Alice non fa meraviglie
I tempi (e gli spazi) nel cinema stanno effettivamente cambiando, infatti la terza dimensione inizia a non essere più considerata solo un trucco attrattivo per cercare di riportare gli spettatori al cinema e quella cappa di diffidenza che ha fino ad oggi avvolto questo nuovo formato si va pian piano dissolvendo: le case di produzione, i registi e soprattutto gli esercenti (vera cartina di tornasole di ogni novità) iniziano davvero a scommettere sul 3D. Questo inverno, poi, ci ha anche offerto tre grosse portate di quello che potremo definire un inedito "pranzo d'autore tridimensionale", iniziato benissimo a novembre con il Dickens di Robert Zemeckis, proseguito alla grande con Avatar di James Cameron e terminato, in tono inaspettatamente minore, proprio con Alice in Wonderland di Tim Burton. Quest'ultimo è il terzo film in 3D prodotto dalla Walt Disney Pictures, che, dopo Up! e A Christmas Carol, dimostra non solo di voler assolutamente colmare il relativo ritardo con il quale ha iniziato a puntare su questo nuovo formato, ma anche di aver già maturato una strategia ben precisa a riguardo, come sempre tesa a minimizzare il rischio sul capitale investito, quindi o cartoni animati di sicura presa sul pubblico (è in arrivo il terzo episodio di Toy Story) o grandi storie affidate a grandi autori.

Mentre Zemeckis e Cameron si rapportano in maniera estremamente consapevole e meticolosa con il 3D, il visionario Burton non sembra assolutamente a suo agio nell'ambiente tridimensionale e non trova di meglio che confinarlo tra trucchetti attrattivi da parco giochi (gli insetti che volano davanti al naso dello spettatore) e momenti in cui si è addirittura portati a togliersi gli occhiali per verificare se hanno o meno smesso di funzionare, accorgendosi così dell'assoluta bidimensionalità dell'immagine sullo schermo, cosa che origina inevitabilmente il sospetto che, a volte, la sensazione di profondità sia dovuta più all'effetto placebo di indossare gli occhiali 3D, che a una vera e propria tridimensionalità filmica.

Burton, in maniera metaforicamente piuttosto elementare, attende il momento in cui Alice precipita nel paese delle meraviglie per "liberare" il 3D sullo schermo, una liberazione che, però, si rivela fine a sé stessa e non riesce ad apportare nessun altro fattivo contributo significante. Sembra quasi che il regista non abbia voluto (o saputo?) rischiare e, dovendo affrontare un testo già molto sperimentale (e sperimentato) come quello di Carroll, abbia scelto di affidarsi al suo mestiere, limitandosi a fare un compendio quasi antologico di tutto il suo cinema precedente, con scenografie che ibridano quelle spettrali di Nightmare Before Christmas con quelle cromaticamente esplosive di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, personaggi che si rifanno soprattutto al secondo Batman e scene ripescate, piuttosto pedissequamente, dal suo repertorio, come quando il Cappellaio matto da finalmente sfogo alla sua "deliranza", con movenze inconsulte che ricordano molto da vicino quelle dello "spiritello porcello" di Beetle Juice.

Purtroppo anche la direzione degli attori lascia qualche perplessità: Mia Wasikowska, pur regalando alcuni veniali brividi di erotismo lolitesco, è congelata da Burton in un pallido colorito insano e in un'espressione sempre un po' accigliata che ne fanno un'Alice troppo poco incline alla meraviglia e compresa nel suo ruolo di giovane donna che si trova finalmente a fare i conti con l'incubo della sua infanzia; mentre se Helena Bonham Carter, nelle fattezze digitalmente deformate della Regina Rossa, risulta (una volta di più) eccezionalmente brava nel rendersi insopportabile, l'eterea Anne Hataway restituisce una Regina Bianca deumanizzata nel suo cereo pallore e costretta in movenze assurde da ballerina zombie, che, a lungo andare, rendono insopportabile anche lei. Il protagonista assoluto è, comunque, ancora una volta Johnny Depp che Burton chiama, per l'ennesima volta, a recitare il ruolo di un vampiro: il Cappellaio Matto, è, in effetti, l'ultimo vamp di una lunga serie iniziata con Edward Manidiforbice e proseguita con Ed Wood, con l'investigatore Ichabod Crane di Sleepy Hollow, con Willy Wonka de La fabbrica di cioccolato (il più vampiro di tutti) e con il "diabolico barbiere di Fleet Street" Sweeney Todd (la cui reale sete di sangue è però animata da un'umanissima voglia di vendetta); serie che è destinata a trovare la sua definitiva consacrazione proprio nel prossimo film di Burton, Dark Shadows, dove finalmente i due usciranno allo scoperto e Depp sarà, senza ulteriori infingimenti, proprio un vampiro.
Insomma in questa versione di Alice in Wonderland poco sembra davvero funzionare: quanto più viene cercato l'effetto quanto più si ha la sensazione del già visto e del già sentito, con l'aggiunta di una terza dimensione che, ripeto, spesso gira totalmente a vuoto. In fondo Burton aveva già realizzato con Big Fish il suo personalissimo e coinvolgente viaggio nel "paese delle meraviglie", per cui non resta che sperare che si tratti solo di un passo falso e che, in futuro, il regista lasci perdere operazioni come questa dove assecondare le esigenze commerciali della produzione (soprattutto per quanto riguarda il merchandising) finisce per essere la parte più riuscita del film.

Cast & credits
| Titolo
Alice in Wonderland |
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| Origine
U.S.A. |
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| Anno
2010 |
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| Formato
35 mm gonfiato a 70 mm, anche in 3D |
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| Titolo originale
Alice in Wonderland |
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| Autori
Tim Burton |
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| Soggetto
Tratto da "Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" di Lewis Carroll |
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| Regia
Tim Burton |
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| Interpreti
Mia Wasikowska (Alice) Johnny Depp (Cappellaio Matto) Helena Bonham Carter (Regina Rossa) Anne Hataway (Regina Bianca) |
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| Produzione
TIM BURTON, JOE ROTH, JENNIFER TODD, SUZANNE TODD, RICHARD D. ZANUCK, KATTERLI FRAUENFELDER E LINDA WOOLVERTON PER TEAM TODD, TIM BURTON ANIMATION CO., WALT DISNEY PICTURES, THE ZANUCK COMPANY |
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| Distribuzione
WALT DISNEY MOTION PICTURES ITALIA |
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| Scenografia
Robert Stromberg |
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| Sceneggiatura
Linda Woolverton |
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| Montaggio
Chris Lebenzon |
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| Fotografia
Dariusz Wolski |