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Raskol段nkov nei quartieri spagnoli

di Assunta Petrosillo
  Delitto e Castigo
Data di pubblicazione su web 25/06/2010  
Nel cuore della Napoli che pulsa, nei vicoli dei quartieri spagnoli, è andato in scena  in due sere per tre ore ciascuna Delitto e Castigo, adattato e recitato da Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino.

Protagonista del romanzo di Fëdor Michajlovic Dostoevskij è un indigente studente pietroburghese Rodion Romanovič Raskol’inkov che uccide due donne: una vecchia usuraia e la sua sorella più giovane, testimone del delitto. Il romanzo narra la preparazione dell’omicidio e gli effetti emotivi, mentali e fisici che ne conseguono e l’amore che il giovane prova per Sonja, una donna costretta a prostituirsi per mantenere la madre tisica e i fratelli.

I due registi mettono in scena uno spettacolo itinerante che rende la città protagonista insieme agli stessi spettatori. L’idea drammaturgica è quella di sovrapporre la città pietroburghese del romanzo ai vicoli napoletani. Una scenografia ‘paesaggistica’, quella reale dei quartieri napoletani, fatta di finestre, balconi, vicoli piccoli e stretti, odori, voci. Il viaggio ha inizio in un’osteria ‘tipica’, dove agli spettatori sono offerti ‘paste cresciute’, bruschette, vino e acqua. La sorpresa rende gli spettatori curiosi e al tempo stesso divertiti per il gustoso inizio.  Ecco che l’osteria diventa palcoscenico, qui seduto ad un tavolo Marmelàdov, un funzionario ubriaco in frac nero (Silvia Garbuggino), si rivolge a Raskol’nikov (Gaetano Ventriglia), uno studente indigente, raccontandogli la sua misera storia. La recitazione di Silvia Garbuggino, nonostante la fatica fisica e mentale, risulta monocorde. La sua espressività è eloquente ma non basta.

 


Una scena dello spettacolo

Dall’osteria si passa alla casa di Marmelàdov, un tipico basso napoletano, un’unica stanza, dove dietro una tenda s’intravede sua moglie, Katerìna Ivànovna, con i bambini in piedi, immobili, recintati dietro un filo di luci, quasi a sacralizzare il significato stesso di famiglia. L’entrata di Marmelàdov è seguita da urla, piatti rotti, così come si legge nel romanzo. L’adattamento segue fedelmente il testo, anche se in qualche caso sono state inserite battute in dialetto napoletano e romano. Lungo il percorso, gli spettatori sono accompagnati dalla soave voce di Ilaria Graziano, e dalle musiche di Francesco Forni. I due come dei ‘pifferai magici’ conducono di volta in volta il pubblico nelle diverse location, scelte per la rappresentazione. Dalla casa si arriva in un ex rifugio antiaereo (oggi associazione culturale) al Largo delle Baracche dove, in un labirinto di cunicoli, ci aspettano gli attori e ci raccontano gli incubi, le paure e le angosce di chi della miseria ha fatto un vizio. In questo cunicolo si racconta della morte della vecchia usuraia, con in sottofondo la canzone Hotel Supramonte di Fabrizio De André. Alcuni attori corrono ossessivamente nei cunicoli gridando in dialetto napoletano 給hanno ucciso ‘a vecchia屁, il tutto ritmicamente enfatizzato dal suono cupo di tamburi, percossi con forza e disperazione, un suono che si espande in quei cunicoli con una intensità maggiore, roboante. Ben calibrate e ad effetto le luci di  Thomas Romeo, che  accentuano le vicende. Alla fine si arriva in teatro, dove Raskol’nikov confessa il delitto.

 


Gaetano Ventriglia

Nella seconda parte si assiste ai dialoghi più significativi del romanzo. All’interno dell’ex rifugio antiaereo Ventriglia interpreta le fasi deliranti dell’interrogatorio con  movimenti ossessivi. In un primo momento è immobile, seduto con sguardo fisso, poi gradualmente comincia a roteare gli occhi, ad incedere avanti e indietro, a correre fino a stendersi al suolo in una serie di tic e spasmi. Qui l’attore da prova della sua arte, nonostante perda qualche battuta. Lo stesso accade con il giudice istruttore, Porfirij Petrovič, interpretato da Silvia Garbuggino, reso quasi comico nel suo incedere (ricorda Chaplin),  peccato che non cambi registro vocale. Divertente il gioco con la sedia di Ventriglia, ne fa prima una difesa, poi un nascondiglio, poi un posto attraverso il quale spiare, vedere. Nell’insieme le parti risultano slegate, si avverte la mancanza di rapporti dialogici, soprattutto nella scelta di affidare ad una sola attrice tanti personaggi. La scelta di recitare lunghi monologhi stanca, nonostante lo sforzo e la tenacia degli stessi attori.

Da lì si ritorna nel teatro (costretti anche dalla pioggia) dove tutti, attori e spettatori, siedono in cerchio ad ascoltare con il libro tra le mani le ultime pagine del romanzo. Peccato che un’idea così originale abbia risentito di qualche incertezza nell’esecuzione degli attori.


Delitto e castigo
cast cast & credits
 



 
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