, l’ADRET della Val d’Aosta, Il
Teatro di Monticchiello, il Gruppo Koreja di Lecce, il Velemir Teatro di
Trieste.
Si arriva così al ‘97 quando lo sguardo si allunga su Roma con Luci
sulla città e sul teatro di autori romani come Lucilla Lupaioli, Duccio
Camerini, Pier Paolo Palladino e dove arrivano alcuni artisti allora
sconosciuti, come Paola Cortellesi e Furio Andreotti (gli autori
del recente e premiatissimo film È ancora domani); quindi l’Emilia
Romagna con Le albe di Ravenna, il Teatro di Marco Martinelli, Ermanna
Montanari, letture di Nevio Spadoni, Ermanno Cavazzoni. In pochi
anni il Chianti si era guadagnato un interesse generale degli addetti ai
lavori, un’area dove si incrociavano esperienze di ricerca particolari anche
marginali. Si era inoltre creata una commissione mista con l’Eti composta da
autori, critici e presieduta da Renzo Tian, Giovanna Marinelli e Ilaria
Fabbri per un documento sul Decreto legge Veltroni, che proponeva la
creazione di un organismo nazionale partendo dalla rifondazione dell’IDI, una
revisione del sistema delle residenze, la creazione di poli regionali della
drammaturgia italiana.

Franco Scaldati, Totò e Vicè
Lo scioglimento dell’IDI nel ‘98 ad opera dei vertici dell’ETI
determinò la protesta degli autori che vennero convocati dall’Agis e invitati
presso l’Ufficio Legislativo della Vicepresidenza del Consiglio. Sulla soglia
dell’incontro con i rappresentanti del Ministro, nella saletta stessa dell’Ufficio
legislativo, il gruppo di autori si imbarcò in una di quelle fatidiche e fatali
discussioni su chi dovesse rappresentarli, sul come e sul perché e ne nacque
uno dei soliti dibattiti che portò il gruppo a uscire dal palazzo,
materialmente e metaforicamente. La crisi si riverberò sul Festival, nel quale
erano intanto arrivati anche autori (e registi) della Ubu e di Franco Quadri; l’ETI
non gradì la protesta sull’IDI ritenuto ormai un organismo decotto e l’Arca
Azzurra preferì non proseguire oltre quel percorso, forse non più tanto gradito
all’establishment teatrale. Oppure, come di solito avviene, si era
esaurito un ciclo e il discorso sugli autori italiani aveva fatto il suo corso.
Così si chiuse quella bella stagione; da allora qualche altro timido tentativo
di una rete degli autori venne fatto a Roma con il Cendic di Maria Letizia
Compatangelo mentre resiste con tenacia la storica SIAD di Maricla
Boggio.
Poi, un vero ciclone si è abbattuto sul teatro italiano in questi anni,
con la chiusura dell’ETI, la chiusura del Valle con un tentativo di
occupazione, la fine di tanti altri spazi, gli accorpamenti di sale e storie
disomogenee in nome degli algoritmi della riforma Franceschini, i Teatri
Nazionali, I Tric e via dicendo. Fortunatamente il teatro resiste, si muove per
nuove e differenti strade al di fuori di logiche ministeriali che ce la mettono
tutta ma non riescono a distruggere la vocazione di nuove generazioni che a
volte, sembrano aver raccolto in pieno l’eredità dei grandi maestri scomparsi.
