Firenze scopre Iolanta,
fiaba simbolista dell’ultimo Cajkovskij
Opera dalla drammaturgia peculiare, ingiustamente negletta proprio in quanto lontana dallo stereotipo di un Čajkovskij dedito esclusivamente a un melodismo inquieto e disperato, emotivamente instabile e preda di insanabili tormenti, Iolanta rappresenta un capitolo importante nell'eclettico percorso teatrale del compositore russo. Può sconcertare il fatto che il suo estremo testamento operistico sia una vicenda dal finale consolatorio, apparentemente distante dalla sua abituale temperie emotiva, peraltro ambientata in Provenza e non nella terra natia. Eppure la fiaba della fanciulla cieca, inconsapevole della propria menomazione e oggetto di una miracolosa guarigione, già da tempo aveva destato il suo interesse.
La fonte letteraria sulla quale si basa il libretto confezionato dal fratello Modest proviene da un dramma del danese Henrik Hertz, a sua volta ispirato da un racconto di Andersen. Oggetto di severi giudizi critici sin dalla sua prima comparsa sulle scene, ad un occhio attento Iolanta rivela invece un proprio specifico valore. Chi non ama i caratteri effettistici della musica di Čajkovskij troverà qui squarci di prezioso lirismo, tenui e malinconiche pennellate color pastello, tonalità sfuggenti debitrici nei confronti della musica francese. Siamo in un contesto di raffinatezza vagamente preraffaellita, che anticipa alcuni tratti della poetica elusiva e immateriale del Pelléas di Debussy. L'azione è sostanzialmente statica e atemporale, il percorso dalle tenebre alla luce prettamente simbolico.

Un momento dello spettacolo
Perno
dell'azione il misterioso medico Ibn-Hakia, personaggio di grande originalità,
astratto e profondamente umano al tempo stesso. Čajkovskij gli conferisce il
potere di guarire Iolanta dalla cecità, a condizione che questa dimostri un
autentico desiderio di vedere. È dunque una sorta di mago, ma anche un moderno
psicologo. Dal punto di vista musicale ricorda alcuni tratti dell'Oberon di Weber, autore molto amato da Čajkovskij. Al confronto più convenzionali appaiono le figure dei due
cavalieri, legate a pure esigenze narrative.
L'emergere
di qualche manierismo non inficia comunque il valore complessivo di una
scrittura elegante e curata in ogni dettaglio. Il grande duetto in cui
Vaudémont rivela a Iolanta le bellezze del creato, vero climax dell'opera, è
frutto della migliore ispirazione del compositore russo, il quale si mostra perfettamente
a proprio agio nelle ambientazioni decadenti della vicenda. Una certa
estraneità traspare semmai nei toni trionfalistici della trasfigurazione
conclusiva; evidentemente l'enfasi ottimistica non rientrava pienamente nelle
sue corde, più aduse al dramma che alla gioia. Mahler amava molto questa partitura, forse proprio perché adombra i
percorsi catartici di tante sue sinfonie.

Un momento dello spettacolo
© Michele Borzoni
Merito
del Maggio Musicale Fiorentino aver riproposto un titolo sovente incompreso e
di rara circolazione, in un allestimento coprodotto dal Metropolitan di New
York insieme al Teatr Wielki di Varsavia. Suggestivo lo spettacolo pensato dal
regista Mariusz Treliński, con le
scene di Boris Kudlička, aderente ai
percorsi psicologici dei protagonisti. La stanza di Iolanta è una sorta di
microcosmo nel quale la fanciulla vive segregata e separata dal mondo esterno.
La sua unica parete è ornata da trofei di caccia, mentre il giardino che la
circonda appare come una sorta di bosco incantato nel quale alberi sospesi a
mezz'aria mostrano le proprie radici, mentre un cielo plumbeo è agitato da nubi
minacciose. Come una bella addormentata, che il padre vuole mantenere in una
sorta di perenne innocenza, ella attende di essere destata da un cavaliere che
infrangerà ogni divieto per averla. Durante la bella introduzione, tutta
giocata sugli impasti timbrici dei fiati, le video proiezioni animano il bosco
di cerbiatti guizzanti. Uno di questi cade abbattuto dalle armi dei cacciatori,
e sembra richiamare la fragile esistenza della protagonista. Il regista sottrae
a volte la vicenda alle atmosfere simboliste che le sono proprie. Trasforma ad
esempio le amiche Laure e Brigitte in dispettose cameriere, le quali non
disdegnano atteggiamenti irriverenti verso la loro indifesa e inconsapevole
padrona, il tutto sempre con misura, senza far scadere la narrazione in
buffonerie da operetta. Alla fine la natura riprende prepotentemente i propri
diritti, gli alberi affondano di nuovo le radici nel terreno, mentre fasci di
luce dal sapore cinematografico illuminano l'apoteosi conclusiva.
