Lo Schiaccianoci tra sogno e realtà
Ha il sapore delle feste natalizie e il significato di un rito magico quello che ogni anno a dicembre vede i più importanti teatri del mondo allestire Lo Schiaccianoci, l’intramontabile balletto che torna sulle scene in riprese e/o versioni più o meno ispirate all’archetipo di Marius Petipa e Lev Ivanov del 1892 su musica di Čajkovskij. Un appuntamento con la danse d’école e il ballet d’action ottocentesco al quale è difficile resistere per il gusto di essere, come i bambini, rapiti dalla storia di Clara e del suo Principe Schiaccianoci, o, come adulti, per il piacere di guardare a un universo incantato, illusorio eppure accarezzato con nostalgia.
In tutto questo il Teatro alla Scala e il Corpo di Ballo non potevano esimersi dal fare la loro parte con la messinscena dell’intrigante rilettura di Rudolf Nureyev che inaugura la stagione di balletto scaligera 2024-2025 e rinnova i fasti di un allestimento tra i più riusciti del teatro di danza. C’è un legame indissolubile tra il Piermarini e lo Schiaccianoci di Nureyev che, dalla prima messinscena del 1969 (nel 1968 fu eseguito il solo Pas de deux con Merle Park e lo stesso Nureyev) è stato riallestito numerose volte: la penultima è del dicembre 2022, sempre con le ariose scene e i sontuosi costumi disegnati da Nicholas Georgiadis, stretto collaboratore di “Rudy”, ed esaltati dalle luci di Andrea Giretti. Un gradito ritorno che, con la direzione d’Orchestra dell’esperto Valery Oysyanikok, non manca di registrare il sold out e di ospitare étoiles internazionali come Hugo Marchand, Danseur étoile dell’Opéra di Parigi, vincitore di premi internazionali tra i quali il prestigiosissimo Premio Benois, assegnatogli nel 2017 e 2023, e ospite di teatri come il Bol’šoj e il Mariinskij.

La versione di Nureyev, nata per il Teatro Reale di Stoccolma nel 1967 e consacrata nel 1968 dal Royal Ballet, tiene presente l’archetipo di Petipa e Ivanov nella trasposizione che Vasilij Vajnonen realizzò nel 1934 per il Kirov e che Nureyev conosceva bene per aver interpretato più volte il Principe. La novità però è rappresentata dalla lettura psicanalitica con cui Nureyev, freudianamente, rilegge la favola di Schiaccianoci e tratta un tema assai delicato. Ovvero il passaggio dall’infanzia all’adolescenza di Clara che scopre il conflitto tra bene e male, incontra l’amore ed è aiutata in questa metamorfosi da Drosselmayer, figura nureyeviana per eccellenza che fonde in sé il doppio ruolo di padrino e Principe Schiaccianoci.
Petipa per il suo Schiaccianoci era stato attratto dal racconto di E.T.A. Hoffmann intitolato Der Nussknacker und der Mäusekonig (Lo schiaccianoci e il re dei topi), scritto nel 1816, ma poi aveva preferito la traduzione di Alexandre Dumas che aveva espunto le parti più sinistre narrate dall’autore tedesco. Hoffmann, figura di spicco del filone narrativo fantastico e grottesco del Romanticismo teutonico, aveva dato voce ai fantasmi che agitano la nostra mente e questo aspetto era stato scartato da Petipa che aveva preferito il tratto fiabesco dato dallo scrittore francese, fra l’altro più adatto alla resa scenica di un balletto dal carattere magico e meraviglioso.

Nureyev torna per così dire alla fonte hoffmanniana e sposta l’attenzione sull’inconscio di Clara, riducendo le parti favolistiche e pantomimiche del modello petipatiano e trasformando questo ballet d’action ottocentesco in un ballet d’action novecentesco, dai significati moderni e contemporanei. Non solo, ma nei due atti calibra realismo e onirismo in termini di durata e spettacolarità grazie a una chiara logica coreografica e a una solida struttura razionale i cui protagonisti sono Clara e Drosselmeyer. La dolce e innocente fanciulla e l’enigmatico padrino che nella notte di Natale dona alla ragazzina uno Schiaccianoci e l’affascinerà a tal punto che, nell’inconsapevole transfert onirico di Clara, prenderà le sembianze del Principe Schiaccianoci.

Il realismo nel primo atto – che si apre sull’elegante e austera dimora del Sindaco, il dott. Stahlbaum – padre di Clara, la fa da padrone nelle scene corali che si susseguono veloci. Ecco che per strada i monelli tra girotondi e scorribande guardano con invidia i coetanei, in procinto di partecipare con i genitori alla festa per la vigilia di Natale in casa Stahlbaum. Nel salone dei festeggiamenti bambini e bambine scorrazzano in attesa dei regali; gli invitati eseguono danze lente e maestose; i nonni di Clara e Fritz si cimentano nella divertente scena del ballo e Drosselmeyer porta i giocattoli ma, in questo caso, non le bambole meccaniche del soldatino tartaro e di Colombina. Realistico è il litigio di Clara con il dispettoso fratello Fritz che le rompe lo Schiaccianoci, subito riparato dal padrino; e altrettanto plausibile è la stanchezza della piccola che felice, coccolando il suo giocattolo, si addormenta e inizia a sognare dando inizio all’onirismo del primo atto.
La casa allora assume proporzioni enormi, l’albero cresce e un’orda di topi tenta di acchiappare lo Schiaccianoci, ma Clara lo difende scagliando contro i ratti le sue bambole. Lo Schiaccianoci all’improvviso prende vita e con i suoi soldati si getta contro il Re dei topi in una battaglia senza esclusione di colpi. Una compagnia di ussari e una di marinai sono sbaragliate e a confrontarsi restano lo Schiaccianoci e il Re. Clara lancia la sua scarpetta contro il Re e questo eroico gesto porta alla trasformazione dello Schiaccianoci in Principe e alla vittoria delle forze del bene su quelle del male. L’improvvisa caduta dei fiocchi di neve con il suggestivo Valzer dei fiocchi di neve crea un’atmosfera fantastica e introduce il primo pas de deux di Clara e il Principe Schiaccianoci, caratterizzato dall’ineffabile leggerezza degli enchaînements eseguiti in parallelo.

