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Omaggio a Pessoa

di Benedetta Colasanti
  PESSOA - Since I've been me
Data di pubblicazione su web 23/05/2024  


Dopo le note e rivoluzionarie sperimentazioni avanguardistiche del primo Novecento – si pensi soprattutto all’impegno della danza libera nel tentativo di svincolarsi dall’accademismo –, a partire dagli anni Cinquanta i confini tra i diversi stili si fanno sempre più labili: il modern, oltre a regolarsi secondo canoni precisi, si integra alla tecnica classica, al jazz, alle nuove tecnologie. 


I tecnicismi non vengono più rigettati ma anzi mescidati con nuove idee performative, calibrati alla luce dei tempi, degli eventi e delle tendenze più contemporanei. È proprio in questo clima, tra il visionario e il manierismo, che si collocano il regista Robert Wilson e le relative opere: il texano classe 1941, magistralmente in grado di gestire tutti gli aspetti dello spettacolo dal vivo – performance, scene, luci – propone esperienze sempre rinnovate non tanto nella forma quanto nella capacità di mixare elementi eterogenei, sperimentando soluzioni capaci di attrarre un vastissimo e variegatissimo pubblico internazionale.



Un momento dello spettacolo
© Lucie Jansch
                                             
Dedito alle arti performative a tutto tondo, Wilson si avvale di importanti collaboratori dal mondo della letteratura e della musica, superando egli stesso i confini della performance e cimentandosi in prima persona nelle arti figurative, sia esponendo i propri lavori sia ponendoli al servizio dei suoi spettacoli sotto forma di suggestive scenografie; queste, per i colori e gli oggetti, ricordano talvolta quelle dei più sperimentali Balletti Russi di Sergej Djagilev (basti pensare alle collaborazioni con Pablo Picasso). 

Dopo il caleidoscopico Jungle Book (2022), l’artista statunitense propone ai suoi numerosi spettatori toscani un omaggio al poeta portoghese: PESSOA – Since I’ve been me, coprodotto dal Teatro della Pergola e dal Théâtre de la Ville di Parigi. Adottando un accattivante multilinguismo, nonché un idioma multimediale fatto di suoni, parole, movimenti e seducenti quadri visivi – Wilson riflette su ciò che c’è di più semplice nella poesia del poeta di Lisbona Fernando Pessoa.



Un momento dello spettacolo
© Lucie Jansch

Sul palco sette performer si alternano o agiscono coralmente recitando, cantando o proponendo momenti cabarettistici, con un abbigliamento che ammicca vistosamente ai vagabondi chapliniani (con tanto di iconico baffetto). I versi dello scrittore portoghese vengono declamati in lingue diverse (portoghese, francese, inglese, italiano) provocando un effetto di straniamento a chi si abitua facilmente alla musicalità di un idioma specifico. La parola è ridotta alla sua pura forma esteriore, mentre le scenografie evocano sogni, terre lontane e viaggi per mare; queste ultime si rivelano in effetti cifra stilistica preponderante dell’autore, che dichiara: «una volta creato lo spazio, comincio a riempirlo. Il mio lavoro è questo: una costruzione di tempo e spazio. Niente di più».



Un momento dello spettacolo
© Lucie Jansch


Lo spazio scenico si trasforma in svariati paesaggi: ambiente boschivo con tanto di animali semoventi, i cui cipressi rimandano a certi quadri di René Magritte; scene marittime con barche e piccole isole, fino alla scena costituita da una serie di tavoli posti in fila che un po’ echeggia Einstein on the Beach, spettacolo realizzato in collaborazione col musicista Philip Glass (1976). La luce, in particolare, è palpabile ed evocativa; i colori fortemente simbolici; i suoni talvolta aggressivi e disturbanti, in contrasto sia con la semplicità del verso poetico sia con la leggerezza dei movimenti in scena. Insomma, una rappresentazione composita e non di facile fruizione, nonostante la relativamente breve durata (circa 80 minuti); tuttavia va dato atto al tentativo di raggiungere un pubblico eterogeneo che, ogni sera, ha risposto con scroscianti applausi il lavoro di Wilson e la produzione tutta. 




PESSOA - Since I've been me
cast cast & credits
 




Un momento dello spettacolo visto al Teatro della Pergola di Firenze
© Lucie Jansch

 
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