Teatro e metateatro, società e università: due esempi Nordamericani

di Gianni Cicali

Data di pubblicazione su web 10/02/2010

un momento dai Six characters in search of an author

Il sistema teatrale dei campus nordamericani (Canada e USA) è non solo ricco, ma spesso anche efficiente e competitivo.  I teatri universitari offrono dei veri e propri cartelloni stagionali che si intersecano con quelli dei teatri locali, soddisfacendo allo stesso tempo le esigenze istituzionali delle università. Un modus operandi che introduce gli studenti-attori al mestiere in un contesto assolutamente professionale e di mercato. 

E' con grande piacere che ho assistito di recente a un bell'allestimento dei Sei personaggi di Pirandello (1921), portato in scena in inglese al Gonda Theater del Davis Center for the Performing Arts della Georgetown University di Washington D.C. Ed è stato con altrettanto piacere che, meno di recente, ho assistito a uno spettacolo su testo originale in un teatro universitario di Toronto (Canada): Nor the Cavaliers Who Come With Us.  Entrambi gli spettacoli sono stati un alto esempio non solo di recitazione, adattamento (nel caso di Pirandello) e regia, ma anche di ottimo teatro fatto all'interno dell'università, con giovani attori veramente eccellenti.

Partiamo dal più recente, i Six characters in search of an author diretto e adattato da Derek Goldman e  interpretato dagli studenti di teatro della Georgetown University.  Il testo di Pirandello è ancora un testo difficile, forse ancora scandaloso.  Una delle difficoltà maggiori risiede nel calibrare due livelli di recitazione: quella tradizionale degli attori della compagnia, e quella dei sei personaggi, innovativa, fuori dagli stilemi della recitazione all'antica italiana: in altri termini una recitazione pirandelliana. Due modi di intendere sia il teatro, sia la professione vengono portati sulla scena dall'autore, che diventa così il vero regista dello spettacolo attraverso la sua stessa opera.


Six characters in search of an author
Georgetown University

L'adattamento di Derek Goldman è stato brillante. Ha reso il senso metateatrale del testo attraverso un semplice quanto efficace meccanismo: ha sostituito la pièce recitata nell'originale dell'agrigentino con le prove di un Hamlet di una compagnia di studenti.  Il pubblico, così, anche attraverso piccoli riferimenti locali, ha avuto modo di partecipare maggiormente al "dramma reale" dei sei personaggi. 

La recitazione da metodo ma anche studentesca tout court degli attori della compagnia, ha dato rilievo al contrasto con la recitazione dei sei personaggi.  Quindi nessun inutile timore reverenziale nei confronti del testo, ma piuttosto una sana e proficua libertà che ha dato nuova vita al testo stesso.  Il trucco dei sei personaggi è stato pesantemente espressionista così come lo era stato nell'allestimento curato da Pirandello stesso a qualche distanza dal debutto contrastato del capolavoro; debutto ricordato dall'esclamazione che uno degli attori grida alla fine dello spettacolo: "Manicomio, manicomio!" insulto con cui fu accolto alla prima romana il capolavoro pirandelliano.  Il gioco metateatrale dei Six characters di Derek Goldman e degli studenti di Georgetown University è così perfettamente riuscito.

Six characters - Georgetown University
Six characters - Georgetown University

La scenografia, tutta basata su specchi fissi e mobili in parte riflettenti e in parte trasparenti, è risultata bella ed efficace e, a sottolineare una metateatralità rivolta al pubblico del campus (o di altri campus), lo scenografo locale, Robin Hayes, recitava insieme agli altri attori la parte di...scenografo, con notevoli risultati.  Aprendosi lo spettacolo proprio sullo scenografo e i suoi assistenti, mentre il pubblico (vero) sta ancora prendendo posto, si è data quell'impressione di realtà, poi più volte invocata nel testo fino alle drammatiche battute finali del padre. 

Una realtà teatrale in cui si vede tutto il trambusto e la concitazione delle prove, insieme al confronto con le sei entità teatrali-reali rappresentanti una sciagurata vicenda familiare che ancor oggi ha un aspetto perturbante profondo.  I sei personaggi sono rientrati in una sorta di entità paranormale allorquando il loro arrivo sulla scena è stato associato a una sorta di effette speciale. Forse un effetto un po' forzato, tuttavia molto efficace per tradurre oggi e per un pubblico molto giovane e dunque ancora nuovo al testo il senso generale della pièce. Nell'economia dello spettacolo l'effetto speciale, se così vogliamo definirlo, ha avuto una sua necessità e non è stato drammaturgicamente ridondante o pleonastico.

