Corsi e ricorsi

di Caterina Nencetti

Data di pubblicazione su web 12/12/2013

Le voci di dentro

 

Toni Servillo sceglie una tra le commedie più “immediate” di Eduardo. In scena per la prima volta al Teatro Nuovo di Milano l'11 dicembre 1948, Le voci dentro era stata scritta pressoché in una settimana per ovviare al rinvio dell'altra novità stagionale: La grande magia. Velocità di stesura. Rapidità di allestimento. Urgenza di contenuti.

 

Alberto Saporito denuncia i suoi vicini di casa per omicidio. Non fa in tempo a rendersi conto di aver sognato tutto che questi, incuranti dei suoi passi indietro e delle relative richieste di scuse, fanno fuoco l'uno sull'altro con illazioni e accuse d'assassinio. Alla fine, nessun cadavere, ad eccezione della vera morta ammazzata: la fiducia, o meglio, la stima reciproca.   

 


Carlo (Peppe Servillo) e Alberto Saporito (Toni Servillo). Foto di Fabio Esposito


Servillo recupera Eduardo, rende merito ad autore, regista ed interprete con una rappresentazione tradizionale. Non c'è voglia di stupire o di stravolgere l'originale. Nessuna smania di strafare. La sua macchina teatrale e l'interpretazione nei panni del protagonista dimostrano un avvicinamento al testo rispettoso e consapevole anche della sua fortuna scenica. Inoltre, appare chiara nell'attore la capacità di adattamento del personaggio alle proprie costanti stilistiche senza però, fortunatamente, renderlo schiavo d'esse. Il rischio era infatti quello di proporre una variante ripetitiva del suo personaggio-maschera tanto caro a cinema e teatro, a pubblico e critica. L'attore non si adagia sugli allori delle sue già riconosciute potenzialità interpretative né cerca di rievocare la naturalezza espressiva di chi aveva cucito, sulla carta e su se stesso, quel personaggio. Si mette alla prova. L'iniziale logorrea allegra e a senso unico (si direbbe che Alberto se la suona e se la canta), i sussulti di parole incerte dei momenti centrali, i molti silenzi allarmati dell'ultima parte, tutto sottolinea e fa da significante ad una presa di coscienza: l'irrisolta incapacità verbale a cui gli eventi hanno condotto il protagonista. Oltre al monologo conclusivo di rito, Alberto non riuscirà ad esprimere fino in fondo quel che invece ha capito per un attimo, del tutto. E non a caso, Servillo punta sull'unica reazione, più o meno utile, di cui è capace: lo schiaffo al fratello.

 

Carlo Saporito è interpretato da un Peppe Servillo invecchiato e “rincarcato” quanto basta. Il fratello d'arte del regista gioca con la testa come una tartaruga che cerca di raggiungere l'insalata. Spalla a spalla con Alberto. Gli altri personaggi ugualmente, volutamente e paradossalmente gli si rivolgono spesso con una vicinanza innaturale, fastidiosa, viscida. Appiccicosi, quasi a ricordarsi a vicenda che in due sul ciglio del baratro non si può stare e che, come dice Luigi, «se non morite voi, non c'è scampo per noi». Ergo, più siamo vicini, meglio riusciremo a spingerci di sotto.

 


Sulla sinistra: Rosa (Betti Pedrazzi), Maria (Chiara Baffi) e Pasquale (Gigio Morra). A destra i fratelli Saporito (Peppe e Toni Servillo). Foto di Fabio Esposito.


Tra gli altri attori, convince Chiara Baffi (Maria). La rappresentazione si apre sulla bella e doppia immagine del suo sonno al tavolo di cucina. Le scene di Lino Fiorito si apprezzano per la loro semplicità elegante ed irreale. Insomma, le promesse sembrano mantenute. Niente, di questo allestimento, ci lascia a bocca aperta, ma nessuno dice che così dev'essere per forza.

 

Se non che, sulla via del ritorno, mi chiedo che cosa avesse tanto da ridere quello spettatore davanti a me e anche quei due nelle file dietro, per non parlare della signora dalla grassa risata nel palco a sinistra. Poi arrivo a casa e risfoglio la commedia. Leggo anche una recensione di Silvio d'Amico alla rappresentazione del febbraio 1949 all'Eliseo. Nel suo commento si parla niente meno che di «abbondanti scoppi di ilarità» e d'Amico dubita che lo spettatore «si sia sempre reso conto della disperazione di cui ribocca» l'opera di Eduardo. Sarà una coincidenza.

Le voci di dentro

Cast & Credits



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


Pasquale (Gigio Morra) e Alberto (Toni Servillo). Foto di Fabio Esposito.



 

Cast & credits

Titolo 
Le voci di dentro
Data rappresentazione 
10 dicembre 2013
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro della Pergola
Autori 
Eduardo De Filippo
Regia 
Toni Servillo
Interpreti 
Chiara Baffi (Maria)
Betti Pedrazzi (Rosa Cimmaruta)
Marcello Romolo (Michele)
Peppe Servillo (Carlo Saporito)
Toni Servillo (Alberto Saporito)
Gigio Morra (Pasquale Cimmaruta)
Lucia Mandarini (Matilde Cimmaruta)
Vincenzo Nemolato (Luigi Cimmaruta)
Marianna Robustelli (Elvira Cimmaruta)
Antonello Cossia (Brigadiere)
Daghi Rondanini (Zi' Nicola)
Rocco Giordano (Capa d'Angelo)
Maria Angela Robustelli (Teresa Amitrano)
Francesco Paglino (Aniello Amitrano)
Produzione 
Teatri Uniti/Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa/Teatro di Roma
Scenografia 
Lino Fiorito
Costumi 
Ortensia De Francesco
Suono 
Daghi Rondanini
Luci 
Cesare Accetta
Note 
Aiuto regia: Costanza Boccardi