Teatro delle Regioni e Centro Internazionale di Drammaturgia di Fiesole

di Luciana Libero

Data di pubblicazione su web 11/01/2025

Teatro delle Regioni e Centro Internazionale di Drammaturgia di Fiesole


Era il ‘95, trenta anni fa, quando iniziò a San Casciano il Festival Teatro delle Regioni. Organizzato insieme alla compagnia dell’Arca Azzurra, il Festival era dedicato ogni anno a una regione italiana, ospitando le migliori tendenze teatrali di ricerca sulla lingua e sui dialetti. Tutto era nato qualche anno prima al Centro Internazionale di Drammaturgia di Fiesole, organismo promosso da Siro Ferrone, tra i primi studiosi italiani ad aver intuito che la drammaturgia era la forza ma anche l’anello debole della produzione teatrale del paese e bisognava promuovere le opere e i talenti dei nuovi autori. Al Centro, ispirato ad analoghi organismi europei, era stato presentato nell’89 il Dopo Eduardo Nuova Drammaturgia a Napoli, area a cui Ferrone era particolarmente attento e, su impulso di questo primo incontro, nacquero una serie di iniziative che poi portarono alla rassegna di San Casciano.

Il Centro si avvaleva di un illustre comitato composto da artisti, scrittori, critici e del partenariato con importanti istituti culturali, un sodalizio che garantiva prestigio e progetti compresa la pubblicazione di testi come fu per L’isola di Sancho di Manlio Santanelli nell’83 e Regina madre nell’85. Il Centro collaborò anche alla produzione di spettacoli, convegni e seminari sulla drammaturgia contemporanea. È importante ricordare questo lavoro dell’area fiorentina che all’epoca cercava di colmare un consolidato pregiudizio sugli autori italiani contemporanei i quali, nonostante le illustri ascendenze, sono stati sempre considerati una creatura minore, un investimento a rischio sul piano del mercato e del gradimento del pubblico, al contrario di quanto avviene in Europa dove la scrittura teatrale gode di appositi organismi e di autori di alta considerazione. Quegli anni inoltre arrivavano dopo le ardite sperimentazioni degli anni ‘60 e ‘70 ad opera di registi innovatori; con l’uscita di nuovi testi teatrali, in area napoletana ma non solo, alcuni segnalati dai Premi Idi e Riccione, l’attenzione si spostò di nuovo sull’opera scritta e sulla drammaturgia di testi. Si aggiunse l’avvio di un teatro di narrazione, con autori/attori come Marco Paolini, Davide Enia, Laura Curino, Ascanio Celestini e altri, che recuperavano storie italiane dimenticate, antiche lingue minori, epopee di una memoria italiana in gran parte negata.


Arca Azzurra

Una azione necessaria se si considera il panorama odierno e che oggi il dibattito sulla drammaturgia si è come assopito, se non del tutto estinto, come si è fermato il fardello degli interrogativi sul fare teatro e perché, se si escludono alcuni pochi sussulti che arrivano da nuove proposte. A San Casciano con il gruppo di Ugo Chiti si provò a intrecciare l’aspetto sperimentale della ricerca sulle lingue teatrali con la politica produttiva indagando, oltre che sulle relazioni estetiche, sulle questioni irrisolte della produzione, per un rinnovamento anche del mercato e del pubblico. A sostenere il percorso furono chiamati inoltre personalità illustri della cultura italiana, Mario Luzi, Claudio Magris, Roberto De Simone, vertici delle istituzioni teatrali, come ETI e IDI, registi quali Carlo Cecchi, Mario Martone, Armando Pugliese, Maurizio Scaparro, organizzatori come Giorgio Guazzotti, Mauro Carbonoli, Fulvio Fo. Erano anni in cui si era accompagnati da una critica attenta, di robusta autorevolezza.

