Nabucco di domani
In un futuro prossimo venturo, popoli in fuga da guerre e sterminio – le macerie delle loro città vengono proiettate su uno schermo – non troveranno in mare imbarcazioni verso porti sicuri, ma viatici per orrori altrettanto devastanti. Dietro la facciata (biblica, come si conviene al Nabucco) dell'arca salvifica, la nave che raccoglie i profughi si rivela una trappola per fuggitivi, che li trasforma ipso facto in prigionieri schedati e degradati, animali non più braccati ma in gabbia, carne da macello al pari dei tesori culturali che tentavano di portare in salvo: intere biblioteche finiscono nel tritacarta, mentre le opere d'arte vengono requisite e deposte in teca per pura voluttà di saccheggio.
Quel dualismo tra ebrei oppressi e assiri oppressori che per Verdi, nel 1842, diventava metafora d'un messaggio risorgimentale, unitario e antiaustriaco sembra assumere, in questo nuovo Nabucco al Festival Verdi di Parma, i contorni del thriller fantapolitico. Così, il «Dio di Belo menzogner» della nave (o forse del sottomarino, data la sua natura di mondo parallelo: quasi un postmoderno leviatano, anch'esso di biblica memoria) ha l'involucro d'un nazicristianesimo – o cattofascismo – fariseo e consumista, ben riassunto da un albero di Natale che insuffla facile consenso religioso e spiritualità retrocessa a pacco regalo. Fermo restando, però, che la sua fisionomia più autentica è quella di un commando militare da combattimento, impegnato in mortiferi addestramenti già dalla Sinfonia, e di un dittatore golpista (un monitor ci mostra in continuazione il volto di Nabucco) votato al culto della razza e, soprattutto, di se stesso. Il «Dio verace d'Israello», invece, è quello dei profughi: non una religione ma, più in generale, il più debole da gabellare per nemico, il “diverso” da abbattere, la forza libertaria della letteratura da distruggere. E converrà ricordare come il dualismo tra libro, nella sua declinazione di testo sacro, e potere sia un tema ineludibile già nei versi di Temistocle Solera.

Pochi, ma invasivi, disturbatori tra il pubblico hanno mostrato insofferenza per il mancato rispetto delle didascalie (Ismaele non sottrae Fenena al pugnale di Zaccaria, un momento di forte tensione come S'appressan gl'istanti viene apparentemente disinnescato da una mimica irreale) e per certe lunghe, mute parentesi aggiuntive chiamate a fare da transizione tra un atto e l'altro (i militari che triturano i libri, una scena di annegamento). Tuttavia, nell'impianto oratoriale – assai più che operistico – sotteso alla struttura del Nabucco, lo scioglimento “senza azione” del salvataggio di Fenena non suona come una forzatura. L'effetto straniante che Ricci e Forte imprimono a S'appressan gl'istanti (cantanti fermi al proscenio, mentre dei mimi, nelle vesti cenciose di prigionieri, li circondano come avviluppandoli) restituisce l'idea di tensione irrisolta insita nella struttura “a canone” della pagina, dove ciascuna voce esprime una dopo l'altra – inseguendosi, e mai raggiungendosi – la medesima idea musicale. Quanto a quelli che una manciata di spettatori ha scambiato per gratuiti siparietti, sono due momenti di altissimo impatto teatrale: la distruzione dei libri si trasforma in autentico rituale, l'annegamento dei profughi viene risolto con una stilizzazione materica e poverissima – un bicchiere, un filo blu – di devastante forza emotiva. E in una partitura organizzata “a numeri”, qual è quella del Nabucco, né l'uno né l'altro infirmano minimamente l'arcata narrativa.

In questo Nabucco attento ai rapporti tra i personaggi piuttosto che alla natura dei personaggi stessi, più “polifonico” che “solistico”, stupisce trovare voci protagonistiche e mattatoriali (per volume, colore, personalità) come quelle di Amartuvshin Enkhbat e Saioa Hernández: che si siano inserite senza frizioni nella struttura dello spettacolo è la prova migliore non solo della loro duttilità di artisti, ma anche della validità del progetto registico. Lui sfoggia uno strumento fondo e compatto, tanto scuro nelle risonanze quanto morbido dell'emissione, dove gli accenti granitici della prima parte cedono il passo, nel prosieguo, a un “mezzoforte” pastoso come un “pianissimo”: e se il pubblico giovane – o di meno lunga memoria – scorge un epigono di Bruson, questo baritono mongolo d'infallibile idiomaticità verdiana guarda a stelle polari più lontane, a Robert Merrill, soprattutto a Bastianini. Lei, invece, affronta il canto di sbalzo e le escursioni altimetriche di Abigaille mantenendo un'appiombatissima omogeneità del suono, smaltata in alto, perentoria nel grave, sciabolante senza degenerare nel tagliente. Solo nelle frasi dolcissime di Anch'io dischiuso un giorno la cantante sembra faticare un po': ma lì è Verdi a chiedere un miracolo irrealizzabile, pretendendo quell'oasi di mezzevoci all'interno d'una scrittura di tutt'altro segno.
