La risurrezione dell’antieroe

di Francesco Ricciarelli*

Data di pubblicazione su web 02/12/2024

Falstaff a Windsor

La leggenda vuole che la regina Elisabetta I in persona abbia chiesto a Shakespeare di risuscitare il personaggio di Falstaff, la cui morte era stata annunciata nel secondo atto dell’Enrico V. Il corpulento cavaliere, ladro e fanfarone, che il pubblico londinese aveva tanto apprezzato nei drammi storici sulla guerra delle due rose, ebbe così nuova vita nella commedia Le allegre comari di Windsor. Qui sir John Falstaff viene crudelmente beffato da due donne sposate che ha cercato invano di sedurre. La rilettura che ne dà Ugo Chiti, autore del testo e regista di Falstaff a Windsor, rispetta gli snodi principali della vicenda originale, eliminando però le trame secondarie e inserendo elementi tratti dai drammi storici, per dare al personaggio di Falstaff uno spessore tragico al di là degli episodi comici e farseschi. A vestire i panni del panciuto libertino è Alessandro Benvenuti, già protagonista di due pièce di Ugo Chiti dedicate ad altrettante figure di antieroi: il Nero cardinale Francesco Maria de’ Medici e L’Avaro di Molière. Accanto a lui la formidabile compagine degli attori dell’Arca Azzurra, compagnia di cui Chiti è drammaturgo principale dal lontano 1982.

Un momento dello spettacolo
Un momento dello spettacolo
© Serena Pea

Lo spettacolo si apre con la scena del risuscitamento di Falstaff e di due suoi canaglieschi collaboratori, Pistola (Paolo Ciotti) e Raffo (Dimitri Frosali), resi afoni e inerti dall’immobilità e oscurità della morte. Falstaff interamente vestito di bianco, come in un sudario, invita i suoi «morticini» a dargli di nuovo man forte in un’impresa amorosa che frutterebbe anche a loro un beneficio economico. I due rifiutano sdegnosamente il ruolo di ruffiani, offrendo al Falstaff di Chiti l’opportunità di riprendere, con alcune variazioni, il celebre monologo tratto dall’Enrico IV sull’inutilità pratica dell’onore. Abbandonato dai vecchi compagni, decisi piuttosto a intralciare il suo piano, Falstaff riceve l’aiuto di un personaggio di nuova invenzione, Semola (Paolo Cioni), che fa il suo ingresso catastrofico su un monopattino. Semola, che ha l’esuberanza e la comicità fisica del fool, si fa latore di due lettere d’amore, tra loro perfettamente identiche, indirizzate a Caterina Ford (Lucia Socci) e Alice Page (Giuliana Colzi). Le due signore, non più giovanissime, rimangono entrambe colpite - atterrita l’una, a causa della gelosia del marito, lusingata l’altra - dalla sfrontatezza dell’ammiratore. Essendo tra loro amiche, però, le due donne scoprono ben presto, confrontando le lettere ricevute, che i sentimenti del presunto spasimante sono tutt’altro che sinceri. Ugo Chiti sviluppa i risvolti piscologici e gli spunti comici del testo originale, riscrive gran parte dei monologhi e introduce due nuovi personaggi: il già menzionato Semola e Mary (Elisa Proietti), "dama di confidenze" di Mistress Page, claudicante e pettegola, che completa il vivace trio femminile.

Un momento dello spettacolo
© Serena Pea
Un momento dello spettacolo 
© Serena Pea

I mariti, coinvolti a loro insaputa nelle beffe, corrispondono a tipi della "commedia degli umori": il geloso William Ford (Andrea Costagli) e il disincantato e vanitoso Page (Massimo Salvianti). Fra travestimenti, incontri galanti puntualmente interrotti dall’arrivo del marito e le tirate comiche dell’impenitente e sfortunato Falstaff, le due ore della rappresentazione volano leggere, punteggiate dall’ilarità del pubblico e da alcuni applausi a scena aperta.

Un momento dello spettacolo
© Serena Pea
Un momento dello spettacolo 
© Serena Pea

Sul finale però l’atmosfera cambia bruscamente. Nel bosco di Windsor, dopo l’addio del fedele servitore Semola, Falstaff rimane solo e si addormenta in attesa delle dame che gli hanno dato appuntamento. Si presentano invece i suoi fantasmi, figure dalle vesti talari nere e dalle maschere zoomorfe che gli rinfacciano vizi e malefatte. Non sono i folletti e le fate dell’originale di Shakespeare: il masque si trasforma in una mascherata macabra. Falstaff, cinico e sbruffone, non sembra per niente impressionato, finché nel sogno non rivive il trauma che è all’origine del suo esilio a Windsor. Si ritrova a corte, ad attendere pieno di speranza l’arrivo del suo discepolo e compagno di baldorie, il principe del Galles divenuto re col nome di Enrico V, e che lui continua a chiamare confidenzialmente "Rico" e "Ricuccio". Il re si presenta, con scettro e corona (l’avevamo già visto di spalle all’inizio dello spettacolo), introdotto da minacciosi accordi verdiani, e rinnega Falstaff – «Vecchio, non ti conosco» – mettendolo al bando.

Un momento dello spettacolo
© Serena Pea
Un momento dello spettacolo 
© Serena Pea

Falstaff diventa così una figura ricca di pathos, non più soltanto un vecchio lascivo che non si rassegna al passare degli anni o un millantatore che si ostina a negare l’evidenza. È un padre affezionato rifiutato dal figlio o un fedele servitore che il potente di turno mette da parte. E se il Falstaff di Boito e Verdi poteva sentenziare alla fine, con scanzonata filosofia, che «tutto nel mondo è burla», la riscrittura di Chiti si chiude su più amare riflessioni. La tristezza in cui è gettato il protagonista è appena stemperata dall’ironia toscana di Benvenuti. Il sipario si chiude sulla sua figura solitaria, inghiottita dal buio, in attesa di una nuova risurrezione.



* Studente del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.



Falstaff a Windsor

Cast & Credits


Un momento dello spettacolo visto al Teatro della Pergola il 29 novembre 2024
© Serena Pea

Un momento dello spettacolo visto al Teatro della Pergola il 29 novembre 2024

 © Serena Pea

Cast & credits

Titolo 
Falstaff a Windsor
Origine 
Italia
Anno 
2024
Durata 
2h 30' intervallo compreso
Data rappresentazione 
29 novembre 2024
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro della Pergola
Prima rappresentazione 
1° novembre 2023
Titolo originale 
Falstaff a Windsor
Autori 
Ugo Chiti
Regia 
Ugo Chiti
Interpreti 
Alessandro Benvenuti (Falstaff)
Dimitri Frosali (Raffo)
Paolo Ciotti (Pistola)
Paolo Cioni (Semola)
Giuliana Colzi (Caterina Page)
Elisa Proietti (Mary)
Lucia Socci (Alice Ford)
Massimo Salvianti (Page, Giudice Supremo)
Produzione 
Arca Azzurra
Scenografia 
Sergio Mariotti
Costumi 
Giuliana Colzi
Luci 
Samuele Bastoni
Musiche 
Vanni Cassori
Note 
Liberamente tratto da «Le allegre comari di Windsor» di William Shakespeare