L’Associazione nazionale dei Critici raccoglieva in quel periodo, tra gli altri, Guido De Monticelli, Ghigo de Chiara, Paolo Emilio Poesio, Aggeo Savioli, Tommaso Chiaretti alle cui prose i giornali italiani dedicavano spazio e attenzione; l’ETI era ancora una importante istituzione che gestiva alcuni tra i più eminenti teatri del paese, il Duse, la Pergola, il Quirino, il Valle; era inoltre molto attivo l’Istituto del Dramma Italiano, capitanato da De Chiara. Proprio dopo la chiusura dell’IDI nacque in seno al Festival il Comitato di San Casciano che raggruppava trenta autori che si fecero promotori di alcune proposte specifiche di riforma, mentre erano in carica al Ministero prima Veltroni, poi Melandri. Gli anni di San Casciano erano il culmine di un decennio che era partito da Napoli negli anni ‘80 dove gli autori napoletani avevano suscitato un intenso dibattito intorno alla nascita di una drammaturgia contemporanea; una stagione che aveva ridato nuovo orgoglio alla figura dell’autore relegato nelle angustie del “rischio” e della novità italiana.


Renato Sarti, I ME CIAMAVA PER NOME (44.787 - Risiera di San Sabba)

Con la prima edizione al Teatro di Rifredi nel 1990 in collaborazione con il Centro fiesolano e l’IDI, grazie all’impulso di Siro Ferrone, si presentarono gli autori e le loro letture o messe in scena aperte da incontri dai titoli emblematici, quali Una lingua per il teatro italiano con la partecipazione di Luzi, Ugo Gregoretti, Ugo Ronfani, Claudio Vicentini, Paolo Emilio Poesio; a questi seguivano le letture curate dagli stessi autori: Enzo Moscato, Renato Sarti, Giuseppe Manfridi, Luigi Spagnol, Manlio Santanelli; nonché spettacoli come Occhi gettati di Moscato prodotto dai Teatri Uniti e Il pozzo dei pazzi di Franco Scaldati prodotto dal Teatro dell’Elfo e la regia di Elio De Capitani. Altro incontro fu su Poeti di compagnia e Teatro pubblico con la partecipazione di alcuni dei maggiori rappresentanti delle istituzioni teatrali italiane tra cui Bruno D’Alessandro che allora dirigeva l’ETI e Furio Bordon che dirigeva lo Stabile di Trieste.

Da questa prima esperienza al Rifredi ci si spostò a San Casciano già sede teatrale dell’Arca Azzurra per il Teatro delle Regioni che aveva come sua mission la particolare attenzione alle drammaturgie di area regionale. Con un piccolo budget autogestito, ogni anno venivano presentati dei “micro eventi” esclusivi, testi di autori contemporanei in varie forme: dalla lettura, alla mise en espace, al laboratorio, allo spettacolo compiuto. Nei quattro anni di attività sono stati presentati testi di Claudio Magris, Ugo Chiti, Annibale Ruccello, Manlio Santanelli, Ruggero Cappuccio, Enzo Moscato, Renato Sarti, Francesco Silvestri, Pia Fontana, Giorgio Pressburger, Duccio Camerini, Lucilla Lupaioli, Pier Paolo Palladino, Giordano Raggi, Eduardo Erba, Alessandro Rossi, Giuseppe Manfridi, Antonio Tarantino, Silvio Fiore, Enrico Luttman.


Pier Paolo Pasolini, I Turcs Tal Friul


Nella edizione dedicata al Friuli Venezia Giulia venne ospitato il bellissimo spettacolo I Turcs Tal Friul di Pasolini con la regia di De Capitani e le musiche di Giovanna Marini; vennero inoltre avviate sinergie con il Teatro Argot di Roma, il Mittelfest, il Teatro Settimo di Torino, la Cooperativa Dioniso di Palermo, Ravennateatro, il Teatro di Sassari, l’Elfo di Milano, il Teatro di Fiume, il Teatro Sloveno. Tra le letture/produzioni: Le voci di Claudio Magris; Il grido di Pia Fontana, La risiera di Renato Sarti con trame legate a tematiche sofferte e acute, le deportazioni, la salute mentale, nella città dove si avviò la riforma Basaglia. Per le letture venivano invitati attori importanti come Isa Danieli per uno studio su Piéce noir di Moscato e si lanciavano esperimenti creativi per indagare nei rapporti tra aree ed etnie, con gruppi fortemente legati alla memoria dei luoghi, come il piemontese Teatro dell’Angolo, il Teatro delle Briciole, la Contrada di Trieste, l’ADRET della Val d’Aosta, Il Teatro di Monticchiello, il Gruppo Koreja di Lecce, il Velemir Teatro di Trieste.

