La coscienza perduta degli spazi

di Costantino Maiani

Data di pubblicazione su web 10/09/2002

Un momento di dove va tutta 'sta gente di Studio Azzurro
Tra gli ambiti espressivi relativi alla Videoarte, il Videoteatro è forse quello che, più di ogni altro, sfugge a definizioni precise, in virtù delle sue differenti costanti di linguaggio. Le espressioni del Videoteatro intaccano la linearità della struttura drammaturgica tradizionale e ripensano le modalità di fruizione dello spettatore. Nello studio Literary Machine, come ben riferisce Virginia Stefanini nel suo articolo Nuovo teatro digitale apparso sul sito di Noemalab, T. H. Nelson descrive l'ipertesto come "una scrittura non sequenziale - testo che si dirama e consente al lettore di scegliere []. Così com'è comunemente inteso, un ipertesto è una serie di brani di testo tra cui sono definiti dei collegamenti che consentono al lettore differenti cammini". Gli hyperdrama dello sceneggiatore e drammaturgo americano Charles Deemer, ad esempio, sono nuove forme di scrittura drammaturgica caratterizzate da scene simultanee che consentono allo spettatore di costruire un proprio percorso all'interno del testo drammatico. Deemer è approdato a "messe in scena" interattive (dunque bidimensionali), ma le novità del Videoteatro non procedono solo nella direzione della rottura della visione frontale della scena.

Studio Azzurro: dove va tutta 'sta gente

L'intervento di Studio Azzurro al Palazzo delle Papesse di Siena, intitolato Dove va tutta 'sta gente, con la regia di Paolo Rosa, fondatore del gruppo nel 1982, e Davide Sgalippa, inaugurato lo scorso 22 giugno insieme alle mostre di Barbara Kruger e Leni Hoffmann, è, infatti, un originale ed emozionante ripensamento di tale tipologia di fruizione. Si tratta delle prime esposizioni dopo la nomina del nuovo direttore, Marco Pierini, succeduto a Sergio Risaliti.

Studio Azzurro ha lavorato nel caveau fatto costruire negli anni Cinquanta, quando il Palazzo era occupato dalla Banca d'Italia. La stanza blindata è chiusa e al buio. Un limitato numero di spettatori, fuori della porta d'ingresso, in piedi, osserva l'interno: sulla parete frontale sono proiettate due porte, adiacenti l'una all'altra, che si aprono e si chiudono continuamente verso l'interno del caveau; dall'esterno speculare - e, ovviamente, virtuale - rispetto a quello in cui si trovano gli spettatori, alcuni personaggi (attori del Gruppo Teatrale L'Arrocco) fuoriescono dal buio e cercano di penetrare all'interno della stanza blindata stessa, negli attimi in cui le due porte sono aperte. Due probabili lastre di vetro, però, sono poste a coprire l'intero specchio delle due aperture: conseguentemente i personaggi vi sbattono contro e, nonostante che le porte siano spalancate, non riescono ad entrare nel caveau.

L'operazione di Studio Azzurro è consistita nel creare, allo stesso tempo, sia una sorta di palcoscenico virtuale sia, con grande perfezione, un "ampliamento" dei locali della stanza blindata; si tratta di due realtà legate tra loro: poiché, infatti, questa sorta di prolungamento architettonico è a grandezza naturale, la tridimensionalità delle due Videoproiezioni genera un effetto teatrale (e non cinematografico). Oltre all'effetto visivo, di per sé coinvolgente, l'installazione è completata da effetti sonori: i rumori metallici e inquietanti delle porte mentre si aprono e si chiudono e, a intervalli quasi regolari, voci che sembrano rincorrersi provenienti da altoparlanti posti fuori della stanza blindata, all'altezza degli spettatori ma lateralmente rispetto a loro. Tutto lo spazio del caveau, sia quello interno sia quello immediatamente esterno, è quindi coinvolto nell'interazione con suoni, rumori, visioni e con le presenze degli spettatori: uno degli obiettivi di Studio Azzurro, infatti, è creare "ambienti sensibili", luoghi in cui la tecnologia si incontri armoniosamente con lo spazio e la narrazione.

L'intervento in corso al Palazzo delle Papesse è una prosecuzione rispetto alle collaborazioni con Giorgio Barberio Corsetti, avvenute nel 1985 (Prologo a diario segreto contraffatto), nel 1986 (Correva come un lungo segno bianco) e nel 1987 (La camera astratta, commissionata da Documenta 8 di Kassel, con sette attori e tredici telecamere), che rientravano nella tipologia che si potrebbe forse definire del "Video in scena": si trattava, infatti, di interazioni tra attori e Videoinstallazioni.
Nel caso di Dove va tutta 'sta gente, al contrario, gli attori e l'intera scena sono virtuali e "dialogano" con uno spazio inconsueto. L'inquietante altrove in cui sono "imprigionati" gli attori stessi, ottenuto dal raddoppiamento degli spazi, intende, forse, essendo speculare al luogo in cui ci troviamo e da cui guardiamo, rappresentare simbolicamente una nostra possibile situazione di disagio e, conseguentemente, togliere mediante il raddoppiamento stesso, ogni certezza alla nostra presunta conoscenza degli spazi che occupiamo.

Cast & credits

Titolo 
Dove va tutta 'sta gente
Sotto titolo 
Videoinstallazione interattiva e spazializzazione sonora
Data rappresentazione 
giugno-agosto 2002
Città rappresentazione 
Siena
Luogo rappresentazione 
Palazzo delle Papesse di Siena (in nuova versione)
Prima rappresentazione 
Vision Ruhr, Dortmund (2000)
Regia 
Paolo Rosa e Davide Sgalippa
Montaggio 
Mara Colombo
Fotografia 
Fabio Cirifino
Suono 
Riccardo Castaldi e Tommaso Leddi
Note 
Progetto: Studio Azzurro. Progetto informatico: Stefano Roveda e Orf Quarenghi. Collaborazione ai testi: Andrea Balzola. Operatore: Mario Coccimiglio. Interpreti: gruppo teatrale in video L'Arrocca