Un pipistrello scoppiettante

di Paolo Patrizi

Data di pubblicazione su web 12/01/2010

Pipistrello, Fledermaus, Netopir

Il Pipistrello per chiudere l'anno in bellezza, o almeno in letizia, non è solo una specialità viennese: mentre timidamente anche in Italia – complici i concerti di Capodanno in televisione dal Musikverein – la cultura dell'operetta a ritmo di valzer comincia a essere, se non introiettata, almeno un po' annusata, nei paesi slavi di area austriaca Die Fledermaus è un classico a tutti gli effetti. Ecco dunque a Maribor, cittadina patrimonio dell'umanità per l'Unesco e imminente capitale europea della cultura nel 2012, nel cuore della Stiria slovena, un Pipistrello di fine anno (ma le recite si sono protratte per tutto dicembre) che non ha molto da invidiare a quelli dei vicini di casa austriaci – Graz è a un tiro di schioppo – e, complice un impianto scenico di facile trasporto e una compagnia di professionisti buone per tutte le stagioni, potrebbe essere agevolmente importato anche da noi. Che sia cantato e recitato in sloveno, dove Fledermaus si trasforma in Netopir, è un intralcio solo apparente: lo spettacolo scorre con chiarezza cristallina anche a non comprendere nulla della lingua, com'è nel caso di chi scrive. E pazienza se sfuggono certe salacità, o tali almeno a giudicare dalle risate del pubblico, dei dialoghi riscritti nell'adattamento drammaturgico di Metka Damjan e del regista Vito Taufer.

L'impianto scenografico di Samo Lapajne, a ogni alzarsi di sipario, sembrerebbe promettere (o far temere, a seconda dei punti di vista), un Pipistrello “alla tedesca”. Si tratti della casa alto borghese Eisenstein del primo atto (trasformata in un algido loft postmoderno), di quella aristocratica del principe Orlovski nel secondo (ridotta a due gradinate a destra e sinistra del palcoscenico) o della prigione del terzo (un livido tableau d'inferriate e neon), la visualità resta la stessa: messinscena pauperistica, monocromatico grigiore, totale disattenzione per il benché minimo senso estetico. Ma si tratta, probabilmente, di desiderata pratici (la funzionalità ed economicità delle scene) più che di una lettura volta a sottrarre quella luminosità e quella gioia di vivere che di un'operetta sono ingredienti statutari: tanto più che la recitazione impressa da Taufer agli interpreti (ecco finalmente un regista che calibra ogni movimento basandosi sui suggerimenti impliciti del dettato musicale) contribuisce invece a innervare il giusto ritmo scoppiettante. Semmai a restare un po' sacrificata, in questa dialettica tra una scenografia volutamente plumbea e una regia che gestisce con finezza l'arte della pochade, è quella dimensione malinconica che, nel Pipistrello, dovrebbe trapelare dalle bollicine dello champagne che vi scorre a fiumi.


 

L'affidabile solidità musicale dell'esecuzione fa il resto: il direttore Simon Robinson conosce l'arte di giocare con i “rallentando”, i “rubati” e i “crescendo” senza sconfinare nell'affettazione tecnica e nello sminuzzamento agogico fine a se stesso, mentre l'Orchestra del Teatro Nazionale Sloveno (compatta negli archi, forse un po' meno inappuntabile nei fiati, ma soprattutto con un suo colore e un suo timbro complessivo ben riconoscibili) unisce spessore operistico a leggerezza operettistica, con quella duttilità che la rende “cantabile” nell'accompagnamento dei molti ariosi e debitamente “danzante” nei ritmi ternari che costellano la partitura. Quanto ai cantanti (Maribor può contare su una compagnia stabile), se non si sono avvistati fuoriclasse si è però potuto contare su un buon livello complessivo, corroborato dalla sensazione di grande omogeneità che sprizzava dal palcoscenico, anche perché tutti mostravano ottime qualità di attori.

La protagonista Andreja Zakonjsek-Krt sfoggia una bellezza signorile e una sensualità piacevolmente matronale, unita a uno strumento – più che da soprano lirico – da soprano leggero irrobustitosi con gli anni. L'altro soprano, Petya Ivanova, tanto brevilinea quanto scatenata, appare più schiettamente soubrettistica, mentre tra i due tenori – l'Eisenstein di Matjaz Stopinsek e l'Alfred di Tim Ribic, forse un po' troppo simili quanto a peso e caratura vocale – il primo mostra un'emissione più fluida e un'intonazione più salda, nonostante spetti al secondo la maggior dose di tenorilità in senso tradizionale (la regia gli affida anche estemporanee citazioni dall'Elisir d'amore e dal Trovatore). Emil Baronik (Frank) è un baritono comico di modeste attrattive canore – difficile dire se per la non più verde età o se per limiti naturali ab ovo – ma commediante di gran classe. Né mancano in locandina i giovanissimi, fresche entrate nel vivaio della compagnia del teatro: il mezzosoprano Irena Petkova ha mezzi ancora un po' acerbi, ma ciò, in fondo, giova ad accrescere l'ambiguità fonica di un personaggio en travesti qual è il principe Orlovski; e Jaki Jurgec, sebbene la sua organizzazione vocale appaia più matura, non ha ancora conseguito quella rotondità di suono necessaria, soprattutto nella scena della festa, al canto baritonale di Falke. Un tripudio di applausi è andato poi, nel ruolo solo recitato del carceriere ubriacone, all'attore Vlado Novak, popolarissimo in Slovenia: una maschera memorabile, che anche il cinema italiano – oggi che, come diceva Billy Wilder, «mancano le facce» – potrebbe utilizzare con profitto.

 

Cast & credits

Titolo 
Lettera da Maribor Die Fledermaus
Data rappresentazione 
29 dicembre 2009
Città rappresentazione 
Maribor
Luogo rappresentazione 
Teatro Nazionale Sloveno
Prima rappresentazione 
5 aprile 1874
Titolo originale 
Die Fledermaus
Altri titoli 
Il pipistrello, Netopir
Adattamento 
Metka Damjan, Vito Taufer
Libretto 
karl Haffner, Richard Genée
Regia 
Vito Taufer
Interpreti 
Matjaz Stopinsek (Gabriel von Eisenstein)
Andreja Zakonjsek-Krt (Rosalinda)
Emil Baronik (Frank)
Irena Petkova (Principe Orlovski)
Tim Ribic (Alfred)
Jaki Jurgec (Falke)
Dusan Topolovec (Blind)
Petya Petkova (Adele)
Mojca Potrc (Ida)
Vlado Novak (Frosch)
Scenografia 
Samo Lapajne
Costumi 
Barbara Podlogar
Coreografia 
Mojca Horvat
Corpo di ballo 
Teatro Nazionale Sloveno
Orchestra 
Teatro Nazionale Sloveno
Direzione d'orchestra 
Simon Robinson
Coro 
Teatro Nazionale Sloveno
Lingue disponibili 
sloveno
Note 
Operetta in tre atti