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London A Cappella Festival

di Michele Manzotti
  London A Cappella Festival
Data di pubblicazione su web 10/02/2014  

 

La formula del London a Cappella Festival è parzialmente cambiata nell’edizione 2014. La parte generalmente dedicata alla classica si è infatti tenuta in una sede diversa dal King’s Place, abituale luogo della rassegna, estendenone la durata da tre a quattro giorni. In questo caso i protagonisti sono stati i componenti dell’Estonian Philharmonic Chamber Choir che nella sala St.Luke’s della London Symphony Orchestra hanno presentato un programma con compositori del proprio paese (Arvo Pärt su tutti) e della Russia. Un appuntamento che si è posto in qualche modo al di fuori dello spirito del festival, organizzato dagli Swingle Singers e da Ikon Arts management, sempre più concentrato su una vocalità basata sull’amplificazione delle voci e su un repertorio dalle dinamiche forti.

 

L’esempio più lampante è stato quello della giornata inaugurale con il doppio concerto degli americani The House Jacks. In attività dal 1991, i cinque cantanti rappresentano l’anima più rock del canto a cappella e hanno una particolarità che li differenzia da altre formazioni. Ovvero quella che vede ognuno di loro ricoprire più ruoli: ad esempio sono due i percussionisti/beatboxer a seconda delle esigenze del brano così come il basso può raggiungere le note in falsetto con un’anima soul ammirabile. Il repertorio, suddiviso tra brani originali e cover, è quindi d’impatto, muscolare, con assoli di percussioni vocali e rari momenti di quiete come nel caso della Summertime di George Gerswhin.

 

E’ toccato ai The Songmen portare un po’ di tradizione  all’interno del King’s Place. Con una formazione simile ai King’s Singers nel numero e nei registri vocali, il gruppo  ha dimostrato c'è ancora spazio non tanto e non solo per la classica, ma anche per atmosfere più sofisticate. Nel concerto proposto dai The Songmen infatti a brani di madrigalisti o di autori come Francis Poulenc si accompagnavano alcuni pezzi popolari e standard jazzistici. Il tutto non in ordine strettamente cronologico (si parte da Claudio Monteverdi e si chiude con Clement Janequin), ma non per questo meno efficace.


 


Woofer (c) Haydn Wheeler

 

 

Alla loro esibizione ha fatto seguito forse il momento più atteso della rassegna, ovvero il concerto dei Real Group. Attivo dal 1984 il gruppo svedese ha infatti il grande merito non solo di essere una gloria nazionale, ma di far parte di quei pochi ensemble capaci di fare la differenza in rassegne non necessariamente legate alla voce. Lo stile del quintetto (soprano, contralto, tenore, baritono, basso) è noto per essere partito dalla lezione di Bobby McFerrin, incanalandola poi in una disciplina di gruppo molto rigorosa. Il repertorio è in gran parte in inglese, con alcune concessioni alla lingua madre, ma soprattutto contiene una sezione corposa di brani originali. In programma standards come Nature Boy, brani del loro repertorio come Words o la rara Scandinavian Shuffle, pezzi pop come Freedom di George Michael reso con il gusto dell'improvvisazione. Fine serata con i Backstep e la campionessa mondiale di Beatbox Bellatrix.

 

I Real Group sono stati protagonisti di uno dei workshops nella giornata finale, dedicata interamente a concerti, incontri e a tutto ciò che può interessare una comunità a cappella dalle dimensioni internazionali. Tre gli appuntamenti principali: il coro internazionale Time Ensemble, il sestetto tedesco Slixs e i padroni di casa Swingle Singers. Curiosa la proposta degli Slixs dedicata al funky, con elementi di recitazione ben riusciti e un’eccellente capacità di coinvolgere il pubblico. Gli Swingle Singers sono invece entrati nel 51 anno di attività e sebbene il loro prossimo album conterrà alcune presenze strumentali, la proposta è stata rigorosamente a cappella. Con molti brani dall’ultimo disco Wheater to fly in programma, la formazione ha presentato per la prima volta un Bach diverso dalla solita riproposta in stile jazzato, ovvero la musica di una cantata con un testo dagli elementi dark. Inoltre il gruppo sta presentando sempre di più brani originali come quelli del soprano Joanna Goldsmith Eteson, del contralto Clare Wheeler  e del basso Edward Randell che segnano un’evoluzione nella storia degli Swingle, da sempre interpreti. Finale a sorpresa con i giovani del coro Sound diretto da Elizabeth Swain in una versione affascinante di New York State of Mind di Billy Joel.

 

Tra gli altri protagonisti i Mix dal Colorado, impegnati in una performance con elementi teatrali, i Vive da Londra, che hanno confermato un’ottima qualità compositiva tra rock e jazz, i Pindrop, i Penny Arcade, il coro dei bassi Woofer ideato da Edward Randell e i Single Singers formazione internazionale che cambia ogni anno grazie ai componenti e alla loro provenienza geografica.

                                                

 

London A Cappella Festival



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