Parole e oggetti dell’assenza
Lo spazio scenico – un luogo fisico solitario e isolato in riva al mare – è una stanza fatiscente con finestra centrale, pavimento sconnesso e in pendenza. Una catasta di sedie ne ingombra un lato. La vecchia coppia che vi abita ripete un interminabile commento di ricordi perduti, mentre prepara la conferenza di un oratore delegato a diffondere un messaggio decisivo per l'umanità. I due mentalmente rievocano a sfondo una Ville Lumière lontana, sfumata e suadente, dai sentori e suoni che si fanno canzone proveniente da fuori. Il maresciallo d'alloggio (Michele Di Mauro) suona il suo bastone come una chitarra, le luci già stagliano sui muri del rudere un fondale di sogno per la favola che ha intessuto la loro esistenza di sopravvissuti. Servire il tè è cerimonia che pone a contrappunto il gesto e la parola per cui invece che in tazza il tè si sparge per terra.

Un momento dello spettacolo
La vicenda segue un rituale per necessaria convenzione e simbolismo, non per verità documentaria o narrativa. La bravura degli attori è arte di imitazione e di affettuosa parodia. Si atteggiano, passeggiano, guardano, forse pensano, rendendo fatti rilevanti i gesti semplici della norma quotidiana. Cambiano d'abito prima di ricevere gli ospiti via via più importanti che accolgono con convenevoli adeguati alla funzione e al rango. Si susseguono in entrata una signora, un colonnello, la bella ex compagna di scuola del maresciallo, seguita dal marito. Le presenze annunciate, sempre invisibili, sono numerabili nelle sedie collocate il cui aumento crea una sensazione di pericolo incontrollabile, espresso dalla concitazione e dalla confusione del parlare, spesso scomposto, farfugliante e sovrapposto. Nell'intrattenimento risalta l'esibizione alternata di uno dei padroni di casa, a giustificare la premura ospitale. E ancora la coppia guarda a ritroso e si immagina un figlio desiderato. Nell'incongruenza dei sogni frustrati, il canto, la mimica e la danza si fanno strumenti del contrasto fra il comico e il tragico del racconto. Il ricordo attinge alla memoria reale, ma per trasfondersi nella fantasia della finzione. Viene recitato realisticamente in quanto recupera dal vero la forza dell'invenzione di un convegno che renda presenti le persone assenti.

Un momento dello spettacolo
La quantità (ridotta) di musica, sparsa lungo tutta la durata, sostanzialmente silenziosa, dello spettacolo, decide la qualità sonora complessiva. La luce sempre rivelatrice non disturba, aumenta il pudore sui gesti, i cenni, gli sguardi, le impercettibili tensioni degli occhi, della bocca, delle dita. La precisione dei dettagli, che non si confondono sommandosi, conferisce ulteriore musicalità alla struttura visiva ed emotiva del dramma.

Un momento dello spettacolo
L'adattamento attuale sta appunto nel riconoscere l'arte del teatro come necessaria alla vita, supplente ai suoi vuoti. Succede quando il maresciallo coinvolge gli spettatori, sostitutivi concreti dei convocati latitanti, e affida loro il suo ultimo messaggio. E nella traduzione di Gian Renzo Morteo, un'eco della dedizione che il grande critico e studioso profuse nel promuovere il “nuovo” teatro francese in Italia. Udiamo sue le parole del congedo del Vecchio dal pubblico: «Mi rivolgo a voi, a tutti voi…». Noi spettatori riceviamo il messaggio estremo, il saluto tanto atteso e dilazionato. Sicché emana quasi felicità e soddisfazione, riassunte in ritualità semplice e solenne, quell'arrampicarsi dei vecchi fino al davanzale, darsi la mano e tuffarsi nel vuoto.

Valerio Binasco
Spettacolo visto il 9 marzo 2022 al Teatro Duse di Genova
Cast & credits
| Titolo
Le sedie |
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| Origine
Francia |
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| Durata
80 min. |
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| Data rappresentazione
9 marzo 2022 |
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| Città rappresentazione
Genova |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Duse |
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| Prima rappresentazione
6 maggio 2021 |
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| Titolo originale
Les chaises |
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| Autori testo d'origine
Eugène Ionesco |
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| Traduzione
Gian Renzo Morteo |
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| Regia
Valerio Binasco |
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| Interpreti
Michele Di Mauro (Maresciallo) Federica Fracassi (Semiramide, sua moglie) |
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| Produzione
Teatro Nazionale Torino |
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| Scenografia
Nicolas Bovey |
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| Costumi
Alessio Rosati |
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| Musiche
Paolo Spaccamonti |