Monicelli 8 ˝
Tramontato Ferrara, passato ad altri lidi e ad altro, la sua trasmissione Otto e mezzo poteva anche chiudersi, secondo noi. Perché rientra in quelle cose che sono legate al loro ideatore: anche se hanno dei difetti, sono quelli che lui ha incarnato (e nel caso di Ferrara, incarnato sembra il verbo giusto). Senza di lui, rimangono difetti e basta.
Invece ora c'è Lilli Gruber, che lasciò
Insomma: un programma da evitare, secondo noi.
Perché l'ospite era un Grande, anzi un Grandissimo: Mario Monicelli, regista di capolavori assoluti (La grande guerra, secondo noi, su tutti), anni 94. Il quale, come accade ai Grandi, è stato assoluto protagonista senza strafare, parlando sobriamente, con qualche filo di ironia, e giganteggiando anche di fronte alle domande insulse (quasi tutte) della Lilli e del cagnolino – pardon, questo era quasi il titolo di un film di Walt Disney (Lilli e il vagabondo): cioè, della Lilli e di Federico.
Monicelli ha saputo dare al programma il tono dell'uomo anziano ma non domo, intelligente, acuto, senza vezzi, senza compiacimenti. Ha parlato poco di sé e molto di cinema; ha parlato del mondo e del suo mondo, della sua vita, delle sue giornate. Come un uomo qualunque, e non uno che ha fatto la storia del cinema europeo e non solo.
A un certo punto fanno vedere un brano da Le rose del deserto (2006).
Assolutamente? E che cavolo vuol dire? Un giornalista televisivo di quelli veri, per esempio David Letterman, avrebbe approfittato subito: per esempio per chiedergli cos'è, per Monicelli, il rapporto fra il romanzo e il grande cinema, come ha ‘ridotto' il romanzo per lo schermo, come l'ha girato, se aveva conosciuto Tobino. Oppure che cosa c'era di diverso nel suo film da quello che Risi aveva tratto a sua volta dal libro (Scemo di guerra, 1985). Figuriamoci. Ci sarebbe stato da parlarne fino a mezzanotte. E invece: ‘assolutamente!'. E poi dicono che siamo cattivi.
Monicelli ha detto cose eccezionali, con un'ironia di cui quei due neanche si sono accorti. Per esempio, parlando degli attori ‘senz'anima' (è una sua definizione caustica), ha ricordato che nel passato lontano, quando il mondo era più civile (parole sue), venivano sepolti fuori dei cimiteri, nella terra sconsacrata. Poi, ha aggiunto, è venuta
Ma è stata una mezz'ora grandiosa lo stesso. Alla domanda di quali attrici gli fossero piaciute in passato (domanda grandiosa, come si vede: da fare a Massimo Boldi mica a Monicelli), il Maestro ne ha dette un paio, quasi infastidito. Poi ha aggiunto che era molto bella anche quella di cui non ricordava il nome (ha 94 anni, in fondo: ma abbiamo avuto il sospetto che in modo sublime fingesse), e che si era scoperta il seno in un film anteguerra… Silenzio di Lilli e il Vagabondo, imbarazzati, e corsi alla svelta subito ad altro. Era Clara Calamai, naturalmente: e vi garantiamo sul nostro onore che l'abbiamo urlato a quelle due belle statuine, e non abbiamo aspettato Wikipedia per saperlo.
Che giornalisti, ragazzi. Otto e mezzo a Monicelli, e – per essere buoni – quattro e mezzo ai due ‘conduttori', Gelmini permettendo.