Più agro che dolce
Saranno le elezioni, ma è un periodo che in Tv circolano parecchie vacche, però tutte magre. Riservando le nostre serate e i pomeriggi inoltrati a incontri con amici e cinema a tutto spiano, un'occhiatina in zone buie dove mai il nostro sguardo si era posato ce la siamo concessa. Così ieri sera, dopo Blob, Rai Tre, prima serata, invece di cambiare o spengere siamo rimasti lì, imperterriti e ligi al dovere come un soldato giapponese dell'ultima guerra.
Non l'avessimo mai fatto. Perché ci siamo imbattuti, ahinoi (è proprio vero che il periodo pre-elettorale è una sciagura), in una cosa che non sappiamo ben definire, e per la quale chiederemmo il vostro aiuto. Fiction? Scherzo? Filodrammatica di paese? Spot di pubblicità indiretta? Provini per attori dilettanti poi rilegati in una serie? A dire la verità, lì per lì c'era venuto in mente che continuasse Blob, ma poi la faccenda andava avanti lumachescamente, e in modo così dilettantesco che era improbabile. Insomma, bando alle ciance: trattavasi di Agrodolce, una fiction (o meglio, la finzione di una fiction) tutta sicula, che evidentemente – si pensa – nella mente degli autori dovrebbe fare da contraltare a quella tutta campano-napoletana di Un posto al sole, che infatti segue. Siccome ci sembrava di essere sul set di Scherzi a parte, ci siamo anche documentati: beh, che ci crediate o no è arrivata al secondo anno. A parte gli interpreti e, si presume, i rispettivi amiconi e parenti stretti e qualche picciotto, alzi la mano chi se n'era accorto. Noi, ad esempio, no, ed evidentemente un sesto senso ci aveva finora salvati. E invece questa volta c'è toccata – accidenti alle elezioni europee.
Il bello è che questo capolavoro l'anno scorso stava per
chiudere. Ascolti bassi, scarso interesse da parte di tutti (share intorno
all'8 %, picco massimo un milione e 800mila spettatori: prendiamo i dati da
Dunque, di che cosa tratta questa sicilianata da barzelletta? Vediamo un po' se indovinate. Problemi di varie famiglie, dite? Accidenti, ma come fate a essere così indovini? E dite anche che è ambientato in una immaginaria città della bedda Sicilia? Ma siete proprio maghi, ragazzi (si chiama Lumera, per la storia). E scommettete che c'è anche un poliziotto? Giovanotti, qui esagerate: c'è. E un po' nero, per giunta (si sa, l'interculturalità…). E siete pronti a giocarvi una cena che le varie famiglie rappresentano uno spaccato di tutti i ceti sociali? E che magari c'è anche un mezzo scemo del villaggio? Basta: ci avete messo in crisi con le vostre premonizioni. Ma dovreste giocare al lotto, bedda matre!
Inutile parlare degli attori, perché voi e il sottoscritto sapremmo fare dimolto meglio. Fotografie in movimento (scarso): insomma, in pratica, un fotoromanzo. La regia dite? Immaginatevi un Montalbano dei poveri, con scorci-cartolina sulla Sicilia bedda e interni standard: un paio di stanze per i poveretti, e una villona per i ricchi (decaduti). Le scene si susseguono spezzate, in modo da simulare un intreccio che sa piuttosto di caos narrativo: per dire, a un certo punto un poveraccio che non trova lavoro (si potrebbe chiamare Turi, dite? mizzega, ma siete meglio di Silvan!) ecco che trova però una borsa ventiquattrore con ventiquattro (pardon: venti) mila euri dentro. Cioè la ruba in una macchina. Beh non ci crederete: tra cuccarla, portarla a casa, provare ad aprirla, aprirla, cercare di non farsi vedere, tirare fuori i soldi, contarli, farsi scoprire dallo scemo del villaggio, piagnucolare tutt'e due (con dialoghi da Oscar del tipo: non farlo Turi! Sì lo faccio! Non farlo! Invece sì! No! Sì! eccetera), alé: finisce la puntata.
Ora voi direte: ma è così in tutte le soap-operas del mondo.
Più o meno. Ma con almeno due varianti. E cioè che se voi aprite
Seconda e più notevole variante. Non risulta che Beautiful, per esempio, fosse finanziato
dal governo degli Stati Uniti. Invece qui sta la sorpresa, agra, di Agrodolce: 12 milioni 700mila euri per
far sopravvivere questa meraviglia, scuciti generosamente dalla Regione
Sicilia. L'anno scorso erano stati 13 milioni tondi (fonte:
Avete visto che arrivare in fondo all'articolo valeva la pena, picciotti?