Six characters - Georgetown University
Six characters - Georgetown University

Diversi i momenti comici, ma, con sapiente calibratura dei vari toni, lo spettacolo è andato via via sempre più immergendosi nel dramma dei sei personaggi fino alla catastrofe finale.  Il senso apparente, diegetico della trama lascia gli spettatori ancora oggi attoniti, mentre il gioco metateatrale e il riferimento alle tecniche di recitazione e di elaborazione drammaturgica con cui polemizzava Pirandello, risulta più sfumato, inevitabilmente relegato all'apprezzamento di chi sa

Ciò nonostante, se il senso metateatrale profondo sfugge all'analisi del pubblico, non è sfuggito al regista e agli attori, che lo hanno tradotto in un senso contemporaneo, fresco, irriverente, con tanto di adattamento originale di una canzone di Madonna, fatto apposta per lo spettacolo e devo dire molto bello e appropriato.

Il testo, il suo adattamento e lo spettacolo sono stati possibili grazie a una superba crew e al vero talento e alla professionalità di splendidi, giovanissimi attori che interpretavano il ruolo del padre (Mike Mitchell) e della figliastra (Caitilin Cassidy), nonché del figlio (Jimmy Dailey), della prima attrice della compagnia (Sasha Wilson), e degli altri membri della compagnia, tra cui una divertente Ophelia ‘new age' (Kate Stonehill), uno strepitoso regista (che nella versione di Pirandello è un capo comico) che imitava il regista vero dello show (Joshua Goode), un bravissimo Polonio come attore narciso un po' trombone (Andrew Farlo). Si segnala anche un'intensa Madre (Nikki Massoud), e un'equivoca, Madama Pace, trabordante figura che parlava in un misto di spagnolo, inglese e altro (Allie Villareal).  Bravi davvero tutti, anche quelli che interpretavano membri della finta crew come lo stage manager Pat Flynn, o il light techinician Alice Cash o i Claudio, Hamlet e Laerte dell'Hamlet (rispettivamente: Michael Losco, Danny Rivera e John Roach), fino giovani che facevano delle parti di comparse o poco più ma con grande impegno e passione (tra cui ricordiamo Tucker Kapp, Federico Lupo del Bono, molto impegnato come assistant stage manager a correre ovunque, suscitando simpatia e ilarità nel pubblico).

Sul versante del teatro universitario canadese abbiamo assistito a uno spettacolo davvero di altissimo livello.  Il Drama Centre della canadese University of Toronto ospita, per periodi variabili di uno o più mesi, delle compagnie in residenza mettendo loro a disposizione fondi, spazi teatrali per prove e spettacoli e quant'altro una compagnia in residenza possa desiderare (anche Georgetown ospita artisti in residenza per il programma di teatro). Uno dei risultati di questa politica teatrale ha dato un frutto, tra gli altri, davvero prezioso: lo spettacolo  Nor the Cavaliers Who Come With Us.

Si tratta di un testo scritto a più mani, con una messinscena essenziale quanto emozianante. Lo spettacolo è il frutto della collaborazione tra il regista-autore Daniel Mroz (giovane professore canadese di teatro presso l'università di Ottawa) e gli attori-autori all'interno di una sperimentazione drammaturgica comunitaria.

La genesi della occasione spettacolare  la descrive in un suo articolo il regista e professore Daniel Mroz: "we [cioè Mroz e lo One Reed Theatre Ensemble] were the company in residence at the Drama Centre [of the university of Toronto] for a period of about a month in the spring of 2007 (April-May). We were invited by my colleague, Bruce Barton, a Drama Centre professor, who is most interested in the creation of original or devised theatre and with our company's work in particular. While the residency was absolutely in an academic context, only I work in an academic institution. My collaborators in One Reed are all professional, trained actors to whose institutional and normative training I added as director my own approaches to composition, movement and voice".  (Daniel Mroz. "From movement to action: martial arts in the practice of devised physical theatre", Studies in Theatre and Performance 29: 2: 169). 