Per spessore timbrico e ricchezza di armonici, Michele Pertusi non può competere con i due colleghi. Tuttavia la voce ben proiettata in avanti assicura una ragguardevole risonanza; il lavoro di scavo sulla frase impreziosisce il timbro di per sé grigio, trasformandolo in un bianco e nero ricco di tonalità e sfumature; e pure l'attore risulta tanto misurato quanto compenetrato, dando piena credibilità a quel “prete della resistenza” che, per Ricci e Forte, è Zaccaria. Ivan Magrì imprime, in termini di squillo, la giusta tenorilità a Ismaele, pur sottolineando invece tutta l'antitenorilità di questo personaggio dubbioso, antieroico, perdente: e così facendo giunge alla quadratura del cerchio. Intima nel fraseggio e carnale nel timbro, Annalisa Stroppa compie in un certo senso – con esiti altrettanto ragguardevoli – il percorso opposto: facendo transitare Fenena dall'archetipo di vittima sacrificale a una femminilità energica e volitiva. E l'Anna dolcemente sgomenta di Elisabetta Zizzo, piccolo ma non residuale afflato lirico nella severità monumentale dei concertati, è un cammeo che lascia il segno.

Un momento dello spettacolo
Nabucco

Stefano Ricci e Gianni Forte
Cast & credits
| Titolo
Nabucco |
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| Sotto titolo
Dramma lirico in quattro parti |
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| Data rappresentazione
13 ottobre 2019 |
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| Città rappresentazione
Parma |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Regio di Parma |
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| Prima rappresentazione
29 settembre 2019 |
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| Evento
Verdi Festival di Parma |
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| Titolo testo d'origine
Nabucco |
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| Libretto
Temistocle Solera |
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| Curatore
Edizione critica a cura di Roger Parker |
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| Regia
Stefano Ricci |
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| Interpreti
AMARTUVSHIN ENKHBAT (Nabucco) IVAN MAGRĚ (Ismaele) MICHELE PERTUSI (Zaccaria) SAIOA HERNÁNDEZ (Abigaille) ANNALISA STROPPA (Fenena) GIANLUCA BREDA (Il Gran Sacerdote di Belo) MANUEL PIERATTELLI (Abdallo) ELISABETTA ZIZZO (Anna) |
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| Scenografia
Nicolas Bovey |
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| Costumi
Gianluca Sbicca |
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| Coreografia
Marta Bevilacqua |
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| Luci
Alessandro Carletti |
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| Musiche
Giuseppe Verdi |
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| Orchestra
Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini |
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| Direzione d'orchestra
Francesco Ivan Ciampa |
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| Coro
Coro del Teatro Regio di Parma |
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| Maestro del coro
Martino Faggiani |
Trama
Gli Ebrei riuniti nel tempio di Gerusalemme piangono la loro sconfitta nella guerra contro i babilonesi. Zaccaria, il Gran Sacerdote, li invita a non disperare perché il Dio di Israele ha dato un segno del suo potere: Fenena, la figlia del re babilonese, è loro prigioniera. Il giovane Ismaele, nipote di Sedecia re di giuda, reca la notizia dellimminente arrivo di Nabucco e del suo esercito. Quando Zaccaria gli affida la custodia di Fenena, egli riconosce la fanciulla che lha salvato dalla prigione al tempo della sua missione di ambasciatore a Babilonia. Ismaele, che ama riamato la figlia del suo nemico, intende ora ricambiare tanta generosità ma, mentre sta per trarre in salvo la fanciulla, viene fermato da Abigaille – una schiava ambiziosa ritenuta la seconda figlia di Nabucco – che irrompe nel tempio alla testa di un manipolo di guerrieri assiri travestiti da ebrei. La donna propone al giovane, di cui è anchessa innamorata, uno scambio: il suo amore contro la salvezza del popolo ebraico. Ma Ismaele la respinge. Una folla di ebrei in fuga cerca invano rifugio nel tempio invaso dai nemici. Nabucco giunge con i suoi fino alla sacra soglia e Zaccaria lo sfida avvertendolo che se tenterà di profanarla Fenena sarà uccisa. Il re dapprima finge di esitare ma poi, deciso a distruggere ad ogni costo il regno di Giuda, sfida il Sacerdote ed ordina agli ebrei di prostrarsi davanti a lui. Zaccaria reagisce alzando il pugnale su Fenena ma Ismaele ferma la sua mano e libera la fanciulla attirando su di sé lira del suo popolo, che lo accusa di tradimento. Nabucco ordina di saccheggiare il tempio, mentre Abigaille si ripromette di cancellare dalla faccia della terra il popolo maledetto cui appartiene luomo che lha respinta.