Si arriva così al ‘97 quando lo sguardo si allunga su Roma con Luci sulla città e sul teatro di autori romani come Lucilla Lupaioli, Duccio Camerini, Pier Paolo Palladino e dove arrivano alcuni artisti allora sconosciuti, come Paola Cortellesi e Furio Andreotti (gli autori del recente e premiatissimo film È ancora domani); quindi l’Emilia Romagna con Le albe di Ravenna, il Teatro di Marco Martinelli, Ermanna Montanari, letture di Nevio Spadoni, Ermanno Cavazzoni. In pochi anni il Chianti si era guadagnato un interesse generale degli addetti ai lavori, un’area dove si incrociavano esperienze di ricerca particolari anche marginali. Si era inoltre creata una commissione mista con l’Eti composta da autori, critici e presieduta da Renzo Tian, Giovanna Marinelli e Ilaria Fabbri per un documento sul Decreto legge Veltroni, che proponeva la creazione di un organismo nazionale partendo dalla rifondazione dell’IDI, una revisione del sistema delle residenze, la creazione di poli regionali della drammaturgia italiana.


Franco Scaldati, Totò e Vicè 

Lo scioglimento dell’IDI nel ‘98 ad opera dei vertici dell’ETI determinò la protesta degli autori che vennero convocati dall’Agis e invitati presso l’Ufficio Legislativo della Vicepresidenza del Consiglio. Sulla soglia dell’incontro con i rappresentanti del Ministro, nella saletta stessa dell’Ufficio legislativo, il gruppo di autori si imbarcò in una di quelle fatidiche e fatali discussioni su chi dovesse rappresentarli, sul come e sul perché e ne nacque uno dei soliti dibattiti che portò il gruppo a uscire dal palazzo, materialmente e metaforicamente. La crisi si riverberò sul Festival, nel quale erano intanto arrivati anche autori (e registi) della Ubu e di Franco Quadri; l’ETI non gradì la protesta sull’IDI ritenuto ormai un organismo decotto e l’Arca Azzurra preferì non proseguire oltre quel percorso, forse non più tanto gradito all’establishment teatrale. Oppure, come di solito avviene, si era esaurito un ciclo e il discorso sugli autori italiani aveva fatto il suo corso. Così si chiuse quella bella stagione; da allora qualche altro timido tentativo di una rete degli autori venne fatto a Roma con il Cendic di Maria Letizia Compatangelo mentre resiste con tenacia la storica SIAD di Maricla Boggio.

Poi, un vero ciclone si è abbattuto sul teatro italiano in questi anni, con la chiusura dell’ETI, la chiusura del Valle con un tentativo di occupazione, la fine di tanti altri spazi, gli accorpamenti di sale e storie disomogenee in nome degli algoritmi della riforma Franceschini, i Teatri Nazionali, I Tric e via dicendo. Fortunatamente il teatro resiste, si muove per nuove e differenti strade al di fuori di logiche ministeriali che ce la mettono tutta ma non riescono a distruggere la vocazione di nuove generazioni che a volte, sembrano aver raccolto in pieno l’eredità dei grandi maestri scomparsi. Certo, continua a mancare quello slancio creativo di una drammaturgia nazionale che resta e permane la grande assente nella patria di Ruzante, Goldoni, Pirandello, Eduardo, Fo…

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Alberto Bassetti, La tana, Testo vincitore del Premio IDI Istituto del Dramma Italiano 1992; regia di Antonio Calenda, con Daniela Giovanetti, Maria Paiato, Alvia Reale, Daniela Giordano, Sandra Collodel, Aprile 1993, Teatro La Comunità, Roma

