Ode alla lentezza
Adagio è un'ode
alla lentezza e alla sua sostanza profonda e spesso non apparente. La musica
classica di Mahler, Beethoven, Bach, Mozart, Rachmaninov,
Ravel e Bruckner è il motore di una coreografia che richiama sia
le arti orientali come il Tai Chi sia il moto perpetuo della natura, delle
foglie e dei rami leggeri. Ogni parte del corpo di Teshigawara, fino alla più
remota, sembra manovrata da energie sconosciute; tuttavia il movimento è frutto
di un estremo controllo interiore, fisico e mentale. La luce e la colonna
sonora sono fili manovrati dallo stesso artefice della coreografia; ne consegue
una continua alternanza di chiari e di scuri, di toni, di ombre e vesti
bianche, di tensioni e contrazioni. La tecnica del coreografo e danzatore
richiama sia la danza classica sia quella moderna ma allo stesso tempo la
rinnega. Il gesto, personalissimo, è fuorviante: si nutre della cultura
autoctona dell'artista ma anche di costanti influssi di gusto cosmopolita,
europeo e mondiale.

Sulla scena di Cango, la danza di Teshigawara si alterna a quella di Rihoko Sato, collaboratrice e interprete di lunga data tra le fila di KARAS. Sato richiama le forme animali e vegetali più armoniche e disparate. Rievoca anche i quattro elementi, in continuo divenire, e fa pensare allo stream of consciousness di James Joyce. Più che il ritmo, Adagio esprime la forma delle onde sonore nella loro essenza più fisica, privando il contrappunto di tutta la sua artificialità di sapore occidentale. Rihoko Sato è capace di porre in dialogo la grazia di Odette, adattandola a una pièce moderna, e l'intensità di una performatività più rituale che ha origini antiche ma che è espressa in capolavori come Le Sacre du Printemps nella versione – più che di Nižinskij – di Pina Bausch. In una sequenza che richiama la morte del cigno di Petipa, c'è spazio per esorcizzare la fine della vita e per la rinascita. Più che di Adagio, si può parlare di adagio con brio, di forme che esteriormente non rivelano la complessità e la gravità di percezioni e intenzioni.
Saburo Teshigawara sembra invece cercare il
movimento nell'imitazione, nella tensione fisica ed emotiva, nella meccanicità.
La coreografia sembra basarsi sui vertici del corpo come la testa, i piedi e le
mani, ma anche sui sensi, che spesso si dissociano dalla vista come a voler
percepire tutto ciò che è invisibile agli occhi. Rispetto a Sato, Teshigawara
propone un movimento meno fluido, più nervoso e scattoso, alla continua ricerca
di elementi non presenti (o forse non immediatamente percepibili) del contrappunto
musicale. Il danzatore resiste alle posture e alle movenze più automatiche e
codificate per sperimentare rigidità e impulsi che renderebbero il moto
quotidiano più complesso e, appunto, lento.

Non si tratta di un pas de deux ma di un'alternanza di soli che richiama i dialoghi filosofici, in cui lo scambio non è – come solitamente accade nel frenetico mondo occidentale – lotta continua di chi ha l'ultima parola, ma è prima di tutto ascolto, accoglienza e, infine, libera espressione. Notevole anche la ricerca dell'intimità col pubblico tramite lo sguardo. La Democrazia del Corpo ha il merito di proporre un continuo e fecondo dialogo tra le arti e le culture, specialmente attraverso linguaggi non verbali e sperimentali come quello della danza contemporanea.
I prossimi appuntamenti vedranno come protagonisti ZOO/Thomas Hauert con una prima nazionale dedicata alla materia organica e alla relativa energia (Efeu); Irene Russolillo con una riflessione sulla tradizione orale (Dov'è più profondo); Tempo Reale con una performance audiovisiva per altoparlanti e dispositivi luminosi (La Légende d'Eer). Sarà Daniele Ninarello a chiudere il festival con NOBODY NOBODY NOBODY It's Ok Not To Be Ok, dedicato alla vulnerabilità del corpo.Cast & credits
| Titolo
Adagio |
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| Origine
Tokyo, Giappone |
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| Anno
2021 |
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| Data rappresentazione
12 aprile 2023 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Cango |
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| Prima rappresentazione
Novembre 2021, Karas Apparatus, Tokyo, Giappone |
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| Interpreti
Saburo Teshigawara Rihoko Sato |
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| Produzione
KARAS |
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| Costumi
Saburo Teshigawara, Rihoko Sato |
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| Coreografia
Saburo Teshigawara in collaborazione con Rihoko Sato |
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| Luci
Saburo Teshigawara |
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| Musiche
Gustav Mahler, Ludwig van Beethoven, Johann Sebastian Bach, Wolfang Amadeus Mozart, Sergej Rachmaninov, Maurice Ravel, Anton Bruckner |
