La Gazza Ladra

di Giovanni Fornaro

Data di pubblicazione su web 13/03/2017

La Gazza Ladra

La Stagione 2017 della Fondazione Teatro Petruzzelli è stata inaugurata con La Gazza Ladra di Gioacchino Rossini, su libretto di Giovanni Gherardini, rappresentata per la prima volta nel 1817 al Teatro alla Scala di Milano. 

Tratta dalla pièce teatrale La Pie voleuse ou la Servante de Palaiseau di Théodore Baudouin d'Aubigny e Louis-Charles Caigniez (Parigi,1815), la Gazza barese ha avuto un debutto lievemente “sincopato”, a causa della defezione, alla “prima” del 27 gennaio, del mezzosoprano ucraino Christina Daletska, sostituita da Alessia Nadin, “Ninetta” del secondo cast. 

Lo spettacolo del 31 gennaio di cui si dà conto qui è stato a tutti gli effetti la “prima” rappresentazione con l'organico originale. La Gazza Ladra è una delle poche opere di Rossini composte ex novo, senza riutilizzare temi e arie di opere precedenti. È anche una sorta di “canto del cigno” dell'opera buffa: di questa conserva molti tratti comici ibridati dall'opera seria che stava sempre più prendendo il sopravvento sulla scena europea del primo Ottocento. E non si può non definire tragica una storia in cui i residui del potere ancien régime condannano una semplice e giovane “popolana” – in servizio presso una nobile famiglia in «un grosso villaggio non lontano da Parigi» – alla pena capitale per il presunto furto di una posata d'argento compiuto da un innocente corvide. 

Un momento dello spettacolo ©Studio Arcieri
Un momento dello spettacolo 
© Studio Arcieri

Appare in filigrana uno sguardo critico rivolto ai rapporti sociali pre-rivoluzionari fra classe egemone e ceti subalterni, evidentemente ancora un nervo scoperto nel 1817, anno della “prima” scaligera di questo lungo melodramma “di mezzo” in due atti. L'iniquità della pena comminata  è evidente perché l'imputata è innocente. D'altra parte, le pratiche di sociabilità delle élites economiche e culturali europee di fine Settecento prevedevano una connivenza con il potere amministrativo-giudiziario, una prassi che nella Gazza Ladra si riflette nei rapporti della nobile famiglia Vingradito con il Podestà e il Tribunale. 

L'allestimento e la regia non sono inediti. Derivano dal Rossini Opera Festival edizione 2007, a loro volta ripresi nel 2015. Una terza ripresa meritevole di riflessione, tenendo conto che in altre occasioni analoghe (ad esempio, nel recente Falstaff rappresentato nel febbraio 2017 alla Scala) lo stesso regista Damiano Michieletto ha cambiato sia scene che costumi. 

Questa regia non è all'altezza della fama di Michieletto (a dispetto del Premio Abbiati assegnato nel 2007). Si fonda su due idee di base, una concettuale, l'altra scenica. La prima: l'intera vicenda  è solo un sogno vissuto da una ragazza che personifica la gazza; la seconda: gli oggetti con cui gioca (dei piccoli tubi bianchi) costituiscono un decisivo ma (purtroppo) ambiguo elemento narrativo. 

La gazza è qui dunque una ragazza che, all'inizio del primo atto (e nel finale secondo), si desta nel proprio letto. Un lungo lenzuolo le consente di arrampicarsi e compiere acrobazie, che Michieletto immagina di attribuire al furbo volatile, prima di essere ingiustamente condannata. E l'intreccio si complica perché entra in scena Fernando, padre di Ninetta e soldato, anch'egli condannato a morte avendo disertato per rivedere la figlia. 

Un momento dello spettacolo ©Studio Arcieri
Un momento dello spettacolo 
© Studio Arcieri

Invisibile ai personaggi in palcoscenico, la gazza volteggia e sbeffeggia tutti durante i due atti, mentre la vicenda da comica si fa tragica, passando per le molestie che la protagonista subisce dal podestà Gottardo fino alla pena capitale comminata a padre e figlia. Il colpo di scena del ritrovamento del cucchiaio trafugato presso il nido del volatile, con conseguente chiarificazione, riconduce la storia entro confini meno drammatici. 

