Ancora Goldoni? Ancora Goldoni...
Poco tempo dopo la memorabile messa in scena di Chi ha paura di Virginia Woolf? (2023) il duo Antonio Latella-Sonia Bergamasco torna al Teatro della Pergola con un’altra protagonista femminile attualizzata, quella de La locandiera. Gli attori agiscono davanti alla scenografia minimale di Annelisa Zaccheria, che funge da confine tra scena e retroscena e che è caratterizzata da un tavolino – luogo di incontro e di azione – e da una vera cucina dalla quale si spandono per la platea odori e fumi, offrendo all’udienza sensazioni olfattive con funzione immersiva.
I personaggi – in particolare il conte, il marchese, il cavaliere e Mirandolina – danno sovente le spalle al pubblico a sottolineare la presenza di un’invisibile quarta parete e dunque conferendo allo spettatore il ruolo di osservatore furtivo e alla vicenda toni realistici. Il realismo è tuttavia mitigato da una recitazione a tratti manieristica e da elementi anacronistici.

Il testo di Carlo Goldoni è declamato per la maggior parte del tempo in maniera veloce, con una dizione perfetta; tuttavia il ductus si fa lento in momenti sui quali, evidentemente, la regia vuole soffermare l’attenzione e si alterna a silenzi eloquenti che lasciano allo spettatore il tempo di pensare e di avanzare possibili e personali interpretazioni sulla vicenda. Attraverso il ritmo del parlato, si pongono in risalto, ad esempio, questioni femminili e toni maschilisti.
La Mirandolina di Latella e Bergamasco è lontana dall’ideale fisico e caratteriale solitamente associato alla protagonista goldoniana: qui è resa infatti in un languore che dalla pagina non emerge; è una donna angelicata e appiattita, non in senso negativo ma con l’apparente volontà di non rendere il personaggio nella sua fisicità, un po’ così come veniva proposta la figura umana nella pittura religiosa due-trecentesca. Di fatto Mirandolina vive in un mondo regolato dagli uomini. «Penso – dichiara il regista – a Cafè Müller di Pina Bausch. Penso ad una donna nata e cresciuta nella locanda. Un luogo-mondo che accoglie infiniti mondi»; un parallelo interessante ma, rispetto all’opera straordinaria di Bausch, manca il buio della tragicità. Latella sceglie di mettere le emozioni da parte per proporre una riflessione più oggettiva su uno dei testi teatrali più noti della storia.

La locandiera è frutto di un Goldoni maturo e affermato, forte di anni di sperimentazione e del lavoro all’interno delle compagnie. Se la drammaturgia rimane essenzialmente la stessa di quella originale (escludendo la riduzione da tre a due atti), nella prova di Latella è diverso – volutamente – il modo di atteggiarsi e di abbigliarsi dei personaggi: tute Adidas, cappellini con la visiera, maglioni natalizi per il conte e il marchese, camicia e maglietta bianche usate a mo’ di vestitino per Mirandolina, un lungo impermeabile e infradito per il cavaliere. L’effetto di alienazione così creato è portato agli estremi dalle luci al neon, dai rumori sordi e dalla musica eseguita con un’armonica a bocca e con una chitarra elettrica, ma anche – all’inizio del secondo atto – il momento fatto di luci psichedeliche e di un eccessivo mixaggio di un pezzo molto noto del rapper americano Eminem, simbolo di un momento di “isteria” che si impossessa della protagonista e della sua compostezza. In quel momento, qualcuno avrà immaginato un adirato Goldoni risvegliarsi dalla tomba per riprendersi in mano la sua commedia. Altro elemento attuale e inedito rispetto al testo originale è il bacio omosessuale tra marchese e conte, un momento che comunque non provoca alcuno scandalo (sebbene qualcuno dal pubblico non sia riuscito a fare a meno di sghignazzare).
Bergamasco non è estranea all’operazione di eleggere figure femminili della storia a icone di un femminismo dimesso e trasognante – in parte snaturandole e privandole di umanità –; basti pensare al docu-film su Isadora Duncan Io e lei, diretto (forse non a caso) da un uomo: Massimo Ferrari. E viene da chiedersi se dovremo aspettarci un’altra donna eterea, in questo caso Eleonora Duse, in Duse, the greatest, film della stessa Bergamasco che sarà presentato a Firenze il prossimo 22 novembre.

Riuscite appaiono invece le due commedianti, interpretate da Marta Cortellazzo Wiel e Marta Pizzigallo e rese – come forse è giusto che sia – in maniera macchiettistica ma efficace, introducendo note di meta-teatralità che riescono ancora una volta ad affascinare gli amanti dello spettacolo. Quanto ai personaggi maschili, sebbene messi in scena con solerzia, siamo davanti – ancora una volta volutamente – a parti che vorremmo dichiarare ormai vuote e obsolete ma che in realtà sono più attuali che mai (e non per il processo di attualizzazione). In particolare, il cavaliere sembra posto in bilico tra un rustego e una figura simile al burbero Heathcliff di Emily Brontë in Cime tempestose, senza possibilità di redenzione ed eternizzando così un carattere che assume toni inquietanti, specie nel mondo di oggi.
La pièce termina con Mirandolina che – rassegnata – si siede su uno sgabello che è rimasto sul proscenio per tutta la durata dello spettacolo, dando ancora una volta le spalle al pubblico. Osserva uomini-bambini che simulano un duello impugnando mikado al posto di spade. Neanche Fabrizio (e a sentire questo nome chi è affezionato a Bergamasco non potrà che sentire un richiamo alla vita reale, essendo l’attrice moglie di Fabrizio Gifuni), appare in questo contesto la soluzione più congeniale.
Per una Mirandolina catapultata nel XXI secolo non c’è finale lieto o, meglio, il matrimonio non è una soluzione.
La locandiera

Cast & credits
| Titolo
La locandiera |
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| Origine
Italia |
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| Anno
2024 |
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| Durata
2 h e 30 (intervallo incluso) |
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| Data rappresentazione
5 novembre 2024 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro della Pergola |
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| Prima rappresentazione
5 novembre 2024 |
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| Autori testo d'origine
Carlo Goldoni |
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| Regia
Antonio Latella |
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| Interpreti
Sonia Bergamasco (Mirandolina) Ludovico Fededegni (Il Cavaliere) Giovanni Franzoni (Il Marchese di Forlipopoli) Francesco Manetti (Il Conte di Albafiorita) Valentino Villa (Fabrizio) Marta Cortellazzo Wiel (Commediante uno) Marta Pizzigallo (Commediante due) |
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| Produzione
Teatro Stabile dell'Umbria |
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| Scenografia
Annelisa Zaccheria |
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| Costumi
Graziella Pepe |
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| Sceneggiatura
Linda Dalisi |
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| Fotografia
Gianluca Pantaleo |
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| Suono
Franco Visioli |
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| Luci
Simone De Angelis |
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| Musiche
Franco Visioli |
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| Note
Assistente alla regia: Marco Corsucci; assistenza alla regia volontario: Giammarco Pignatiello |