Raffaella Battaglini
, Conversazione per passare la notte, Stagione 1995/96; regia di Federico Tiezzi con Marisa Fabbri, Magda Mercatali, Alvia Reale, Gianfranco Varetto

Roberto Cavosi
, Rosanero, Premio I.D.I 1993 e Biglietto d’oro Agis come novità italiana 1994\1995, Benevento Città Spettacolo; regia di Antonio Calenda. Interpreti: Alvia Reale, Antonella Schirò, Cetty Arancio, Daniela Giovanetti, Anna Lezzi

Ugo Chiti, La provincia di Jimmy, Arca Azzurra Teatro 1990 Firenze

Edoardo Erba, Maratona di New York, Premio Candoni 1992, Teatro Due di Parma 1993, con Luca Zingaretti e Bruno Armando; regia di Edoardo Erba

Enzo Moscato, Festa al celeste e nubile santuario con Isa Danieli e Angela Pagano; regia di Armando Pugliese

Angelo Longoni, Naja, Film, regia di Angelo Longoni (con Francesco Siciliano, Stefano Accorsi, Enrico Lo Verso, Lorenzo Amato, Claudia Pandolfi)

Lucilla Lupaioli, L’anello di Erode, da un’idea di Furio Andreotti, Todi Festival ’96 con Claudio Santamaria, Massimo De Santis, Massimiliano Violante, Stefano Macchi, Alberto Alemanno, Marco Morabito. Scene Alessandro Vannucci, costumi Alberto Moretti; regia Furio Andreotti

Giuseppe Manfridi, Giacomo il prepotente, regia di Piero Maccarinelli. Con Elisabetta Pozzi, Massimo Venturiello, Massimo De Rossi, Antonella Schirò e Rosanna Naddeo. Produzione Stabile di Genova, 1989

Umberto Marino, La stazione, film 1990 diretto da Sergio Rubini con Sergio Rubini, Margherita Buy e Ennio Fantastichini

Pier Paolo Palladino, Il cappello del Papa, di Pier Paolo Palladino con Massimo Wertmuller e Ennio Coltorti; regia di Maurizio Panici

Manlio Santanelli, Uscita di emergenza, con Nello Mascia e Sergio Fantoni; regia storica Bruno Cirino

Renato Sarti, I ME CIAMAVA PER NOME (44.787 - Risiera di San Sabba) scritto e diretto da Renato Sarti (da testimonianze di ex deportati raccolte da Marco Coslovich e Silvia Bon) con Renato Sarti, Tanja Pecar, Nicoletta Ramorino, Ernesto Rossi; Cinquantenario della Liberazione 1995

Franco Scaldati, Totò e Vicè, regia e interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi

Francesco Silvestri, Il topolino Crick, di e con Francesco Silvestri

Annibale Ruccello, Le cinque rose di Jennifer, film di Tomaso Sherman, interpretato da Francesco Silvestri, Massimo Abate, Tosca D'Aquino, Nello Mascia, Antonio Tallura, 1989


Antonio Tarantino, Stabat Mater, Premio Riccione per il teatro 1993, debutto 1994, con Piera Degli Esposti, regia di Chérif scene di Arnaldo Pomodoro

Nino Gennaro
, La divina di Palermo, con Massimo Verdastro

Registi, interpreti, produttori: Armando Pugliese, Maurizio Panici, Teatri Uniti, Sergio Rubini, Soleri, Nello Mascia, Arca Azzurra Teatro, Antonio Calenda, Walter Manfrè, Federico Tiezzi, Mauro Carbonoli, Piera degli Esposti, Massimo Wertmuller, Ennio Coltorti, Elisabetta Pozzi, Massimo Venturiello, Massimo De Rossi, Antonella Schirò, Rosanna Naddeo, Claudio Santamaria, Massimo De Santis, Massimiliano Violante, Stefano Macchi, Alberto Alemanno, Marco Morabito, Francesco Siciliano, Stefano Accorsi, Enrico Lo Verso, Lorenzo Amato, Claudia Pandolfi, Luca Zingaretti, Bruno Armando, altri da definire.