Vicenda non molto consistente, cui non ha giovato l'eterogeneità dei costumi e la indeterminatezza degli elementi scenici: dei tubi giganti, ora bosco, ora quinte, ora inquietanti cannoni, fra i quali si aggira uno strano coro vestito elegantemente di rosso. Non si comprende bene quale sia il periodo storico (o il luogo a-storico, fiabesco) e ciò contribuisce a disorientare lo spettatore. 

Nonostante queste perplessità, e a dispetto della lunghezza, La Gazza Ladra vista al Petruzzelli è uno spettacolo piacevole. Il merito maggiore va attribuito alla meravigliosa musica del compositore pesarese: una partitura a cui teneva molto se, come si è accennato, evitò accuratamente prestiti da sue opere precedenti, avvertendo forse la fine di una stagione culturalmente e storicamente importante (era terminato da appena due anni il Congresso di Vienna) e l'approssimarsi del “nuovo che avanza”, anche in campo operistico.

Un momento dello spettacolo ©Studio Arcieri
Un momento dello spettacolo 
© Studio Arcieri

L'effetto spiazzante – per la recezione contemporanea – di un'opera “di confine” fra i generi non è stato superato dall'allestimento o dalla regia ma dall'orchestra e dalle voci mediamente ottime. Bravo il mezzosoprano Christina Daletska, una delicata Ninetta che ha saputo sfoderare all'occorrenza doti canore superbe, in un ruolo difficile, con notevoli estensioni nel registro sopranile. Interessante il basso Simone Alberghini nella parte di Fernando Villabella, padre sfortunato di Ninetta, con qualche piccolo problema di tenuta vocale. Fabrizio Vingradito, datore di lavoro di Ninetta, è Davide Giangregorio, dalle ottime doti, anche se la sua tessitura vocale di basso-baritono non è forse perfetta per il ruolo disegnato da Rossini. Sua moglie è ben interpretata, con la inflessibilità che prescrive il libretto, dal mezzosoprano Loriana Castellano, mentre il loro figlio Giannetto è il giovane e perfetto tenore argentino Francisco Brito. Il podestà Gottardo, quasi una macchietta tragica nei suoi tentativi di approccio a Ninetta, ha il fisico adatto al ruolo del basso  Carlo Lepore. In parte gli altri, fra i quali Victoria Yarovaya nel ruolo en travesti di Pippo, servitore della casa e collega di Ninetta, e poi Gianluca Bocchino (Isacco), Marco Miglietta (Antonio), Stefano Marchisio (Giorgio), Alberto Comes (Ernesto), Gianfranco Cappelluti (il Pretore). 

Merita onori Sandhya Nagaraja, la gazza-acrobata che volteggiando dileggia per quasi quattro ore i poveri personaggi. Simpaticissima, espressiva, perfetta dal punto di vista atletico, ha interpretato la Gazza di Michieletto sin dalla prima edizione riscuotendo sempre consensi unanimi. 

Efficace il Coro del Teatro Petruzzelli preparato da Fabrizio Cassi. Intensa e precisa l'Orchestra del Teatro diretta da George Petrou, un direttore importante che sa come esaltare i caratteri “forti” della musica di Rossini, grazie anche al suo curriculum orientato verso il repertorio operistico fra Sette e Ottocento. 


