Il peccato d’autore
di Fabiana Campanella
Data di pubblicazione su web 10/11/2011
Finale peccaminoso per
Il Leone d'oro Thomas Ostermeier aveva scritto in giugno ai ragazzi prescelti di prepararsi su

Costretto a curiosare tra le foglie, più che la lussuria e la pedofilia, lo spettatore avverte il disagio e il piacere del voyeur, filo sottile che percorre i peccati sin dal lavoro di Romeo Castellucci, dedicato proprio al vizio del “guardare”. Attore, il tuo nome non è esatto è una carrellata di indemoniati – veri o presunti – le cui voci soffocate e rauche registrate prima dell'esorcismo vengono riprodotte da un vecchio mangianastri al centro della sala, avviato di volta in volta da un attore diverso per diverse contorsioni su un cubo bianco di polistirolo. Stesso schema per tutti, panna in bocca e inquietante sorriso finale verso il pubblico, tranne che per il demone della “xenoglossia,

Sguaiato e disturbante, coerente con il Prometheus Landscape II visto pochi giorni prima al festival, il peccato della violenza proposto da Jan Fabre. Prendendo in giro la mistificazione dell'icona dei gangster, il regista belga capovolge en travesti l'atto di sottomissione delle loro donne, cagne al guinzaglio con vestiti lucidi, peli e trucco della peggior periferia. Ai loro danni le attrici-gangster perpetrano qualsiasi brutalità: tacchi nel naso, sigarette spente sui piedi, calci e lividi che mascherano di crudeltà apparente il più becero maschilismo.
Meno estremo, seppur egualmente esplicito, il lamento invidioso delle attrici di Calixto Bieito, che invocano giustizia contro le rivali arriviste e disponibili a tutto, apparecchiate in coro nella sala più palladiana della Fenice. Nel disorganico musical brechtiano inscenato dal ribelle della regia lirica, spicca la simil-violenza sessuale di una bionda attrice tedesca, con microfono al posto del membro maschile: dolce sadismo di rara intensità.

Sempre sulla scia di un voyeurismo dilagante, anche Jan Lauwers piazza una telecamera davanti al volto di un'attrice che si masturba: la vediamo di spalle in fondo alla sala concerti del Conservatorio di Venezia, e in primo piano in video. Ma la raffinata leggerezza del regista fiammingo sposta l'attenzione sull'azione degli attori dietro il volto crucciato sullo schermo, e il pubblico riesce a guardare attraverso e oltre, in questa soave Slow lie di gruppo, che raffigura gli incastri della menzogna e dell'apparire. Di tono completamente diverso il lavoro di Ricardo Bartìs sulla burocrazia, che sfida i luoghi comuni di faldoni polverosi e impiegati addormentati, e gioca con i suoi ottimi attori alla rappresentazione di un Amleto bibliotecario, divertente intervallo sulla società, in un percorso di peccati che descrivono soprattutto l'individuo.
Su questa linea sorprende l'intervento di Rodrigo García su «l'incapacità di riconoscere la propria natura di animali solitari»: peccato capitale di supremo narcisismo, dove gli attori ricoperti di bianche tuniche di gomma stile ku-kux-klan, disseminati nel portico del conservatorio, lasciano che gli spettatori siedano ai loro tavolini dove giocano a carte, per scoprire che il gioco è un solitario, e non verranno coinvolti. Nel frattempo, scorrono le voci di strampalati diari: «a tavola eravamo io, Michael Jackson, Amy Winehouse e Steve Jobs. La cosa che avevo in comune con loro è che sono morta».

Cinici e sorridenti i 7 registi, tutti al mixer a divertirsi con le luci, tutti ex enfant terribles con un passato di estetica sovversiva e scandalosa, si compiacciono del loro teatro d'autore, che riempie le sale di tutta Europa. Senza quasi mai peccare di banalità, senza toccare però i veri temi scabrosi del nostro tempo. Più semplice shockare con la lussuria, in 20 minuti, piuttosto che denunciare quelli che altrove sono considerati i mali della contemporaneità: l'indifferenza, l'ignoranza, la superficialità, le bolle finanziarie. Ma in un festival avviato con l'irresolutezza di Amleto nella scena gotica sporca di fango e di noise rock firmata da Ostermeier, nessuno poteva aspettarsi la rivoluzione.
Sette peccati


Cast & credits
| Titolo
Sette peccati |
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| Sotto titolo
Attore, il tuo nome non è esatto; Envidia; Death in Venice; The Holy Gangster; Burocracia. Brazo armado de la política o Maquinaria Idiota; The Slow Lie; Desconocer nuestra propia naturaleza |
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| Origine
Italia |
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| Anno
2011 |
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| Data rappresentazione
16 ottobre 2011 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Teatro La Fenice, Ateneo Veneto, Conservatorio B. Marcello, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti |
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| Prima rappresentazione
16 ottobre 2011 |
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| Evento
Biennale Teatro 2011 - 41° Festival Internazionale del teatro |
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| Regia
Romeo Castellucci; Calixto Bieito; Thomas Ostermeier; Jan Fabre; Ricardo Bartís; Jan Lauwers; Rodrigo García |