Cronaca semiseria di una ripresa
Dieci anni or sono, o giù di lì, un ferace Giulio Tremonti alias Corrado Guzzanti, interrogato da Serena Dandini a Parla con me, così si esprimeva circa il teatro d'opera: «posso dire una cosa sulla lirica? Questa roba del teatro lirico in Italia deve finire. Perché se voi andate c'è sempre o la storia di questo – come si chiama – Triboletto, quel portatore di handicap, tutti gli anni portatore di handicap. Oppure la storia di quella baldracca che poi mi va a morire di tifo [sic]». «Ma che, La traviata??!». «Eh, La traviata. E allora, tutti gli anni fanno questa cosa, e io vado – e sono milioni che costa questa roba! – e sempre la stessa baldracca che muore di tifo… Dai!».
Da allora, stando al noto portale Operabase la povera Violetta verdiana ci ha rimesso la pelle ben settemilaquattrocentoventidue volte. È l'eroina d'opera più moritura al mondo, seguita a ruota da Carmen, Mimì, Floria Tosca e Cio-Cio-San, che si attesta settima con quattromilasettecentosessantaquattro harakiri, di cui quattrocentoquindici in Italia. È dunque vero: la dama delle camelie continua a morire di tisi. Non per questo, con buona pace di Tremonti-Guzzanti, al pubblico è venuta a noia. L'opera vive, e lo dimostrerebbe paradossalmente l'aumento dei decessi nel quinquennio 2013-2018 rispetto a quelli del 2004-2009. Tuttavia, liquidare con sufficienza i profeti de “l'opera è morta” sarebbe sbrigativo, perché i dati clinici sulla lirica riescono a dirci poco circa la sua qualità di vita.

© Michele Monasta
Si prenda la Madama Butterfly andata in scena al Teatro del Maggio per la sezione Repertorio del cartellone. A Firenze, il titolo pucciniano è di casa. Lo rimarca il libretto di sala, elencandone le presenze con dovizia di dati e fotografie delle interpreti più celebrate (Scotto, Kabaivanska, Dessì, Nizza). Lo ribadiscono, soprattutto, gli scroscianti applausi di una sala gremitissima ed entusiasta, che sembrano però stonati rispetto a una resa incompleta, a tratti problematica, che altrove avrebbe suscitato non pochi rimbrotti e qualche ira funesta.
Lo spettacolo è quello confezionato da Fabio Ceresa nel 2014 proprio per il Maggio, in coproduzione col Petruzzelli di Bari. Parole chiave: ordine, eleganza, praticità. Una grande parete a riquadri mobili, disposta sull'intera larghezza del palcoscenico, divide lo spazio tra l'al di qua della casa, ora luogo intimo, ora prigione, e l'aldilà delle “attese” (di Butterfly, nell'ascesa al pendio; della nave di Pinkerton, dal second'atto in poi) e del suicidio finale, con una pedana protesa verso il buio del fondo, carico di speranze e delusioni. Si oscilla tra luoghi fisici e idealizzati, secondo una diffusa marca delle regie liriche d'oggi, articolando la tragedia con poco ma non senza una certa efficacia icastica. È interessante come Ceresa sfrutti l'idea di un Oriente che “scrive”, incarnato nelle azioni sceniche di Suzuki, per rappresentare lo scarto con l'Occidente guascone di Pinkerton e con la feroce giustizia di Bonzo. Straziante il finale: Butterfly risale la pedana con la katana in resta, si ferma un istante al richiamo di suo “marito”, quindi si uccide con lo sguardo perso nel nulla soffocante del fondo scena. Queste trovate sono di grande effetto, ma affogano in un mare di “già visto”, ulteriormente appiattito dalle luci un po' scontate di D.M. Wood.

Un momento dello spettacolo
© Michele Monasta
Ad apertura di sipario, il direttore Francesco Ivan Ciampa imprime alla partitura un andamento tutto corone e fluttuazioni agogiche. Qualcosa sembra sapere di stantio, ma il finale del primo atto si schiude d'improvviso come perla di rara bellezza, con l'orchestra che esprime a meraviglia l'ambiguo accendersi di passione tra i due protagonisti. Quella è la vetta, e da lì Ciampa non scende più. Anzi: trasforma l'opera quasi in un poema sinfonico, e a tratti abbandona i cantanti al proprio destino in balia di tanto suono.