Certo, continua a mancare quello slancio creativo di una drammaturgia nazionale
che resta e permane la grande assente nella patria di Ruzante, Goldoni,
Pirandello, Eduardo, Fo…
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Alberto Bassetti, La tana, Testo vincitore del
Premio IDI Istituto del Dramma Italiano 1992; regia di Antonio Calenda, con Daniela Giovanetti, Maria
Paiato, Alvia Reale, Daniela Giordano, Sandra Collodel,
Aprile 1993, Teatro La Comunità, Roma
Raffaella Battaglini, Conversazione per passare la notte,
Stagione 1995/96; regia di Federico Tiezzi con Marisa Fabbri, Magda
Mercatali, Alvia Reale, Gianfranco Varetto
Roberto Cavosi, Rosanero, Premio I.D.I 1993 e Biglietto d’oro
Agis come novità italiana 1994\1995, Benevento Città Spettacolo; regia di
Antonio Calenda. Interpreti: Alvia Reale, Antonella Schirò, Cetty
Arancio, Daniela Giovanetti, Anna Lezzi
Ugo Chiti, La provincia di Jimmy,
Arca Azzurra Teatro 1990 Firenze
Edoardo Erba, Maratona di New York, Premio Candoni 1992, Teatro Due di Parma
1993, con Luca Zingaretti e Bruno
Armando; regia di Edoardo Erba
Enzo Moscato, Festa al celeste e nubile santuario con Isa Danieli e Angela Pagano; regia di Armando Pugliese
Angelo Longoni, Naja,
Film, regia di Angelo Longoni (con Francesco
Siciliano, Stefano Accorsi, Enrico Lo Verso, Lorenzo
Amato, Claudia Pandolfi)
Lucilla
Lupaioli, L’anello di Erode, da un’idea di Furio Andreotti, Todi Festival ’96
con Claudio Santamaria, Massimo De Santis, Massimiliano
Violante, Stefano Macchi, Alberto Alemanno, Marco Morabito.
Scene Alessandro Vannucci, costumi Alberto Moretti; regia Furio
Andreotti
Giuseppe Manfridi, Giacomo il prepotente, regia di Piero
Maccarinelli. Con Elisabetta Pozzi, Massimo Venturiello, Massimo
De Rossi, Antonella Schirò e Rosanna Naddeo. Produzione
Stabile di Genova, 1989
Umberto Marino, La stazione, film 1990 diretto da Sergio Rubini con
Sergio Rubini, Margherita Buy e Ennio Fantastichini
Pier Paolo Palladino, Il cappello del Papa, di Pier Paolo Palladino con Massimo Wertmuller e Ennio Coltorti; regia di Maurizio Panici
Manlio Santanelli, Uscita di emergenza, con Nello Mascia e Sergio Fantoni; regia storica Bruno Cirino
Renato Sarti,
I ME CIAMAVA PER NOME (44.787 - Risiera di San Sabba) scritto e diretto da
Renato Sarti (da testimonianze di ex deportati raccolte da Marco Coslovich e Silvia Bon) con Renato Sarti, Tanja Pecar, Nicoletta Ramorino, Ernesto
Rossi; Cinquantenario della
Liberazione 1995
Franco Scaldati, Totò e Vicè,
regia e interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
Francesco Silvestri, Il topolino
Crick, di e con Francesco Silvestri
Annibale Ruccello, Le cinque
rose di Jennifer, film di Tomaso Sherman, interpretato da Francesco Silvestri, Massimo Abate, Tosca D'Aquino, Nello Mascia, Antonio Tallura, 1989
Antonio Tarantino, Stabat
Mater, Premio Riccione per il teatro 1993, debutto 1994, con Piera
Degli Esposti, regia di Chérif
scene di Arnaldo Pomodoro
Nino Gennaro, La divina di
Palermo, con Massimo Verdastro
Registi, interpreti, produttori: Armando Pugliese, Maurizio Panici, Teatri
Uniti, Sergio Rubini, Soleri, Nello Mascia, Arca Azzurra Teatro, Antonio
Calenda, Walter Manfrè, Federico Tiezzi, Mauro Carbonoli, Piera degli
Esposti, Massimo Wertmuller, Ennio Coltorti, Elisabetta Pozzi, Massimo
Venturiello, Massimo De Rossi, Antonella Schirò, Rosanna Naddeo, Claudio
Santamaria, Massimo De Santis, Massimiliano Violante, Stefano Macchi, Alberto
Alemanno, Marco Morabito, Francesco Siciliano, Stefano Accorsi, Enrico Lo
Verso, Lorenzo Amato, Claudia Pandolfi, Luca Zingaretti, Bruno Armando, altri
da definire.
