Fantasmi e segrete ossessioni nella casa degli spiriti

di Gianni Poli

Data di pubblicazione su web 30/10/2024

Il giro di vite

È insolito, molto interessante, il programma congiunto del Teatro dell’Opera e del Teatro Nazionale di Genova per rappresentare insieme due opere autonome, dalla fonte comune. Il racconto Il giro di vite, di Henry James, viene allestito nell’adattamento di Carlo Sciaccaluga, seguito dall’esecuzione dell’opera lirica di Benjamin Britten, con regista unico per due cast e nella stessa scenografia intercambiabile. L’abbinamento consente un raffronto immediato fra i generi e sollecita pubblico e critica a un’attenzione approfondita nel valutare le interpretazioni. 

Il nuovo copione, tratto dall’opera famosa, è rispettoso della materia letteraria. La contrazione e la riduzione del tessuto narrativo inseguono la tesa suggestione originale, benché non sempre la mantengano, a causa degli inserti provenienti da autori estranei, quali Shakespeare (Amleto, difatti non utilizzato) e Goethe (Il re degli Elfi, citato nei giochi infantili). Il Prologo è di un Narratore inventato; la figura dello zio interviene fedelmente, nel dialogo d’apertura con l’Istitutrice, a confermare l’importanza del suo ruolo. Nemmeno i prestiti dal libretto di Piper, per Britten e dalla sceneggiatura di Capote e Archibald, per il film di Clayton, 1961) ne dissolvono l’ambiguità. Le tensioni inconsce e i loro influssi, così significativi per l’esegesi moderna del racconto, si diluiscono. Nella commistione di 'teatro borghese’ e di narrazione drammatica, risaltano l’enunciato del conflitto fra Bene e Male e la denuncia di un’infanzia «abbandonata prima, violentata poi» (Nota dell’autore, p. 14).


Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto

La pressione del clima angosciante e i rapporti tra i personaggi subiscono fratture e sbalzi, tali da confondere sui loro moventi e comportamenti. L’adesione degli attori è comunque convincente, con bei momenti creativi. Linda Gennari è la nuova maestra presso la magione di Bly. Ammirevole per scrupolo e passione, è partecipe tormentata di sentimenti ed emozioni vivendo il mistero dei suoi piccoli allievi ed eroi. La simpatia istintiva e la venerazione della loro bellezza e purezza si scontrano presto con l’orrore delle loro ferite, per lei d’evidente origine diabolica. Cresce nella propria nevrosi (o isteria) lo spazio immaginario - nel testo, 'luogo del ricordo’ - in monologhi di dolorosa autocoscienza: «Come descrivere oggi lo strano progredire della mia ossessione? [...] Il mio crollo nervoso fu quasi totale»: come «se la protagonista – soggiunge l’adattatore – commentasse sé stessa» (Programma di sala). 

Così avverte le presenze malvage di Jessel e Quint (in precedente servizio nella dimora) tornati in fantasma. E come temesse il proprio sguardo colpevole d’un giudizio infamante sui presunti innocenti. Difficili, conflittuali, gli scambi con la governante Mrs. Grose, una Gaia Aprea d’autentico conformismo, con slanci solidali repressi e vani. La coppia infantile è resa da interpreti già maturi, Luigi Bignone (Miles) e Ludovica Iannetti (Flora), nel manifestare sofferenza traumatica a livello degli adulti, pure affondando in reticenze e malizie, in doppiezza e menzogna sintomatiche. Al ragazzo sono concessi atti e allusioni a una sessualità cosciente, peraltro plausibili anche nella sua ammiratrice e devota. La rediviva Miss Jessel (Virginia Campolucci) tenta Flora con la sua sensualità esposta. Sfuggente, ma tenace, l’attenzione morbosa di Quint (Aleph Viola) per il maschietto, sfocia in confessione d’una solitudine incolmabile. Il finale ricalca il racconto della morte, immotivata, inspiegata, di Miles, fissata nell’immagine dolente d’una iconica Maternità pietosa.


Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto

Il ritmo scenico è regolato – come nell’opera – da episodi scanditi dalle cesure nette del sipario e dall’effetto di 'diaframma variabile’, applicato all’arcoscenico, affinché l’istante visivo riecheggi amplificato in durevole impressione. Livermore offre una regia sostanzialmente 'musicale’, affermata quale cifra del 'suo’ teatro, «un teatro sempre musicale, o meglio di parola e di relazioni», in cui «ogni attore deve essere anche musicista» (Programma). Inoltre, affida a Giua gli arrangiamenti su motivi barocchi e variazioni di hard rock, interventi volti a ritmare ogni sequenza, da stasi e latenza, all’acuto forte e in crescendo. 

Accertati i vari gradi di senso originali - l’elemento orrifico del gotico, la presenza dell’inconscio, a nutrire la modernità dei personaggi e un immaginario di fervida nevrosi – il regista sembra puntare soprattutto sull’ultimo, mediante la distorsione (o slittamento) spaziale che la scenografia di Manuel Zuriaga (adottata a Valencia nel 2017) provoca con una sorta di 'cubismo’ dalla percezione scissa e moltiplicata dello spazio e dei luoghi, nelle posture sghembe e improprie di personaggi e suppellettili. Non da finestre, ma interne alle pareti, sorgono le visioni allucinanti.


Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto

I costumi di Mariana Fracassi ambientano negli anni Cinquanta le figure, assediate da strapiombanti pareti damascate vintage che le stringono a morsa. Il contributo delle luci di Antonio Castro, d’effetto tridimensionale contrastato, enfatizza la geometria dell’impianto. L’artificio del microfono si riscatta nell’uso creativo della sua funzione acustica. Il problema filosofico del Male, l’accertamento della verità dell’abuso sui minori, non pretendono l’univocità di un messaggio obbligato e scontato. L’arte della rappresentazione, nello spettacolo con qualche perplessità applaudito, nettamente prevale.


Il giro di vite

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto

Cast & credits

Titolo 
Il giro di vite
Anno 
2024
Durata 
1h30min
Data rappresentazione 
13 ottobre 2024
Città rappresentazione 
Genova
Luogo rappresentazione 
Teatro Ivo Chiesa
Prima rappresentazione 
12 ottobre 2024
Titolo testo d'origine 
The Turn of the Screw
Autori 
Henry James
Adattamento 
Carlo Sciaccaluga
Traduzione 
Carlo Sciaccaluga
Regia 
Davide Livermore
Interpreti 
Linda Gennari (L'Istitutrice)
Gaia Aprea (Mrs. Grose)
Aleph Viola (Peter Quint, Lo zio)
Virginia Campolucci (Miss Jessel)
Ludovica Iannetti (Flora)
Davide Livermore (Il Prologo)
Luigi Bignone (Miles)
Produzione 
Teatro Nazionale di Genova - Teatro Carlo Felice di Genova
Scenografia 
Manuel Zuriaga
Costumi 
Mariana Fracassi
Suono 
Edoardo Ambrosio
Luci 
Antonio Castro
Musiche 
Giua