La responsabilità non è tutta sua: a questa Butterfly, infatti, è mancata Cio-Cio-San. Liana Aleksanyan ha voce interessante e acuti di prima classe ma poco corpo nei centri e nei gravi. Purtroppo per lei, proprio lì si giocano alcuni snodi fondamentali della sua parte, lì scorre il sangue di Butterfly. La pericolosa leggerezza di ragazza nel dialogo con Sharpless e Yamadori, il dolore disperato di madre, la gioia gravida di tragedia del duetto dei fiori: tutto questo si percepiva a stento. Molto meglio Matteo Lippi nei panni di Pinkerton, ben sbozzato vocalmente e attorialmente. Certo il suo personaggio è quel che è, Puccini non l'ha scritto esattamente per destare l'empatia del pubblico. Speculari le prestazioni di Francesco Verna (Sharpless) e Annunziata Vestri (Suzuki), l'uno più convincente sul piano vocale, l'altra più su quello della recitazione. Al limite dell'urlato il Bonzo di Nicolò Ceriani (ma è davvero difficile che non lo si senta così), preciso e velenoso quanto basta il Goro di Manuel Pierattelli. Non brilla invece il coro guidato come sempre da Lorenzo Fratini: forse leggermente sotto-numero, la compagine manca di smalto nei pochi interventi a scena aperta e di suggestione (oltre che di suono) nel meraviglioso bocca chiusa tra secondo e terzo atto.

Un momento dello spettacolo
© Michele Monasta
Insomma, la Butterfly fiorentina mostra con efficacia come lo stato di salute dell'opera lirica sia in bilico nonostante i numeri. A che giova uno spettacolo del genere? Indubbiamente alle casse del Maggio: non è un mistero, né operazione da biasimare tout court. Ricette universali per far sopravvivere la lirica, in fondo, non ne sono mai esistite. Fin dall'Andromeda del 1637 al San Cassiano di Venezia, prima rappresentazione fuori dai teatri di corte, la storia dell'opera è storia di ingegno commerciale, di trovate più o meno coraggiose, più o (molto spesso) meno riuscite. Certo sarebbe anacronistico pensare di allestire sale da gioco nei foyer, come al tempo dell'onnipotente impresario ottocentesco Domenico Barbaja: il teatro è diventato un “tempio”, un luogo di cultura con la maiuscola, che deve costantemente confrontarsi da un lato con una tradizione fortissima, dall'altro con la necessità di rinnovarsi.
Ma è forse “cultura” questa incompiuta ripresa della Butterfly (al pari delle migliaia di morti di Violetta)? Si sarebbe tentati di dire no, ma in realtà la risposta è più complessa: la sopravvivenza dell'opera si gioca (anche) nell'impegno ad ampliare la base del pubblico. La sfida è rendere “popolare” un genere che al popolo non è mai appartenuto né è mai arrivato se non per vie indirette (ad esempio tramite le arie trascritte per organo e suonate a messa per tutto l'Ottocento, o mediante le scatolette di fiammiferi con su stampate scene dalla Norma…). A considerare, si è detto, la positivissima accoglienza da parte del pubblico fiorentino, l'operazione Butterfly è più che riuscita. Si potrebbe certo fare meglio sul piano della qualità, ma tocca accontentarsi e sperare che spettacoli come questo rendano possibili, ad esempio, più Lear di Aribert Reimann come quello che appunto il Maggio ha messo in cantiere per il suo LXXXII Festival.
