Ricordo di Sotigui Kouyaté

di Rosaria Ruffini

Data di pubblicazione su web 23/04/2010

Sotigui Kouyaté
Se n'è andato come uno dei personaggi che aveva interpretato, quello di Bhisma il saggio che nell'epopea del Mahabharata, disteso sul suo letto di morte, dedicava il suo ultimo respiro per raccontare la sua storia più bella. Sabato pomeriggio si è spento a Parigi Sotigui Kouyaté, un vero e proprio pilastro del teatro e del cinema africano. E non solo: Kouyaté infatti ha lavorato a fianco di registi come Bernardo Bertolucci, Amos Gitai, e, soprattutto, Peter Brook di cui è stato l'attore di punta e amico fraterno.  Nato nel 1936 in un villaggio del Burkina Faso, da una famiglia di cantastorie tradizionali, Kouyaté è arrivato in Europa nel 1984 per partecipare al grande progetto del Mahabharata messo in scena da Brook nel 1985.

Un incontro, quello tra l'attore africano e il regista inglese, che segnerà la storia del teatro e darà vita a una serie di spettacoli indimenticabili: dal maestoso Mahabharata, al recente Tierno Bokar (2004), passando per L'homme qui (1993), Qui est là ? (1996), Le Costume (1999) et Hamlet (2000). Per Brook, Kouyaté è l'incarnazione perfetta del suo ideale d'attore: «L' arte di Sotigui è raffinata, tanto raffinata da essere impercettibile. Guardandolo in scena, l'artificio scompare e il diaframma tra la vita e l'arte è superato perché nel suo teatro non esiste finzione, al contrario è l'eco di una verità più profonda», afferma il regista. In effetti, chi lo ha visto in scena dimentica difficilmente la trasparenza, la grazia, la naturalezza che dalla sua presenza traspirava senza sforzo. Kouyaté cesellava e impreziosiva ogni suo ruolo con una dedizione e una precisione inimitabile.

Un immagina da Mahabharatha
Un'immagine da Mahabharatha

Non era solo un attore dotato di straordinario talento: colto, elegante e discreto Kouyaté ha dedicato tutta la vita a scardinare gli stereotipi che tenevano legato l'attore africano a dei ruoli di contorno. Indimenticabile il suo Prospero nella Tempesta di Shakespeare messa in scena da Peter Brook nel 1990, dove per la prima volta nella storia delle scene il duca di Milano era interpretato da un attore di colore. «Certo sono nero, e lo sarò comunque fino alla morte, ma non credo nel conflitto culturale. L'unica cosa che può dividere è il rifiuto all'apertura. L'apertura è la via verso tutte le possibilità, le più ricche e insperate», amava ripetere. Kouyaté è stato un vero e proprio mediatore di culture. Ha aperto una nuova via, davvero insperata, interpretando ruoli mai assegnati ad attori di colore. La sua slanciata e fragile silhouette ha incantato i più grandi nomi del cinema e del teatro europei.

Infaticabile e rigoroso, ha lavorato fino alla fine. Già indebolito dalla malattia non ha rinunciato a interpretare il ruolo di protagonista in London River di Rachid Bouchareb, ruolo che gli è valso il premio come miglior attore al Festival di Berlino del 2009. Anche in questo Kouyaté è stato il primo, nessun attore africano aveva mai ricevuto tale riconoscimento. Celebrato in Europa e negli Stati Uniti, è rimasto sempre umile, tenedosi lontano dalle sirene del cinema commerciale, non dimenticando mai da dove era venuto. L'Africa intera piange la perdita di un artista e di uomo senza pari. Ma come affermava : «Non siamo altro che un soffio di vento. E io spero che dopo di me, molti altri venti possano spirare, più forti e più freschi». Venerdi il suo corpo arrivera in Africa, secondo le sue ultime volontà, perché «prima di essere Sotigui, sono africano». Un continente intero lo aspetta per onorare questo saggio gentile che ha saputo dare dignità alla sua terra grazie alla sua arte e alla sua grandissima umanità.

Cast & Credits



Recensione di London River