La Gazza Ladra

Cast & Credits

Trama


La Gazza Ladra Teatro Petruzzelli di Bari

Un momento dello spettacolo visto al Teatro Petruzzelli di Bari il
31 gennaio 2017




Cast & credits

Titolo 
La Gazza Ladra
Origine 
Italia
Anno 
2017
Data rappresentazione 
31 gennaio 2017
Città rappresentazione 
Bari
Luogo rappresentazione 
Teatro Petruzzelli
Prima rappresentazione 
27 gennaio 2017
Evento 
Stagione d’Opera 2017 della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari.
Titolo testo d'origine 
La Pie voleuse ou la Servante de Palaiseau
Libretto 
Giovanni Gherardini
Autori testo d'origine 
Théodore Baudouin d’Aubigny e Louis-Charles Caigniez
Regia 
Damiano Michieletto
Interpreti 
Davide Giangregorio (Fabrizio Vingradito )
Loriana Castellano (Lucia)
Francisco Brito (Giannetto)
Christina Daletska (Ninetta)
Simone Alberghini (Fernando Villabella)
Carlo Lepore (Gottardo)
Victoria Yarovaya (Pippo)
Gianluca Bocchino (Isacco)
Marco Miglietta (Antonio)
Stefano Marchisio (Giorgio)
Alberto Comes (Ernesto)
Gianfranco Cappelluti (Il Pretore)
Sandhya Nagaraja (Una gazza)
Produzione 
Rossini Opera Festival
Scenografia 
Paolo Fantin
Costumi 
Carla Teti
Luci 
Alessandro Carletti
Musiche 
Gioacchino Rossini
Direzione d'orchestra 
George Petrou
Coro 
Coro del Teatro Petruzzelli
Maestro del coro 
Fabrizio Cassi

Trama

Atto 1

Casa Vingradito è in festa, poiché a breve ritornerà il giovane Giannetto, partito per la guerra: i genitori Fabrizio e Lucia e i servitori si danno da fare con i preparativi per festeggiare il suo ritorno. Tuttavia Lucia continua a lamentarsi della negligenza della serva Ninetta, che ha perso alcune posate del servizio d'argenteria. Il marito Fabrizio invece protegge la ragazza per gentilezza e per rispetto verso il padre di lei, il soldato Fernando Villabella, rinomato e ricoperto d'onori.

Ninetta, dal canto suo, è felice del ritorno di Giannetto, dato che i due giovani si amano e spera di poterlo sposare. Finalmente Giannetto torna, e dichiara apertamente il suo amore a Ninetta. Successivamente Giannetto si allontana con la famiglia e i servitori per andare a trovare lo zio malato di gotta, lasciando Ninetta sola a contare le posate (di cui ne sono rimaste dodici).

In quel momento un mendicante si avvicina a Ninetta chiedendole aiuto: egli è suo padre Fernando, che le racconta la sua triste vicenda. Giunto a Parigi, aveva chiesto al suo generale il permesso di rivedere la figlia, permesso però negato: ne è seguito un alterco che ha fatto innervosire Fernando, che lotta col generale; viene però disarmato e condannato a morte: riesce però a sfuggire alla condanna grazie all'aiuto dei suoi commilitoni. La sua sorte è però segnata, ed è costretto a vivere nascondendosi per sempre: Ninetta allora gli suggerisce di nascondersi nel vecchio castagno in cui c'è una fessura abbastanza grande da contenere un uomo. Per campare, il padre chiede a Ninetta di vendere un suo cucchiaio con incise le sue iniziali: FV.

A rovinare però i piani di Ninetta e del padre è il sopraggiungere del Podestà Gottardo: egli è innamorato di Ninetta e spera di farla sua, nonostante le sue continue ritrosie. Il Podestà cerca di conquistare ancora la ragazza, ignorando la presenza del misterioso mendicante. In quel momento arriva anche Giorgio, servo del Podestà, che gli porta un identikit di un ricercato: come temono Ninetta e suo padre, è l'identikit di Fernando Villabella. Fortunatamente, siccome al Podestà mancano agli occhiali, Ninetta, leggendo, s'inventa che il ricercato sia un giovane biondo e robusto, e non un un uomo adulto dell'età di suo padre. Il Podestà, finita la lettura, cerca ancora di sedurre Ninetta, scatenando le ire di Fernando che lo intima di rispettarne l'innocenza e la bontà: il Podestà, infuriato, si allontana, meditando vendetta.