Nor the Cavaliers Who Come With Us - One Reed Theatre Ensemble
Nor the Cavaliers Who Come With Us
One Reed Theatre Ensemble

Daniel Mroz colloca Eugenio Barba alla base della sua formazione ma direi piuttosto della sua idea di "action" di derivazione grotowskiana. Tuttavia Mroz, e lo One Reed Theatre Ensemble hanno fatto di più: "Nor The Cavaliers Who Come With Us tells the story of a young Canadian tourist's encounter with the forces involved in the Spanish conquest of Mexico. The eventual performance embraced sixteenth-century seashanties, Mexican (Aztec) myth, historical characters, physical comedy, original music performed on found instruments and contemporary autobiographical writings by one of the actors. The styles of performance included heightened and evocative physicality, send-ups of Anglo-Saxon ‘classical' acting, illusionist realism and direct address" scrive il regista-autore-professore Daniel Mroz (Studies in Theatre and Performance 29: 2: 169).

One Reed Theatre Ensemble
Nor the Cavaliers Who Come With Us
One Reed Theatre Ensemble

E ancora: "Our work on generating and combing this material was organic and collaborative. On the basis of the themes selected by each participant, the texts of the performance were written or adapted by the ensemble, as was the music, and the choreography. The ensemble designed and built the scenic architecture and the costumes, as well as designing the lighting. Before each new presentation of ‘Cavaliers we took the time to develop new material or rework existing elements. Preparation for each performance included group and individual practice of martial movement as well as group rehearsal of the more difficult songs and choreographies. The presence of an audience did not signal the end of our compositional work, but rather the beginning of our process of reflection, adaptation and further development" (Studies in Theatre and Performance, 29, 2: 170). 

Lo spettacolo cui abbiamo assistito è andato in scena in un piccolo teatrino universitario ricavato da una ex-chiesa protestante. Niente palcoscenico, ma gradinate disposte a quadrilatero, quasi come, mi venne in mente allora, nelle antiche forme trapezoidali degli edifici teatrali più antichi. I personaggi entrano dai quattro angoli della scena, quasi fossero i quattro punti cardinali, e utilizzano piccoli oggetti per ricreare emozioni scenografiche più che una vera scenografia: un gioco, quasi virtuosistico, difficile ma perfettamente riuscito. La trama era un prezioso collage di giustapposizioni storiche ma anche drammaturgiche. La storia si muoveva su due livelli, uno storico e uno di memorie.  Lo storico andava dal contemporaneo alle radici coloniali del Nord America; quello della memoria si fondava sui ricordi dei personaggi che agivano sull'uno e/o sull'altro livello.

Un presente canadese di cui si lamenta la perduta anima socialista, si trasforma nella riflessione e reviviscenza critica di un passato quasi mitologico che mostra tutta l'arroganza coloniale spagnola e inglese, l'arroganza bianca e cristiana, con la complicità di banchieri italiani o delle Fiandre.  Una storia basata però su dati concreti, quasi marxisti: banchieri e prestiti per le imprese coloniali, interessi, mercati, sovrani avidi di nuovo oro che calpestano e massacrano ogni individuo e ogni cultura che ostacoli la loro avidità e la loro ferocia. 

La storia è narrata via via dagli attori che assumono ruoli diversi in un  meccanismo complesso ma reso facile dalla bravura degli attori stessi. Il dato offerto è a tratti anche preziosamente storico, tuttavia ben mescidato con una vitalità drammaturgica che mantiene un livello di tensione alto e costante e che contribuisce a mettere questo strano, complesso e bellissimo testo in una zona tra il teatro-documento e il teatro-drammaturgia. Gli attori  hanno mostrato tutte le loro abilità: nella recitazione, nella musica e nel canto, nelle azioni fisiche basate sullo straordinario e approfonditissimo lavoro con le arti marziali del regista Daniel Mroz: davvero impressionanti. Un testo che pare anche pensato per dare la possibilità a dei giovani attori di mettere in mostra, senza però nemmeno un'oncia di autocompiacimento, tutte le loro (invero notevolissime) qualità.

