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L’arte che ritrae lo spettatore

di Carmelo Alberti
  Creation (Pictures for Dorian)
Data di pubblicazione su web 19/06/2024  

Creation (Pictures for Dorian) è la realizzazione con cui il collettivo Gob Squad, ha inaugurato nel Teatro Piccolo Arsenale il 52° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, diretto da Stefano Ricci e Gianni Forte (ricci/forte). Al gruppo anglo-tedesco è stato assegnato il Leone d'argento 2024, anche in virtù della loro trentennale attività, iniziata nel 1994 e caratterizzata dall'interazione tra recitazione, video-riprese e coinvolgimento del pubblico; lo spettacolo Creation trae ispirazione da Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde allo scopo di sviluppare una riflessione sulle dinamiche della comunicazione artistica.

Come sostengono i creatori sulla scia dello stesso Wilde nell'introduzione del suo romanzo, «è lo spettatore, non la vita, che l'arte rispecchia veramente», poiché ogni gesto, ogni parola e ogni racconto che approdano sulla scena sono moltiplicati dallo sguardo di ogni individuo che li osserva. La loro visione diviene un insistente gioco di triangolazione sulla natura dell'espressività performativa, un atto che s'inoltra in maniera un po' ripetitiva nella declinazione dell'esperienza di sé stessi e, soprattutto, di sei attori “veneziani”. Sul palcoscenico il soggetto A è visto dal soggetto B, ma la loro “azione” si completa solamente nell'occhio del soggetto-osservatore C.


Un momento dello spettacolo © Andrea Avezzù

Entro la cornice di un'accurata composizione floreale, sfruttando i riflessi multipli di specchi e di cornici, ciascun protagonista è guidato lungo la rete dei ricordi e nel pensiero delle aspettative future, definendo una drammaturgia originale che si propone come un'antologia di condizioni esistenziali. Saranno, poi, i presenti in sala a ricollocare le varie tracce narrative nell'alveo di una partecipazione attiva. Le domande riguardano, ad esempio, l'accettazione o il rifiuto della loro fisionomia, la memoria della prima esibizione pubblica, il gesto che si tende a reiterare o a evitare, oppure come s'immagina la vita di domani, e così via.

La sfida del protagonista wildiano impegnato a scombinare il disegno statico del mondo attraverso una trasgressione “magica” che pretende di spezzare lo scorrere del tempo si trasferisce, dunque, nel desiderio di ogni interprete di possedere la vitalità assoluta. I travestimenti fisici, le simulazioni vocali, la fissità delle pose si traducono nel tentativo di smontare le differenze generazionali, tra giovani e vecchi artisti, e di sospendere le mutazioni del corpo in base all'età, per affermare la necessità primaria di ogni artefice, che è sempre quella di essere guardati. Infine, sembra profilarsi il destino non eludibile di diventare un reperto inerte, avvolto dalla coltre dell'oblio, al pari di quegli oggetti spesso inutili o superflui che segnalano i passaggi di una vita spezzata dalla morte.


Un momento dello spettacolo © Andrea Avezzù

Sono da considerare apprezzabili le qualità recitative di Sean Patten, Berit Stumpf e Bastian Trost, che hanno condotto l'esibizione, insieme a quelle dei coraggiosi attori ospiti Alessandro Bressanello, Guido Laurjni, Manuel Nakhil, Margherita Piantini, Pierandrea Rosato e Yoko Yamada.

Intanto a Mestre, nello spazio del Padiglione 30 di Forte Marghera, Gob Squad ha disposto un'istallazione video a schermi multipli dal titolo Elephants in rooms (visitabile fino al 30 giugno) che illustra le situazioni emozionali di quattordici personaggi colti a osservare il mondo dietro una finestra delle loro case a Bangalore, Bayrischzell, Berlino, Bombay, Brandenburg, Devon, Fuerteventura, New York, Shanghai, Sheffield e Shenzhen; la condizione dell'attesa si propone come un elemento trasversale, segnalato dalla necessità di accogliere il trascorrere del tempo, sorseggiando una tazza di tè.



Creation (Pictures for Dorian)
cast cast & credits
 



 
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