A volte ritornano
Con Il ritorno di Ulisse in patria
Monteverdi alla Scala costituisce dunque un'eccezione nel panorama operistico della penisola. Un'eccezione anche perché

Come nell'Orfeo, ma come anche in tutti i suoi spettacoli, nel Ritorno di Ulisse Wilson procede per sottrazioni. La scena è un grande spazio aperto e vuoto, su cui a volte compaiono scabri praticabili e pochi sparuti oggetti, che si stagliano su sfondi luminescenti, con un'esibita preferenza per l'azzurrino pallido e il grigio-perla (il rosso acceso c'è solo per il naufragio dei Feaci; scene e luci di Robert Wilson; A. J. Weissbard, lighting designer). I personaggi si muovono lentamente, con quella gestualità ieratica che costituisce una delle cifre del regista. Questa impostazione visiva fa sì non solo che l'opera acquisti un valore scopertamente rituale, ma anche che l'attenzione dello spettatore sia spesso concentrata sull'espressione della parola, l'unica cosa che letteralmente “si muova” e ”cambi” in lunghi tratti di immobilità scenica. Il risultato è a volte di una potenza assoluta, in particolare per un'opera come il Ritorno di Ulisse (e le opere di Monteverdi in genere) in cui il testo ha un grande peso drammatico. I momenti più riusciti della regia di Wilson sono stati non a caso i monologhi, come il lamento di Penelope che apre il primo atto e l'ingresso di Ulisse (atto I, scena VII), il lungo dialogo tra Telemaco e sua madre (atto II, scena VI), e le scene in cui intervengono gli dei (
Ottima sotto molti punti di vista la parte musicale. Alessandrini è stato, come già nell'Orfeo, il direttore ideale. La sua concertazione è partita dal testo poetico, l'elemento che ha guidato la sua scelta dei tempi, dei fraseggi, del volume sonoro della compagine orchestrale. I risultati ottenuti sono stati sorprendenti: nelle lunghe e difficili scene di recitativo c'è stata sempre sintonia perfetta tra buca e scena, e ciò ha permesso ai cantanti di porgere con estrema naturalezza e ricchezza di dettagli espressivi il testo, che dalla platea si percepiva distintamente anche in una sala grande come quella del Piermarini, nonostante i volumi vocali contenuti degli specialisti dell'opera barocca (e nonostante anche gli spazi vuoti predisposti da Wilson, certo non di grande sostegno alle voci).
Il cast vocale è stato in generale di alto livello. È quasi superfluo menzionare la splendida prova dei due protagonisti, Sara Mingardo e Furio Zanasi, una Penelope e un Ulisse da manuale di recitar cantando, tanto ricco di sfumature è il loro modo di interpretare il recitativo di Monteverdi, nelle cui opere si sono esibiti praticamente ovunque, e sempre con meritato successo. La sorpresa sono stati invece alcuni cantanti che finora non conoscevo, o che non avevo mai ascoltato in questo repertorio, come, per esempio Marianna Pizzolato, che, da star del belcanto primottocentesco, si è rivelata una Ericlea di rara intensità, a suo agio nella musica di Monteverdi quasi non avesse cantato altro finora. Oppure, il tenore Leonardo Cortellazzi (Telemaco), per me un'autentica scoperta, capace nel racconto a Penelope dell'incontro con Elena di Troia (atto II, scena VI) di sottigliezze vocali e interpretative che fanno sperare in un suo futuro impegno (anche) nell'opera barocca. Molto bene gli altri, di cui menziono in particolare Luigi di Donato (Il Tempo, Nettuno), Anna Maria Panzarella (Amore, Minerva), Emanuele D'Aguanno (Giove, Anfinomo), Raffaella Milanesi (Giunone). Un po' appannata la prova di Monica Bacelli (La fortuna, Melanto), forse penalizzata da una tessitura un po' grave. Decisamente negativa invece la prestazione di Gianpaolo Fagotto (Iro), la cui emissione problematica unita a un volume di voce ridottissimo ha compromesso l'efficacia drammatica del suo personaggio, il cui ruolo è risultato quasi incomprensibile.
Al termine il successo è stato pieno per tutti, in special modo per Alessandrini e per i due protagonisti.
Il ritorno di Ulisse in patria
Cast & credits
| Titolo
Il ritorno di Ulisse in patria |
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| Origine
Venezia |
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| Anno
1640 |
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| Durata
2h50min. ca. |
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| Data rappresentazione
23 settembre 2011 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
Venezia, carnevale 1640 |
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| Libretto
Giacomo Badoaro |
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| Regia
Robert Wilson |
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| Interpreti
Andrea Arrivabene (l’Humana Fragilità, Primo Feacio) Luigi De Donato (Il tempo, Nettuno) Monica Bacelli (La fortuna, Melanto) Anna Maria Panzarella (Amore, Minerva) Sara Mingardo (Penelope) Marianna Pizzolato (Ericlea) Mirko Guadagnini (Eurimaco, Secondo feacio) Emanuele D'Aguanno (Giove, Anfinomo) salvo Vitale (Terzo Feacio, Antinoo) Furio Zanasi (Ulisse) Luca Dordolo (Eumete) Gianpaolo Fagotto (Iro) Leonardo Cortellazzi (Telemaco) Krystian Adam (Pisandro) Raffaella Milanesi (Giunone) |
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| Scenografia
Robert Wilson |
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| Costumi
Jacques Reynaud |
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| Luci
Robert Wilson, A.J. Weissbard |
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| Musiche
Claudio Monteverdi |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro alla Scala |
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| Direzione d'orchestra
Rinaldo Alessandrini |
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| Coro
Coro del teatro alla Scala |
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| Maestro del coro
Bruno Casoni |