Fuggire per ritrovarsi

Una scena del film
La narrazione del passato di Amin avviene nel suo farsi, con i ripensamenti, le auto-censure, i cambi di rotta e le conseguenze che si ripercuotono nel presente sulla relazione con il suo fidanzato. Nel 1989 fugge con la madre e i suoi fratelli da Kabul a Mosca, dopo il ritiro dell'URSS dall'Afghanistan e la conseguente presa del potere da parte dei guerriglieri islamici dei mujaheddin. Questa, tuttavia, non è la versione che Amin ha sempre raccontato: nel suo ultimo viaggio verso la Danimarca, il trafficante gli impone di mentire, facendo credere di essere l'unico superstite della sua famiglia, così da ottenere facilmente lo status di rifugiato. Ed è proprio questa la storia a cui, su ricatto e con pesanti ricadute sul rapporto con sé e con gli altri, è sempre stato fedele. La permanenza in Russia è ricordata come drammatica ed estenuante. La famiglia è costretta a dividersi per emigrare: l'eccessivo costo da versare ai trafficanti di esseri umani li costringe a partire separatamente, a distanza di mesi l'uno dall'altro. I viaggi sono terribili, potenzialmente letali e umilianti. Infine, Amin parte da solo pensando di raggiungere il fratello maggiore e le sorelle in Svezia ma viene portato, invece, in Danimarca, dove lo aspetta una nuova vita pagata al caro prezzo di una menzogna.

Una scena del film

Una scena del film
Il film affronta con estremo tatto ed empatia il tema dell'omosessualità: essa non rappresenta un ulteriore peso per il protagonista, al contrario è come se ne tenesse coesa l'identità attraverso tutti i cambiamenti e le destabilizzazioni vissute. Immagini di repertorio si inseriscono ripetutamente all'interno dell'animazione, la quale assume differenti stili a seconda della nitidezza che Amin assume agli occhi dello spettatore e di sé stesso: se la versione della storia “falsa” – in cui l'intera famiglia viene uccisa – è rappresentata grezzamente, senza colori e dai contorni indefiniti, il finale in cui Amin si spoglia delle aspettative (proprie e altrui) e fa pace con l'uomo che è, nonché col suo passato, contiene fotogrammi dal vero, testimonianza che il racconto e la realtà finalmente coincidono.

Una scena del film
La “necessità” di questo film, in un momento storico come quello attuale, è lampante: per gli stessi afgani in fuga dopo il ritiro degli Stati Uniti lo scorso agosto; per i profughi ucraini che costituiscono ormai il più ingente flusso migratorio in Europa dal secondo dopoguerra; per tutti gli altri migranti nel mondo le cui tragiche storie sono invisibili. L'opera ha il merito di approfondire, dunque, il significato del verbo flee: fuggire non solo dalla guerra ma anche dalle conseguenze che un profugo si porta dietro fino alla morte. Una volta concluso, per il fuggitivo il racconto risulta essere catartico, per lo spettatore una presa di coscienza.
Flee

La locandina del film
Cast & credits
| Titolo
Flee |
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| Origine
Danimarca |
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| Anno
2022 |
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| Durata
89 min. |
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| Colore | |
| Titolo originale
Flugt |
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| Regia
Jonas Poher Rasmussen |
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| Interpreti
Amin Nawabi (Se stesso) Jonas Poher Rasmussen (Se stesso) |
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| Produttori
Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen |
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| Produzione
Vice Studios, Left Handed Films, RYOT Films, Final Cut for Real, Sun Creature Studio, Arte, Danish Film Institute, Swedish Film Institute, SVT, Norwegian Film Institute, Creative Europe, Movistar Plus, CNC, Fritt Ord |
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| Distribuzione
I Wonder Pictures, Unipol Biografilm Festival |
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| Sceneggiatura
Jonas Poher Rasmussen, Amin |
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| Montaggio
Janus Billeskov Jansen |
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| Fotografia
Mauricio Gonzalez-Aranda |
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| Musiche
Uno Helmersson |