La caduta di Gierusalemme, un oratorio riscoperto
L'opera lirica barocca resta un deposito a tutt'ora solo parzialmente esplorato. Il Festival Opera Barga prosegue nella sua meritevolissima e tradizionale riproposta di vere rarità musicali, sia secentesche che settecentesche. Per questa stagione 2013 si affida a un oratorio, realizzato in forma scenica, intitolato La caduta di Gierusalemme. La musica è del grande Giovanni Paolo Colonna (Bologna 1637-ivi 1695), il libretto di Giacomo Antonio Bergamori.
L'oratorio fu rappresentato per la prima volta a Modena nel 1688 ed è diviso in due parti con una sinfonia iniziale. Il Festival Opera Barga lo ripropone come prima rappresentazione in età contemporanea. Si tratta di una eccellente operazione filologica (testimoniata anche da un impeccabile e utililssimo programma di sala con libretto) e di una piacevole riscoperta sia musicale, sia drammaturgica. Un oratorio la cui bellezza non doveva restare sepolta.
Suddiviso in una 'premetastasiana', ma logica, struttura di recitativi e arie, l'oratorio ripercorre, nel rispetto delle unità aristoteliche di luogo tempo e azione, le ultime ore dell'empio re d'Israele Sedecìa e dei suoi due crudeli figli Abdia e Arielle. A nulla sono valse le ragioni e le profezie di Geremia che avverte il suo sovrano del pericolo assiro, rappresentato da Nabucco e dal capitano Nabuzardan. Sedecìa, invitato ad arrendersi, decide di combattere ma è sconfitto dalle truppe nemiche dopo una battaglia notturna. I suoi figli sono uccisi; a lui è concessa la vita ma viene accecato per non aver voluto vedere la realtà. Geremia è risparmiato e anche rispettato da Nabucco e l'oratorio si chiude con la disperazione del re israeliano.
Sedecìa è la sola voce di basso; Geremia è tenore con un ruolo importante; il capitano assiro è anch'egli tenore ma in un ruolo minore. Femminili tutte le altre voci, da quelle dei figli (soprani) a quella di Nabucco per contralto. A questa mancanza di realtà tipica dell'opera per molti anni ancora, si aggiunge però una rara bellezza musicale e una drammaturgia che il ‘minore' Bergamori riesce a mandare piuttosto speditamente verso il finale.
I recitativi, a volte di un certo impegno performativo, sono accompagnati da arie che si articolano già in tutto il repertorio tipologico che componeva e andrà a comporre il ruolo e le convenienze dei cantanti sei-settecenteschi (aria di bravura, di sentimento ecc.). Nell'economia della distribuzione delle arie, il basso Sedecìa risulta quello che ne ha il numero maggiore e dunque è il ruolo più importante; il capitano assiro è il ruolo meno consistente e gli altri più o meno si equivalgono, con Geremia che spicca qualitativamente su tutti, dopo il re d'Israele.
Trattandosi di un oratorio in cui l'azione doveva sgorgare dal testo e dalla musica, si trovano in questo piccolo capolavoro sezioni a più voci, segnate dalla sticomitia nei versi, per incrementare il ritmo drammatrurgico-musicale dell'azione quando necessario.

Dunque un oratorio con tutti i crismi sia musicali che drammaturgici per essere riscoperto. Alcune delle arie sono particolarmente belle e intense, e in generale i cantanti, sebbene alcuni di loro siano molto giovani, si sono saputi muovere nei complessi da capo e nei faticosi melismi 'cadenzati' che rappresentano per gli interpreti, a volte, un impegno non indifferente. Anche l'orchestra (Auser Musici), pur con qualche piccola sbavatura, ha fatto bene il proprio dovere, così come il direttore Carlo Ipata.
Il vero problema di questo spettacolo è stato a mio avviso la regia, e a volte la recitazione di alcuni cantanti, oltre che, in almeno un caso, una scelta di costumi infelice. Premetto che si tratta di un aggiornamento moderno della storia biblica (il che va anche bene), come è accuratamente spiegato nella ben fatta nota che accompagna il programma/libretto.
Prima di dare il quadro d'insieme di una 'lettura' che mi ha lasciato perplesso, si deve dire del costume del re Sedecìa alla sua prima entrata in scena. Il cantante indossava una sorta di lunga veste da camera che nelle intenzioni doveva rappresentare qualcosa di prezioso e regale. Purtroppo faceva venire in mente il costume per un buffo in vestaglia delle commedie per musica o drammi giocosi settecenteschi e non un crudele e folle sovrano biblico.
Inoltre vi era un grande squilibrio tra la recitazione del pur bravo Yannis François (basso nella parte del re israeliano) e quella degli altri interpreti. François tendeva ad esagerare il gesto e a rendere la sua performance a tratti ‘ipertrofica'. I figli sono stati trasformati in due figlie guerrigliere (o almeno uno di sicuro era una figlia, l'altro era più androgino). Geremia, interpretato dal bravo tenore Alberto Allegrezza, aveva un costume che lo faceva assomigliare a un barbone con kippah. Nabucco e il suo capitano erano in costumi che ricordavano una arabità militare generica e contemporanea dando così una connotazione politica forte alla storia biblica di Nabucco, una delle più rappresentate nel teatro religioso in musica e non, con decine di libretti o altro tipo di composizioni drammatiche o musicali fino a Ottocento inoltrato.