Parte II
Lempio
Abigaille, sola negli appartamenti reali, tiene fra le mani una pergamena sottratta a Nabucco, che attesta le sue umili origini di schiava. La sua rabbia esplode in una furia incontenibile alla notizia che Fenena, nominata Reggente dal padre, ha dato ordine di liberare tutti gli ebrei. Ormai Abigaille è decisa a tutto pur di impossessarsi del trono. Zaccaria, prigioniero degli assiri, entra in una sala della reggia seguito da un Levita che reca le Tavole della legge e, dopo aver sollecitato Iddio a parlare attraverso il suo labbro, si ritira.Ismaele, convocato dal Pontefice per rispondere del suo tradimento, è maledetto dai Leviti, ma Anna, sorella di Zaccaria, lo difende; il giovane infatti non ha salvato la vita ad uninfedele bensì ad unebrea, giacché la figlia del re nemico si è nel frattempo convertita alla Legge. La situazione precipita: in un rapidissimo susseguirsi di eventi Abigaille irrompe in scena con il suo seguito e pretende da Fenena la corona, ma Nabucco, creduto morto in battaglia, giunge e richiede per sé la corona. Poi comincia a deridere il Dio Belo, che avrebbe spinto i prigionieri a tradirlo, e dopo anche il Dio degli ebrei. Esige di essere adorato come lunico Dio, minacciando di morte Zaccaria e gli ebrei se non si piegheranno al suo volere. Subito dopo il Dio degli Ebrei scaglia un fulmine sul suo capo, la corona cade al suolo e il re comincia a manifestare segni di follia. La corona viene prontamente raccolta da Abigaille.
Parte III
La profezia
Abigaille, seduta sul trono accanto alla statua doro di Belo, nei giardini pensili di Babilonia, riceve lomaggio dei suoi sudditi. Quando il Gran Sacerdote le consegna la sentenza di condanna a morte degli ebrei, la regina si finge ipocritamente incerta sul da farsi. Allarrivo del re spodestato – in vesti dimesse e con lo sguardo smarrito – lusurpatrice cambia atteggiamento e gli si rivolge con ironica arroganza, dando ordine di ricondurlo nelle sue stanze. Quindi lo avverte di essere divenuta la custode del suo seggio e lo invita perentoriamente a porre il regale suggello sulla sentenza di morte degli ebrei. Il vecchio re esita, Abigaille lo incalza accusandolo di viltà e alla fine Nabucco cede. Ma lo coglie un dubbio: che ne sarà di Fenena? Abigaille, implacabile, afferma che nessuno potrà salvare la fanciulla e gli ricorda che anchessa è sua figlia. Ma il re la sconfessa: ella è solo una schiava. La donna trae dal seno la pergamena che attesta la sua origine e la fa a pezzi. Il re, ormai tradito e detronizzato, nelludire il suono delle trombe che annunciano limminente supplizio degli ebrei chiama le sue guardie, ma esse giungono per arrestarlo obbedendo agli ordini della nuova regina. Confuso e impotente, Nabucco chiede invano ad Abigaille un gesto di perdono e di pietà per la povera Fenena. Sulle sponde dellEufrate gli ebrei, sconfitti e prigionieri, ricordano con nostalgia e dolore la cara patria perduta (coro: Va, pensiero, sull ali dorate). Il Pontefice Zaccaria li incita a non piangere come femmine imbelli e profetizza una dura punizione per il loro nemico: il Leone di Giuda sconfiggerà gli assiri e distruggerà Babilonia.
Parte IV
Lidolo infranto
Nabucco, solo in una stanza della reggia, si sveglia da un incubo udendo alcune grida e, credendole segnali di guerra, chiama i suoi prodi a raccolta per marciare contro Gerusalemme. Tornato in sé alludire altre voci che ripetono il nome di Fenena, egli si affaccia alla loggia e vede con orrore la figlia in catene. Disperato, corre alla porta, tenta invano di aprirla e infine, rendendosi conto di essere prigioniero, cade in ginocchio e si rivolge al dio di Giuda invocando il suo aiuto e chiedendogli perdono. Come in risposta alla sua preghiera, sopraggiunge il fedele ufficiale Abdallo con un manipolo di soldati, restituendogli la spada e offrendosi di aiutarlo a riconquistare il trono. Nei giardini pensili di Babilonia passa il triste corteo degli ebrei condotti al supplizio. Zaccaria conforta Fenena incitandola a conquistare la palma del martirio; la fanciulla si prepara a godere delle gioie celesti. Latmosfera mistica è interrotta dallarrivo di Nabucco che, alla testa delle sue truppe, ordina di infrangere la statua di Belo. Miracolosamente, «lidolo cade infranto da sé». Tutti gridano al «divino prodigio», Nabucco concede la libertà agli ebrei, annunzia che la perfida Abigaille si è avvelenata e ordina al popolo dIsraele di costruire un tempio per il suo Dio grande e forte, il solo degno di essere adorato. Mentre tutti, ebrei ed assiri, singinocchiano invocando l«immenso Jehova» entra Abigaille sorretta da due guerrieri: la donna confessa la sua colpa e invoca il perdono degli uomini e di Dio prima di cadere esanime. Zaccaria rivolge a Nabucco lultima profezia: “Servendo a Jehova sarai dei regi il re”.