Che flamenco, la vita
L'orizzonte marino incorniciato dai pini stabilisce lo spazio scenico naturale per lo spettacolo di Sergio Bernal, rappresentato al Festival della Danza di Nervi. Una pedana e un pianoforte, la scena all'aperto, nel tardo crepuscolo del solstizio d'estate. Una prestazione vigorosa e vibrante, intima e umbratile, capace di espandersi in misura corale per gli interpreti, artisti preziosi e unici. Un invito appassionato a condividere cultura ed emozione nell'eco rinnovato della tradizione iberica a confronto con le più recenti intenzioni coreutiche. Un composto di flamenco e classicismo, che Antonio Ruiz Soler inventava - nell'ultimo dopoguerra - quale «rivoluzione nel flamenco puro di soli assoli dell'epoca, che per la prima volta respirava di un corpo di ballo di dieci, venti bailaores e bailaoras», rammenta l'autore. Epurata dai preziosismi, si gusta una classicità equilibrata fra gestualità decisa e romanticismo che, sebbene delicato, si spolvera d'ironia.

Trepidanti, tempestose percussioni aprono le danze (Obertura) al solista flamenco ben propenso a dialogare. Le variazioni su un repertorio d'antan scuotono l'orchestra. Il metronomo dei passi segue il flusso sonoro per il corpo ramificato nei piedi, nelle mani, nelle dita. Dialetticamente rispondenti, gli episodi si snodano in dissolvenza incrociata, sorgono dal buio e dal silenzio, a comporre inediti incontri. Un trio disegna il brano del titolo, SeR, impegnando anche Carlos Romero e Cristina Cazorla nella coreografia di Bernal e Ricardo Cue che incorpora una canzone di Beyoncé. Sorge dalla voce e dal pianoforte di Antón l'accompagnamento musicale (di Labrinth) al lento languore del protagonista in Jalous. Ampi e scattanti, i passi inciampano nella dolcezza cantabile dello swing – nella pronuncia english e français – in omaggio al musical degli anni Cinquanta.
Una femminilità coinvolgente nella voce aspra e profonda di Paz de Manuel, genera una silhouette affacciata al mare (Cristina Cazorla) in Griega (musicata da Coetus), piena d'energia sottile e tesa nel rapporto fra canto e gesto verso il cielo. Invocazione e passione; personali e irriducibili destini, convergenti nella contemporaneità che li riassume. Ravvicinamento esitante di donne provenienti da grandi lontananze, quando la complementarità sonora e la progressione del moto s'incontrano in un abbraccio di canto e danza, segno effimero dell'eterno a cui tutta l'umanità aspira.

Come risacca marina, il suono degli archi avvolge due danzatori sincronizzati nell'identità del doppio: il flessuoso pas-de-deux maschile, Racheo, disegnato da José Manuel Benìtez su musica di Raùl Dominguez, offre scultorei passaggi, esaltati dalla luce, in cadenza d'avventurosa geometria, variante da animalità corporea a trascendenza nel mistero. Segue una musica dal buio a guidare una coppia fasciata di bianco. Se l'unisono produce statue mobili, i corpi sperimentano sfioramenti lievi e sensuali, in Spring, rielaborazione di Max Richter delle Stagioni di Vivaldi. Il linguaggio nutre il romanticismo del duetto amoroso interpretato da Bernal e Ana Sophia Scheller, aerea e flessibile nel modellare una classicità accademica liberata, forte e tenera, affascinate nel desiderio d'unione, nelle attitudes che sostengono latenti amplessi e fughe nella crescente oscurità dell'aria. Ancora la canzone di Richter per fare proseguire in duetto gli stessi partners, in I Will Not forget You. Un essere solitario poi sorge dalla terra, strisciante e inginocchiato, quasi butoh nella partitura mimica di Benitez per Summer Two. La prova di Carlos Romero è introspezione puntata al cielo. Ambizione a estendere lo spazio; urti e rotture d'un impulso antico invocanti un equilibrio sempre nuovo e irraggiungibile. Solea X Bulerias (del coreografo José Manuel Álvarez) esprime limpida voce di donna sulle note di Daniel Jurado alla chitarra. La tensione selvaggia dalla vocalità in crescendo, si propaga al danzatore. Il contrasto dialettico presuppone un coro che ne amplifichi le valenze estetiche e fissi lo stupore che l'evocazione della memoria raggiunge nell'acme del presente.

L'artista riprende un'immagine famosa di cigno, quello del Carnevale degli animali, di Camille Saint-Saëns. Al canto del violoncello che blandisce il corpo, sono le citazioni e le reinterpretazioni di stilemi leggendari a ricordare la creazione di Fokine per Anna Pavlova e l'originalità fondatrice di Nijinskij. Sulla peculiarità della sua visione, Bernal confessa d'essersi ispirato all'immagine di sé al «momento della fine, attraversato dal sentimento più puro e più intimo che un essere umano possa provare, quando solo come non è mai stato, si affaccia alla soglia della morte, a specchiarsi senz'alibi in se stesso tra innocenza e verità». Nell'istante in cui l'eroe si scopre nudo, ieratico e dolente, vincitore è il silenzio che pare esaltato dal vento. Il corpo diventa testimone della verità del congedo: «Mi spoglio - spiega - e resto seminudo dinnanzi al mio pubblico, come dire che lascio il costume di artista e mi mostro per l'uomo che sono, coperto solo del mio sudore». L'ultima creazione, di Bernal e Cue, A bailar, conduce al saluto, trascinante e gioioso della compagnia e dell'orchestra al completo.
Questa “rivista” di danza o gala d'étoiles, è inoltre un'antologia di situazioni espressive e stili rappresentativi. Grazie al suo respiro introspettivo e di effusione, SeR pare definibile in “semplicità”, “essenzialità”, “rigore”. L'esibizione teme il compiacimento e l'autore-protagonista, nel ritratto d'artista, raccoglie la bellezza condivisa, fiduciosa nel potere metamorfico induttivo esercitato dall'emozione sullo spettatore. Così il pubblico dei Parchi, alla rappresentazione sentita non soltanto come rituale estetico, ma come scambio concreto, dona applausi che spezzano la sequenza dei “numeri” e si inseriscono nella sostanza stessa dell'opera, così coerentemente riunificata, sul palco e in platea.
SeR

Cast & credits
| Titolo
SeR |
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| Origine
Spagna |
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| Anno
2024 |
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| Durata
1h |
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| Data rappresentazione
30 giugno 2024 |
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| Città rappresentazione
Genova |
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| Luogo rappresentazione
Parchi Nervi, Villa Grimaldi |
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| Interpreti
Sergio Bernal Cristina Cazorla Ana Sophia Scheller Carlos Romero Antón Paz de Manuel Roberto Lorente Daniel Jurado Javier Valdunciel |
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| Produzione
Sergio Bernal Dance Company |
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| Costumi
Cristina Catoya e Sergio Bernal |
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| Coreografia
Sergio Bernal, Ricardo Cue, Raúl Dominguez, José Manuel Benitez, José Manuel Àlvarez |
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| Musiche
Coetus, Beyoncé, Labrinth, Raul Dominguez, Max Ricther, Daniel Jurado, Camille Saint-Saëns, Stromae |