"Dolcissimo soffrir"
Si chiude con

Josè Fardilha e Alessandro Spina
Il resto del cast vocale, decisamente offuscato dalla Nizza, non ha regalato emozioni forti. A cominciare dal tenore Walter Fraccaro che, sebbene le note ci fossero tutte, è apparso poco incisivo e a tratti affaticato, soprattutto nella gestione della melodia che per gran parte dell'opera richiede a Des Grieux uno slancio e un sostegno tecnico non indifferenti. Naso arricciato anche per la performance di Josè Fardilha (Lescaut): voce ricca di armonici, non male scenicamente, ma qua e là impreciso nell'intonazione. Poverino invece Alessandro Spina, Geronte, costretto a cantare su una sedie a rotelle, secondo l'assurda quanto scorretta enfatizzazione della senilità, “ironica” secondo il regista Pier Francesco Maestrini. Che abbia letto il romanzo di Prévost si capisce, quello che ci si chiede è se abbia letto il libretto, nel quale si dice espressamente che Geronte è un vecchio libertino, amante del lusso, che vuol “sedur la sorellina”, non – con il dovuto rispetto – un paralitico ottantenne con l'alzheimer! Mi si concederà di dare per scontato che l'appetito sessuale a 80 anni suonati sia bello che spento. Per non parlare del fatto che alla scoperta del rapimento, Geronte “guarda sorpreso, poi nella massima confusione corre da Lescaut scuotendolo”, azione che la carrozzella di certo non facilita. Il fatto che Manon Lescaut sia stata un'opera travagliata dal punto di vista librettistico, che secondo le note di regia giustificherebbe tutto, a mio parere non giustifica proprio un bel niente, tanto meno l'incoerenza di un piano registico.

Una scena dello spettacolo
Insieme alla regia, altra nota dolente è stata la direzione d'orchestra di Gianluca Martinenghi. Al di là dello stacco discutibile di certi tempi, il direttore ha dato per tutta la durata dell'opera la sensazione che l'orchestra (Regionale dell'Emilia Romagna) gli stesse sfuggendo di mano, privando l'esecuzione degli affascinanti contrasti e delle potenzialità espressive della – siamo d'accordo, difficile – partitura pucciniana. Unica timida eccezione l'Intermezzo, nel quale si sono intravisti barlumi di idee. Difficoltà evidenti ci sono state anche nella gestione dei cantanti, qua e là fuori tempo rispetto all'orchestra e costretti a inseguirsi a vicenda con i maestri in buca. Riguardo all'allestimento (Palermo, Teatro Massimo, 2008): tradizionale, niente da dichiarare, niente che non fosse già visto e rivisto. E meno male, aggiungerei, perché dalla piccionaia in cui ero avrei visto poco. Per fortuna, dopo un'insolita uscita di tutti i personaggi (eccetto i protagonisti) che ha bruscamente interrotto la tensione emotiva del terzo atto e ha ritardato di dieci minuti buoni l'inizio del quarto, siamo stati tutti ricompensati del “dolcissimo soffrir”. Nell'ultimo atto

Manon Lescaut
Foto di
Cast & credits
| Titolo
Manon Lescaut |
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| Anno
1893 |
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| Data rappresentazione
14 aprile 2010 |
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| Città rappresentazione
Modena |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Luciano Pavarotti |
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| Prima rappresentazione
Teatro Regio, Torino, 1 febbraio 1893 |
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| Autori
Giacomo Puccini |
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| Soggetto
Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut |
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| Libretto
Luigi Illica; Marco Praga; Domenico Oliva; Ruggero Leoncavallo |
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| Interpreti
Amarilli Nizza (Manon Lescaut) Josè Fardilha (Lescaut) Walter Fraccaro (Cavaliere Des Grieux) Alessandro Spina (Geronte di Ravoir) Adriano Graziani (Edmondo) Stefano Cescatti (Oste) Stefano Cescatti (Comandante di Marina) Federica Carnevale (Musico) Stefano Consolini (Maestro di ballo) Roberto Carli (Lampionaio) Romano Franci (Sergente degli arcieri) Alessandro Mathis (Parrucchiere (Mimo)) |
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| Scenografia
Fiorella Mariani |
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| Costumi
David Walker |
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| Luci
Bruno Ciulli |
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| Orchestra
Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna |
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| Direzione d'orchestra
Gianluca Martineghi |
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| Coro
Coro Lirico Amadeus - Fondazione Teatro Comunale di Modena |
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| Maestro del coro
Stefano Colò |