Hollywood tra cellulosa e celluloide
Mank – sceneggiato negli anni Novanta da Jack Fincher, padre del regista – trasporta lo spettatore direttamente nella Hollywood degli anni Trenta e Quaranta, dalla Grande depressione alla Seconda guerra mondiale. Il protagonista viene ingaggiato dal ventiquattrenne Welles, fresco di contratto con la RKO, per scrivere la sceneggiatura del sopracitato Citizen Kane. Allettato in seguito a un incidente d'auto, Herman lavora al progetto in compagnia della stenografa Rita (Lily Collins), ricevendo le visite regolari del collaboratore di Welles John Houseman (Sam Troughton), finalizzate a ricordargli la scadenza per la consegna dello script. La narrazione del film è scandita dalla presenza di flashback introdotti da intestazioni identiche a quelle presenti nelle sceneggiature (interno, giorno, descrizione, data), quasi a rimarcare il fatto che i ricordi del protagonista siano materia soggettiva, una libera interpretazione di come le vicende abbiano avuto luogo. Lo scopo di questo escamotage è di mostrare la genesi dei personaggi e delle vicende presenti nella sceneggiatura, sulla base del vissuto di Mank: ad esempio il tycoon William Randolph Hearst (Charles Dance) diventerà Charles Forster Kane mentre l'attrice Marion Davies (Amanda Seyfried) diventerà Susan Alexander Kane.

Il film di Fincher si trasforma a un certo punto in una vera e propria arringa contro il fulcro del cinema mondiale, rappresentando la diatriba tra un individuo “libero” e un sistema produttivo castrante e in ginocchio per via della crisi economica. Nonostante l'uomo Mank – con cui Oldman firma probabilmente la sua migliore interpretazione – venga presentato come uno scommettitore accanito nonché alcolista che arriva a vomitare su tappeti da migliaia di dollari, traspare lo stesso la sua natura di Don Chisciotte che si dimena contro titanici mulini a vento: un antieroe che nel silenzio dell'umiltà favorì l'ingresso in America di centinaia di tedeschi antinazisti, negli anni in cui l'avvento del Fuhrer veniva visto nel Nuovo Mondo con curiosità e quasi ammirazione. Amato ma allo stesso tempo temuto per la sua schiettezza, Mank è un corpo estraneo nella Hollywood dei grandi produttori come Louis B. Mayer (Arliss Howard), David O. Selznick (Toby Leonard Moore) e Irving Thalberg (Ferdinand Kingsley), figura che ispirò Francis Scott Fitzgerald per il protagonista del suo romanzo incompiuto The Last Tycoon che funse poi da soggetto per l'omonima trasposizione cinematografica di Elia Kazan nel 1976. Nonostante si trovasse nel periodo di poco precedente alla celebre “caccia alle streghe” attuata dal Senatore Joseph McCarthy, Mank è quel cavaliere spavaldo a favore delle nuove spinte socialiste, a dispetto dei tentativi di Hollywood di sostenere il Partito Repubblicano. Fincher veste i panni di radiologo nell'analizzare scientificamente tutto un humus di ipocrisie e di cinismo nascosti dietro fiumi di champagne e di meravigliose attrici e ballerine.

Una delle questioni più calde chiamate in causa in Mank riguarda la paternità dell'opera filmica. A seconda dell'area geografica e del periodo storico, tale onore (ma anche onere) è stato attribuito ai produttori, ai registi, agli sceneggiatori o addirittura agli attori. Se questa tematica era stata già brillantemente portata alla ribalta da Vincente Minnelli in The Bad and the Beautiful (1952), Fincher rimarca qui il ruolo dello sceneggiatore – definito da Cesare Zavattini un “mestiere zoppo” – al cospetto della sempre più dilagante auteur theory che annichilisce qualsiasi altro merito per quanto riguarda la responsabilità di un film. Tale vexata quaestio ha in sé un deciso portato contemporaneo, contribuendo alla costruzione di collegamenti tra il passato di Mankiewicz e il presente di Fincher. Su tutto la volontà di riportare il pubblico nelle sale cinematografiche; l'avversione americana verso il socialismo (si pensi all'esclusione di Bernie Sanders nella corsa alla Casa Bianca); lo sconfinamento del cinema nella politica, ad esempio il falso cinegiornale che si erge a progenitore delle moderne fake news. Mank è la prova tangibile che uno sceneggiatore può fare più frastuono di un'intera campagna politica.

Cast & credits
| Titolo
Mank |
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| Origine
Stati Uniti d'America |
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| Anno
2020 |
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| Durata
131 min. |
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| Bianco e nero | |
| Regia
David Fincher |
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| Interpreti
Gary Oldman (Herman J. Mankiewicz) Amanda Seyfried (Marion Davis) Lily Collins (Rita Alexander) Charles Dance (William Randolph Hearst) Arliss Howard (Louis B. Mayer) Tom Pelphrey (Joseph L. Mankiewicz) Sam Troughton (John Houseman) Ferdinand Kingsley (Irving Thalberg) Tom Burke (Orson Welles) Toby Leonard Moore (David O. Selznick) Tuppence Middleton (Sara Mankiewicz) |
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| Produttori
Ceán Chaffin, Eric Roth, David Fincher, Douglas Urbanski |
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| Produzione
Netflix |
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| Distribuzione
Netflix |
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| Scenografia
Donald Graham Burt |
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| Sceneggiatura
Jack Fincher |
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| Montaggio
Kirk Baxter |
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| Fotografia
Erik Messerschmidt |
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| Musiche
Trent Reznor, Atticus Ross |
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| Lingue disponibili
Inglese, Italiano |