Sostanzialmente
buona l'esecuzione musicale. Stanislav Kochanovsky
dirige in maniera nitida ed elegante, distillando sapientemente i colori della
tavolozza orchestrale. Victoria
Yastrebova tratteggia con toccante sensibilità il personaggio di Iolanta, i
fremiti emotivi di una fanciulla dapprima esclusa dalla realtà, in seguito
consapevole del proprio stato e desiderosa di ottenere la guarigione. Ottimo Elchin Azizov nel ruolo di Ibn-Hakia,
il medico mauritano che riesce nell'arduo compito di sanare la protagonista; efficace nella sua aria, uno dei punti forti dell'opera
in cui Čajkovskij, lungi dallo scadere in un orientalismo di maniera, riesce a
evocare con efficacia il dualismo fra corpo e anima.
Bravo
anche Ilya Bannik nei panni del re, particolarmente
commovente nell'aria in cui lamenta la cruda sorte della figlia, anche se la
divisa nera che il costumista ha confezionato per lui lo fa somigliare più a un
gerarca nazista che a un padre amorevole. Vsevolod
Grivnov (Vaudémont) ha impeto e buona volontà, ma il timbro è ingrato e la
voce sovente fissa nell'acuto. Anche il Robert di Mikołaj Zalasiński mostra una linea vocale ampia ma molto instabile
e difficilmente governabile. Buone nel complesso le parti di contorno.
Iolanta
Cast & credits
| Titolo
Iolanta |
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| Sotto titolo
Opera in un atto |
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| Anno
1891 |
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| Data rappresentazione
30 aprile 2016 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Opera di Firenze. Maggio Musicale Fiorentino |
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| Prima rappresentazione
28 aprile 2016 |
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| Evento
79° Maggio Musicale Fiorentino |
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| Titolo testo d'origine
Kong Renés Datter (La figlia del re René) |
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| Libretto
Modest Il'ic Cajkovsij |
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| Autori testo d'origine
Henrik Hertz |
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| Regia
Mariusz Trelinski |
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| Interpreti
Ilya Bannik (Re René (28, 30/04, 3/05)) Alexei Tanovitski (Re René (5/05)) Victoria Yastrebova (Iolanta) Mikolaj Zalasiński (Robert) Vsevolod Grivnov (Vaudemont) Mzia Nioradze (Marta) Maria Stasiak (Brigitta) Irina Zhytynska (Laura) Mateusz Zajdel (Almerique) Elchin Azizov (Ibn-Hakia) Federico Sacchi (Bertrand) |
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| Produzione
Metropolitan Opera House e Teatr Wielki Opera Narodowa. |
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| Scenografia
Mariusz Trelinski |
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| Costumi
Marek Adamski |
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| Coreografia
Tomasz Wygoda |
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| Luci
Marc Heinz |
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| Musiche
Pëtr Il'ic Cajkovsij |
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| Orchestra
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Direzione d'orchestra
Stanislav Kochanovsky |
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| Coro
Coro del Maggio Musicale Fiorentino |
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| Maestro del coro
Lorenzo Fratini |
Trama
ATTO UNICO
Sulle montagne della Francia del sud, nel XV secolo, la principessa Iolanta sta raccogliendo frutti dagli alberi di un meraviglioso giardino insieme alla balia Marta e ad alcune amiche. La ragazza, cieca dalla nascita, è cresciuta senza che le venisse rivelata la sua condizione di non vedente, né il titolo nobiliare di suo padre René, re di Provenza. Ora sente che le manca qualcosa e, malinconica, si assopisce cullata dal canto della balia. Dopo che le donne rientrano in casa, lo scudiero Alméric annuncia a Bertrand, il marito di Marta, larrivo del re e del medico moro Ibn-Hakia. Questo, visitata la fanciulla, afferma di poter tentare di guarirla solo quando prenderà ella consapevolezza della sua cecità. René impone che non le sia rivelato il segreto, temendo di distruggere la serenità della figlia se la cura non dovesse funzionare.
Smarrita la strada tra le montagne, giungono intanto il conte Gottfried di Vaudémont e Robert duca di Borgogna. Questultimo è il promesso sposo di Iolanta, che non ha mai visto e che, essendo innamorato di unaltra donna, non intende prendere in moglie. Al primo incontro con la giovane Vaudémont ne resta profondamente ammaliato mentre Robert, convinto che lamico sia preda di un qualche incantesimo, corre a cercare aiuto. Vaudémont chiede alla ragazza di cogliergli una rosa rossa così da ricordarla quando se ne sarà andato; lei, non potendo distinguere i colori, gliene porge una bianca. Luomo intuisce allora la triste condizione di Iolanta e le parla della luce che non può vedere. Compare allimprovviso il re e furente ordina di uccidere lo sfacciato conte se la cura di Ibn-Hakia non avrà gli esiti sperati; ma in realtà si tratta di un pretesto per spronare a guarire la figlia, ormai innamorata del giovane. Vaudémont chiede allora la mano della ragazza e Robert, che rivela anche al re di essere invaghito di unaltra donna, acconsente a sciogliere il fidanzamento. Nel frattempo la cura di Ibn-Hakia funziona e Iolanta, tra lesultanza generale, può finalmente vedere.