Ninetta intanto accompagna il padre al nascondiglio, lasciando incustodite le posate: in questo momento di assenza, la gazza ladra addomesticata della famiglia esce dalla gabbia e ruba un cucchiaio del servizio d'argento. Ninetta, tornando, non si accorge di questa mancanza, e vende il cucchiaio datole da suo padre al mercante Isacco. Sta per andare a consegnarlo al padre, ma viene bloccata dal ritornare dei Vingradito, in compagnia del Podestà.

Lucia, con sommo disappunto, si accorge che manca una posata, e si lamenta con Ninetta: il Podestà ne approfitta per insinuare l'idea che ci sia un ladro in casa. Tutti rimangono spaventati, dato che la legge prevede per il furto la pena di morte. Ninetta si spaventa e trema, e tutti quanti si accorgono del suo strano comportamento: nella sua incertezza Ninetta lascia cadere le monete che le ha dato Isacco per aver venduto il cucchiaio. Isacco viene quindi convocato, e il Podestà gli chiede che cosa Ninetta gli abbia venduto: il cucchiaio con le iniziali FV (che sono sia le iniziali di Fernando Villabella sia di Fabrizio Vingradito): alla risposta del venditore, tutti quanti rimangono sconvolti all'idea della colpevolezza di Ninetta. Il Podestà, trionfante, ordina di arrestare la ragazza.

 

Atto 2

In prigione, Ninetta riceve la visita di Giannetto, che non è convinto della sua colpevolezza, e cerca di farle confessare il suo segreto, ma non riesce a fare molto per liberarla dalla prigione. Giannetto se ne va all'arrivo del Podestà, che rinnova le sue profferte amorose alla ragazza ma la ragazza rifiuta ancora. L'uomo, al colmo del furore, minaccia la ragazza, ma viene condotto al tribunale per la sentenza.

L'ultima visita che riceve Ninetta è quella del fidato servo Pippo, a cui chiede in prestito alcune monete (vista la perdita di quelle ricavate dalla vendita del cucchiaio), che dovrà depositare nel vecchio castagno, dove è nascosto il padre. Pippo obbedisce e rimane commosso dalla fedeltà della ragazza, che teme di non vedere più l'amato Giannetto

Lucia, intanto, si pente della sua cattiveria nei confronti di Ninetta, e, passeggiando nel bosco, incontra proprio Fernando, uscito dal suo nascondiglio, che chiede dove sia la figlia; Lucia allora gli racconta di Ninetta arrestata e accusata di furto: Fernando, mosso dall'amore per la figlia e per il disonore dell'accusa, decide di recarsi lui stesso al tribunale

La sentenza è pronunciata, e, come previsto, è di morte Giannetto rimane sconvolto, e il padre Fabrizio cerca invano di frenarlo; Ninetta è disperata, ancora di più il Podestà, che si pente della sua eccessiva severità. Giannetto cerca allora di far parlare Ninetta, alludendo al suo "segreto", ma la ragazza si rifiuta di parlare per non compromettere il padre. Improvvisamente irrompe proprio Fernando, che minaccia la giuria e reclama l'innocenza della figlia: il fuggiasco viene subito arrestato e condannato a morte anche lui, con grande dolore di tutti.

Mentre tutti quanti si rassegnano al peggio, arriva Ernesto, il commilitone di Fernando che l'aveva aiutato a fuggire, con l'amnistia concessagli dal sovrano, e chiede come mai tutto il villaggio sia così triste: Pippo gli racconta della condanna a morte della ragazza, ma in quel momento la gazza gli ruba le monete e vola al suo nido, inseguita dal servitore. Quando Pippo arriva al suo nido, trova le monete e le posate rubate dal volatile, e immediatamente corre ad avvisare tutti quanti. L'esecuzione viene fermata, e Ninetta viene liberata: finalmente il lieto fine, che vede Ninetta e Giannetto ricongiunti, Fernando liberato e riunito con l'amata figlia, e il Podestà che si sente divorato dal rimorso.