Il respiro dell’uomo nel cosmo
Libero ora da una musica già
connotata, come avveniva nell'incontro con Stravinskij, il coreografo
toscano sceglie musiche di Arvo Pärt, talora di potente asprezza sonora
(d'archi soprattutto e percussioni), altrimenti di ascetica, metafisica tensione
e variazione virtuosistica. Nella fedeltà al poema delle mitiche trasformazioni,
la vicenda sembra proporre una cosmologia del rinnovamento (o sviluppo), nella
quale la centralità della persona umana viene rappresentata dal respiro, dono fisiologico
dapprima, indi spirituale: probabile ricordo dell'opera Un respiro realizzata da Sieni nel 2006 su testo di Samuel
Beckett.

Un momento dello spettacolo
@ Centro nazionale di produzione Virgilio Sieni
In sensibile analogia fra macro e
microcosmo, si esplora la pulsazione dell'organismo vivente e la si raffigura
nello spazio, traendola da uno sfondo scuro a un'evidenza crescente. L'animale
e l'uomo, sua evoluzione, sono affiancati e confrontati grazie al possesso
condiviso d'un pensiero che si fa gesto e movimento, incessanti, ma non
traumatici o convulsivi. L'azione appare allora come un continuo scambio di
energie e di volontà di affermazione e/o di pura presenza. Il disegno spaziale crea
un luogo della mente, percepibile nel rapporto fra uomo e natura, che viene
suddiviso in sequenze regolate dal tempo musicale e dalla dislocazione dei punti
cardinali sulla scena, individuabili in ante/retro; prossimità/lontananza, lungo
un asse orizzontale rispetto al palcoscenico non turbato da salti o fughe metaforiche.
Sono appunto i velari a consentire le variazioni di visibilità e di pregnanza
delle figure – singole, coppie, gruppi – in conformazioni anch'esse cangianti
da flessibile sinuosità ad aderenza plastica al suolo.
La metamorfosi avviene dunque innanzitutto
mediante la fusione dei diversi elementi, visivi, dinamici e sonori. Al sorgere
delle prime figurazioni (meglio, delle silhouettes
danzanti), sulla musica di Cantus in
Memory of Benjamin Britten, si osserva il profilo d'un impalcato di corna
di cervo. L'animale si completa e poi si leva, lento, a quattro zampe, fino a
staccarsi dal suolo. Sincronico, il profilo del corpo umano vi si sovrappone e
nel moto sembra maturare, aspirare a perfezione ideale, finché planando ancora il
cervo sparisce, all'apparire d'altri umani in formazioni cangianti. Il
crescendo della musica non viene sottolineato dalla danza dei corpi
moltiplicati e addensati, che effondono il senso d'una sessualità sfumata, livellata
in androginia: da cui lo scambio polivalente di maschile e femminile negli
interpreti raffinati, tesi a conquistare ieraticità dalla pesantezza dei corpi.

Un momento dello spettacolo
@ Centro nazionale di produzione Virgilio Sieni
Lungo volute che equilibrano i pas-de-deux e i blocchi d'assieme, s'inaugura
un processo orientato all'esito finale, sostenuto dal movimento trascinante del
brano musicale, dal ritmo individuabile in Silouans
Song. Allora si staglia l'ombra di una grande ala sospesa, metonimia
dell'uccello in volo, alla quale l'uomo si paragona con sforzo dolente, dedizione
ardua e generosa, quasi lotta simbolica fra leggerezza e gravità. Attraverso
esercizi d'equilibrio – per i quali la musica colmandosi d'archi si fa più
sontuosa (nell'esecuzione registrata dal vivo dell'Orchestra Haydn di Bolzano e
Trento, diretta da Chloé vans Soeterstède) – il profilo del danzatore si
protende alla ricerca d'un pensiero diventato postura o, viceversa, d'un gesto
pensante. La fatica interiore è graduale e progressiva, senza scatti o asperità
perturbativi. Un simbolismo accentuato segna la discesa dell'ala, dal culmine
al terreno, quando anche l'uomo si curva e si stende al suolo. Prostrazione
equivalente a una resa o a una pacificante accettazione d'un destino universale,
nel quale il personaggio, debole e nudo, riecheggia il burattino Petruška che
muore.
Nella luce uniformemente diffusa
spicca a tratti dal fondo un punto, ora rosso ora azzurro, di contrasto
cromatico, a segnalare mutamenti, tanto più ingenti esteticamente quanto più
lievi e discreti. La raffinata semplicità, la purezza della tecnica coreutica
deludono attese sensazionali, slanci emozionanti e si affermano nella
razionalità della partitura, aerea e severa, che precipita ineluttabile nell'immobilità
silenziosa.

Cast & credits
| Titolo
Metamorphosis |
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| Origine
Italia |
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| Anno
2019 |
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| Durata
55 min. |
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| Data rappresentazione
13 dicembre 2019 |
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| Città rappresentazione
Genova |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Modena |
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| Prima rappresentazione
22 luglio 2019 |
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| Evento
Bolzano Danza |
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| Regia
Virgilio Sieni |
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| Interpreti
Marina Bertoni Giulia Gilera Maurizio Giunti Andrea Palumbo Sara Sguotti |
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| Produzione
Compagnia Virgilio Sieni – Bolzano Danza (collab. Amat & Civitanova Danza) |
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| Scenografia
Gregorio Zurla e Silvia Salvaggio |
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| Costumi
Gregorio Zurla e Silvia Salvaggio |
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| Luci
Mattia Bagnoli |
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| Musiche
Arvo Pärt |