Documento del Comitato dopo scioglimento IDI

Roma, 21 gennaio 1998

 

            Il Comitato di Autori italiani, già riunitosi lo scorso giugno a San Casciano per il TEATRO DELLE REGIONI, esprime preoccupazione e sconcerto per l’improvvisa chiusura dell’Istituto del Dramma Italiano, Istituto del quale il Comitato aveva invece auspicato la rifondazione.

            Pur prendendo atto delle motivazioni giuridiche che l’hanno determinata, il Comitato di Autori di San Casciano ritiene che tale chiusura lasci al momento un grande vuoto istituzionale per la drammaturgia contemporanea italiana.

            Nell’esprimere quindi la più ampia solidarietà ai dipendenti dell’Istituto che vedono in pericolo il proprio posto di lavoro, il Comitato accoglie tuttavia positivamente la richiesta del Ministro Veltroni ai responsabili dell’AGIS, dell’Ente Teatrale Italiano, e dell’Associazione Teatri Stabili espressa nella nota del 15/1/ 98 dell’Ufficio legislativo della Vice Presidenza del Consiglio.

            In tale nota il Ministro ha dichiarato:

“... occorre ora porsi con rapidità ed incisività il problema della valorizzazione della drammaturgia italiana contemporanea, che si accentua con la cessazione di attività dell’Istituto del Dramma Italiano.

            La linea di una forte valorizzazione di una nostra drammaturgia è stata già espressa dal governo con l’approvazione su mia proposta del disegno di legge sulla “Disciplina generale dell’attività teatrale”, il cui articolo 23 è appunto dedicato a delineare prospettive nuove di valorizzazione e sostegno alla drammaturgia italiana contemporanea.

            Credo – prosegue ancora la nota – che ancor prima della approvazione del Disegno di Legge e nell’ambito degli ordinari compiti del Dipartimento dello Spettacolo, occorra individuare strumenti validi ed operativi per far sì che la drammaturgia italiana contemporanea possa essere valorizzata, con riferimento al momento della rappresentazione”.

            In riferimento a questa nota del Ministro Veltroni, noi, autori italiani, esigiamo di essere i primi interlocutori per l’individuazione degli strumenti più validi per l’attuazione di tale disegno.

            Chiediamo quindi ufficialmente un incontro con il Ministro e con i responsabili dell’ETI, dell’AGIS e dell’Associazione Teatri Stabili, cui lo stesso Ministro si rivolge, per avanzare le proposte, a partire dalla futura destinazione del finanziamento finora erogato all’Istituto del Dramma Italiano e che riteniamo vada destinato alla valorizzazione della drammaturgia contemporanea.

            Con la chiusura dell’IDI e in tale vuoto istituzionale, l’IDI siamo noi autori che abbiamo in questi anni rappresentato la vera novità per il teatro del nostro paese; per questo riteniamo che qualsiasi iniziativa sulla drammaturgia italiana non possa prescindere dalle nostre proposte né possa essere ancora delegata unicamente ai rappresentanti istituzionali.


Alberto Bassetti, Raffaella Battaglini, Ruggero Cappuccio, Gianfranco Callegarich, Duccio Camerini, Roberto Cavosi, Salvatore Chiosi, Ugo Chiti, Edoardo Erba, Angelo Longoni, Lucilla Lupaioli, Giuseppe Manfridi, Umberto Marino, Enzo Moscato, Pier Paolo Palladino, Giorgio Pressburger, Giordano Raggi, Nino Romeo, Alessandro Rossi, Manlio Santanelli, Renato Sarti, Franco Scaldati, Francesco Silvestri.

Roma, 3 febbraio 1998



Cast & Credits



Centro internazionale di Drammaturgia, Autori. Letture, incontri, spettacoli sulla drammaturgia italiana, Firenze, Teatro di Rifredi, 20-21-22 aprile 1990.