La guerra, dal jet al videogame

di Gianni Poli

Data di pubblicazione su web 10/05/2021

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Una vicenda contemporanea che vede protagonista una donna-pilota statunitense: storia di una metamorfosi esistenziale, partita da una situazione speciale, con sviluppo inusitato e finale (forse) catartico. Lo spunto realistico del racconto – in una scrittura drammaturgica monologica ed epica – rischia dunque il ricalco di tanto teatro di narrazione. È però grazie all'immaginazione del regista – un Davide Livermore davvero devoto al testo e all'interprete, che a lui e all'opera si consacra in una collaborazione intensa – se assistiamo a una perfomance di accattivante continuità ritmica e di impressionante tenuta psicofisica, durante quasi due ore di recitazione ininterrotta.

Una pilota di aerei supersonici dell'Air Force resta incinta e, dopo il parto di una bambina, viene impiegata in altre mansioni: grounded, cioè messa-a-terra e “punita”, poi riaddestrata alla guida dei droni. È l'incubo di ogni top gun. Madre all'improvviso, frustrata in carriera e sminuita nell'impegno. Legata a un uomo che pure amandola non riesce a condividerne l'aspirazione a emozioni d'altezza e velocità esaltanti, la donna entra in una spirale di sconforto, ansia e alienazione. La routine della nuova mansione – conduttrice a distanza di droni in missioni d'antiterrorismo (mediorientale?) – la mette a disagio, per dipendenza da funzionari sconosciuti e impersonali, impegnata in obiettivi militari di tremenda responsabilità, di mortificante, risibile professionalità.

Un momento dello spettacolo 
© Federico Pitto

Il dramma di questa eroina senza nome (Erik è il suo compagno e Samanta la figlia) affonda nella coscienza di una perduta autonomia, di una volontà e partecipazione annientate. Il dio Drone, che distrugge convogli nemici e persone (i “colpevoli”), è anch'esso mezzo di un'entità superiore, alla quale non si può sfuggire. È sottoposta a psicoterapia, per gli incubi che distorcono i rapporti con l'uomo e con la figlia. Prosegue il lavoro, mentre si fanno più difficili gli scambi con la bambina, momenti di un dolorosissimo tentativo di salvarsi insieme. L'attrice rende commoventi quei passaggi, che la macchina incombente sul corpo stanco e la mente stressata accentua. Prosegue una caccia spietata, lunga giorni di turni estenuanti, e quando la postazione è pronta a colpire il nemico, lei cede: accanto al bersaglio umano scorge una bambina proiezione alter-ego di sua figlia e non esegue il comando. La squadra, comunque, compirà la carneficina.

Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto

Quale sarà il seguito della sua vita? Fra sensi di colpa, impulso di vendetta e bisogno di giustizia, la donna propone ai colpevoli (quali, i veri?) un verdetto che li condanna alla ricerca di una pacificazione impossibile. Appare allora in immagine filmata una sorridente famiglia americana modello, quando la protagonista torna al proscenio a cogliere gli applausi meritati. Dall'inizio alla fine ha recitato scalza, indossando i leg e una canottiera, ma ora veste la tuta da pilota, segno della vera vocazione. Potente e costante, l'espressività di Linda Gennari dona verità sensibile, oltre ai momenti contrastati della propria avventura, alle figure vissute per immedesimazione del compagno, della Figlia, del comandante, del collega e del nemico.

Un momento dello spettacolo 
© Federico Pitto

La rappresentazione si avvale della funzionalità di un grandioso impianto visivo. Il palcoscenico della corte esibisce al centro una piattaforma a trama metallica basculante con moti d'ascensore. Strumento per simbolizzare anche nei movimenti le variazioni di un personaggio sottoposto a continui traumi e tensioni. L'illuminotecnica ha impatto suggestivo, calibrato sulle emozioni e i sentimenti di una persona tormentata, eppure resa consapevole da una luce intima a tratti crudele e impietosa. La sonorizzazione è inquietante nelle vibrazioni e gli echi d'atmosfera. I colori cangianti delle inquadrature, segmentate e geometriche, stabiliscono sinergia con stati d'animo. Dal blu del cielo al grigio; tonalità, questa, dello schermo di controllo, che coinvolge drammaticamente anche la bambina, invisibile ma attiva nel delirio materno. I trapassi dall'abbagliante candore al rosso del sangue e del sacrificio connotano il ruolo della donna senza nome, la sua condizione immersa in un sofferto e allarmante presente. Una guerra come videogioco che distanzia, relativizza, attutisce, fino a rendere labili e innocui anche i testimoni più diretti e partecipi dell'orrore.


Grounded

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo
© Federico Pitto

Cast & credits

Titolo 
Grounded
Anno 
2021
Durata 
105 min.
Data rappresentazione 
30 aprile 2021
Città rappresentazione 
Genova
Luogo rappresentazione 
Teatro Ivo Chiesa
Titolo testo d'origine 
Grounded
Titolo originale 
Grounded
Autori testo d'origine 
George Brant
Traduzione 
Monica Capuani
Regia 
Davide Livermore
Interpreti 
Linda Gennari (la protagonista)
Produzione 
Teatro Nazionale di Genova
Scenografia 
Davide Livermore e Lorenzo Russo Rainaldi
Costumi 
Mariana Fracasso
Luci 
Aldo Mantovani
Musiche 
Andrea Chenna