Nabucco (Gloria Petrini) e Geremia (Alberto Allegrezza) in La caduta di Gierusalemme di Giovanni Paolo Colonna al Festival Opera Barga 2013
Il voler attualizzare la trama al conflitto israelo-palestinese, o Israele vs mondo arabo, aiuta forse a dare forza a un tema altrimenti lontano, biblico, post-tridentino, ma non ha nulla a che vedere con la sconfitta di Israele per mano di Nabucco, vestito come un generale che sembrava iracheno o siriano, non saprei proprio dire.
L'inizio dell'oratorio in forma scenica era invece promettente. Delle quinte, che ricordavano i teleri mobili sei-settecenteschi, incorniciavano in bella prospettiva un grande Muro del Pianto sullo sfondo, dove Geremia si rivolge per pregare. Ma poi una ostentata lettura contemporanea, e direi anche un po' anti-israeliana ‘di maniera' , ha tolto qualcosa all'insieme, soprattutto con l'arrivo in scena del re israelita che sembrava, appunto, un buffo in vestaglia (se era intenzionale, non è stata una buona idea).
Inoltre la regista (Dagny Müller) ha inserito scene di battaglia (sarebbe da dire abbattimenti per essere corretti) in un testo che invece si affida di più all'evocare attraverso le parole e la musica che non per mezzo dell'azione scenica. Forse se ci si atteneva all'evocare invece che all'esplicitare tutto in maniera contemporanea (pur non priva di qualche suggestione) sarebbe stato meglio.
Per concludere, direi bravi tutti i cantanti, dai citati Yannis François (Sedecìa, il più esperto del cast) e Alberto Allegrezza (Geremia, tenore, bravo nella sua parte), a Kimberley Boettger-Soller (Abdia, soprano, brava anche nella recitazione) e Arielle (Manuela Ranno, soprano), a Gloria Petrini (Nabucco, contralto, a tratti impacciata nell'azione), e infine Andrea Schifaudo come il capitano assiro Nabuzardan, tenore.
I costumi di Santo Costanzo, come già detto, non erano, in certi casi, adatti alla storia. Le scene di Lisa Fütterer, invece, erano belle, semplici e perfette per un piccolo teatrino accademico come quello di Barga. Ben aggiustate anche le luci di Riccardo Tonelli.
A parte qualche piccola imprecisione di orchestra e cantanti, posso dire che la prova è stata più che degna della bellezza della rarità di Giovanni Paolo Colonna e Giacomo Antonio Bergamori riproposta nell'edizione critica di Francesco Lora.
Si è trattato di una importante operazione di restituzione filologica di un magnifico oratorio, genere di successo (anche per sopperire alle proibizioni quaresimali) in cui si cimentò più volte pure Metastasio. Testo e musiche che senza il Festival Opera Barga sarebbero purtroppo stati destinati all'oblio performativo.
Dunque, come sempre, siamo grati a piccoli, preziosi festival come Opera Barga, alle loro riscoperte, ai loro studiosi e ai loro interpreti. Pur tra molte difficoltà, riescono a mettere in scena rari e interessanti reperti operistici del passato, seguendo un percorso coerente iniziato molti anni fa e proseguito sempre con successo e raffinatezza.
La caduta di Gierusalemme

Alberto Allegrezza nella parte di Geremia

Yannis François (Sedecìa) nella scena finale
Cast & credits
| Titolo
La caduta di Gierusalemme |
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| Sotto titolo
sotto l'imperio di Sedecìa, ultimo re d'Israelle |
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| Data rappresentazione
14 luglio 2013 |
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| Città rappresentazione
Barga (LU, Italy) |
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| Luogo rappresentazione
Teatro dei Differenti |
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| Prima rappresentazione
Modena, 1688 |
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| Evento
Festival Opera Barga 2013 |
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| Libretto
Giacomo Antonio Bergamori |
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| Regia
Dagny Müller |
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| Interpreti
Yannis François (Sedecìa) Alberto Allegrezza (Geremia) Kimberley Boettger-Soller (Abdia) Manuela Rano (Arielle) Gloria Petrini (Nabucco) Andrea Schifaudo (Nabuzardan) |
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| Produzione
Opera Barga - Auser Musici |
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| Scenografia
Lisa Fütterer |
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| Costumi
Santo Costanzo |
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| Luci
Riccardo Tonelli |
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| Musiche
Giovanni Paolo Colonna |
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| Orchestra
Auser Musici |
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| Direzione d'orchestra
Carlo Ipata |
Trama
Parte seconda: Nel cuore della notte, lesercito di Nabucco attacca Gerusalemme. Nonostante il loro ardimento, Abdia e Arielle sono fatti prigionieri. Sedecìa vaga per il campo di battaglia, tra i corpi morti dei suoi soldati; imbattutosi in Nabucco, gli è annunciata la rovinosa sconfitta. Entrato in città, il re assiro ode un lamento provenire dal carcere, e ordina la liberazione di Geremia. Le suppliche di questultimo, in favore di Sedecìa e dei suoi figli, sono inutili: Nabucco concede al profeta la libertà di scegliere se seguirlo in Assiria o rimanere a Gerusalemme per piangerne la rovina; Abdia e Arielle sono invece condannati a morte, mentre a Sedecìa saranno strappati gli occhi, come pena per essere stato cieco nellanimo. Al re di Gerusalemme non resta che riconoscere la propria vanità.