Non un capriccio, ma gioia, libertà e piacere

Gianni Poli

Data di pubblicazione su web 19/12/2024

Mathilde

Una relazione irregolare e scandalosa con un allievo minorenne, cercata e voluta da una insegnante e scrittrice, affermata e sposata, ha causato all’adultera la condanna e la detenzione. Appena uscita di prigione, Mathilde torna a casa, dove incontra il marito Pierre in un appartamento ingombro di bagagli e a soqquadro per ristrutturazione. Inizia così il drammatico bilancio d’una separazione, innescata dalla donna nell’inseguire un sogno improrogabile di libertà, fatto del dono di sé, nel gusto di riassaporare «una boccata d’aria pura» con il ragazzo che avrebbe potuto essere suo figlio.   

Si definiscono i toni dello scontro: sarcasmo tagliente in lei, esasperata e sotto pressione vulcanica; frustrazione penosa e difensiva in lui, se pure in posizione di vittima. Sfogati gli impulsi, Pierre è il primo a cercare uno sbocco, consiglia il silenzio e provare a «toccarsi soltanto un po’»; persa la guerra verbale, cercare fiducia nel contatto fisico elementare. Avviene allora l’impensabile, nei primi gesti e sfioramenti, che diventano pantomima intrecciata in veri passi e figure di danza. Un movimento che sembra riattivare, in pas-de-deux, sinapsi spezzate, sensazioni dimenticate. La coreografia guidata da Marianna Moccia ravviva e illumina facoltà sopite, oltre le dichiarazioni di principio e le descrizioni dei sentimenti. Metamorfosi, rinascita miracolosa, dai ricordi dolorosi, ma stimolanti, riemersi nei vissuti persino gratificanti, aperture al sorriso scherzoso. Da lontano, oltre i fallimenti e le speranze perdute, risorgono episodi vitali. Per la donna, la risorsa della scrittura sua vocazione, per il medico, le visite e le diagnosi in colloquio con i malati di cancro. Come lei s’era sentita tanto sola, ridotta ad accessorio, lui aveva sofferto l’incoscienza della compagna di fronte alla malattia e alla morte che l’accompagnavano incessanti. 



Un momento dello spettacolo
© Donato Acquaro

La regia di Alessio Aronne individua nella drammaturgia fasi diverse e relative acmi drammatici, per infondere in ciascuna un ritmo emotivo preciso e significante. Sarà dapprima l’approccio nervoso e maldestro del riavvicinamento di Pierre, un Luca Mammoli scombussolato e balbuziente. Aperto dall’incipit di Mathilde (Eleonora Giovanardi) che sguscia dalla porta in una lama di luce, portando altro scompiglio al disordine organizzato nel frattempo. Seguiranno tentativi reciproci di ragioni e spiegazioni fra accuse e ripicche. Si andrà verso un equilibrio precario, ma evolutivo, con laconici segnali di ricomposizione mediante compromessi plausibili. L’espressività spoglia e genuina degli attori seguirà d’ora in poi la traccia d’un destino forse comune. Grazie alla recitazione, unico strumento adeguato alla precisione del testo, nel contrasto della vicenda s’inducono sensibili variazioni stilistiche come lo scarto del momento danzato. 

A contrappunto, nella scena fissa di Emanuele Conte, sinteticamente realistica, i rari interventi luminosi e le note musicali completano l’effetto emotivo fluttuante. Gli interpreti offrono una recitazione semplice e genuina, irriconoscibile in scuola o convenzione. Noncuranti di sottolineare un genere, sia intimista minimale, sia emulativo d’un flusso di coscienza narrato. Senza maestri ostentati, sfruttano una sensibilità allenata al sentimento, agli urti dell’incomprensione e sensibile al dolore morale. Nell’interprete di Pierre, la dizione discorsiva inceppata, le reazioni ritardate, tradiscono lo smarrimento nel cortocircuito, con sprazzi di consapevolezza che evadono però dal conformismo. 


Un momento dello spettacolo
© Donato Acquaro

In Eleonora Giovanardi, Mathilde vive ampia gamma vocale in crescendo e diminuendo, fra ripresa di energie e cali di tensione. Dalla coerenza nella giusta scelta rivendicata, al placarsi di una passione che ha trovato soddisfazione nella sua esperienza apicale. Quel che resta dell’ardore insaziabile della donna, dell’offesa risentita dall’uomo, troverà comportamenti via via normalizzati, non dall’ordine, ma dalla nuova consapevolezza conquistata. Giusto i fatti minimi permettono alla coppia di riconoscersi, riallacciandosi alla realtà. Mathilde sfinita, si sdraia vestendo il maglione troppo ampio come coperta; Pierre annota su un taccuino il racconto di lei con il ragazzo e il periodo in carcere, materia preziosa per ricominciare la scrittura, già promessa alla sua editrice. All’attrice di risorse duttili e concentrate, riesce il prodigio di riassumere sofferenza e pura gioia dei sensi in una femminilità ideale non presuntuosa di perfezione. Ed è ciò che l’autrice sembra più apprezzare, e di sé e del personaggio che potrebbe meglio identificarla.


Mathilde

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo visto al Teatro dello Tosse di Genova
© Donato Acquaro 

Cast & credits

Titolo 
Mathilde
Anno 
2024
Data rappresentazione 
10 dicembre 2024
Città rappresentazione 
Genova
Luogo rappresentazione 
Teatro della Tosse
Autori testo d'origine 
Véronique Olmi
Traduzione 
Alessandra Serra
Regia 
Alessio Aronne
Interpreti 
Eleonora Giovanardi (Mathilde)
Luca Mammoli (Pierre)
Produzione 
Teatro della Tosse
Scenografia 
Emanuele Conte
Costumi 
Daniela De Blasio
Movimenti scenici 
Marianna Moccia
Luci 
Matteo Selis
Musiche 
Marco Rivolta