"Dolcissimo soffrir"

di Claudia Cefalo

Data di pubblicazione su web 20/04/2010

Manon Lescaut

Si chiude con la Manon Lescaut di Puccini la stagione lirica del Teatro Pavarotti di Modena, che quest'anno ha offerto al suo pubblico davvero belle produzioni (Elektra di Strauss in primis) e varietà di titoli (oltre a Manon ed Elektra, I due Foscari, Il sequestro, Nabucco e Idomeneo). Peccato che questa Manon, coprodotta con Ferrara e Piacenza, forse eccessivamente carica di aspettative, abbia un po' deluso soprattutto dal punto di vista orchestrale e registico. E viene da dire che lo spettacolo non avrebbe raggiunto la sufficienza, se non fosse stato per la superba interpretazione del soprano Amarilli Nizza, abilissima, dai molteplici, cangianti colori vocali e attrice consumata sulla scena, sostenuta da un perfetto physique du rôle. Che di Manon ha fatto – secondo le sue stesse parole – “un'eroina affatto negativa, ma vittima delle costruzioni sociali e familiari, appassionata e innamorata”, in linea con le ultime parole che la protagonista pronuncia prima di spirare (“le mie colpe… travolgerà l'oblio, ma l'amor mio…non muore…”), mentre in orchestra risuona la citazione del minuetto del secondo atto, eco delle danze nel salotto di Geronte.


 


                              Josè Fardilha e Alessandro Spina
 

Il resto del cast vocale, decisamente offuscato dalla Nizza, non ha regalato emozioni forti. A cominciare dal tenore Walter Fraccaro che, sebbene le note ci fossero tutte, è apparso poco incisivo e a tratti affaticato, soprattutto nella gestione della melodia che per gran parte dell'opera richiede a Des Grieux uno slancio e un sostegno tecnico non indifferenti. Naso arricciato anche per la performance di Josè Fardilha (Lescaut): voce ricca di armonici, non male scenicamente, ma qua e là impreciso nell'intonazione. Poverino invece Alessandro Spina, Geronte, costretto a cantare su una sedie a rotelle, secondo l'assurda quanto scorretta enfatizzazione della senilità, “ironica” secondo il regista Pier Francesco Maestrini. Che abbia letto il romanzo di Prévost si capisce, quello che ci si chiede è se abbia letto il libretto, nel quale si dice espressamente che Geronte è un vecchio libertino, amante del lusso, che vuol “sedur la sorellina”, non – con il dovuto rispetto – un paralitico ottantenne con l'alzheimer! Mi si concederà di dare per scontato che l'appetito sessuale a 80 anni suonati sia bello che spento. Per non parlare del fatto che alla scoperta del rapimento, Geronte “guarda sorpreso, poi nella massima confusione corre da Lescaut scuotendolo”, azione che la carrozzella di certo non facilita. Il fatto che Manon Lescaut sia stata un'opera travagliata dal punto di vista librettistico, che secondo le note di regia giustificherebbe tutto, a mio parere non giustifica proprio un bel niente, tanto meno l'incoerenza di un piano registico.


 


                                Una scena dello spettacolo
 

Insieme alla regia, altra nota dolente è stata la direzione d'orchestra di Gianluca Martinenghi. Al di là dello stacco discutibile di certi tempi, il direttore ha dato per tutta la durata dell'opera la sensazione che l'orchestra (Regionale dell'Emilia Romagna) gli stesse sfuggendo di mano, privando l'esecuzione degli affascinanti contrasti e delle potenzialità espressive della – siamo d'accordo, difficile – partitura pucciniana. Unica timida eccezione l'Intermezzo, nel quale si sono intravisti barlumi di idee. Difficoltà evidenti ci sono state anche nella gestione dei cantanti, qua e là fuori tempo rispetto all'orchestra e costretti a inseguirsi a vicenda con i maestri in buca. Riguardo all'allestimento (Palermo, Teatro Massimo, 2008): tradizionale, niente da dichiarare, niente che non fosse già visto e rivisto. E meno male, aggiungerei, perché dalla piccionaia in cui ero avrei visto poco. Per fortuna, dopo un'insolita uscita di tutti i personaggi (eccetto i protagonisti) che ha bruscamente interrotto la tensione emotiva del terzo atto e ha ritardato di dieci minuti buoni l'inizio del quarto, siamo stati tutti ricompensati del “dolcissimo soffrir”. Nell'ultimo atto la Nizza ha davvero superato se stessa per l'intensità dell'interpretazione, che ha portato più di qualcuno in sala alle lacrime. Sarà che il giorno prima Martinenghi durante la presentazione dell'opera aveva lusingato i presenti, definendoli “preparato pubblico modenese”, ma per quanto mi riguarda i “bravo” che gli sono stati tributati, così come al regista, restano davvero un mistero.


Cast & Credits




Manon Lescaut

Foto di
 Rolando Paolo Guerzoni

Cast & credits

Titolo 
Manon Lescaut
Anno 
1893
Data rappresentazione 
14 aprile 2010
Città rappresentazione 
Modena
Luogo rappresentazione 
Teatro Luciano Pavarotti
Prima rappresentazione 
Teatro Regio, Torino, 1 febbraio 1893
Autori 
Giacomo Puccini
Soggetto 
Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut
Libretto 
Luigi Illica; Marco Praga; Domenico Oliva; Ruggero Leoncavallo
Interpreti 
Amarilli Nizza (Manon Lescaut)
Josè Fardilha (Lescaut)
Walter Fraccaro (Cavaliere Des Grieux)
Alessandro Spina (Geronte di Ravoir)
Adriano Graziani (Edmondo)
Stefano Cescatti (Oste)
Stefano Cescatti (Comandante di Marina)
Federica Carnevale (Musico)
Stefano Consolini (Maestro di ballo)
Roberto Carli (Lampionaio)
Romano Franci (Sergente degli arcieri)
Alessandro Mathis (Parrucchiere (Mimo))
Scenografia 
Fiorella Mariani
Costumi 
David Walker
Luci 
Bruno Ciulli
Orchestra 
Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna
Direzione d'orchestra 
Gianluca Martineghi
Coro 
Coro Lirico Amadeus - Fondazione Teatro Comunale di Modena
Maestro del coro 
Stefano Colò