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Sulle spalle dei giganti

di Elia Iervese
  Living
Data di pubblicazione su web 24/09/2022  

Remake del grande classico Ikiru del maestro Akira Kurosawa, Living di Oliver Hermanus ambienta la vicenda negli stessi anni dell’originale (1953). Ci troviamo però non più a Tokio ma a Londra. Mr. Williams (Bill Nighy), un uomo che vive per il lavoro, perennemente immerso nella ripetitività della propria routine da capoufficio, scopre di avere un cancro che in pochi mesi lo ucciderà. Travolto dalla notizia della sua inevitabile fine, il freddo burocrate rimane inizialmente paralizzato, incapace di continuare la propria vita normalmente. Per la prima volta dopo anni di lavoro ininterrotto inizia ad assentarsi dall’ufficio ricercando qualcosa che possa dare un significato alla propria esistenza. 

Poco a poco l’austero protagonista lascia trasparire la sua umanità, i suoi dubbi e rimpianti; confidandosi con Margaret (Aimee Lou Wood) riesce a raccogliere le sue ultime forze. Dopo un primo periodo di disperazione, accettata l’ineluttabilità della propria sorte, torna al lavoro con foga e con un obiettivo preciso: lasciare un segno del proprio passaggio.


Una scena del film 

La trasformazione del personaggio ricorda quella di Scrooge in A Christmas Carol. Davanti ai fantasmi del passato, del futuro e del presente (in questo caso soprattutto quello della propria fine), gli esseri umani possono disperarsi e perdere tutte le forze, ma anche essere capaci di azioni straordinarie. Quando la certezza della morte si palesa, la vita acquisisce improvvisamente un valore inestimabile: questo sembra essere uno dei tanti significati di Living, che racconta gli ultimi gesti disperati e testardi di un uomo che sta per scomparire senza lasciare traccia di sé. 

Il film mantiene il ritmo e il tempo della pellicola originale. Silenzi, momenti d’attesa, la ripetizione di determinati gesti esplicito omaggio al film di Kurosawa finiscono per indebolire l’originalità del remake. Al contempo il cambio di ambientazione, i costumi, la chiave di lettura occidentale, le riprese a colori e in alta definizione permettono al soggetto di raggiungere un pubblico più vasto. Per chi si confronta per la prima volta con l’opera la pellicola di Hermanus risulterà certamente soddisfacente e piacevole alla visione senza però incidere, correndo il rischio di venir dimenticata una volta usciti dalla sala. Per chi conosce l’originale invece la delusione rischia di farsi ancora più grande: il remake non apporta modifiche radicali alla trama, non introduce riflessioni più profonde. Ai più risulterà un lavoro superfluo, ammodernamento di un’opera che probabilmente non ne aveva bisogno.




Living
cast cast & credits
 


La locandina

 
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