Spettacolo visto il 28 febbraio 2019 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
Madama Butterfly

Un momento dello spettacolo
visto il 28 febbraio 2019 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
© Michele Monasta
Cast & credits
| Titolo
Madama Butterfly |
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| Sotto titolo
Tragedia giapponese in tre atti |
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| Data rappresentazione
28 febbraio 2019 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Titolo testo d'origine
Madame Butterfly |
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| Libretto
Luigi Illica e Giusepe Giacosa |
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| Autori testo d'origine
John L. Long (poi adattato per teatro di prosa da David Belasco) |
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| Regia
Fabio Ceresa |
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| Interpreti
Liana Aleksanyan (Madama Butterfly) Annunziata Vestri (Suzuki) Maria Rita Combattelli (Kate Pinkerton) Matteo Lippi (F.B. Pinkerton) Francesco Verna (Sharpless) Manuel Pierattelli (Goro) Nicolò Ceriani (Lo zio Bonzo) Nicola Lisanti (Yakusidé) Min Kim (Yamadori / Commissario imperiale) Giovanni Mazzei (L'Ufficiale del registro) Maria Rosaria Rossini (La madre di Cio-Cio-San) Maria Cristina Bisogni (La zia) Tiziana Bellavista (La cugina) |
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| Produzione
Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in coproduzione con Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari |
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| Scenografia
Tiziano Santi |
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| Costumi
Tommaso Lagattola |
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| Luci
D. M. Wood |
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| Musiche
Giacomo Puccini |
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| Orchestra
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Direzione d'orchestra
Francesco Ivan Ciampa |
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| Coro
Coro del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Maestro del coro
Lorenzo Fratini |
Trama
Atto I
Esterno di una casa in collina presso Nagasaki
Pinkerton, ufficiale americano, sta visitando, accompagnato da Goro, la casetta che ha acquistato per vivervi con Butterfly (Cio-Cio-San), la giovanissima geisha che sta per sposare. Dopo che gli è stata presentata la serva Suzuki, giunge Sharpless, console degli Stati Uniti, e Pinkerton, conversando con lui, mostra tutta la superficialità con cui sta per gettarsi nella relazione con la giovane donna: egli la sposerà secondo l'uso giapponese, la desidera, ma è ben deciso in seguito ad avere “una vera sposa americana”. Sharpless è perplesso. Compare allora Butterfly circondata dalle amiche, innamorata e felice. Confessa a Pinkerto di fare la geisha per necessità, ma di provenire da una nobile famiglia decaduta, e di avere solo quindi anni. Arrivano i parenti della sposa, che Pinkerton trova ridicoli: egli è impaziente di concludere la cerimonia per rimanere solo con Butterfly. Di nuovo Sharpless lo mette in guardia: la piccola geisha crede sinceramente al loro matrimonio e una delusione le spezzerà il cuore. Intanto Butterfly mostra allo sposo le sue poche cose, fra cui il pugnale usato dal padre per uccidersi. Finalmente il matrimonio ha luogo: al momento del brindisi irrompe in scena lo zio Bonzo che maledice la nipote, rea di aver abbandonato la religione dei suoi avi, e invita i parenti a ripudiare Cio-Cio-San. Tutti obbediscono, mentre Pinkerton, sempre più irritato, fa cacciare “tutta la bonzeria”. Scende la sera, è l'ora di ritirarsi per la notte nuziale: Butterfly, ripudiata dai suoi ma felice, e Pinkerton intrecciano un duetto d'amore: poi il giovane fremente di passione conduce in casa la giovane moglie.
Atto II
Interno della casa di Butterfly
Pinkerton è partito da tre anni abbandonando Butterfly che, sorda alle espressioni sfiduciate di Suzuki, è ancora innamorata e ferma nella sua convinzione che il suo amante ritornerà. Giunge Sharpless, proprio mentre la giovane scaccia in malo modo il ricco principe Yamadori, venuto a chiederla in sposa. Il console ha una dolorosa missione da compiere: preparare Butterfly alla notizia che Pinkerton si è sposato con una ragazza americana, come l'amico l'ha pregato di fare. Ma di fronte all'invincibile amore di Cio-Cio-San e alla rivelazione che essa ha avuto un figlio da Pinkerton - il cui destino sarebbe ben tragico se il padre non tornasse - Sharpless non trova il coraggio di dire la verità e se ne va commosso. Un colpo di cannone dal porto indica l'arrivo di una nave: è quella di Pinkerton. Agitatissima per la visita imminente e trionfante perché crede ricompensata la sua incrollabile fiducia, Butterflu ordina a Suzuki di adornare la casa di fiori e corre a farsi bella e a preparare il bambino. Poi, mentre cala la sera, si accinge a vegliare fino all'arrivo di Pinkerton.
Atto III
Interno della casa di Butterfly
Albeggia, e Pinkerton non è giunto. Butterfly conduce a letto il bambino, da tempo addormentato, quando giunge Pinkerton in compagnia di Sharpless e di Kate, la moglie americana. Egli è sconvolto: ha saputo del figlio e vorrebbe che Butterfly glielo affidasse, ma alla vista della casa fugge pieno di rimorsi, mentre il console gli ricorda i suoi saggi ammonimenti. Quando Cio-Cio-San vede Kate comprende che ogni sua speranza è svanita, ma trova la forza di augurarle di viver felice e promette di consegnare il figlio a Pinkerton, se egli stesso verrà a prenderlo entro mezz'ora. Rimasta sola, si prepara a morire. Dopo un tenerissimo addio al figlio, si suicida con il medesimo pugnale usato dal padre e spira nell'attimo in cui sopraggiunge Pinkerton.