Sempre il regista: "Through the lens offered by the practice of martial movement, we can better understand the dynamics of performance and add articulate discursive descriptions to the practical transmission of our embodied knowledge. This lens of martial movement allows me to precisely describe to actors with whom I work the variety of expressions available, while the technique of martial movement allows me to facilitate the creation of stage actions I find credible and compelling. Although real engagement with martial movement training requires intensive and sustained training over years, it has nevertheless been my experience that it can be of benefit to students who encounter it in less immersive and more short-term contexts" (Studies in Theatre and Performance, 29, 2: 170-171). 

Infatti la recitazione si è offerta non solo come di alto livello artistico, ma anche intrisa di elementi fisici presi dalle arti marziali, in un eccellente, se non quasi eccezionale lavoro di gruppo. Il risultato è stato a dir poco splendido:  non solo questo è stato un raro esempio di vero teatro politico che riflette sull'identità e l'eredità culturali canadesi e in generale dei bianchi conquistatori, ma anche un raro esempio di emozioni ricreate con la sola arte dell'attore e della drammaturgia, nella sua estensione più ampia e nella sua essenzialità più pura. Questo è il vero teatro, ed è molto più in alto delle spettacolari ma semplicistiche sperimentazioni necessitanti decine di kilowatt di gruppi come, ad esempio, la Raffaello Sanzio: se gli si toglie la corrente, rimane poco o nulla. 

La compagnia canadese, invece, (ma in parte anche quella di Washington) rappresenta la vera arte drammatica in quanto può esistere ovunque: basta un palcoscenico, ma anche la semplice terra, una valigetta di robbe come avevano i personagi di Nor The Cavaliers... oltre alla bravura dei suoi attori per creare un grande, intenso spettacolo. Tutti bravissimi gli interpreti: Frank Cox-O'Connell, Megan Flynn, Marc Tellez e Evan Webber.

Questi due esempi qui brevemente indagati e riportati rappresentano altrettanti modelli di teatro universitario, di cui quello americano (Georgetown University) incarna il lato più avanzato di un processo produttivo accademico che si propone però secondo i canoni di un maturo teatro commerciale contemporaneo; l'esempio canadese (University of Toronto - One Reed Theatre Ensemble), invece, rappresenta un aspetto forse più sperimentale, forse più avanzato drammaturgicamente ma pur sempre calato in contesto produttivo universitario, ottenendo, in questo caso, un risultato dal valore artistico eccezionale (e infatti poi lo spettacolo è stato più volte premiato).

Se l'esempio canadese può essere definito come più sperimentale, un certo livello di sperimentazione è pur presente anche nella messinscena dei Sei personaggi nella misura in cui la scelta del testo e la sua traduzione scenica (non solo linguistica ma anche semantica) già rappresentano un esperimento all'interno di un contesto moderatamente commerciale. In entrambi i casi, penso di poter dire di aver assistito a degli spettacoli non solo eccellenti sotto tutti i punti di vista, ma anche profondamente emozionanti e raffinati a livello di drammaturgia e interpretazione.

Cast & Credits


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Madama Pace
Madama Pace



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

Nor the Cavaliers Who Come With Us
Nor the Cavaliers
Who Come With Us
One Reed Theatre Ensemble
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

One Reed Theatre Ensemble
Nor the Cavaliers
Who Come With Us
One Reed Theatre Ensemble


Cast & credits

Titolo 
Six Characters in search of an author - Nor the Cavaliers Who Come With Us
Anno 
2009
Data rappresentazione 
Aprile 2007 - Dicembre 2009
Città rappresentazione 
Toronto - Washington D.C.
Titolo testo d'origine 
Sei personaggi in cerca d'autore; Nor The Calier Who Came With Us
Autori 
Luigi Pirandello; One Reed Theatre Ensemble
Adattamento 
Derek Goldman (Pirandello)
Traduzione 
Derek Goldman (Pirandello)
Produttori 
Georgetown University, The Davis Centre for the Performing Arts - One Reed Theatre Ensemble, University of Toronto - Drama Centre
Scenografia 
Robbie Hayes (Pirandello) One Reed Thatre Ensemble
Costumi 
Anna Marie Salamt (Pirandello)
Coreografia 
Karin Abromaitis (fight coreographer)
Luci 
Brian Allard (Pirandello)