L’irrequietezza dell’animo
di Assunta Petrosillo
Data di pubblicazione su web 16/06/2012
È il regista Daniel Veronese – uno delle figure di riferimento del teatro argentino nel periodo della post-dittatura – ad inaugurare il focus della scena porteña al Napoli Teatro Festival. Negli ultimi anni Buenos Aires è diventata una grande fucina di creatività e vitalità artistica tale che quest'anno gli organizzatori del Festival hanno dedicato al teatro argentino ben cinque spettacoli di tre tra i più acclamati registi del posto: Veronese con Los Hijos se han dormido e Una mujer que se mata; Romina Paula con El tiempo todo entero e Claudio Tolcachir con una inedita maratona di tre spettacoli, La omisiòn de la familia Coleman, Tercer cuerpo e El viento en un violin.
Nel 1989 Daniel Veronese, con un passato da marionettista, fonda il Periférico de Objetos, e lavora sull'interazione tra attori e oggetti inanimati, fino a realizzare spettacoli sulla situazione politica argentina, dal gusto grottesco. Da diversi anni compone testi rivisitando i classici, tra cui Ibsen, Fosse e Čechov, attualizzando le storie.

Al Napoli Teatro Festival ha presentato Los Hijos se han dormido, un adattamento originale de Il gabbiano di Čechov, terzo capitolo delle sue variazioni sulle opere dello scrittore russo. Il regista segue la trama originale, nella quale si racconta che in una casa di campagna diversi personaggi inseguono i loro sogni per cercare di dare un senso alla propria esistenza. Si tratta di diverse vite tra loro intrecciate: il modesto maestro Medvedenko che ama Masa la figlia dell'amministratore della tenuta, ma che a sua volta ama non corrisposta Treplev, un letterato che fa la corte alla giovane Nina, amata a sua volta da quest'ultimo. La giovane donna – che sogna di diventare una grande attrice – corteggia lo scrittore Boris Trigorin, provocando l'omicidio dell'innamorato respinto. Il regista cambia il titolo dell'opera in Los hijos se han dormido ovvero, I bambini si sono addormentati, nel senso che hanno smesso di essere vivi. La scelta del titolo, spiega Veronese, è solo una questione poetica che deve rimandare a delle sensazioni, non ad un significato preciso.
Molti sono i temi che stanno alla base di questa storia avvincente: i ragionamenti sull'arte, sul teatro e sulla scrittura; l'amore nascosto, negato, vissuto; il conflitto interiore di giovani artisti non ancora realizzati.

Una foto di scena dello spettacolo di Daniel Veronese
Il regista argentino modernizza la storia con un ritmo serrato, riunisce i personaggi in un solo spazio attraverso una rappresentazione corale, come in uno sceneggiato televisivo. Mescola con sapienza commedia e tragedia e colloca i personaggi čechoviani in una casa popolare dell'odierna Argentina. Dieci gli attori in scena che si muovono freneticamente, con un linguaggio altrettanto veloce, serrato. Nel teatro di Veronese non esistono personaggi principali e secondari, tutti hanno uguale importanza. Gioca con il tempo, con l'anacronismo delle situazioni.
A sipario già aperto con gli attori in scena che parlottano tra loro si assiste alle loro storie, come travolti da un uragano. Irina (Maria Onetto), attrice egocentrica, va in campagna a far visita al giovane e inquieto figlio Konstantin (Lautaro Delgado), aspirante scrittore dilaniato da una forte depressione dovuta alla mancata stima della madre e dall'amore non corrisposto della giovane Nina (Maria Figueras), che finirà tra le braccia dello scrittore Trigorin (Osmar Nuñez), compagno di Irina.

La scelta registica di Veronese è nella drammaturgia, la scenografia e gli abiti sono semplici. È nel testo che il regista insiste, tanto che il giovane Konstantin s'interroga sulla funzione del teatro e del drammaturgo, con i versi shakespeariani. È folle di gelosia proprio come Amleto, mentre la madre Irina gli risponde come se fosse Gertrude, e la sua amata Nina (Maria Figueras) impazzisce come Ofelia.
Tutti gli attori recitano fluidamente, con battute precise, nette. Rendono la storia avvincente, nonostante la strisciante inquietudine e amarezza che lacera le vite dei personaggi. L'ironia di Čechov ritrova la sua vena tragicomica soprattutto nel personaggio di Ilia (Roly Serrano) che tratteggia un comico personaggio narcolessico, che da dormiente rivela grandi verità.
Los Hijos se han dormido

Los Hijos se han dormido di Daniel Veronese al Napoli Teatro Festival Italia 2012
Cast & credits
| Titolo
Los Hijos se han dormido |
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| Origine
Argentina |
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| Anno
2012 |
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| Durata
1 h e 30 |
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| Data rappresentazione
13 giugno 2012 |
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| Città rappresentazione
Napoli |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Nuovo |
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| Prima rappresentazione
13 giugno 2012 |
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| Evento
Napoli Teatro Festival Italia 2012 |
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| Titolo testo d'origine
Il gabbiano |
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| Autori
Daniel Veronese |
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| Autori testo d'origine
Anton Cechov |
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| Regia
Daniel Veronese |
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| Interpreti
Claudio Da Passano (Semion Semionovich Medvedenko) Berta Gagliano (Polina Andreevna) Ana Garibaldi (Mascha) Lautaro Delgado (Konstantin Gavrilovich Treplev) Osmar Nuñez (Boris Alekseevich Trigorin) Maria Onetto (Irina Nikolaevna Arkadina) Marcelo D’Andrea (Evguenii Serguevich Dorn) Roly Serrano (Piotr Nikolaevich Sorin) Marcelo Subiotto (Ilia Schamraev) |
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| Produzione
Sebastián Blutrach con Ligne Directe - Judith Martin; in coproduzione con Teatro San Martin - complejo teatral de Buenos Aires, Théâtre de la Bastille (Paris), Festival d’Automne à Paris |
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| Scenografia
Alberto Negrín |
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| Costumi
Valeria Cook |
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| Note
Assistente alla regia: Felicitas Luna |