Voci di altri tempi
La performer entra in scena non emergendo dal fondale o dalle quinte, come è d'uso fare, ma dalla platea, un po' come i “dilettanti” che – in un'epoca più remota – erano insieme spettatori e abili esecutori. La voce di Guidi si intona su un “la” immaginario, sul ritmo delle percussioni di Natàn Santiago Lazala; rimanda al linguaggio del corpo, al battito del cuore, allo scorrere del sangue nelle vene. L'amplificazione, di per sé non necessaria nel piccolo spazio di Cango, è funzionale all'effetto cantilenante della lettura. La declamazione si fonde talvolta con un sottofondo registrato di musica concreta: rumori di città, di traffico, di passi, di pioggia, di natura o con parole in lingua straniera.
Il corpo della voce narrante appartiene a un
personaggio d'altri tempi: nel costume, nella postura, nell'acconciatura, nel
modo di muoversi e di atteggiarsi, nel lento retrocedere. Il coro siede invece
in mezzo al pubblico; palesa la propria presenza con l'alzarsi di un suo
esponente, seguito dallo sguardo della platea tutta. La tentazione è quella di
unirsi al complesso di voci, che si rivolge alla protagonista e con lei mette
in atto un gioco di scambi e di rimandi. Più che una voce al plurale, quella del
coro sembra incarnare l'eco delle parole declamate da Chiara Guidi; e infatti
quest'ultima sembra a tratti assumere il ruolo del direttore d'orchestra,
allineando l'ensemble sulla propria tonalità e sul proprio ritmo.

Primario anche l'uso degli oggetti: fazzoletti bianchi, un guanto rosso che nessuno sembra voler indossare. Esteticamente la messinscena rimanda alle litanie sacre, al rito, alla preghiera; anche se le parole sono di protesta. «Solo l'addio ci tiene ancora uniti. Addio. Nella polvere ci tiene uniti a noi». Non soltanto parole ma anche sospiri, respiri, sibili, colpi come di porte che sbattono. Alla fine, il coro si unisce alla voce sola, dando le spalle al pubblico. Tanti corpi neri, ognuno con le proprie peculiarità e con le proprie teste i cui colori risaltano sotto le luci del teatro (della ribalta). Alla fine lei viene ingoiata dal coro, il quale esce di scena come un unico sistema organicistico.
Cast & credits
| Titolo
Lettere dalla notte |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
CANGO |
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| Evento
Festival La Democrazia del Corpo |
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| Soggetto
Liberamente tratto dai testi di Nelly Sachs Traduzione di Anna Ruchat |
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| Interpreti
Chiara Guidi Coro di cittadini |
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| Produzione
Socìetas; in collaborazione con Liberty |
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| Suono
Andrea Scardovi |
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| Musiche
Natàn Santiago Lazala |