L’onirismo prosegue nel secondo atto in una grotta incantata in cui Clara viene terrorizzata dai pipistrelli ma, grazie al suo Principe Schiaccianoci, riuscirà a scacciarli scoprendo che in realtà sono gli adulti dalle sembianze sinistre. A quel punto la caverna si trasforma in una sala principesca dove le sue bambole prendono vita nei divertissements della danza spagnola, della danza araba, della danza cinese, della danza russa e della danza pastorale, mentre la coralità onirica della lugubre scena dei pipistrelli cede il passo al luminoso Valzer dei fiori, che anticipa il grand pas de deux in cui Clara scopre l’amore fra le braccia del suo Principe Schiaccianoci. Anche in questo caso è inconfondibile la “mano” di Nureyev che, a dispetto della tradizione, non fa danzare il gran pas de deux alla Fata Confetto e al suo Cavaliere ma a Clara e al suo Principe che non assistono, in una sorta di miraggio, all’apoteosi dell’amore altrui, ma realizzano la loro felicità in un connubio tra realismo e onirismo sentimentale. In questo attesissimo grand pas de deux però non si è visto la spettacolare presa aerea del flying fish o poisson, compensata comunque dalla difficilissima presa finale in cui il ballerino in arabesque sostiene la ballerina adagiata sulla sua gamba en l’air e appoggiata sulla spalla.
Il realismo ritorna alla fine del balletto quando Clara è svegliata dai genitori perché il ricevimento è finito, come il suo sogno. L’ultima scena la vede uscire dalla casa paterna con il suo pupazzo Schiaccianoci, mentre Drosselmeyer se ne va lasciandola ormai cresciuta e pronta per affrontare la vita che verrà.

La Prima ballerina Alice Mariani nel ruolo di Clara risplende nel secondo atto quando, smessi i panni un po’ stretti della bambina, può fare sfoggio di una tecnica brillante nei virtuosismi dei passi a due in cui tiene equilibri, sfodera difficili pirouettes e temibili fouettes en dedans. Hugo Marchand è un vero danseur noble dotato di bellezza e carisma, ma dà il meglio di sé non come Drosselmeyer, reso in modo poco enigmatico, quanto nell’esecuzione di batterie, salti, manèges, tour en l’air e nell’ardua presa in arabesque alla fine del secondo atto, confermandosi senza dubbio un vero fuori classe.
Tra gli altri interpreti non passa inosservato il Solista Mattia Semperboni nei panni di Fritz; seducenti sono i Solisti Linda Giubelli e Semperboni nella danza spagnola; fascinosa è la coppia araba dei Primi ballerini Antonella Alabano e Marco Agostino; divertenti sono i nonni di Serena Sarnataro e Matteo Gavazzi; pieno di brio è il trio formato dai Solisti Domenico Di Cristo e Christian Fagetti e da Rinaldo Venuti nella danza cinese; gioiosi sono i Solisti Francesca Podini e Gabriele Corrado nella danza russa e deliziosi sono le Soliste Vittoria Valerio e Agnese Di Clemente e il Primo ballerino Nicola Del Freo nella settecentesca danza pastorale.

Il Corpo di Ballo, superbamente diretto da Manuel Legris, è impeccabile nelle danze d’insieme a cominciare dalle ventiquattro ballerine volute da Nureyev per il Valzer dei fiocchi di neve che, capitanate dalle Soliste Maria Celeste Losa e Gaia Andreanò, si muovono in un frullare di temps levés in attitude, di manège e di jetés; e ancora speciale è il Valzer dei fiori che, sempre Nureyev, fa danzare a dame e cavalieri che volteggiano tra evanescenti pas de vals e reiterati arabesque in un mosso disegno a forma di corolla.
Bravi sono gli allievi della Scuola di Ballo diretta da Frédéric Olivieri, come pure il Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala diretto da Marco De Gaspari. In chiusura, scroscianti sono gli applausi e ripetute le chiamate dei protagonisti di questo Schiaccianoci di Rudolf Nureyev che ancora una volta mostra la sua capacità di tenere testa alla più che centenaria tradizione rappresentata dall’omonimo ballet d’action di Marius Petipa e Lev Ivanov.
Lo schiaccianoci

Cast & credits
| Titolo
Lo schiaccianoci |
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| Anno
2023 |
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| Data rappresentazione
21 dicembre 2024 |
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| Città rappresentazione
Roma |
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| Luogo rappresentazione
Teatro dell’Opera |
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| Prima rappresentazione
15 dicembre 2024 |
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| Regia
Rudolf Nureyev |
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| Scenografia
Nicholas Georgiadis |
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| Costumi
Nicholas Georgiadis |
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| Coreografia
Rudolf Nureyev |
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| Corpo di ballo
Hugo Marchand, étoile dell'Opéra di Parigi e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala |
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| Luci
Andrea Giretti |
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| Musiche
Pëtr Il'ic Cajkovskij |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro alla Scala |
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| Direzione d'orchestra
Valery Ovsyanikov |
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| Coro
Coro di voci bianche dell'Accademia del Teatro alla Scala |
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| Maestro del coro
Marco De Gasperi |
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| Note
Con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri |