Sculture del Rinascimento emiliano: Guido Mazzoni, Antonio Begarelli
Pubblichiamo qui di seguito un intervento di Giorgio Bonsanti relativo alla mostra dedicata a Guido Mazzoni e Guido Begarelli, da lui stesso curata presso il Foro Boario di Modena.
Si è aperta il 21 marzo, chiuderà il 7 giugno. È la mostra che sognavo di fare da anni e anni, e che oggi ho potuto finalmente realizzare, insieme con la direttrice del Museo Civico di Modena, Francesca Piccinini, e con un Consiglio Scientifico di fanno parte anche il soprintendente Mario Scalini e gli storici dell'arte Daniela Ferriani e Angelo Mazza. Quando nel 1974 diventai Ispettore storico dell'arte nella Soprintendenza di Modena e Reggio, mi resi conto rapidamente della straordinaria qualità di due plasticatori locali, autori di figure in terracotta fra Quattrocento e Cinquecento, relativamente poco conosciuti anche fra gli addetti ai lavori. Il primo si chiamava Guido Mazzoni, il secondo Antonio Begarelli.

Antonio Begarelli, Deposizione, Modena, San Francesco.
Qui riporto per comodità le schede biografiche dei due: Guido Mazzoni nasce a Modena intorno al 1450 o poco prima, e nella città emiliana compie i primi passi della sua carriera come orafo, realizzatore di maschere e ideatore di apparati effimeri per pubbliche manifestazioni. Nel 1476-77 esegue per la chiesa di S. Maria degli Angeli di Busseto il primo dei Compianti conosciuti, subito seguito da quello per l'Oratorio modenese di S. Giovanni della Buona Morte, oggi nella chiesa di S. Giovanni Battista. Negli anni Ottanta i documenti testimoniano di stretti rapporti con Ferrara, dove Mazzoni ha modo di confrontarsi con gli straordinari artisti attivi presso

Antonio Begarelli nasce a Modena probabilmente nel 1499, figlio di un “fornaciaio”. Ancora oscure risultano le vicende della sua giovinezza e della sua formazione culturale almeno fino al 1522, quando, ancora minorenne (all'epoca, sotto i venticinque anni), irrompe improvvisamente sulla scena artistica cittadina. Senza averne precedentemente ricevuto incarico l'artista esegue una grande scultura in terracotta da offrire alla Comunità modenese,

Fra i due artisti modenesi ci sono profonde differenze di stile. Furono autori di figure di terracotta a grandezza naturale, raggruppate a formare composizioni altamente coinvolgenti le reazioni istintive e spontanee di ogni spettatore. Guido Mazzoni corrisponde però alla tendenza tutta quattrocentesca verso un'arte realistica, il cui scopo consisteva nell'imitare nella maniera più mimetica persone e cose. Antonio Begarelli, nato e morto mezzo secolo dopo di lui, si proponeva invece di creare raffigurazioni esemplari, quasi che esistessero al di fuori di un tempo specifico e si dimostrassero valide per ogni epoca e momento, poiché davano corpo ad alcune aspirazioni universali dell'animo umano. E' facile comprendere così come il primo dei due, Mazzoni, dipingesse le sue figure con colori rispondenti alla precisa intenzione di presentarle come se fossero vive e vere. Il secondo, Begarelli, stendeva invece sopra le proprie una coloritura bianca, appena ravvivata da decorazioni ad oro, quasi a farle apparire di marmo; caratterizzandole dunque da subito come statue, come opere d'arte, e non come personaggi reali.
Mazzoni fu apprezzatissimo in vita, come si è visto, da committenti importantissimi come le Corti di Ferrara, Napoli, Parigi e forse Londra. La sua fortuna recente ha sofferto di più ragioni di discredito: quella della scultura nei confronti della pittura; della terracotta nei confronti dei materiali “nobili” come il marmo (queste due valgono anche per Begarelli); della scultura realistica nei confronti di quella idealizzata. Il grande Panofsky (non era parente del grande Lebowski) scrisse che le figure di Mazzoni gli ricordavano quelle di cera di Madame Tussaud; non aveva capito un tubo. Mazzoni è uno dei più grandi formatori di sempre, è il massimo che c'è nella scultura realistica, la sua ossessione del vero conduce per contrappasso quasi ad un'astrazione metafisica, come nelle moderne figure in vetroresina di Duane Hanson e John De Andrea. E Begarelli, che secondo Vasari fu apprezzato da Michelangelo (avrebbe esclamato: “Se questa terra diventasse marmo, guai alle statue degli antichi”: verosimilmente è una balla, ma è significativo che Vasari potesse attribuire questo giudizio al grandissimo Michelangelo), è probabilmente il massimo creatore di composizioni complesse nel mezzo tecnico della terracotta. La sua Deposizione dalla Croce oggi in san Francesco, che vede tredici figure grandi al vero articolarsi in movimenti complessi e tecnicamente perigliosi, è il capolavoro per eccellenza che mai alcuno nell'arte occidentale abbia concepito in terracotta. Pensate che le prime e uniche monografie sui due artisti sono apparse soltanto nel 1990, su Mazzoni, di Adalgisa Lugli, e nel 1992, su Begarelli, del sottoscritto.
Diciamo pure senza mezzi termini, in conclusione, che Mazzoni e Begarelli sono due giganti dell'arte europea: meritevoli di una notorietà di cui non usufruiscono ancora, e che gli spetta di diritto. Oltre alla straordinaria qualità intrinseca delle loro opere, potrete coglierne l'altissima esemplarità nella storia dell'arte italiana. Fate il possibile per vedere questa Mostra, se andate in macchina prevedendo un allargamento a San Cesario, a Bomporto, a Monteorsello di Guiglia; se venite in treno, allargandovi dal Foro Boario (a quindici minuti a piedi dalla stazione) alla Galleria Estense, al Duomo, alle chiese di Sant'Agostino, San Francesco, San Domenico, San Pietro. Buona visita.
Emozioni in terracotta Sculture del Rinascimento emiliano
di Giorgio Bonsanti