Fantasmi e segrete ossessioni nella casa degli spiriti

Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto
La pressione del clima angosciante e i rapporti tra i personaggi subiscono fratture e sbalzi, tali da confondere sui loro moventi e comportamenti. L’adesione degli attori è comunque convincente, con bei momenti creativi. Linda Gennari è la nuova maestra presso la magione di Bly. Ammirevole per scrupolo e passione, è partecipe tormentata di sentimenti ed emozioni vivendo il mistero dei suoi piccoli allievi ed eroi. La simpatia istintiva e la venerazione della loro bellezza e purezza si scontrano presto con l’orrore delle loro ferite, per lei d’evidente origine diabolica. Cresce nella propria nevrosi (o isteria) lo spazio immaginario - nel testo, 'luogo del ricordo’ - in monologhi di dolorosa autocoscienza: «Come descrivere oggi lo strano progredire della mia ossessione? [...] Il mio crollo nervoso fu quasi totale»: come «se la protagonista – soggiunge l’adattatore – commentasse sé stessa» (Programma di sala).
Così avverte le presenze malvage di Jessel e Quint (in precedente servizio nella dimora) tornati in fantasma. E come temesse il proprio sguardo colpevole d’un giudizio infamante sui presunti innocenti. Difficili, conflittuali, gli scambi con la governante Mrs. Grose, una Gaia Aprea d’autentico conformismo, con slanci solidali repressi e vani. La coppia infantile è resa da interpreti già maturi, Luigi Bignone (Miles) e Ludovica Iannetti (Flora), nel manifestare sofferenza traumatica a livello degli adulti, pure affondando in reticenze e malizie, in doppiezza e menzogna sintomatiche. Al ragazzo sono concessi atti e allusioni a una sessualità cosciente, peraltro plausibili anche nella sua ammiratrice e devota. La rediviva Miss Jessel (Virginia Campolucci) tenta Flora con la sua sensualità esposta. Sfuggente, ma tenace, l’attenzione morbosa di Quint (Aleph Viola) per il maschietto, sfocia in confessione d’una solitudine incolmabile. Il finale ricalca il racconto della morte, immotivata, inspiegata, di Miles, fissata nell’immagine dolente d’una iconica Maternità pietosa.

Il ritmo scenico è regolato – come nell’opera – da episodi scanditi dalle cesure nette del sipario e dall’effetto di 'diaframma variabile’, applicato all’arcoscenico, affinché l’istante visivo riecheggi amplificato in durevole impressione. Livermore offre una regia sostanzialmente 'musicale’, affermata quale cifra del 'suo’ teatro, «un teatro sempre musicale, o meglio di parola e di relazioni», in cui «ogni attore deve essere anche musicista» (Programma). Inoltre, affida a Giua gli arrangiamenti su motivi barocchi e variazioni di hard rock, interventi volti a ritmare ogni sequenza, da stasi e latenza, all’acuto forte e in crescendo.

Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto
Il ritmo scenico è regolato – come nell’opera – da episodi scanditi dalle cesure nette del sipario e dall’effetto di 'diaframma variabile’, applicato all’arcoscenico, affinché l’istante visivo riecheggi amplificato in durevole impressione. Livermore offre una regia sostanzialmente 'musicale’, affermata quale cifra del 'suo’ teatro, «un teatro sempre musicale, o meglio di parola e di relazioni», in cui «ogni attore deve essere anche musicista» (Programma). Inoltre, affida a Giua gli arrangiamenti su motivi barocchi e variazioni di hard rock, interventi volti a ritmare ogni sequenza, da stasi e latenza, all’acuto forte e in crescendo.

Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto
I costumi di Mariana Fracassi ambientano negli anni Cinquanta le figure, assediate da strapiombanti pareti damascate vintage che le stringono a morsa. Il contributo delle luci di Antonio Castro, d’effetto tridimensionale contrastato, enfatizza la geometria dell’impianto. L’artificio del microfono si riscatta nell’uso creativo della sua funzione acustica. Il problema filosofico del Male, l’accertamento della verità dell’abuso sui minori, non pretendono l’univocità di un messaggio obbligato e scontato. L’arte della rappresentazione, nello spettacolo con qualche perplessità applaudito, nettamente prevale.
Il giro di vite

Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto
Cast & credits
| Titolo
Il giro di vite |
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| Anno
2024 |
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| Durata
1h30min |
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| Data rappresentazione
13 ottobre 2024 |
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| Città rappresentazione
Genova |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Ivo Chiesa |
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| Prima rappresentazione
12 ottobre 2024 |
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| Titolo testo d'origine
The Turn of the Screw |
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| Autori
Henry James |
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| Adattamento
Carlo Sciaccaluga |
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| Traduzione
Carlo Sciaccaluga |
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| Regia
Davide Livermore |
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| Interpreti
Linda Gennari (L'Istitutrice) Gaia Aprea (Mrs. Grose) Aleph Viola (Peter Quint, Lo zio) Virginia Campolucci (Miss Jessel) Ludovica Iannetti (Flora) Davide Livermore (Il Prologo) Luigi Bignone (Miles) |
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| Produzione
Teatro Nazionale di Genova - Teatro Carlo Felice di Genova |
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| Scenografia
Manuel Zuriaga |
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| Costumi
Mariana Fracassi |
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| Suono
Edoardo Ambrosio |
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| Luci
Antonio Castro |
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| Musiche
Giua |