L’utopia da Aristofane all’età contemporanea
A
seguito di un naufragio su un'isola deserta, un gruppo di donne decide di
ribaltare l'ordine sociale e prendere le redini del potere al posto degli
uomini. Il regista si limita a “italianizzare” il testo di Marivaux, processo
opposto o speculare alla “francesizzazione” del repertorio della Comédie
Italienne che ebbe luogo a Parigi nel corso del Seicento. In entrambi i casi,
l'obiettivo è quello di avvicinare culture diverse e straniere – quella
ospitata e quella ospitante – e di rendere comprensibile la storia.
In questa commedia corale e al femminile, sul modello delle Ecclesiazuse (o Le donne al parlamento) di Aristofane, i personaggi maschili hanno uno spazio marginale e fanno un po' da cornice alla vicenda. Tra loro si registrano alcune persistenze della Commedia dell'Arte: Persinetto, uno zanni acrobatico simile al più noto Arlecchino, che si pone come punto di mediazione fra le due parti, accedendo alle trame del gentil sesso origliando o per il tramite della propria innamorata. Il signor Sorbino sembra un'eco del vecchio o – per citare Goldoni – del “rustego”, corruttibile dalla moglie ma fortemente legato al passato e al ricordo nostalgico di quando le donne «cuociono la torta, come una volta, sfiancano il marito, come una volta, fanno entrare l'amante, come una volta, nelle spese si trattano bene, come una volta…» (Aristofane, Le donne al parlamento, 221 ss.).

Un momento dello spettacolo
I
costumi di foggia “classica” rimandano all'antichità; i copricapi richiamano
l'epoca di Marivaux; le pellicce leopardate e zebrate, indossate a un certo
punto dalle due donne ideatrici della rivoluzione, fanno pensare a una tribalità
intesa come punto di partenza ma anche come universo lontano. La scenografia di
Luigi Perego indica invece un tempo “coloniale”. Tramite elementi visivi
fortemente evocativi, l'utopia attraversa varie epoche ma è anche
dichiaratamente funzionale alla messinscena: le vele leggere che simboleggiano
il naufragio – facilmente comprimibili, dilatabili e manovrabili – si adattano
al piccolo spazio del Saloncino Paolo
Poli del teatro della Pergola.

Un momento dello spettacolo
Le
luci e la musica hanno la funzione drammaturgica di scandire il ritmo del
racconto; la prima sembra anche segnare lo scorrere del tempo, rispettando in
qualche modo le unità pseudo-aristoteliche. Il “divertissement” originale – riadattato
da Germano Mazzocchetti, suonato al pianoforte e cantato dal vivo
rispettivamente da Alessandro Panatteri, dalle attrici e dagli attori – viene
replicato più volte sia per intramezzare la pièce sia per mettere in evidenza
frasi e questioni importanti. «Se anche non ci riusciremo noi, ci riusciranno
le nostre nipoti», dice una delle protagoniste. Un'affermazione un po' sterile
che denuncia forse la reale mancanza di volontà e delle giuste condizioni per rendere
tangibile l'utopia. Nell'insieme, la musica non è solo un elemento decorativo
ma contribuisce attivamente alla riuscita di un testo monotono e – un po' come
riesce a fare il musical – unisce un pubblico potenzialmente diversificato.
Soprattutto nel finale, spiega lo stesso regista, l'elemento musicale serve per
smorzare i toni e per “risolvere” la brusca interruzione che caratterizza
l'originale.

La colonia si pone come linea di congiunzione tra passato e presente, accumunati dall'utopia delle donne al potere. L'inattuabilità (e l'ironia) sta nel fatto che un mondo alla rovescia, in cui le donne si comportano come gli uomini e gli uomini come le donne, non sfocia in nessuna rivoluzione. Tutto è il contrario di tutto ma il risultato finale è sempre lo stesso: un sistema scisso in due in cui qualcuno comanda e qualcun altro soccombe, senza possibilità di integrazione e di dialogo. Un simile ed estremo “femminismo” rischia, se possibile, di essere ancor più rigido del “maschilismo” più incallito, privando l'essere umano di alcuni non indispensabili ma fondanti istituzioni, usi e sentimenti come il matrimonio, l'amore, la bellezza, la cura del corpo. Sono proprio questi divieti a far scaturire i primi dissidi tra le donne, a introdurre nuovi conflitti – oltre a quello di genere, quello tra ceti sociali – e a rendere irrealizzabile la rivoluzione.
La colonia di Marivaux

Un momento dello spettacolo visto il 1° dicembre 2022 al teatro della Pergola
Cast & credits
| Titolo
La colonia di Marivaux |
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| Origine
Francia |
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| Data rappresentazione
1° dicembre 2022 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro della Pergola |
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| Titolo originale
La colonie |
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| Autori
Marivaux |
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| Traduzione
Beppe Navello |
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| Regia
Beppe Navello |
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| Interpreti
Daria Pascal Attolini Marcella Favilla Fabrizio Martorelli Stefano Moretti Maria Alberta Navello Giuseppe Nitti Luigi Tabita Cecilia Casini Giulia Lanzilotto Claudia Ludovica Marino Erika Trinchera |
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| Produzione
Associazione Teatro Europeo, in collaborazione con Teatro della Toscana, con il sostegno di MIC Direzione Generale dello spettacolo, con il patrociio di Institut Français Italia |
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| Scenografia
Luigi Perego |
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| Costumi
Luigi Perego |
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| Suono
Umberto Foddis |
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| Luci
Orso Casprini |
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| Musiche
Germano Mazzocchetti |
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| Note
al pianoforte: Alessandro Panatteri direttrice di scena: Federica Francolini macchinista: Andrea Avesani sarta: Eleolora Sgherri organizzazione: Grazia Squeglia ufficio stampa: Elisabetta Castiglioni |