Documento del Comitato dopo scioglimento IDI
Roma, 21 gennaio 1998
Il Comitato di Autori italiani, già riunitosi lo scorso giugno a San Casciano per il TEATRO DELLE REGIONI, esprime preoccupazione e sconcerto per l’improvvisa chiusura dell’Istituto del Dramma Italiano, Istituto del quale il Comitato aveva invece auspicato la rifondazione.
Pur prendendo atto delle motivazioni giuridiche che l’hanno determinata, il Comitato di Autori di San Casciano ritiene che tale chiusura lasci al momento un grande vuoto istituzionale per la drammaturgia contemporanea italiana.
Nell’esprimere quindi la più ampia solidarietà ai dipendenti dell’Istituto che vedono in pericolo il proprio posto di lavoro, il Comitato accoglie tuttavia positivamente la richiesta del Ministro Veltroni ai responsabili dell’AGIS, dell’Ente Teatrale Italiano, e dell’Associazione Teatri Stabili espressa nella nota del 15/1/ 98 dell’Ufficio legislativo della Vice Presidenza del Consiglio.
In tale nota il Ministro ha dichiarato:
“... occorre ora porsi con rapidità ed incisività il problema della valorizzazione della drammaturgia italiana contemporanea, che si accentua con la cessazione di attività dell’Istituto del Dramma Italiano.
La linea di una forte valorizzazione di una nostra drammaturgia è stata già espressa dal governo con l’approvazione su mia proposta del disegno di legge sulla “Disciplina generale dell’attività teatrale”, il cui articolo 23 è appunto dedicato a delineare prospettive nuove di valorizzazione e sostegno alla drammaturgia italiana contemporanea.
Credo – prosegue ancora la nota – che ancor prima della approvazione del Disegno di Legge e nell’ambito degli ordinari compiti del Dipartimento dello Spettacolo, occorra individuare strumenti validi ed operativi per far sì che la drammaturgia italiana contemporanea possa essere valorizzata, con riferimento al momento della rappresentazione”.
In riferimento a questa nota del Ministro Veltroni, noi, autori italiani, esigiamo di essere i primi interlocutori per l’individuazione degli strumenti più validi per l’attuazione di tale disegno.
Chiediamo quindi ufficialmente un incontro con il Ministro e con i responsabili dell’ETI, dell’AGIS e dell’Associazione Teatri Stabili, cui lo stesso Ministro si rivolge, per avanzare le proposte, a partire dalla futura destinazione del finanziamento finora erogato all’Istituto del Dramma Italiano e che riteniamo vada destinato alla valorizzazione della drammaturgia contemporanea.
Con la chiusura dell’IDI e in tale vuoto istituzionale, l’IDI siamo noi autori che abbiamo in questi anni rappresentato la vera novità per il teatro del nostro paese; per questo riteniamo che qualsiasi iniziativa sulla drammaturgia italiana non possa prescindere dalle nostre proposte né possa essere ancora delegata unicamente ai rappresentanti istituzionali.
Alberto Bassetti, Raffaella Battaglini, Ruggero Cappuccio, Gianfranco Callegarich, Duccio Camerini, Roberto Cavosi, Salvatore Chiosi, Ugo Chiti, Edoardo Erba, Angelo Longoni, Lucilla Lupaioli, Giuseppe Manfridi, Umberto Marino, Enzo Moscato, Pier Paolo Palladino, Giorgio Pressburger, Giordano Raggi, Nino Romeo, Alessandro Rossi, Manlio Santanelli, Renato Sarti, Franco Scaldati, Francesco Silvestri.
Roma, 3 febbraio 1998
